21 Marzo 2016

Dal Perù all’Eritrea, le donne rialzano la testa

Dal Perù all’Eritrea,
le donne rialzano la testa

Il coraggio di chi è stata abbandonata dal marito o è stata privata dei figli a causa della violenza.
Interviene suor Franca Barbieri (Buon Pastore) nel percorso della Quaresima missionaria

Ogni giorno capita a ciascuno di noi di incontrare persone amiche, conosciute o sconosciute, giovani o meno giovani; ognuno ha un volto, uno sguardo, un sorriso, che è espressione di dolore, di sofferenza, di stanchezza o di vivacità. Il nostro volto, infatti, è la manifestazione del nostro intimo, dei nostri sentimenti, del nostro stato d’animo.
In questi anni ho avuto la grazia di visitare le nostre missioni in Messico, Colombia, Perù ed Eritrea; quanti volti, quanti sorrisi, quante sofferenze!
Guardando alcune foto mi ritornano alla mente storie belle, ma anche molte altre segnate dalla sofferenza. Cerco di fare una breve carrellata ricordando quei volti alla luce del percorso della Quaresima missionaria.


In Messico

Gabriella, una ragazza di circa 30 anni, vive nella casa Hogar di Queretaro, in Messico, insieme ad una trentina di ragazze, come lei diversamente abili.
Nonostante le sue mille difficoltà di relazione, di apprendimento, Gabriella è l’immagine della gioia, il suo volto è sempre sorridente, è desiderosa di giocare, ballare, di stare con le amiche, di farsi anche coccolare perché spesso è in cerca di amore.

È questo che ha trovato nella casa Hogar, l’amore e l’attenzione che le nostre suore hanno verso di lei e le altre ragazze o donne in difficoltà; le aiutano a superare i traumi subiti nella loro fanciullezza per abbandono o a volte maltrattamenti familiari.


In Colombia

In Colombia incontro la serenità e il coraggio di una mamma nell’affrontare la sua vita; lei è stata abbandonata dal marito perché alla seconda gravidanza era in attesa del secondo maschietto e lui desiderava una femmina.
La mamma e la nonna paterna (veramente una brava nonna), aiutate dalla fede anche di fronte ad una grave malattia del bambino che lo porta in punto di morte al nono mese, non mollano, aiutate dalla preghiera strappano al Signore la guarigione. Si pensa al miracolo.
Ora il bambino sta bene, non ha avuto conseguenze, la mamma, aiutata dalla nonna, lavora per mantenere la famiglia, accudisce i suoi due bambini; il suo volto rispecchia la gioia e la serenità di una persona che ha saputo fidarsi del Signore in mezzo alle prove grandi della vita.


In Perù

Ad Abancay, nella nostra missione in Perù, camminando per le strade della città, si vedono tanti bambini e persone anziane perché la maggior parte dei giovani, le mamme, i papà, sono nella sierra a lavorare; queste donne con i costumi tipici peruviani, gonnellina e camicetta, portano sulla schiena la tipica coperta piena di verdura; le signore giovani portano invece così i bambini, capigliatura con le solite trecce nere che escono dal cappellino bianco e scendono sulle spalle.
Ho detto che l’espressione del volto manifesta l’intimo, i sentimenti delle persone; sono rimasta colpita da quei volti scottati dal sole, rugosi dalle fatiche, belli ugualmente ma con una leggera espressione di tristezza.
Chiedo perché, in un Paese apparentemente tranquillo, in pace, lavoratore, ci sono queste espressioni sul viso delle donne. Il sacerdote che mi accompagna mi racconta alcuni episodi, la paura e le sofferenze che la popolazione ha subito negli anni del terrorismo, il Sendero Luminoso (è un’organizzazione guerrigliera peruviana di ispirazione maoista). Allora ho capito quanta sofferenza ha subìto questo popolo, quanto dolore avranno provato le mamme che hanno perso i figli uccisi, torturati, messi in carcere, spariti e non più ritrovati; ora sembra un Paese tranquillo, ma ho saputo, inoltre, che sulle alte montagne della sierra sono nascosti più di cento bambini rubati alle famiglie, per essere addestrati al terrorismo.


In Eritrea

Volo in un altro mondo, in Eritrea; qui vedo più donne che uomini, pochi giovani e tanti bambini. Sappiamo che molti uomini e giovani sono al fronte per il servizio militare obbligati dal governo. In questo paese ho l’opportunità di scoprire attraverso culture e religioni diverse, i volti delle donne in diversi modi: immagino il fascino del volto delle donne musulmane, delle quali vedo a malapena gli occhi (molte osservanti sono nascoste dal burqa), scopro la bellezza delle giovani donne eritree e mi sorprendo quando vedo le mamme o le nonne con un volto trasformato dalla rughe, con espressioni quasi indescrivibili.
Quando ripenso alla mia esperienza eritrea non posso dimenticare il volto di tante mamme, in un momento drammatico che ho vissuto, mentre i militari facevano una retata di giovani. Queste donne immobili, senza ribellione né violenza per difendere i loro figli, ma solo qualche parola di affidamento al Signore, “speriamo nel buon Dio, speriamo che questo Paese cambi”: dalla loro bocca uscivano solo parole di fiducia e di speranza.

Un giorno presa dalla curiosità chiedo ad una mia suora perché le donne giovani sono bellissime e poi quando hanno una certa età cambiano tanto da non riuscire quasi a riconoscerle. Mi risponde con poche parole “sono la fatica del lavoro, la sofferenza, i tanti dispiaceri a cambiare la bellezza del loro volto”.
Una cosa bella però ho imparato dai tanti volti incontrati: che nonostante la fatica, la sofferenza, il dolore, in fondo al cuore di queste persone c’è la speranza e c’è il coraggio che le aiuta a vivere la vita in pienezza anche in mezzo a mille difficoltà.
E allora, anche se abbiamo il volto trasfigurato sul velo della Veronica, ritroviamo lo splendore del volto di Gesù nella Risurrezione; ed è questo che vogliamo sperare e augurare a queste donne del nostro tempo.

Suor Franca Barbieri
Madre generale delle Figlie di Gesù Buon Pastore

Articolo pubblicato sull’edizione de il Nuovo Giornale di venerdì 26 febbraio 2016