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Notizie Varie

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«Giotto-non Giotto ad Assisi», il prof. Zanardi a Palazzo Galli

 Crosta Zanardi

«È complicato attribuire ad un’unica “mano” le Storie di san Francesco affrescate verso la fine del Duecento nella Basilica Superiore di Assisi»: è la conclusione a cui è giunto il prof. Bruno Zanardi sul dibattuto tema “Giotto-non Giotto ad Assisi”, nel corso della conferenza tenuta a Palazzo Galli nell’ambito della Primavera culturale organizzata dalla Banca di Piacenza.
Il relatore - come ha ricordato il direttore generale dell’Istituto di credito di via Mazzini Mario Crosta - 34 anni fa curò il restauro degli affreschi della cupola di Santa Maria di Campagna, tornati all’attenzione del grande pubblico grazie alla Salita al Pordenone.

Se le "Storie di san Francesco" siano state affrescate dal fiorentino Giotto oppure da un pittore romano di cui non si conosce il nome, è una questione a tutt’oggi irrisolta, anche se aperta da secoli: il primo a mettere in dubbio l’attribuzione fu, nel 1450, Lorenzo Ghiberti.
«La querelle è di essenziale importanza per la storia dell’arte - ha spiegato il prof. Zanardi - visto che in quegli affreschi si compie il superamento in senso naturalistico della “maniera greca”, cioè bizantina, da cui nasce la nuova lingua figurativa, appunto naturalistica, dell’Occidente».

Sul “Giotto-non Giotto” la critica si è nel tempo schierata su due sponde opposte.
Chi - soprattutto nell’area internazionale - colloca le "Storie di san Francesco" in un ambito di cultura romana (da Richard Offner a Federico Zeri); chi invece, soprattutto l’area critica italiana, da Adolfo Venturi a Roberto Longhi, ritiene gli affreschi del grande fiorentino.

Non ci sono dubbi - ha evidenziato il relatore - sul fatto che Giotto si sia occupato della parte inferiore della Basilica di Assisi, dove ha dipinto vele, transetto destro, Cappella di San Nicola, e Cappella della Maddalena, mentre è sicuramente più complicato attribuirgli anche le decorazioni della basilica superiore.
Bruno Zanardi è entrato nella questione con un nuovo sistema di indagine, derivato dalla profonda conoscenza dei dipinti da lui stesso restaurati, che prende in considerazione i modi di costruzione materiale di un’opera d’arte.
Lo studio, contenuto in due volumi scritti da Zanardi, ha preso in esame l’organizzazione del lavoro nell’intero cantiere.
«Le scene del ciclo francescano sono 28 - ha illustrato l’oratore proiettando una serie di immagini -, 13 nella parete di destra, 13 in quelle di sinistra e 2 in controfacciata. Per realizzare un ciclo così vasto il lavoro veniva organizzato in giornate e i pittori coinvolti erano tanti. Si curava l’uniformità dei colori e si usavano sagome, dette patroni, per garantire ugual proporzione alle figure. Se però si osserva la parte destra e la parte sinistra del ciclo, si vede chiaramente che la mano non è la stessa».

Risulta quindi difficile attribuire ad un solo artista questo capolavoro.
«E’ evidente - ha concluso il prof. Zanardi - che se Giotto non avesse dipinto il ciclo francescano, questo nulla toglierebbe alla grandezza del pittore».

Pubblicato il 14 marzo 2019

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Cantare all'udito e cantare al cuore: incontro al Nicolini

 

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Presentazione del volume Geminiano Giacomelli dalla corte dei Farnese alla scena internazionale, giovedì 14 marzo alle ore 16.30 presso l’Auditorium Annalisa Mannella del Conservatorio Nicolini di Piacenza. Un incontro dal titolo Cantare all’udito e cantare al cuore con Mariateresa Dellaborra, Patrizia Florio e Patrizia Radicchi, docenti del Nicolini e curatrici del volume. L'evento si inserice all'interno degli “Incontri in Bibliotec@” del Conservatorio Nicolini, rassegna a ingresso libero e gratuito curata da Patrizia Florio.
Il volume – che fa parte dei Quaderni del Conservatorio «Giuseppe Nicolini» di Piacenza (n. 3), edito da ETS (2018) – fa riemergere la figura di un compositore piacentino che per anni è stato completamente dimenticato, pur avendo in vita ottenuto grandi successi internazionali. La carriera operistica di Geminiano Giacomelli (1692-1740) si estende nell’arco di quindici anni (1724-1739), per un totale di 22 opere teatrali, collocandosi in un periodo di grande trasformazione del gusto e della vocalità. Il compositore della corte farnesiana, parmigiano di nascita (Colorno, 1692), visse e operò a Piacenza (numerose sue composizioni e opere furono scritte appositamente per l'esecuzione presso palazzi piacentini); favorito dalla rete di relazioni diplomatiche dell’aristocrazia italiana, seppe inserirsi in una stagione della storia musicale in cui si assistette all’emergere di una schiera di cantanti di grido di scuola napoletana che, con le loro abilità virtuosistiche, seppero accrescere il gusto del meraviglioso e la piacevolezza dell’effimero sonoro. Fu “il divino” Carlo Broschi detto Farinelli a rendere celebri alcune arie, oggetto di rimaneggiamenti e trapianti in opere di Händel e Vivaldi. Se la prassi del riutilizzo e del prestito può essere assunta a testimonianza tangibile di indubbia stima coeva, proprio quella consuetudine allora consentita fu causa, per Giacomelli, di seriori appropriazioni che ne hanno oscurato, fino a tempi recenti, la vera identità.
Il volume contiene gli atti, frutto di un ampio lavoro di ricerca, della Giornata di studi su Giacomelli svoltasi al Conservatorio di Piacenza il 20 maggio 2016 e patrocinata da Società Italiana di Musicologia e Centro Studi Farinelli Bologna; tale occasione di ricerca ha ricevuto l’adesione di diversi studiosi con l’obiettivo di indagare la produzione del compositore in relazione alla sua epoca, alla prassi vocale e agli interpreti, veicoli sublimi del gusto di un virtuosismo canoro che, unendo alla leggerezza il sentimento, è stato capace di incantare il pubblico internazionale.
Il lavoro di ricerca presso il Conservatorio Nicolini si è articolato da una parte con l’approfondimento di tematiche storico musicali legate al compositore inserito nel contesto della vita musicale piacentina e proiettato verso i palcoscenici dei più importanti Teatri italiani e europei, dall’altra con la realizzazione di laboratori di musica vocale che hanno consentito agli studenti, sotto la guida di Paola Poncet e docenti specializzati sul repertorio settecentesco, la ripresa di alcune opere di grande interesse: Scipione in Cartagine nuova (2016) e Annibale (2018). L’interesse crescente verso Giacomelli è confermato anche dalla recente realizzazione di diverse incisioni discografiche di opere del compositore.

Pubblicato il 13 marzo 2019

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«Un, due, tre... bio»: il concorso per le scuole di Cantina Valtidone

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“Con questa edizione intendiamo avvicinare il mondo giovanile e le scuole al tema del biologico, per permettere ai ragazzi di conoscere e approfondire le colture bio del nostro territorio, lo studio dei prodotti e il loro utilizzo in cucina; temi che oggi hanno conquistato una notevole diffusione nel dibattito culturale”: così Daniela Pilla ha presentato la quarta edizione del concorso per le scuole piacentine promosso da Cantina Valtidone, della quale è curatrice.
I partecipanti sono chiamati a realizzare un ricettario con un focus su un prodotto biologico e sugli abbinamenti con i vini dell’azienda valtidonese.

Il concorso "Un, due, tre... bio" è stato presentato nella sede di Cantina Valtidone dal presidente Gianpaolo Fornasari insieme alla curatrice Daniela Pilla e ai rappresentanti dell’azienda, il vicepresidente Graziano Alberti, i consiglieri Pierluigi Campagnia e Dionisio Genesi, il direttore Mauro Fontana e Antonella Zambelli.

"Abbiamo in questi ultimi anni raggiunto la consapevolezza di essere la cantina del territorio – ha detto il presidente Fornasari – e come tale vogliamo essere motore non solo di sviluppo economico e sociale, ma anche culturale. Oltre al concorso che quest’anno ha un’importante finestra sul mondo bio, sono tante le iniziative che ci vedono impegnati a sostegno di associazioni e attività socio-culturali e su progetti benefici, come ad esempio quello dei defibrillatori in collaborazione con Progetto Vita o il sostegno ad AMOP”.
“E questo impegno – ha aggiunto il Direttore Fontana - ci viene riconosciuto anche dagli operatori commerciali come elemento distintivo e caratterizzante della nostra attività”.

La scadenza per le adesioni al concorso, che gode del patrocinio della Provincia di Piacenza, è il 30 aprile. Le modalità di partecipazione sono consultabili sul sito www.cantinavaltidone.it.

Il montepremi del concorso, anche quest’anno, è di 10mila euro che verranno divisi tra i tre gradi di istruzione (primaria, secondaria di primo e di secondo grado) a sostegno delle attività didattiche.
Dopo una prima fase di individuazione degli elaborati più meritevoli, si passerà alla fase finale, come di consueto a settembre, con la presentazione pubblica da parte dei finalisti al Teatro di Pianello e la premiazione in occasione della festa del vino novello Picchio Rosso di Cantina Valtidone a inizio novembre.

Alla conferenza stampa ha preso parte anche Giovanni Bigoni, presidente di Endo-FAP Don Orione, una cui classe ha vinto lo scorso anno uno dei premi come miglior calendario, che è stato stampato in una edizione limitata a cura di Cantina Valtidone: “Apprezziamo molto l’impegno e l’iniziativa di Cantina Valtidone – ha detto – perché permette ai nostri studenti di lavorare su un progetto concreto, che ha degli sviluppi e che ci consente di confrontarci anche con un settore fondamentale della nostra economia territoriale, la produzione agroalimentare e vitivinicola”.

Pubblicato il 12 marzo 2019

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La Coppa Italia conquistata dalla Gas Sales Piacenza Volley in mostra alla Banca di Piacenza

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La Coppa Italia vinta dalla Gas Sales Piacenza Volley è esposta in questi giorni nel salone della sede centrale della Banca di Piacenza.
Un’occasione per i clienti dell’Istituto di credito di via Mazzini, anche per tutti i tifosi dei biancorossi, per ammirare e scattare foto accanto al prestigioso trofeo conquistato dalla squadra di A2, campionato al quale ha potuto iscriversi grazie all’intervento della Banca.

Pubblicato il 13 marzo 2019

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Serata benefica al teatro Verdi Castel San Giovanni

locandina ascolese 16 marzo web

L'Associazione Castello Immagini in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e l'Assessorato alla Cultura del Comune castellano, ha organizzato sabato 16 marzo al Teatro Verdi di Castel San Giovanni a partire dalle ore 21 una serata musicale: sarà un tributo a Fabrizio De Andrè a 20 anni dalla sua scomparsa. Ingresso libero.
La serata è a scopo benefico e l'intero importo raccolto verrà donato alla Pubblica Assistenza Val Tidone e Val Luretta come contributo all'acquisto di una nuova ambulanza.
I protagonosti dello spettacolo sono: Aldo Ascolese, voce, alla chitarra con armonica a bocca; Domenico Berta alle tastiere; Adriano Arena alle chitarre. Ospite d'eccezione Giorgio "Fico" Piazza ex bassista del PFM con la partecipazione di Cristina Bernini e Tiziana Mezzadri.

Pubblicato il 12 marzo 2019

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