Adiconsum Parma Piacenza, in collaborazione con la confederazione CISL Parma Piacenza, FNP (la categoria sindacale dei pensionati) e Anteas (onlus per il volontariato), promuove un incontro pubblico dedicato alla prevenzione delle truffe e dei raggiri. L’iniziativa si terrà mercoledì 8 ottobre alle ore 10.30 presso il Salone della Sede CISL di Piacenza, in via Pietro Cella 11/a. All’incontro interverranno i rappresentanti del Comando Provinciale dei Carabinieri di Piacenza, che illustreranno le principali tipologie di truffe e forniranno consigli pratici per riconoscerle e difendersi. Nel corso dell’appuntamento verranno inoltre presentati i risultati dell’indagine “Sei mai stato vittima di truffa?”, realizzata da Adiconsum nell’ambito del progetto “Consapevolezza e futuro: promuovere uno stile di vita sostenibile e responsabile”, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna ex LR 4/2017 annualità 2025. L’incontro, aperto al pubblico, rappresenta un’occasione importante per informare i cittadini e rafforzare la cultura della prevenzione, in particolare tra le persone più esposte a rischi di frode e inganno.
Nella foto, la sede della Cisl a Piacenza dove si terrà l'incontro di mercoledì 8 ottobre.
Parla di un «big bang» il direttore di Confapi Industria Piacenza Andrea Paparo. Il tema è l’intelligenza artificiale, al centro di un seminario, organizzato dal settore Unimatica dell’associazione, per evidenziare come l'IA sia ormai imprescindibile per le imprese, spingendo all'uso delle varie app in azienda e alla necessità di ulteriore formazione dedicata. «Oggi è in atto una rivoluzione, un big bang – spiega Paparo – non è solo un gioco per ricevere informazioni dal cellulare, ma qualcosa che cambierà il lavoro sia in ambito amministrativo sia in ambito logistico e produttivo. L’intelligenza artificiale sarà un forte driver di cambiamento: se non ci si organizza per essere competitivi ed efficienti il rischio è di restare indietro».
Raffaele Boledi, presidente di Unimatica, ha confermato «che la richiesta di approfondimento è nata direttamente dagli associati e da una necessità concreta». «Dopo mesi di osservazione – sottolinea – ci sono già casi di successo dell’applicazione dell’IA in vari ambiti. L'obiettivo dell'iniziativa è stato quindi raccogliere esperienze e promuovere l’informazione sulle opportunità offerte dall'intelligenza artificiale». Di fatto l'intelligenza artificiale entra in azienda attraverso due direttrici principali: l’applicazione pratica di strumenti AI “ready-to-use” nella routine quotidiana e la progettazione strategica necessaria all’implementazione di soluzioni AI in processi aziendali specifici.
Paolo Attilio Catti, Executive Director del Master “AI-Driven Business Models” dell’Università Cattolica di Milano, ha offerto un quadro di riferimento, sottolineando «che l'innovazione legata all'IA è un tema di carattere infrastrutturale, potente e imprescindibile per l’azienda moderna». Il valore aggiunto, secondo Catti, risiede nel lavorare sul proprio modo di pensare: «La vera questione è lavorare sulla mentalità – spiega – fatto questo passaggio, il resto è più semplice».
Il consulente di Adyda Fulvio Spelta si è concentrato sulle potenzialità dell’IA generativa, illustrando «come strumenti come ChatGPT, Claude.ai, Copilot e Gemini possano diventare un alleato prezioso nel lavoro quotidiano di imprese e professionisti per ottimizzare i processi operativi».
Infine Luca Bottero, consulente e co-fondatore di MLC, ha approfondito la progettualità “Ai rag (Retrieval-Augmented Generation)” per servizi avanzati: «Pur essendoci strumenti pronti all'uso, in molti casi è più opportuno ricorrere a soluzioni personalizzate con un approccio diverso, come per l'estrazione di informazioni o la progettazione tridimensionale di pezzi – spiega – e sebbene la mancanza di una sufficiente digitalizzazione sia un problema, molte realtà stanno già usando l'IA per aumentare la loro integrazione digitale».
Nella foto, da sinistra Bottero, Spelta, Catti e Boledi.
Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo di nome Cristian Gardella, l’ho sentito incredibilmente vicino senza averlo incontrato mai. Ho attraversato la sua storia in punta di piedi, ascoltando i racconti di chi gli ha voluto bene, sfiorando le sue pagine traboccanti di emozioni, ascoltando la musica che ha amato. È stato come incamminarmi lungo un sentiero pieno di meraviglie e di doni inaspettati. Da allora Cristian non se n’è più andato, e domenica 28 settembre, a venticinque anni dalla sua prematura scomparsa, mi sono ritrovata insieme a famigliari, amici, insegnati, musicisti al Cine Fox di Caorso per una serata di pura poesia, un ricordo artistico e profondo proprio come era Cristian.
Il salotto del poeta Nato nel cuore della Toscana ma ben presto trasferitosi con la famiglia nel piacentino, Cristian dimostra fin dalla prima infanzia un animo straordinariamente sensibile e assetato di vita. È il bambino che travolge mamma Isabel di domande, che ascolta incantato papà Ezio, stimato musicista, ricamare storie con la sua chitarra, che esplora ogni angolo di casa e del mondo in cerca di risposte e di senso. Crescendo sviluppa numerosi interessi e si fa adolescente carismatico e maturo, che sa essere l’anima del gruppo ma non ha paura di spronare gli amici: “Ma che fate?Perché state lì senza far nulla?Dovete viverlo il tempo, non ammazzarlo”. Il suo cammino così luminoso si interrompe in modo improvviso durante una gita scolastica in Baviera, tanto attesa e sognata. Dopo una giornata densa di emozioni presso il campo di concentramento di Dachau, Cristian si addormenta per non svegliarsi più. È il 24 febbraio del 2000.
Tesori da condividere Dopo la sua morte, che lascia tramortita e attonita l’intera comunità di Caorso, cala un silenzio disarmante nella sua casa, in classe, in paese. Come può essere tutto finito così? Ma non è la fine, è un nuovo inizio. I genitori e la sorella, alcune settimane dopo il funerale, intraprendono controvoglia il compito penoso di sistemare le cose di Cristian. Non sono le lacrime a vincere questa volta, perché il salotto conserva per loro, e per noi, un tesoro prezioso: sono le coordinate per raggiungere i suoi orizzonti più intimi e più veri, fogli e pensieri sparsi ovunque, nascosti nei libri o sotto al letto, note e visioni, sentimenti e personaggi che abitavano la quotidianità di Cristian, intrisa di puro stupore. I suoi versi, così pieni di spiritualità e di saggezza, sono quelli di un moderno pellegrino, e non a caso arrivano fino a Gerusalemme, fino al deserto del Negev, e poi vengono raccolti nella pubblicazione “Le vie dell’incanto”, di cui ho avuto l’onore di scrivere l’introduzione.
Un ricordo pieno di gioia Domenica 28 settembre per ricordarlo si sono alternati sul palco un quartetto di tromboni, una violinista, vari chitarristi, l’orchestra diretta dal maestro Luciano Caggiati (di cui Cristian era allievo affezionato), e tanti amici che hanno letto le sue poesie. Nessuno ha voluto mancare e non c’è stato spazio per la tristezza, solo per la gioia di averlo avuto accanto come figlio, fratello, allievo, compagno di scoperte e di avventure. “Ogni tanto porto il mio bimbo davanti all’ulivo che abbiamo piantato nel cortile della scuola in ricordo di Cristian; - dice Fabrizio - presto gli racconterò di questo amico speciale con cui ho condiviso i momenti più belli della gioventù e che ancora oggi mi insegna ad amare la vita. Cristian è una luce sul cammino di tutti noi”.
Annalisa Gobbi
Nelle foto,dall'alto, Annalisa Gobbi interviene al Cine Fox di Caorso il 28 settembre alla serata in ricordo di Cristian Gardella; l’intervento di alcuni musicisti (a destra, Ezio Gardella, il padre di Cristian).
A partire da lunedì 13 ottobre, presso la parrocchia de Santi Angeli Custodi di Borgotrebbia a Piacenza, partirà il gruppo di Auto Mutuo Aiuto Donna: per la cura della vita emotiva. Questo progetto nasce da un bisogno reale e concreto di cui ho preso coscienza e conoscenza attraverso l’ascolto quotidiano sia professionale che non, di storie di vita al femminile, in cui frequentemente emerge la fatica, l’incapacità finanche l’impossibilità di comunicare i vissuti emotivi che accompagnano il lavoro di cura che le donne giornalmente svolgono, sia nella gestione domestica, nell’assistenza ai figli, agli anziani e ad altri membri della famiglia e non.
Verbalizzare i propri sentimenti Un bisogno, quello di verbalizzare i propri sentimenti e i propri stati d’animo che raramente trova un interlocutore disposto ad ascoltare; probabilmente a causa della frenesia con cui conduciamo le nostre vite ma può anche accadere che per paura di perdere l’immagine costruita di donna efficiente e capace, ci neghiamo la possibilità e la libertà di raccontare i vissuti emotivi anche in presenza di persone disposte ad ascoltare. Purtroppo le parole non dette possono generare situazioni di sofferenza nella persona tant’è che lo psicanalista Massimo Recalcati afferma: “le parole non dette fanno ammalare” sottolineando come la repressione di sentimenti, desideri o parole di amore e odio possa trasformarsi in sintomi fisici, depressione o pensieri ossessivi, manifestandosi in forme di malattia psichica o somatica.
Uno spazio in cui raccontarsi Mutuando la riflessione dello psicanalista prende spunto l’idea di far nascere il gruppo AMA “Donna”. L’idea fondante è che sia necessario generare uno spazio protetto e sicuro dove poter dare voce a ciò che ci tormenta e ci intristisce togliendoci la gioia di vivere la quotidianità e attraverso l'ascolto ed il sostegno del gruppo, recuperare il benessere e guarire dal dolore; uno spazio tutelato e affidabile dove parlare e raccontarsi, per far fronte al bisogno delle donne di ritrovare la comunicabilità delle proprie esperienze e la dimensione calda dell’esistenza dove il sostegno si esplicita attraverso reti di appartenenza tra persone che vivono situazioni simili.
Un luogo in cui comunicare il vissuto quotidiano L’intento è quello di rispondere al bisogno femminile di raccontarsi, di parlare della propria vita interiore, in un ambiente accogliente e confortevole composto da persone che vivono esperienze simili e che portano simili bisogni. Un luogo dove alleggerirsi dal peso della solitudine che spesso accompagna il “non detto”. Un luogo dove portare e tentare di comunicare i propri vissuti quotidiani e le emozioni che li accompagnano e far emergere anche le domande che spesso rimangono celate dentro al dolore e alla fatica ma che possono trovare risposta attraverso il confronto con gli altri.
A chi si rivolge? Ci rivolgiamo, quindi, alle donne che sentono il bisogno di condividere il vissuto emotivo che accompagna le loro giornate, anche in relazione al lavoro di cura quotidiano di cui si fanno carico. Il gruppo AMA Donna si vuole configurare come gruppo di crescita e autorealizzazione il cui obiettivo è condurre i partecipanti ad un miglioramento della qualità della vita, relativamente all’ambito emotivo relazionale, e in che modo lo vuole fare? Innanzitutto aiutando i partecipanti a scorgere speranza ed un nuovo orizzonte di senso; facilitando l’uscita dall’isolamento; trovando sollievo nella condivisione di aspetti emotivi, cognitivi, sociali e spirituali. Il gruppo accoglie un numero massimo di 15 partecipanti e si costituisce con un numero minimo di sei partecipanti.
Il primo incontro del gruppo “AMA Donna” Gli incontri inizieranno lunedì sera 13 ottobre alle ore 20.30 presso i locali della parrocchia dei SS. Angeli Custodi in Via Trebbia, 89 (Piacenza); hanno la durata di un’ora e mezza e sono svolti a cadenza quindicinale. La partecipazione è completamente gratuita. Chiamare il numero 320.4754340 per informazioni ed eventuale iscrizione.
Nelle foto, alcune partecipanti all’incontro di presentazione dell’iniziativa AMA Donna.
“La medicina di territorio è e sarà sempre di più l’asse portante del sistema sanitario pubblico dell’Emilia-Romagna. E’ una sfida ambiziosa, che vogliamo vincere con l’aiuto di tutte le componenti coinvolte in un’ottica di valorizzazione delle professionalità e delle competenze, che sappia mettere al centro i bisogni del paziente e delle nostre comunità. Storicamente la nostra regione è quella che a livello nazionale ha dato maggior sviluppo alle cure territoriali”. A ribadirlo l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, intervenendo questa mattina in Commissione assembleare per fare il punto sull’assistenza territoriale in Emilia-Romagna. “Il nostro obiettivo è dare continuità in un percorso di innovazione e sostenibilità. Attraverso gli obiettivi e le risorse messe a disposizione dal PNRR, valorizzeremo ulteriormente le Case e gli ospedali di comunità a sostegno delle cure di prossimità, che vedono il domicilio come primo luogo di cura, in particolare per le persone fragili. L’organizzazione territoriale – aggiunge l’assessore – ha come fulcro i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, organizzati nelle forme associative a maggiore efficacia: dai nuclei delle cure primarie (NCP) alle aggregazioni funzionali territoriali (AFT) fino alle unità complesse di cure primarie (UCCP). Queste forme organizzative hanno come caratteristica distintiva la forte integrazione tra i medici delle cure primarie (AFT) e le altre professioni sanitarie, tra cui gli infermieri di famiglia e di comunità, presenti nello stesso ambito territoriale (NCP, UCCP). Durante la pandemia Covid-19, infatti, il sistema sanitario della Regione Emilia-Romagna, caratterizzato da una forte integrazione tra medici di medicina generale, infermieri delle cure domiciliari e assistenti sociali del territorio, ha dimostrato resilienza proprio grazie a questa rete diffusa e capillare delle cure primarie. Da qui la necessità di proseguire su questa strada. Quello delle cure primarie è un sistema territoriale che garantisce performance di alto livello e che si integra con l’assistenza ospedaliera e dell’emergenza-urgenza. Grazie agli investimenti Pnrr per la realizzazione delle Case della comunità e al nuovo ruolo unico del medico di medicina generale previsto dall’Accordo collettivo nazionale, siamo impegnati a rendere l’assistenza sanitaria territoriale più sostenibile e accessibile”, ha concluso Fabi.
LA RETE TERRITORIALE DELL’EMILIA-ROMAGNA
In Emilia-Romagna sono 141 le Case di comunità attive (47 quelle in programma) e 24 per 380 posti letto gli ospedali di comunità attivi (24 per 486 posti letto da attivare, di cui 20 per 416 posti letto con fondi Pnnr). Dei 2.736 medici di medicina generale presenti in regione 618, ovvero il 23%, sono impegnati attualmente nelle Case di comunità e circa 1.600 (67,5%) sono impegnati nelle medicine di gruppo. Il coinvolgimento dei medici di medicina generale è essenziale per garantire l’assistenza a una popolazione sempre più anziana e nella quale la diffusione delle malattie croniche è in aumento: nel 2023, quasi il 7% della popolazione era affetto da diabete e di questi, circa 200.000 venivano già correttamente monitorati periodicamente dai medici di medicina generale. Analogamente, la rete della medicina generale è in grado di gestire correttamente, a livello territoriale, quasi l’80% dei pazienti dimessi dopo infarto, prescrivendo periodicamente i farmaci e le prestazioni. Nel 2024 la Regione ha investito 399 milioni di euro, ovvero il 5,4% del Fondo sanitario regionale, per la medicina generale. In media, 102,75 euro per assistito.
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