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Notizie Varie

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A Vigolzone ricordati i caduti della battaglia di Nikolajevka

 alpini

A Vigolzone si è tenuta la commemorazione, come ogni anno, della battaglia Nikolajevka. L’evento è organizzato dall’Associazione alpini nel comune valnurese, che ospita da molti anni un monumento dedicato ai caduti della battaglia, situato davanti al municipio (qua è stato traslato qualche anno fa da un’altra sede). In piazza Serena si sono così ritrovate penne nere da ogni parte della provincia piacentina, ma non solo. In seguito si è svolta la cerimonia dell’alzabandiera, con la deposizione delle corone ai caduti in terra di Russia e le allocuzioni delle autorità. L’orazione ufficiale è stata tenuta da Davide Forlani, ex presidente della sezione degli alpini di Brescia, che ha ricordato i valori degli alpini caduti a Nikolajevka. Nell’occasione sono intervenuti anche il sindaco di Vigolzone Gianluca Argellati e il maggiore Sergio Santamaria, direttore del Polo di Mantenimento pesante Nord di Piacenza. Nell’occasione è stato anche omaggiato un giovane alpino vigolzonese, Riccardo Ferroni, neo iscritto al gruppo locale dell’Ana, attualmente di servizio a Bolzano. Il corteo si è poi spostato nella chiesa dedicata a San Mario dove, don Stefano Garilli (parroco di Ferriere e cappellano militare degli alpini) ha celebrato messa insieme al parroco di Vigolzone don Piero Lezoli.

(nella foto di Valerio Marangon, il cappellano militare don Stefano Garilli durante la messa nella chiesa di Vigolzone)

Pubblicato il 30 gennaio 2020

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Confapi: duemila euro donati a La Giara e al Centro Manfredini

confalpi           

Doppia donazione per Confapi Industria Piacenza. Duemila euro sono i fondi raccolti in occasione della Cena di Natale organizzata nella magnifica cornice della Sala degli arazzi della Galleria Alberoni: stavolta l’associazione ha deciso di fare una doppia donazione e così una parte della cifra è stata consegnata al Centro Caritas "La Giara", mentre il resto è stato dato al "Centro Manfredini". Il Consiglio Direttivo di Confapi Industria Piacenza ha scelto queste due realtà perché nel primo caso la donazione servirà all'acquisto di beni di prima necessità per le persone bisognose aiutate dalla Caritas, mentre nel caso del Centro Manfredini, la donazione sarà impiegata per la promozione di attività a favore di persone in condizione di svantaggio.
La consegna dell'assegno al Centro "La Giara" è stata realizzata dalla consigliera di Confapi Industria Piacenza Denise Venturati alla presenza del direttore di Caritas Mario Idda, del vicario del vescovo monsignor Luigi Chiesa e del parroco di Santa Franca don Maurizio Noberini; il presidente di Confapi Industria Piacenza Cristian Camisa, invece, ha recapitato la donazione al Centro Manfredini accolto dal presidente del Centro, don Giancarlo Plessi, e da un gruppo di ospiti della struttura.

Pubblicato il 30 gennaio 2020

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In tanti alla benedizione degli animali a Sant'Antonio a Trebbia

santAntonioFesta

Anche quest'anno, come sempre, la tradizionale sagra di Sant’Antonio a Trebbia ha riscosso un grande successo e tanta partecipazione da parte dei piacentini.
La giornata centrale della manifestazione, domenica19 gennaio, si è aperta con la Camminata dei Turtlitt, tradizionale marcia non competitiva organizzata da CSI, snodatasi sulle strade lungo il Trebbia; alle 10.30 è seguita la celebrazione eucaristica solenne, presieduta dal vicario generale della diocesi di Piacenza - Bobbio mons. Luigi Chiesa.
Fin dalla prima mattina inoltre erano aperti il banco di beneficenza e la vendita del turtlitt.

Nel pomeriggio c'è poi stato il Grande Corteo degli animali, che ha preso il via alle 15,30 dalla piazzetta di via Turbini, condotto dalla Banda Ponchielli: ormai una tradizione, che ha radici antiche come festa di ringraziamento per i raccolti dei campi dell’anno appena finito e di augurio per i quelli del prossimo, e dalla quale ha avuto probabilmente origine anche il prodotto tipico della festa, Sua Maestà al Turtlitt.


Ha concluso il corteo la solenne benedizione impartita dal parroco padre Giorgio nel cortile parrocchiale.

Laura Parmeggiani

Pubblicato il 29 gennaio 2020

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Quando la nostra memoria si intreccia con la memoria della storia

teatro

“Noi siamo la nostra memoria, né più né meno” e solo quando la nostra memoria si intreccia con la Memoria della storia, solo allora siamo davvero capaci di ricordare. Questo è il cuore di “Altre memorie”, spettacolo organizzato dal gruppo teatrale Quarta Parete in occasione della Giornata della Memoria. La sera di martedì 28 gennaio, gli spettatori presenti al teatro San Matteo di Piacenza hanno potuto toccare con mano l’esperienza di alcuni personaggi vissuti nel secolo scorso. Questo reading teatrale, scritto appositamente da Giovanni Zilioli e animato dalle musiche dal vivo di Francesco Bonomini e Vincenzo Torricella, ha avuto inizio nell’oscurità, a sipario chiuso, mentre alcune sagome vestite con abiti d’epoca si sedevano in mezzo al pubblico.
Poco dopo, un narratore, alter ego in scena dell’autore Zilioli, ha cominciato a raccontare della sua famiglia, evocando quelle figure scure, quelle “ombre del passato” che sono salite sul palco e una a una hanno narrato la loro storia. Erano tutte persone legate al protagonista e a lui profondamente care: il bisnonno Casimiro e sua moglie Enrichetta, il nonno Primo, il padre Pino. Una serie di fantasmi, quindi, ma più che mai vivi e desiderosi di raccontare, di “fare memoria”. Proprio l’ultimo di loro, Pino, segnato dalla diretta esperienza dell’Olocausto, è stato protagonista di un momento particolarmente intenso insieme al narratore suo figlio. Quelle figure non erano solo ombre però, ma persone vere, vissute, che noi “dobbiamo mantenere vive con il nostro fedele e premuroso ricordo".
Ecco spiegato quindi il perché della grande commozione di Zilioli, evidente quando, a spettacolo concluso, è salito sul palco: il testo del reading era autobiografico e l’autore ha voluto riflettere sul valore del ricordo. Infatti, come ha sottolineato prima di ringraziare i presenti, le “piccole memorie”, i ricordi dei momenti che sembrano meno importanti, sono in realtà le fondamenta su cui costruire la Memoria con la M maiuscola, quella collettiva della storia.
“Non serve a niente ricordare i grandi stermini, se non facciamo memoria ogni giorno, con le persone che ci sono più care. Tutti facciamo esperienza di una piccola Auschwitz e di una piccola Betlemme sempre, in ogni istante, nella nostra vita quotidiana".  Dobbiamo ricordarcene, prendendoci cura delle nostre “piccole memorie” e ricordando i momenti vissuti con i nostri cari.

Pubblicato il 29 gennaio 2020

Paolo Prazzoli

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Educare ai social network: la rete tra risorse e falsi miti

marcinno fagnoni

“I dispositivi digitali sono facili da usare per la loro immediatezza, sono veloci nel funzionare e proporre continuamente nuove idee, esperienze e soluzioni per ogni necessità. Sono così intelligenti che sembrano conoscere, meglio di noi stessi, cosa ci serve e cosa ci piace”. È questa una delle premesse che la psicologa Paola Marcinnò e l’educatrice Fausta Fagnoni hanno messo in risalto nell’incontro svoltosi, il 23 gennaio, all’Associazione “La Ricerca”. Di fronte ad un pubblico attento le due esperte hanno sottolineato come siamo all’interno di una rivoluzione che non può fare riferimento ad eventi del passato perché è una realtà del tutto nuova. “Il 79% dei possessori di uno smartphone controlla il proprio apparecchio non più tardi un quarto d’ora dopo essersi svegliato ogni mattina”, afferma Nir Eyal, autore americano di origine israeliana, che ha scritto importanti testi su “behavioral engineering”, l’ingegneria comportamentale.
È questo uno dei dati presentati dalle relatrici che hanno poi sottolineato come quasi un italiano su tre viene ripreso almeno una volta al mese dal proprio partner e persino dai propri figli perché sempre attaccato allo smartphone. È una delle evidenze che emerge dal rapporto Global Mobile Consumer Survey 2016 di Deloitte, una ricerca su 30 Paesi che delinea i trend, le abitudini e le preferenze nell’utilizzo di smartphone, che ci incorona come il paese europeo in cui si litiga più spesso a causa del cellulare.
Come si è riusciti a stravolgere le nostre abitudini in questo modo?
Cosa ha permesso che noi fossimo così tanto agganciati alle tecnologie?
Perché arriviamo a controllare il nostro smartphone anche 150 volte al giorno?
Cosa ci aggancia? Ecco gli interrogativi proposti da Marcinnò e Fagnoni.
“Il mondo digitale può creare nuove abitudini e può manipolare il comportamento degli uomini - hanno aggiunto le esperte -. Le abitudini fanno parte della nostra vita molto più di quanto pensiamo: la grande capacità delle abitudini è infatti proprio quella di nascondersi alla vista pur essendo in funzione. Ci fanno risparmiare tempo e attenzione, permettendoci di concentrarci su cose più interessanti e utili; sono alla base dell’apprendimento, soprattutto di comportamenti complessi”. I prodotti digitali incluse app e serie tv, secondo le esperte, sviluppano negli utenti una forma di gratificazione all’uso e un’abitudine a ritornare. Per chi ha responsabilità educative comprendere come funzionano le tecnologie è, per le relatrici, di fondamentale importanza. Significa diventare consapevoli del nostro potere di scelta come adulti e poi, nei nostri diversi ruoli, come educatori. Diviene quindi necessario conoscere le regole di quell’ambiente e anche le leggi che presiedono l’ambiente digitale. La rete è infatti un ambiente senza confini in cui può entrare e uscire di tutto ovunque e in qualsiasi momento. Inoltre qualsiasi parola, pensiero, immagine, video proprio perché digitali possono essere modificati in qualsiasi momento e se ne può perdere il controllo.
Allora cosa fare? È la domanda che sorge spontanea. Una soluzione Marcinnò e Fagnoni l’hanno proposta nel modello del delfino per ogni genitore. Il delfino apre la strada e guida il figlio, spinge il piccolo e gli sta accanto, pian piano lo allena, lo incoraggia e quando il figlio fa progressi il delfino si fa indietro. Si tratta quindi, per le esperte, di diventare genitori influencer. Cioè mostrare curiosità e interesse per il mondo virtuale, amare i figli per quello che sono e consegnare loro la speranza di un futuro possibile, senza lasciarli soli. I suggerimenti della psicologa e dell’educatrice sono dunque quelli di parlare e dialogare sempre con i figli, fare della navigazione in rete una esperienza di famiglia, esattamente come vien fatto per la TV, educare i figli a non dare informazioni personali su internet, infine far comprendere che la comunicazione mediata da un computer non sempre ci fa capire chi troviamo dall’altra parte dello schermo.

Pubblicato il 30 gennaio 2020

Riccardo Tonna

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