«Una meraviglia! Sono rimasto molto colpito dalla ricchezza di questa Basilica. Conoscevo il Pordenone di nome e avevo visto le sue opere sui libri, ma mai mi sarei aspettato di ammirare affreschi così forti, vivaci, importanti». Così il presidente della Commissione del Senato per la Biblioteca e l’Archivio storico Gianni Marilotti ha commentato la visita guidata alla Salita al Pordenone in Santa Maria di Campagna, che ha compiuto, insieme alla moglie, accompagnato dal presidente esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani, dal vicedirettore generale Pietro Boselli e da Samuele Uttini della Segreteria generale: «E’ stata una piacevole sorpresa - ha proseguito il sen. Marilotti - e allo stesso modo è stato piacevole constatare che ci sia una banca locale che interagisce così tanto con il territorio di appartenenza, promuovendone lo sviluppo attraverso iniziative come la Salita, ovvero con il sostegno di progetti culturali come il Museo della Poesia che si è appena inaugurato. Avere una banca di territorio è una ricchezza perché svolge un ruolo che le grandi banche non possono assicurare. Amo l’arte - ha concluso - e invito chiunque a venire a vedere questa Basilica: merita più di una cattedrale». A ricordo della visita il senatore ha ricevuto in dono alcune pubblicazioni della Banca (tra le quali, il catalogo del Pordenone e il volume sui capolavori della Galleria Ricci Oddi), e la mascherina griffata con il logo dell’Istituto di credito. Il parlamentare (cagliaritano di nascita e di residenza, docente di storia e filosofia, saggista) aveva iniziato la sua giornata nella nostra città presenziando - con altre autorità - alla cerimonia d’inaugurazione della nuova sede del Piccolo Museo della Poesia (unico al mondo formalmente riconosciuto e diretto da Massimo Silvotti) allestito nella chiesa sconsacrata di San Cristoforo. All’inaugurazione sono intervenuti, tra gli altri, il prefetto Daniela Lupo, il vescovo Gianni Ambrosio, Giampiero Neri (decano dei poeti italiani), Guido Oldani (fondatore del Realismo terminale), Elisabetta Garetti (primo violino di spalla del Teatro Carlo Felice di Genova). La sistemazione dell’oratorio di San Cristoforo, messo a disposizione dalla Fondazione dell’Opera della Cattedrale, la ricostruzione e l’allestimento del museo sono stati possibili grazie al generoso sostegno di Banca di Piacenza (rappresentata dal presidente esecutivo Corrado Sforza Fogliani e dal vicedirettore generale Pietro Boselli) e Fondazione di Piacenza e Vigevano, come si può leggere nella targa posta all’ingresso del gioiellino barocco all’angolo tra via Genocchi e via Gregorio X.
Non solo mono porzioni preconfezionate, ma anche somministrazione diretta da parte degli addetti di pasti in monoporzioni. Misure igieniche, tra pulizia e disinfezione, per i locali e di prevenzione personale. Garanzia di un microclima “idoneo” negli ambienti e disponibilità di spray/gel e mascherine per chi manipola e distribuisce il cibo. A meno di due settimane dall’inizio della scuola in Emilia-Romagna, l’assessorato regionale alle Politiche per la salute ha messo a punto un protocollo per la refezione scolastica, e l’ha inviato – con lettera di accompagnamento firmata da Kyriacoula Petropulacos, direttrice generale Cura della persona, salute e Welfare – ai sindaci dei Comuni dell’Emilia-Romagna, all’Ufficio scolastico regionale e ai direttori dei Dipartimenti di Sanità pubblica delle Ausl regionali. Il documento vuole rappresentare un quadro di riferimento omogeneo a livello regionale per aumentare l’efficacia delle misure di contenimento, adottate nei confronti della diffusione del Covid-19, nella refezione scolastica. Il protocollo vale peraltro anche per le mense dei piccoli al di sotto dei 6 anni, e dunque anche per i nidi: in questi casi il distanziamento non è richiesto, e i bimbi sono già divisi in gruppi omogenei. “Tutti noi sappiamo bene quanto sia importante il momento del pasto a scuola- commenta l’assessore Raffaele Donini-, sia a livello educativo, perché consente l’acquisizione di abitudini alimentari corrette, ma anche della salute, poiché è sano ed equilibrato. Il nostro impegno- sottolinea l’assessore- è che possa continuare a essere preparato e fruito nella massima sicurezza: queste le esigenze che hanno portato all’elaborazione del protocollo, che abbiamo inviato peraltro ad altre Regioni, molto interessate al tema”. Sicurezza degli alimenti, gestione dei locali mensa, norme igieniche e precauzioni nella somministrazione degli alimenti in classe, pulizia e disinfezione, precauzioni igieniche personali, formazione: questi gli aspetti su cui il protocollo fornisce indicazioni precise, tenuto conto della specificità rappresentata dalle mense scolastiche.
Sicurezza degli alimenti in primo piano
Per quanto riguarda la produzione di alimenti, il testo di riferimento citato dal protocollo sono le “Indicazioni tecniche per le attività di produzione, commercializzazione e somministrazione di alimenti in relazione al rischio SARS CoV-2”, predisposte dal Servizio regionale Prevenzione collettiva e Sanità pubblica e pubblicato come allegato all’ordinanza 87 del maggio 2020 del presidente della Regione Emilia-Romagna. In particolare, al fine di garantire la sicurezza degli alimenti, gli operatori delle mense scolastiche devono assicurare la piena e costante adesione alle buone pratiche igieniche e alle procedure di pulizia e disinfezione, come richiesto dalla normativa e come definito nei manuali di buona prassi igienica di settore (GHP) e nei piani HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points). È importante rafforzare e integrare queste pratiche, che si trovano già dettagliate nei piani di autocontrollo presenti in ogni mensa scolastica, poiché sono utili anche per la prevenzione del Coronavirus. Le singole realtà scolastiche dovranno identificare soluzioni organizzative ad hoc che consentano di assicurare il necessario distanziamento attraverso la gestione degli spazi (refettorio o altri locali idonei) e dei tempi (turnazioni). In particolare, la somministrazione dei pasti nelle scuole potrà avvenire sia nei locali mensa, sia in altri spazi identificati, come le aule didattiche. Ad oggi, peraltro, non vi è alcuna evidenza scientifica che dimostri la trasmissione del virus Covid-19 con il consumo di alimenti.
La gestione dei locali mensa
L’accesso ai locali mensa deve essere regolato prevedendo il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone all’interno e l’areazione frequente dei locali. È necessario affiancare le consuete pratiche previste con misure straordinarie, quali: valutare, laddove la struttura del locale di somministrazione lo consenta, l’istituzione di percorsi obbligati unidirezionali per garantire un flusso ordinato dei bambini e ragazzi individuando anche, dove possibile, percorsi di entrata e di uscita differenziati; garantire un idoneo microclima, evitando correnti d’aria o freddo/caldo eccessivo durante il ricambio naturale dell’aria, eliminare totalmente la funzione di ricircolo dell’aria condizionata per evitare l’eventuale veicolazione di agenti patogeni (batteri, virus, e così via) nei locali di somministrazione alimenti; garantire la disponibilità, per gli addetti che manipolano direttamente gli alimenti (ad esempio, gli addetti alla distribuzione), di distributori di spray/gel disinfettanti per le mani e di quantitativi adeguati di mascherine, onde consentire un loro cambio frequente; vietare buffet a self-service con alimenti esposti; nei banchi di distribuzione si raccomandano mono porzioni preconfezionate oppure la somministrazione diretta da parte degli addetti di pasti in monoporzioni; utilizzare esclusivamente condimenti, pane, frutta, acqua in confezioni monodose o attraverso la distribuzione diretta ai singoli bambini da parte degli addetti alla somministrazione; evitare, al momento del consumo del pasto, la condivisione dell’utilizzo di posate e bicchieri.
Norme igieniche e precauzioni nella somministrazione degli alimenti in classe
Nel caso in cui la modalità di somministrazione dei pasti negli spazi mensa non sia percorribile - o non sufficiente - per via delle dimensioni o della particolare numerosità dell’utenza, si potranno studiare soluzioni alternative di erogazione, ad esempio direttamente all’interno delle aule didattiche, attraverso queste modalità: fornitura del pasto su vassoi singoli o direttamente sulla singola postazione/banco con utilizzo di tovagliette lavabili o monouso, a seguito dello sporzionamento da parte degli addetti in aree appositamente attrezzate, nel rispetto delle temperature e delle specifiche norme igienico-sanitarie; nei casi in cui l’area di sporzionamento appositamente attrezzata sia distante dall’area di consumo: fornitura del pasto su vassoi singoli o direttamente sulla singola postazione/banco con utilizzo di tovagliette lavabili o monouso a seguito dello sporzionamento da parte degli addetti presso l’aula didattica, mediante utilizzo di carrelli termici, nel rispetto delle temperature e delle specifiche norme igienico-sanitarie; fornitura del pasto in “lunch box” cioè in vaschette monoporzione separate lavabili e riutilizzabili oppure monoporzioni individuali di primo, secondo e contorno termosigillati.
Pulizia e disenfezione
La pulizia e la disinfezione sono azioni fondamentali che, insieme al distanziamento interpersonale, possono evitare la diffusione del virus. Ogni mensa scolastica assicura, mediante una specifica procedura, la pulizia giornaliera e la disinfezione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni. Le principali pratiche igieniche adottate dagli operatori del settore alimentare per evitare la contaminazione degli alimenti da parte di microrganismi nocivi per la salute umana quando si manipolano, preparano, trasformano, confezionano e somministrano gli alimenti, rappresentano un approccio idoneo anche nei confronti della diffusione del Covid-19 (il riferimento è il documento “Indicazioni tecniche per l’attività di pulizia, disinfezione e sanificazione in relazione al rischio SARS CoV-2” predisposto dal Servizio prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica della Regione Emilia-Romagna). In particolare, il programma di pulizia e disinfezione, già presente nelle mense scolastiche, prevede: pulizia e disinfezione degli ambienti di lavoro e delle pertinenze; pulizia e disinfezione pre-operativa e operativa delle superfici a contatto. Il programma, prerequisito di pulizia e disinfezione, deve specificare l’individuazione dei locali e delle attrezzature da sottoporre alle operazioni di pulizia e disinfezione; le schede tecniche dei prodotti utilizzati; le modalità di pulizia e disinfezione distinte per aree, attrezzature, e così via (concentrazioni e modalità d’uso dei prodotti, tempi di contatto) e per tempi di esecuzione; la frequenza degli interventi di pulizia e disinfezione; la formazione del personale in materia. Occorre quindi garantire la pulizia giornaliera e la disinfezione periodica, con prodotti appositi, dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack; garantire il ricambio dell’aria degli ambienti/spazi dove sono presenti i distributori automatici di bevande e alimenti. L’aula didattica, eventualmente utilizzata per la somministrazione dei pasti, deve essere opportunamente areata e pulita. Questo tipo di operazione può essere condotta prima/dopo la somministrazione del pasto. Le operazioni di pulizia dei banchi devono essere svolte con un detergente neutro, non in presenza dei bambini /ragazzi.
Precauzioni igieniche personali
Lavaggio delle mani. Tutti gli operatori del settore alimentare devono garantire l'adozione delle misure igieniche previste fra i prerequisiti del piano di autocontrollo, in particolare il lavaggio frequente e adeguato delle mani con sapone. I disinfettanti possono essere usati come misura aggiuntiva, ma non possono sostituire un accurato lavaggio delle mani. Utilizzo di guanti. Gli operatori del settore alimentare possono usare guanti idonei al contatto con gli alimenti, ma l’utilizzo di tali guanti non può comunque sostituire il corretto lavaggio delle mani. Il virus SARS-Cov-2 e altri microrganismi possono contaminare i guanti monouso nello stesso modo in cui possono contaminare le mani. I guanti devono essere cambiati frequentemente e a ogni cambio occorre lavarsi le mani. In particolare, i guanti devono essere cambiati dopo aver svolto attività non legate agli alimenti, come ad esempio aprire e chiudere le porte, svuotare i cestini dei rifiuti, e così via. Utilizzo di mascherine. Questi dispositivi, che in alcune tipologie di lavorazione di alimenti considerati particolarmente a rischio di contaminazione microbiologica vengono già adottati come presidio igienico, sono idonei anche per ridurre la possibilità di diffusione da parte di soggetti inconsapevolmente infetti, del virus SARS-CoV-2 tramite “droplets” (goccioline), che lo possono veicolare sugli alimenti. L’uso delle mascherine deve essere preso in considerazione negli ambienti destinati alla manipolazione degli alimenti, in particolare quando non si riescono a garantire adeguate distanze fra gli operatori. Devono essere utilizzate anche in fase di distribuzione e somministrazione degli alimenti. Formazione. Le buone pratiche igieniche costituiscono un elemento fondamentale per la prevenzione del COVID-19. L’adesione scrupolosa a tali pratiche deve essere rafforzata (anche mediante idonee attività di formazione/training) in fase epidemica da SARS CoV-2 per ridurre il rischio di contaminazione delle superfici, incluse quelle degli alimenti.
L’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna ha recentemente pubblicato (https://www.agenzialavoro.emr.it/analisi-mercato-lavoro/approfondimenti/rapporti-sul-mercato-del-lavoro/rapporti-provinciali-trimestrali) i report provinciali relativi all’impatto dell’emergenza Covid-19 sul lavoro dipendente nei primi cinque mesi del 2020. I dati per la provincia di Piacenza evidenziano come il «lockdown» disposto in risposta all’epidemia abbia comportato una anomala caduta delle assunzioni nel mese di marzo, toccando un minimo storico ad aprile (2.005 assunzioni, -55,5% rispetto ad aprile 2019), mentre la sospensione dei licenziamenti (D.L. 17 marzo 2020, n. 18) e il ricorso agli ammortizzatori sociali, fino ad oggi, abbiano impedito la perdita di posizioni dipendenti a tempo indeterminato: per il periodo marzo-maggio 2020 le attuali stime, indicano infatti come la perdita complessiva di posizioni dipendenti, pari a 2.825 unità (calcolata come saldo destagionalizzato fra attivazioni e cessazioni), sia totalmente a carico delle posizioni a tempo determinato, nel lavoro somministrato e in apprendistato (-2.854). Nel periodo marzo-maggio 2020, in provincia di Piacenza, si sono perse 2.825 delle 38.061 posizioni dipendenti andate perdute nella regione presa nel suo complesso (ossia il 7,4% del totale). Tale perdita si è concentrata principalmente nei macrosettori commercio, alberghi e ristoranti (-568) e altre attività dei servizi (-1.527), settore quest’ultimo che, a livello locale, registra una forte specializzazione e concentrazione delle attività nei comparti della logistica (dati destagionalizzati). L’industria in senso stretto ha accusato invece una perdita di 367 posizioni dipendenti (dato destagionalizzato). A maggio le attivazioni dei rapporti di lavoro dipendente hanno registrato una prima significativa variazione congiunturale positiva (41,7% in più rispetto al mese di aprile): le assunzioni nell’industria sono infatti risalite all’83,2% del livello registrato a febbraio (ossia prima del «lockdown») mentre nei servizi le attivazioni dei rapporti di lavoro si attestano al 56,9% del livello anteriore all’emergenza COVID-19, date le più complesse condizioni per la ripartenza delle attività.
Il confronto con le altre Province della Regione
Sulla base dei dati INPS si rileva che tra gennaio e maggio 2020 sono 7.714.803 le ore autorizzate di cassa integrazione (CIG) a sostegno del reddito dei lavoratori e delle lavoratrici delle aziende della provincia di Piacenza. Ben il 97,7% del totale di ore autorizzate di CIG si concentra nei mesi di aprile e maggio. La straordinarietà del volume di ore autorizzate di CIG nei primi 5 mesi del 2020 si evince attraverso il confronto temporale con i dati annuali precedenti. Il confronto con le altre province emiliano-romagnole mostra che il nostro territorio, oltre ad essere tra quelli con la minor variazione tendenziale negativa aprile 2020/aprile 2019 delle assunzioni, sembra essere stato comunque in grado di effettuare un certo recupero delle posizioni perse a partire da maggio, con un incremento delle assunzioni complessive del 41,7% rispetto al mese precedente, e con un livello di assunzioni nell’industria che ha raggiunto l’83,2% di quello registrato a febbraio (cioè prima del lockdown).
Pur sotto pressione, gli artigiani, a fatica, resistono. Sotto il peso della pandemia, la produzione nell’industria crolla, ma le costruzioni limitano la perdita. Queste le indicazioni dell’indagine sulla congiuntura dell’artigianato realizzata da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna. Nel secondo trimestre la produzione è crollata del 22,2 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2019. L’ampiezza della recessione non trova confronto e supera ampiamente quella rilevata nel secondo trimestre del 2009, quando la perdita fu del 18,8 per cento. L’andamento del fatturato valutato a prezzi correnti ha anch’esso manifestato la stessa tendenza negativa (-22,0 per cento). Una nota ulteriormente negativa per il futuro deriva dall’ampia caduta degli ordini (-21,6 per cento).
Tutti gli effetti della pandemia
Gli effetti della pandemia non appaiono ancora sulla demografia delle imprese. A fine giugno le imprese attive ammontavano a 27.099, in flessione del 2,1 per cento rispetto alla fine dello stesso mese dello scorso anno, con un calo pari a 581 imprese, ma in diminuzione. Ancora una volta, l’andamento è più lieve a livello nazionale (-1,9 per cento). La tendenza negativa domina tutti i macrosettori considerati dalla congiuntura ed è stata determinata soprattutto dalla riduzione della base imprenditoriale delle industrie della moda (-195 imprese, -4,1 per cento) e dell’aggregato delle altre industrie manifatturiere (-101 imprese, -2,7 per cento). Per forma giuridica l’andamento deriva dalla sensibile riduzione delle società di persone (-320 unità, -4,2 per cento) e delle ditte individuali (-372 unità, -2,3 per cento), a fronte dell’aumento, più contenuto che in passato, delle società di capitale (+2,8 per cento). Tra aprile e giugno il volume d’affari a prezzi correnti delle imprese artigiane del settore ha proseguito nella recente tendenza negativa dovuta agli effetti della pandemia e ha subito una nuova caduta (-9,7 per cento) rispetto all’analogo periodo del 2019, ma sensibilmente più contenuta di quella rilevata nel trimestre precedente (-12,3 per cento). L’arretramento appare leggermente più contenuto anche rispetto alla flessione del 10,2 per cento registrata dal complesso dell’industria delle costruzioni regionale. Anche per le costruzioni, la pandemia non pare avere ancora influito sulla demografia delle imprese. A fine giugno 2020 la consistenza delle imprese artigiane attive nelle costruzioni è risultata pari a 50.607, vale a dire 237 in meno (-0,5 per cento) rispetto alla fine dello stesso mese del 2019. Si tratta di una riduzione lievemente inferiore a quella riferita al trimestre precedente, ma l’andamento risulta leggermente peggiore rispetto a quello riferito all’artigianato delle costruzioni dell’intero territorio nazionale (-0,1 per cento). La tendenza negativa per la base imprenditoriale è risultata più ampia e più rapida per le imprese operanti nella costruzione di edifici (-2,1 per cento, -147 unità), mentre le attive nei lavori di costruzione specializzati hanno mostrato una maggiore tenuta (-0,2 per cento, -85 unità). Secondo la forma giuridica è derivata soprattutto dalle ditte individuali (-316 unità), nonostante un rapido aumento delle società di capitale (+7,8 per cento).
Inizia a delinearsi nel segno della Regione Emilia Romagna il nuovo assetto societario di Piacenza Expo. Come preannunciato due mesi fa dall’Amministratore Unico, Giuseppe Cavalli, in occasione dell’Assemblea per l’approvazione del bilancio, l’ente di Viale Aldo Moro non solo non uscirà dalla compagine sociale – così come era stato deciso nel 2018 – ma aumenterà la propria consistenza azionaria che dovrebbe salire dall’attuale 1% ad una quota compresa tra il 4 e il 5%. La notizia è stata ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla presenza, oltre che dell’Amministratore Cavalli, dell’Assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, e del Sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri. “Un risultato importante – ha detto Cavalli – non solo per Piacenza Expo, ma anche per il sistema economico produttivo del nostro territorio. Ho sempre considerato Piacenza Expo come una vetrina internazionale per promuovere e far crescere il territorio e l’economia piacentina, e credo che la decisione della Regione di aumentare la propria presenza nel nostro ente fieristico contribuisca a consolidare ulteriormente questo nostro obiettivo. Nei mesi scorsi ci siamo confrontati più volte con l’Assessore Colla, che ringrazio per la disponibilità e la vena collaborativa, e con i dirigenti del suo assessorato a cui abbiamo presentato, con dati concreti, la crescita fatta registrare negli ultimi anni da Piacenza Expo. Siamo stati i primi in Italia, dopo l’emergenza sanitaria, a ripartire con un evento fieristico a cui seguiranno gli appuntamenti che abbiamo programmato per i mesi autunnali. Grazie all’apporto della Regione possiamo guardare al futuro con rinnovato ottimismo e concretizzare il nuovo piano industriale, che servirà a potenziare le nostre strutture espositive e a consolidare ulteriormente la posizione di Piacenza Expo, e quella di tutti i suoi Soci, nel mercato fieristico italiano”.
Barbieri: la crescita di Expo Piacenza grazie all'amministratore Cavalli e al suo staff
“La crescita di Piacenza Expo – ha sottolineato il Sindaco, Patrizia Barbieri – è un fatto concreto di cui è doveroso dare merito all’Amministratore Cavalli e a tutto il suo staff, e credo che anche la Regione abbia fatto leva su questo trend positivo per rivedere la propria posizione e per decidere di consolidare la propria presenza nel capitale sociale. Il mercato fieristico ha subito una grande trasformazione negli ultimi anni e Piacenza Expo, grazie alla sua capacità ricettiva, alle caratteristiche delle sue strutture e anche alla felice collocazione geografica, ha saputo ritagliarsi un ruolo di rilievo specializzandosi in fiere specialistiche e di nicchia di livello nazionale ed internazionale molto apprezzate. Sono lieta che la Regione abbia fatto questa scelta a favore del territorio piacentino, e di questo voglio ringraziare in particolare l’Assessore Colla per l’impegno e il lavoro che ha dedicato al raggiungimento di questo risultato”.
La conclusione all’assessore regionale Vincenco Colla
“Le Fiere - ha precisato l’Assessore Colla - rappresentano per l’economia di questa regione un fattore strategico di sviluppo delle filiere territoriali, garantendo quella rete di relazioni e di scambio con le migliori realtà ed esperienze sia italiane che internazionali, che rappresenta un elemento fondamentale per creare valore e occupazione. Per questo, come annunciato a luglio, non solo non abbandoniamo Piacenza Expo, ma vogliamo aumentare la partecipazione della Regione della compagine societaria. Avvieremo pertanto la procedura istituzionale, proponendo all’Assemblea legislativa la legge per confermare e incrementare la presenza dell’Istituzione regionale nell’assetto societario. Al di là dei numeri, la volontà della Regione è quella di essere sempre più vicina ai suoi territori, così come dimostra la scelta che abbiamo presentato oggi“.
"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria. "Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.