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Notizie Varie

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Vaccino anti-Covid, a gennaio partono le somministrazioni a sanitari e anziani

vaccini copia 

Entra nel vivo la nuova fase, quella finale della lotta al Coronavirus. La Regione Emilia-Romagna è infatti già pronta a dare il via alla prima fase della campagna vaccinale, che partirà a inizio gennaio, non appena il primo vaccino, quello prodotto da Pfeizer, sarà consegnato sul territorio. Dal numero di medici coinvolti alla distribuzione dei centri di somministrazione, ogni procedura è stata già definita per permettere la vaccinazione di quelle che sono state ritenute - e così indicate dal ministero - le categorie alle quali è più urgente somministrare il vaccino: tutto il personale degli ospedali, pubblici e privati, e dei presidi socio-sanitari territoriali, dai sanitari ai tecnici, agli amministrativi, nonché i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta; i volontari e i dipendenti delle associazioni e delle attività di emergenza di trasporto sociale; tutto il mondo delle strutture residenziali per anziani, sia operatori che ospiti. In questa prima fase le persone che potenzialmente, dato che non c’è l’obbligatorietà, potranno essere vaccinate, sono circa 180mila, per un totale di oltre 360.000 somministrazioni; sono infatti previste due dosi per ogni vaccinazione, a partire appunto da inizio gennaio e nell’arco massimo di 46 giorni (23 per il vaccino e altrettanti per il richiamo); ma si stima che ne bastino 18 per ognuna delle operazioni. Si parla quindi di una media di circa 10.000 vaccinazioni al giorno. Una campagna vaccinale imponente, che la Regione, in accordo con le Aziende sanitarie del territorio, è già andata a definire in ogni suo aspetto. E che per ora ha riscosso una adesione massima: dai primi quesiti sulle intenzioni di vaccinazione inviati al personale sanitario, quasi la totalità, il 96%, ha espresso la propria volontà a vaccinarsi.

C'è grande attesa

“Il vaccino tanto atteso è finalmente una realtà - dichiarano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la salute -. L’Emilia-Romagna è pronta a partire con la vaccinazione agli operatori sanitari e agli ospiti delle residenze per anziani, le due categorie che hanno pagato un prezzo altissimo in termini di malattia, decesso e dolore nel corso delle prime due ondate epidemiche, e che devono prioritariamente essere protette ora che il vaccino è disponibile. Siamo pronti e attrezzati per mettere in campo un'organizzazione che dovrà gestire per gran parte del 2021 anche la successiva campagna vaccinale di massa, che richiederà un ulteriore sforzo organizzativo. Voglio ancora una volta ringraziare il personale sanitario per la dedizione e la professionalità dimostrati sino ad ora, e assicurare che, come istituzione, saremo al loro fianco 24 ore al giorno per l'impegno che ci aspetta per i prossimi mesi”. “Questo è davvero un passo determinante- proseguono Bonaccini e Donini- per iniziare il percorso di uscita dalla pandemia e ritrovare finalmente la quotidianità delle nostre relazioni personali e professionali, con un pensiero di grande commozione per chi non c'è più. L’avvio della vaccinazione non deve assolutamente indurci ad abbassare la guardia, dobbiamo tutti continuare ad osservare scrupolosamente le indicazioni necessarie a proteggere noi stessi e gli altri fino a quando la battaglia contro il virus non sarà vinta”. “Infine - chiudono presidente e assessore - un ringraziamento al personale sanitario che in queste ore sta rispondendo sui siti aziendali al quesito sull'intenzione alla vaccinazione contro SARS-CoV-2. Ieri, su 13.425 risposte pervenute, in 12.894, ben il 96%, si sono detti favorevoli, un elemento che ci riempie di fiducia per i tempi che ci aspettano”. Per ogni provincia è stato definito un punto unico di somministrazione, con l’eccezione della provincia di Bologna che potrà contare su due punti, a cui si deve aggiungere quello di riferimento per l’Ausl di Imola.

 L'organizzazione

I centri vaccinali, che saranno definiti già nei prossimi giorni, dovranno essere posizionati al di fuori delle strutture ospedaliere, o comunque in aree dove non è previsto né in entrata né in uscita il passaggio degli utenti; sarà possibile anche attrezzare aree esterne, ad esempio con le tensostrutture fornite da Protezione civile ed esercito, ed eventualmente si potrà ricorrere a palasport o poli fieristici. Le strutture dovranno essere facilmente raggiungibili e disporre di un ampio parcheggio, in ognuna deve essere garantita la presenza di un mezzo di emergenza e saranno tutte suddivise in più spazi, uno per ogni fase della vaccinazione: una prima zona di accoglienza, seguita da quella per lo svolgimento di tutta la fase di amministrazione (l’utente non impiegherà più di 5 minuti per queste prime operazioni), poi l’area di vaccinazione vera e propria (con un tempo previsto di 5 minuti) e infine quella per l’osservazione post-vaccinale, dove si sarà trattenuti per 10 minuti.
Complessivamente, per quel che riguarda la vaccinazione agli operatori sanitari, sono circa 300 le persone al momento previste per le operazioni di vaccinazione in tutta la regione tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, amministrativi e volontari. Naturalmente sulla base di nuove esigenze il personale potrà essere incrementato. Si lavorerà per team, ognuno composto da almeno un medico, che fungerà da referente, un minimo di cinque tra infermieri e assistenti sanitari e non meno di due operatori sociosanitari, a cui si dovranno poi aggiungere un amministrativo e un minimo di quattro volontari, ad esempio della Protezione civile, che si occuperanno di tutte le operazioni pre-seduta e della gestione dell’area di osservazione post-vaccinale. Ogni centro di somministrazione potrà contare su più equipe mediche al lavoro, e alle Aziende sanitarie è lasciata anche la possibilità sia di modificare i rapporti numerici tra medici ed infermieri sia di prevedere gruppi di lavoro allargati; in caso di difficoltà a reperire volontari, le Aziende dovranno rivolgersi al proprio personale dipendente. Ciascun team lavorerà per 6 giorni a settimana, e non più di 8 ore al giorno, con un minimo di 300 persone vaccinate ogni turno; in caso di necessità, sarà possibile strutturare i turni dei diversi team sette giorni su sette, anche nel pomeriggio. Per quanto riguarda invece le vaccinazioni agli ospiti delle strutture per anziani, che sono 1.976 in regione, saranno effettuate a domicilio nelle residenze: per quelle di grandi dimensioni si muoverà un team medico, mentre per quelle più piccole il modello organizzativo di riferimento sarà quello delle Usca. Ogni team dovrebbe operare in modo tale che ciascuno operatore vaccini almeno tre persone all’ora nelle strutture con un massimo di 50 ospiti, mentre per quelle più grandi la tempistica può aumentare ad almeno 4 vaccinazioni ogni ora, considerando nei tempi anche le operazioni di spostamento e quelle di presa in carico e preparazione delle dosi. Dal punto di vista degli utenti, tutto il personale del mondo della sanità che intende vaccinarsi dovrà prenotarsi attraverso un sistema che assegnerà automaticamente due appuntamenti, uno per la prima e uno per la seconda dose; per gli ospiti delle Rsa sono in fase di definizione le modalità, con il coinvolgimento dei gestori.

Pubblicato il 18 dicembre 2020

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Contributo affitti, il Comune di Gragnano va incontro ad altri 37 residenti

 Gragnano

Prosegue l’azione di sostegno ai nuclei familiari in difficoltà da parte del Comune di Gragnano.
Con l’ultimo atto di recente deliberato dalla Giunta saranno 37 i residenti in emergenza abitativa che, nell’anno 2020, hanno ricevuto un contributo per il pagamento del canone di locazione.
Il 13 marzo, alla scadenza del primo Bando attivato per accedere al Fondo messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna con DGR 1815/20019 e destinato al distretto di Ponente, di cui fa parte il Comune di Gragnano, su 33 domande presentate, 30 ne erano state accettate ai sensi dei requisiti Isee previsti. Tuttavia la graduatoria stilata a livello distrettuale aveva consentito di accedere al contributo solo a tre residenti pertanto ben 27 erano rimasti senza aiuto. Successivamente, pervenuto un ulteriore stanziamento di fondi regionali, lo scorrimento della graduatoria ha consentito di accogliere altre 6 domande. Il 31 ottobre alla scadenza di un ulteriore e diverso bando pubblicato sulla base della nuova DGR 602 del 2020 sono state accolte e ammesse al contributo altre 7 nuove domande con l’utilizzo del 100% della quota di finanza regionale.
“In considerazione della situazione emergenziale in cui versano ben 21 nuclei familiari che pur rispondendo ai requisiti del bando di cui alla DGR 1815 del 2019, sono tuttavia rimasti esclusi dall’rogazione del contributo per esaurimento budget , abbiamo deciso di utilizzare parte del Fondo messo a disposizione dal Governo per le “Zone Rosse” e destinare dunque un importo complessivo di 18mila euro a queste persone in difficoltà”, spiegano il sindaco Patrizia Calza e l’assessore ai servivi sociali Marco Caviati. “Purtroppo anche nella nostra comunità risiedono persone sole o nuclei familiari che vivono in situazioni di precarietà che, gli effetti del Covid sulle attività economiche nonché le restrizioni e le limitazioni imposte per motivi di sicurezza, hanno acuito. Abbiamo ritenuto così che l’utilizzo parziale delle risorse governative pervenute al fine di dare un aiuto a queste persone fosse non solo perfettamente in linea con la ratio della norma ma anche doveroso. Ringraziamo il personale dei nostri Servizi Sociali che, nonostante la complessità della situazione creata dal Covid, e l’aggravio delle procedure che si sono moltiplicate in questo anno, hanno svolto un lavoro di istruttoria puntuale e complesso” - concludono gli amministratori.

Pubblicato il 15 dicembre 2020

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Amiamo la terra. Difendiamo il futuro

amiamo la terra

“Amiamo la terra, difendiamo il futuro” è un progetto a tutela della biodiversità che ha permesso di far comprendere ai giovani studenti degli Istituti Agrari della Regione Emilia Romagna, il significato ed il valore della biodiversità negli ecosistemi naturali e negli agroecosistemi; di conoscere le principali varietà da conservare e riprodurre per creare un senso di appartenenza e di inclusione con il proprio territorio.
Nel Webinar, del 16 dicembre, svoltosi su piattaforma online, molti sono stati gli studenti coinvolti di tutte le province, tra cui Susanna Ferri, di una classe quinta, dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore Agraria e Alberghiera “Raineri - Marcora” di Piacenza che ha presentato la sua scuola.
“La cosa più bella del mio Istituto è quella di essere un laboratorio a cielo aperto”. Ha affermato Susanna; infatti il Campus Agroalimentare piacentino si trova fuori dalla città in piena campagna.
“Abbiamo anche un’azienda
agraria - ha proseguito - ad indirizzo cerealicolo, zootecnico e foraggero, certificata biologicamente, di superficie pari a 26 ettari. È dotata di stalla, a stabulazione libera, con sala di mungitura a quattro posti. La stalla ospita una mandria di bovine da latte composta da 60/70 capi. Ci sono 5 serre fisse climatizzate per la produzione di piantine da trapianto ornamentali e da orto, per una superficie complessiva coperta di mq. 1400 circa. Il complesso aziendale comprende infine un frutteto che ospita più varietà di ciliegio dolce e selvatico, un vigneto e una piccola collezione di varietà autoctone di melo e di pero. A ciò si aggiunge un orto botanico, 10 arnie per la produzione del miele e un Museo della scienza contadina”.

La scuola di agraria viene poi completata e implementata dall’Istituto Professionale Alberghiero, dotato di moderne attrezzature didattiche per i servizi della ristorazione. Dopo aver descritto il Campus piacentino l’alunna Ferri ha sottolineato l’impegno della scuola nella difesa della biodiversità citando una poesia, scritta dagli alunni, dove si racconta di una ragazza che ritorna nella casa dei nonni e scopre la preziosità del melo verdone, un frutto antico. Il Melo Verdone, che appartiene alla famiglia delle Rosaceae - ha specificato l’allieva-, è il frutto più diffuso nelle zone a clima temperato, resistente ai freddi e alle gelate primaverili perché fiorisce la metà di aprile. È un frutto è di grande dimensioni di color verde, la polpa croccante, dolce, acidula e aromatica, matura a fine ottobre e si conserva fino a marzo. Il valore della biodiversità è stato messo molto in evidenza nell’intervento di Susanna Ferri: “Se scompare la biodiversità - ha aggiunto - allora scompariranno anche gli uomini. Bisogna cambiare la mentalità a favore della natura, rispettare il nostro ambiente, valorizzarlo senza nessun sfruttamento. Noi giovani dobbiamo essere garanti di un ambiente pulito che sappia dare dei buoni frutti e nutrire in modo sano e genuino”. In conclusione la studentessa ha ringraziato i suoi docenti che hanno messo passione ed entusiasmo nel realizzare questo progetto.

R.T.

Pubblicato il 15 dicembre 2020

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Siamo chiamati ad essere coraggiosi e umili testimoni di speranza

manisistringono

“Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele; io vengo in tuo aiuto. Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova, munita di molte punte; tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula”.
L’uomo però si scandalizza di esser chiamato verme; eppure la condizione di oggi ci dice quanto possiamo venir facilmente calpestati nei nostri diritti umani e nella nostra fede, quanto facilmente ci può essere sottratta la libertà e noi non ci riteniamo così piccoli e così fragili pensando di poter fare senza l’aiuto di Dio.
Quando invece la nostra pochezza prevale e grida dentro di noi, ci rendiamo conto che nessuno è così appassionato a noi come Cristo e nessuno viene a noi con la sua dolcezza e delicatezza.

 

Perché per noi è così difficile riconoscerci come figli amati, cercati, curati?
Quante volte Israele è andato per la sua strada come noi e ha rigettato il Signore?
Il Signore per tutta risposta recupera ciascuno di noi.
Se siamo lontani del Signore, non abbiamo più nulla da sperare, senza una proiezione al futuro. E invece tutti abbiamo bisogno del conforto di un domani fatto apposta per noi sapendo che c’è qualcuno disposto a morire per noi senza che diamo niente.
Tutto quello che abbiamo accade perché il Signore ci mantiene in vita. Non è la scienza o un vaccino ma è un Dio che alimenta in noi la vita.
Quando il Signore ci dice di non temere, lo dice con un amore di padre.
La forza dell’amore è quella in grado di farci vivere e vivere davvero, facendoci entrare a far parte del Regno di Dio. Gesù è venuto proprio per questo, per tenderci la mano e spalancarci le porte del Paradiso.

Il Santo Padre ci ricorda che anche oggi i discepoli di Gesù sono chiamati a essere suoi umili, ma coraggiosi testimoni per riaccendere la speranza, per far comprendere che, nonostante tutto, il regno di Dio continua a costruirsi giorno per giorno con la potenza dello Spirito Santo.
Gesù non rimane nel deserto come il Battista aspettando che la gente vada da lui, ma va incontro a ogni uomo misericordiosamente ancora prima che esprima pentimento e impegno di cambiamento di vita.
Gesù annuncia il volto di Dio che si immerge nell’umano per venirgli incontro, e che prende su di sé l’umanità per guarirla e salvarla accettando di apparire Dio povero e troppo mite. Accogliere un Dio che si presenta in questa veste, è entrare di fatto nel Regno, ma per entrarvi bisogna essere piccoli, è necessario accogliere una grazia immeritata e vivere di gratitudine.

Estratto dalla Lectio mattutina
di madre Maria Emmanuel Corradini,
abbadessa del Monastero benedettino di San Raimondo,
del 10 dicembre 2020, Libro del profeta Isaia 41,13-20

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Nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima, firmata l’intesa in Emilia-Romagna

 Patto per lavoro e clima

Nel tempo dell’emergenza e della lotta alla pandemia, in Emilia-Romagna si disegna un futuro diverso. Per tutti, nessuno escluso. Un progetto di rilancio e sviluppo della regione fondato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Per creare lavoro di qualità, accompagnarla nella transizione ecologica, contrastare le diseguaglianze e ridurre le distanze fra le persone, le comunità e le aree territoriali, ricucendo fratture acuite dalla crisi in atto.
Con un investimento senza precedenti sulle persone, il welfare e la sanità pubblica, l’innovazione tecnologica e digitale – con la scienza al servizio dell’uomo, in ogni campo – i saperi e la scuola, la formazione, le eccellenze della nostra manifattura, l’economia verde e circolare, il turismo, il commercio, l’agricoltura, il mondo delle professioni e il terziario, la messa in sicurezza del territorio. Con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e il 100% di energie rinnovabili entro il 2035.
È il Patto per il Lavoro e per il Clima che la Regione Emilia-Romagna sigla con 55 firmatari: enti locali, sindacati, imprese (industria, artigianato, commercio, cooperazione), i quattro atenei regionali (Bologna, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Parma), l’Ufficio scolastico regionale, associazioni ambientaliste (Legambiente, Rete Comuni Rifiuti Zero), Terzo settore e volontariato, professioni, Camere di commercio e banche (Abi). Un percorso comune che nasce dalla convinzione che da questa crisi l’Emilia-Romagna debba uscire con un progetto di sviluppo nuovo. Un progetto che migliori la qualità della vita di donne e uomini e del pianeta, che punti a una reale parità di genere, che attui la transizione ecologica creando lavoro di qualità, valorizzando tutte le potenzialità e gli spazi che questo cambiamento offre al territorio e alle nuove generazioni. Senza lasciare indietro nessuno. Perché creare nuova occupazione – di qualità, dipendente o autonoma che sia, ma stabile e adeguatamente remunerata - che scaturisca e accompagni la svolta verde, non è solo possibile, è anche necessario. Il Patto si fonda sulla qualità delle relazioni tra istituzioni, rappresentanze economiche e sociali.
L’intera comunità regionale impegnata su obiettivi strategici definiti sulla base di una partecipazione democratica e di una progettazione condivisa, e la conseguente assunzione di responsabilità di ciascuno e dell’intera ‘squadra’. Guardando al 2030, in linea con l’orizzonte e gli obiettivi fissati dall'Agenda delle Nazioni unite e dell’Unione europea: in un tempo in cui la pandemia e la crisi costringono ad aggiornare le previsioni giorno per giorno, l’Emilia-Romagna non rinuncia ad un progetto di medio-lungo termine per orientare le scelte strategiche. Gli obiettivi delineati nel documento saranno oggetto di ulteriori e successivi accordi per definire più nel dettaglio, con lo stesso metodo di confronto e condivisione, come programmare le risorse europee, statali e regionali, ordinarie e straordinarie, che l’Emilia-Romagna avrà a disposizione per un rilancio degli investimenti pubblici e privati, in un momento che rappresenta anche una grande occasione storica. L’Europa ha infatti battuto un colpo decisivo con il Next Generation EU, che destina all’Italia 209 miliardi di euro per il proprio Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che per i sottoscrittori del Patto dovrà vedere protagoniste le Regioni e le autonomie locali. Impossibile immaginare la realizzazione di un piano di ricostruzione del Paese senza il loro pieno coinvolgimento. Sulla base delle azioni indicate nel nuovo Patto, l’Emilia-Romagna è pronta a presentare al Governo proposte e progetti da finanziare con i fondi del Next Generation EU. Ci sono poi i Fondi europei della nuova programmazione 2021-2027 destinati a crescere per la nostra Regione (nel settennio precedente 2,5 miliardi di fondi strutturali e 660 milioni di euro di FSC, di cui 55 milioni gestiti dalla Regione) e quelli che il territorio saprà aggiudicarsi candidandosi ai diversi programmi europei (per il solo Horizon 2020 il contributo di cui ha beneficiato il territorio regionale è stato pari a oltre 280 milioni di euro), unitamente alle risorse regionali e statali. Solo la Giunta regionale ha previsto nel bilancio di previsione 2021 investimenti per un miliardo mezzo di euro, nel contesto più ampio del piano di investimenti per quasi 14 miliardi di euro al 2022 presentato già prima dell’estate, anche in questo caso considerate tutte le fonti di finanziamento, per una ricostruzione partecipata e condivisa da territori, parti sociali, comunità locali.

Partecipazione e democrazia

L’Emilia-Romagna continua dunque a fare sistema. Le firme di oggi confermano e rafforzano il metodo avviato nel 2015 con la firma del Patto per il Lavoro, che in cinque anni ha permesso all’Emilia-Romagna di recuperare terreno rispetto alla lunga crisi economica apertasi nel 2008, portandosi ai vertici italiani ed europei per crescita, occupazione, export e valore aggiunto. Cinque anni nei quali il Patto per il Lavoro ha generato investimenti e movimentato risorse per oltre 22 miliardi di euro (ben oltre i 15 preventivati all’inizio). Uno scenario radicalmente cambiato nell’ultimo anno con la diffusione della pandemia mondiale e l’esigenza, ora, di fare tesoro dalle lezioni apprese dall’emergenza e di impostare un modello di sviluppo che sia sostenibile. Per affrontare quattro sfide che l’Emilia-Romagna, al pari e più di altri sistemi territoriali, è chiamata ad affrontare: crisi demografica, emergenza climatica, trasformazione digitale, contrasto alle diseguaglianze. “In Emilia-Romagna il futuro lo costruiamo insieme – afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini -. Ancora una volta dimostriamo coi fatti che si possono unire le parti per un progetto condiviso di sviluppo sostenibile, che punti al lavoro di qualità e ad una transizione ecologica non più rinviabile. Mettiamo il bene comune avanti a tutto, scegliendo confronto e condivisione, patrimonio di questa terra, soprattutto nei momenti più difficili. Ringrazio tutti i firmatari, sensibilità diverse al servizio del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. Questa regione intende svolgere un ruolo primario anche nella programmazione e nella gestione delle risorse straordinarie che il Paese avrà a disposizione, in quantità mai viste prima. Come dimostrano gli stessi numeri e indicatori che ogni anno il Governo fornisce - qualsiasi Governo di qualsiasi colore -, se c’è una regione che sa programmare e spendere bene e in fretta le risorse europee e nazionali questa è l’Emilia-Romagna. Per questo, in accordo con tutte le rappresentanze del territorio, ci candidiamo a svolgere una parte importante anche nell’impiego migliore delle risorse del Next Generation EU. Per recuperare ogni posto di lavoro perduto, per potenziare ulteriormente la sanità pubblica, per investire in saperi e innovazione, per la qualità del nostro ambiente e la sicurezza del nostro territorio. Credo che l’Emilia-Romagna stia indicando un percorso di valenza nazionale- chiude Bonaccini- che farebbe davvero bene a tutto il Paese: nel momento durissimo che stiamo vivendo, qui decidiamo ancora una volta di uscirne insieme, tutti, attraverso partecipazione e democrazia, condividendo ogni risorsa disponibile in termini economici, progettuali e di conoscenze. Lo stesso che credo debba fare l’Italia”.

L'impegno di ciascuno

Il Patto per il Lavoro e per il Clima indica come proprio orizzonte il 2030, assumendo una visione di medio e lungo periodo, indispensabile per affrontare la complessità dei temi aperti, allineando il percorso dell’Emilia-Romagna agli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu, dall’Accordo di Parigi e dall’Unione europea per la riduzione delle emissioni climalteranti di almeno il 55% entro il 2030. “Adesso la transizione ecologica e la neutralità carbonica – sottolinea la vicepresidente Elly Schlein - sono obiettivi concreti e condivisi. Abbiamo dato un indirizzo chiaro e coraggioso alle scelte per il contrasto ai cambiamenti climatici e alle disuguaglianze sociali, di genere e territoriali. Questo Patto segna l’impegno condiviso a fare ciascuno la propria parte per ripartire insieme, avviando un percorso di cambiamento urgente e ineludibile per il futuro della nostra comunità e delle prossime generazioni. In un momento difficile come questo in cui nel Paese, per affrontare la crisi pandemica, sono richieste unità e responsabilità in Emilia-Romagna siamo riusciti a costruire una cornice strategica per non tornare alla normalità di prima, ma migliorare la qualità della vita delle persone e del pianeta”. “Il Patto per il Lavoro e per il Clima si conferma un atto importante di democrazia e responsabilità condivisa, in rete con le più grandi progettazioni innovative del nostro Paese, e che si relaziona con l’Europa- sottolinea Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico, lavoro e green economy-. La grande novità di questo nuovo documento è contenuta nel titolo, che affianca al ‘Lavoro’ la parola ‘Clima, perché non c’è sviluppo senza sostenibilità ambientale, economica e sociale. Non può esistere contrapposizione fra ambiente e lavoro anzi, al contrario, proprio attraverso il green new deal e l’investimento sui saperi possiamo creare occupazione di qualità, riducendo la forbice delle disuguaglianze”.

Quattro punti strategici

Il Patto per il Lavoro e per il Clima prevede quattro obiettivi strategici da raggiungere: Emilia-Romagna regione della conoscenza e dei saperi; regione della transizione ecologica; regione dei diritti e dei doveri; del lavoro, delle imprese e delle opportunità. E individua quattro processi trasversali:trasformazione digitale; Patto per la semplificazione; promozione della legalità; partecipazione. Obiettivi strategici e processi trasversali saranno perseguiti a partire da alcune scelte di fondo: dare priorità alle persone, in particolare ai giovani e alle donne; intraprendere una transizione ecologica giusta, che crei nuove imprese e nuovo lavoro, aggiornando le professionalità di chi lavora per tutelarne e salvaguardarne l’occupazione; rimettere al centro il valore dell’impresa, dalle piccole alle più grandi, e del pluralismo imprenditoriale e diffuso, a partire dalla cooperazione e dal lavoro sociale; orientare la rivoluzione digitale verso un nuovo umanesimo perché l’evoluzione della tecnologia sia un diritto di tutte e tutti; assegnare una nuova centralità al welfare come strumento di equità sociale; attribuire un nuovo protagonismo alle città, e con esse agli atenei, per un progetto di sviluppo che abbia un ancoraggio più forte nei territori. Dagli obiettivi strategici e dai processi trasversali derivano impegni concreti che andranno realizzati. Eccone alcuni, per l’Emilia-Romagna, fra quelli indicati nel Patto. Percorso per la decarbonizzazione prima del 2050, passaggio al 100% di energie rinnovabili entro il 2035 e accelerazione del superamento delle plastiche monouso. Sostegno a una nuova mobilità sostenibile e intermodale rafforzando le reti del trasporto pubblico, 1000 km di nuove piste ciclabili, traffico motorizzato privato ridotto di almeno il 20% entro il 2025, mobilità privata verso “emissioni zero” anche attraverso l’istallazione di 2.500 punti di ricarica elettrica entro il 2025. Nuova legge regionale per il Clima. Riforestazione per 4,5 milioni di nuovi alberi. Riduzione del valore dei rifiuti non riciclati almeno a 110 kg pro-capite, con ancora più raccolta differenziata (80% al 2025). Filiera corta, agricoltura biologica e produzione integrata per oltre il 45% della superficie agricola utilizzata (Sau) entro il 2030.

Gli obiettivi

E ancora: il 3% del Pil regionale investito in ricerca; la quota dei Neet (i giovani che non lavorano e non studiano) sotto la soglia del 10%; attrarre studenti e incentivarli a restare, anche col rientro di talenti. Centralità della sanità pubblica, che si è dimostrata fondamentale nella lotta al virus, puntando ancor più sulla medicina del territorio e la telemedicina, sistema di welfare integrato di prossimità, sempre più inclusivo e partecipato (innovazione sociale, nuova occupazione, sinergie col Terzo settore, lavoro sociale qualificato). Rete dei servizi educativi e delle scuole per l'infanzia (0-6) più forte, con l’accesso garantito a tutte le bambine e i bambini, abbattendo progressivamente liste d’attesa e costo a carico delle famiglie. Piano pluriennale di prevenzione del dissesto idrogeologico e di difesa della Costa. Rafforzamento della Rete Alta Tecnologia e dell’Emilia-Romagna Data Valley bene pubblico. Dotare il territorio regionale di infrastrutture per la mobilità e la connettività. Difesa dei posti di lavoro, nuova politica fiscale – improntata alla progressività, alla giustizia sociale e al recupero dell’elusione e dell’evasione – e costante valorizzazione della contrattazione collettiva tra le parti sociali. Emilia-Romagna come capitale dell’industria culturale e creativa, arti che si rinnovano grazie alle tecnologie, che si aprono a un nuovo pubblico, che rigenerano il patrimonio storico e le periferie e che attraggono giovani, sfidando le grandi realtà europee. L’opportunità di accedere a risorse straordinarie e la necessità di investirle in tempi rapidi per rimettere in moto l’economia e la società richiedono un cambio di passo nel rapporto tra Pubblica amministrazione, cittadini e imprese. Politiche e investimenti saranno supportati da un processo di semplificazione per ridurre la burocrazia e innovare la Pubblica amministrazione stessa. Non una deregolamentazione, ma un innalzamento del livello della legalità, dei diritti e della giustizia sociale, anche a fronte dei rischi crescenti di infiltrazioni criminali e mafiose. Il Patto prevede anche il coinvolgimento delle parti firmatarie per un confronto preventivo sui contenuti delle principali pianificazioni e dei principali provvedimenti da intraprendere, insieme alle rispettive dotazioni finanziarie, in attuazione e in coerenza con quanto condiviso. Fondamentale la verifica sui risultati ottenuti rispetto agli obiettivi. Ogni sei mesi, i firmatari del Patto si riuniranno per monitorare lo stato di avanzamento delle azioni intraprese e valutarne l’impatto, per eventuali integrazioni o modifiche, a partire da nuovi scenari, nuove criticità e nuove opportunità. Oltre a promuovere a livello locale l’attuazione del Patto stesso, attraverso patti e programmi declinati su scala territoriale.

Pubblicato il 15 dicembre 2020

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