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Notizie Varie

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Ucid, l'invito alla speranza di papa Francesco

firma
Piergiorgio Marino dell'UCID di Genova (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) commenta l'enciclica Enciclica “Fratelli Tutti” di papa Francesco.

L’Enciclica “Fratelli tutti”, focalizzata sulla “fraternità e amicizia sociale” ci fa capire la situazione in cui viviamo ma specialmente il modo con cui migliorarla. A tale scopo, dopo avere individuato le attuali “ombre di un mondo chiuso che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale”, il Papa “desidera dare voce a tanti percorsi di speranza” che già esistono e che, anche attraverso le “buone pratiche”, servono a “pensare e generare un nuovo mondo aperto”, che persegua la “carità” attraverso i due principi inseparabili della “solidarietà” e “sussidiarietà”. Infatti “l’affermazione che come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle... ci pone una serie di sfide che ci muovono, ci obbligano ad assumere nuove prospettive e a sviluppare nuove proposte”
Partendo da queste intenzioni e specialmente dalle indicazioni della enciclica, vengono effettuate alcune riflessioni per cercare di capire come questo nuovo mondo potrebbe essere realizzato.
In generale si evidenzia la convinzione che, di fronte alla mondializzazione della economia ed al proliferare di numerosi conflitti, per assicurare l’
obiettivo finale dello sviluppo sostenibile e della pace, specialmente a favore delle popolazioni più povere, non siano più sufficienti gli “atti di generosità sporadici” o le “azioni benefiche” e gli “aiuti in denaro”. Occorre invece che tutti i soggetti, identificabili nelle singole persone, imprenditori, politici e comunità, intervengano sulle cause che li determinano, con modalità tali da eliminarle, seguendo le “nuove prospettive e proposte” indicate dalla enciclica.

Favorire l'amicizia e pace sociale


In particolare, partendo dall’alto con i soggetti che vengono chiamati architetti della pace, si ritiene necessario che
i politici riformino o costruiscano delle Istituzioni internazionali ai diversi livelli della vita sociale, dotandole di poteri e risorse adeguati, assicurati dal contributo delle tasse e dalla partecipazione degli altri soggetti secondo il principio di sussidiarietà, per realizzare politiche economiche e sociali di solidarietà a beneficio di tutti. A tale scopo essi possono utilizzare gli strumenti della cittadinanza e della democrazia, che garantiscono la possibilità di consultazione ed il voto. A loro volta gli imprenditori, con le loro imprese, sono chiamati a generare beni e ricchezza, e specialmente lavoro per tutti, realizzando la solidarietà direttamente tramite lo strumento degli investimenti sostenibili economicamente, socialmente e ambientalmente, e indirettamente tramite le tasse. Inoltre, essi possono perseguire la sussidiarietà tramite lo strumento della partecipazione dei collaboratori alla attività delle imprese, assicurata da accordi e contratti.
Partendo dal basso, le
persone e la comunità, che vengono definiti gli artigiani della pace, oltre alle iniziative dirette di solidarietà, possono favorire l’amicizia sociale e la pace sociale attraverso gli strumenti del dialogo e dei patti sociali e culturali. Inoltre, possono perseguire tale scopo tramite la partecipazione alla attività delle imprese e la realizzazione o perfezionamento delle Istituzioni precedenti, secondo il principio di sussidiarietà, utilizzando gli strumenti prima indicati per gli imprenditori e politici e contribuendo anche con le tasse. In tale modo si può formare anche il “poliedro” auspicato dalla enciclica in cui “il tutto è più delle parti” e “le differenze convivono”.
Sono numerosi gli esempi di “
percorsi di speranza” e “buone pratiche” che avvalorano la fattibilità delle indicazioni precedenti, ad esempio: gli imprenditori segnalati dalla UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) le cui imprese perseguono il bene comune; i politici a capo di Istituzioni formate da Unioni di Stati (come la UE) o Federazioni di Stati (come gli USA), come sostenuto anche dal MFE (Movimento Federalista Europeo); infine quelle recenti promosse dalla Chiesa, come il Patto di Assisi con i giovani per la individuazione della nuova Economy of Francesco, l’impegno interreligioso per la pace mondiale e la fratellanza umana di Abu Dhabi e la partecipazione della Comece alla prossima Conferenza sul futuro dell’Europa.
Queste indicazioni della enciclica e riflessioni credo quindi che consentano effettivamente di individuare le
modalità, l’obiettivo finale e gli strumenti attraverso i quali i singoli soggetti possono contribuire a “pensare e generare” l’auspicato “nuovo mondo”, caratterizzato da “fraternità e amicizia sociale” per i “fratelli tutti”, dimostrando così anche la validità della enciclica. Ovviamente, come evidenziato anche dalla Enciclica, non c’è una “unica via, metodologia e ricetta economica applicabile per tutti”, per cui anche queste riflessioni intendono rappresentare solo un modesto contributo per capire meglio le indicazioni di papa Francesco e quindi per fare ognuno di noi la propria parte, sostenuti dall’“ invito alla speranza”
del Papa.

Piergiorgio Marino

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Pubblicato il 3 febbraio 2021

Felicori: «I luoghi della cultura vanno riaperti»

Felicori 

Pieno accordo tra Regione e sindacati dello spettacolo sulla necessità di riaprire progressivamente i luoghi della cultura, sul sostegno all’innovazione della legislazione nazionale a tutela dei lavoratori del settore e per rendere più incisivo il ruolo dell’Osservatorio regionale sullo spettacolo.
Questi i temi al centro dell’incontro che si è svolto tra l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori, il responsabile del Servizio Cultura e Giovani Gianni Cottafavi e i rappresentanti sindacali del settore di Cgil (Antonio Rossa e Viviana Gardi), Cisl (Antonella Amerini) e Uil (Giuseppe Rossi). L’assessore e i sindacati hanno concordato sulla necessità, nel pieno rispetto della priorità sanitaria, di riaprire progressivamente i luoghi della cultura con l’adozione delle misure di sicurezza ma anche su un altro punto di grande importanza, quello cioè di riprendere l’iniziativa per innovare la legislazione nazionale a tutela dei lavoratori della cultura, in particolare quelli discontinui, a partire dalla proposta di legge del 2020 “Disposizioni per la tutela dei lavoratori dello spettacolo”.

L’assessore Felicori si è impegnato a sostenere la proposta in Parlamento sia tramite il Coordinamento delle Regioni italiane che col coinvolgimento dei parlamentari eletti in Emilia-Romagna, in particolare i componenti delle commissioni Cultura e Lavoro, mentre le organizzazioni sindacali regionali coinvolgeranno a questo scopo le loro rappresentanze nazionali. Impegno comune anche sul fronte dell’Osservatorio regionale dello spettacolo, per vagliare le possibilità per renderlo più incisivo nella rappresentazione delle forme e delle tipologie contrattuali di settore. In particolare, si potrebbe avviare lo studio di una lista di indicatori che, evitando appesantimenti burocratici, permetta di identificare le “buone pratiche” adottate dalle imprese nei rapporti di lavoro, con l’eventuale riconoscimento di una certificazione (esistente o meno), una sorta di bollino che possa anche permettere premialità nelle politiche regionali.

Si spera di ritornare alla normalità

I rappresentanti sindacali hanno anche espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Film Commission col percorso avviato nel 2019, in particolare per l’inserimento nei bandi 2021 a sostegno della produzione cinematografica e audiovisiva di una premialità per l’assunzione diretta di personale operante in regione da parte delle imprese di produzione. “Con la progressiva riapertura dei luoghi della cultura puntiamo al ritorno alla normalità – spiega l’assessore Felicori-. Ma noi sappiamo, ce l’ha ricordato drammaticamente l’epidemia, che il settore cultura è fragile e vive anche per le tante carenze nella tutela dei lavoratori, spesso in condizione di precarietà. Allora, assieme ai sindacati dello spettacolo, dobbiamo usare i prossimi mesi per affrontare con decisione le problematiche dei diritti dei lavoratori dello spettacolo. La Regione userà le sue capacità di influenza perché le normative nazionali si muovano in questa direzione”. Tra un mese un nuovo confronto tra le parti.

Pubblicato il 3 febbraio 2021

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4 febbraio, Giornata contro il cancro: l'impegno di Lilt

Il dottor Pugliese della Lilt alla scuola Don Minzoni

Il presidente della sezione piacentina di LlLT dottor Franco Pugliese durante una iniziativa di sensibilizzazione in una scuola della città.

Il 4 febbraio la Giornata Mondiale contro il Cancro compie 21 anni.
È stata istituita nel 2000 dalla UICC (Union for International Cancer Control che ha sede a Ginevra) col sostegno dell’Oms, al fine di tenere sempre viva l’attenzione su questo enorme problema. L’obiettivo è di aumentare la consapevolezza sulle possibili malattie oncologiche e di conseguenza fare in modo che le persone prestino più attenzione alla loro salute facendo prevenzione, attuando stili di vita salutari e cercando di riconoscere eventuali sintomi.
Non a caso lo slogan scelto dalla UICC per il triennio 2019 – 2021 è I’m and I Will - IO SONO E LO FARO' - un forte e chiaro invito all’impegno personale, soprattutto in questo particolare momento storico, dove l’attenzione alla salute sembra avere un senso unico, volto alla pandemia. Con orgoglio  possiamo affermare che l’Italia è nei primi posti nella cura al cancro, infatti dal momento in cui viene fatta una diagnosi oncologica il sistema sanitario nazionale fornisce per i pazienti oncologici, cure efficaci e tempestive, dando una sopravvivenza maggiore di 5 anni rispetto agli altri Paesi.
La LILT nazionale, Lega Italiana Lotta ai Tumori, da anni attua una politica di informazione e prevenzione su tutto il territorio e la Lilt sede provinciale di Piacenza, offre un significativo contributo alla collettività. Le attività che vengono svolte sono tante, iniziano a marzo con la settimana della prevenzione, dove si può accedere gratuitamente alle visite dermatologiche, continuano con la sensibilizzazione dei giovani sui danni del fumo all’interno delle scuole, proseguono con le visite senologiche, poi con lo screening del tumore del colon retto; in parallelo la Lilt eroga borse di studio per la ricerca oncologica, sostiene l’Hospice di Piacenza e dona strumenti di tecnologici avanzati per l’Ospedale. Nel contempo organizza incontri gratuiti ed aperti a tutti per smettere di fumare, organizza giochi della salute per i più piccoli, realizza eventi di sensibilizzazione e di informazione sulla corretta alimentazione.
E questa giornata assume per la Lilt piacentina un valore simbolico molto importante: l’Associazione c’è al fianco dei cittadini e continua ad operare con costanza, tenacia e discrezione per cercare di ridurre i rischi della malattia.

Pubblicato il 3 febbraio 2021.

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Sono partite le vaccinazioni a casa degli over 80 assistiti a domicilio

 vaccini

Una categoria a rischio alla volta, l’Emilia-Romagna mette al sicuro quanti più cittadini possibili dal Coronavirus.
Partita da Piacenza a Rimini la campagna vaccinale contro il Covid-19 per gli oltre 60.000 cittadini con più di 80 anni che sono assistiti a domicilio e i loro coniugi, coinvolti in qualità di caregiver. Saranno i servizi di cure primarie delle Aziende sanitarie, che hanno già in carico gli anziani per la loro assistenza domiciliare, a contattare direttamente i cittadini per fissare l’appuntamento per la loro vaccinazione. Per quanto riguarda i criteri di precedenza, si baseranno sulle condizioni cliniche della persona, di cui le Asl sono già a conoscenza in quanto assistiti a domicilio: priorità ovviamente per chi presenta un quadro sanitario più fragile. Saranno utilizzati indifferentemente i vaccini Pfizer-Biontech o Moderna, a seconda della disponibilità dell’azienda sanitaria: in tutta la regione per il mese di febbraio sono attese più di 230.000 dosi di vaccino.

“Stiamo mettendo al sicuro nei tempi più rapidi possibili la generazione più colpita dalla letalità della pandemia - dichiara l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Diamo la precedenza alle persone più a rischio e facciamo tutti gli sforzi possibili per ampliare la popolazione target”. In totale questa campagna di vaccinazione per gli anziani assistiti a domicilio coinvolgerà 62.656 anziani: 15.207 persone per i territori dell’Ausl della Romagna, 11.224 a Bologna, 9.060 a Modena, 8.616 a Reggio Emilia, 6.863 a Ferrara, 5.506 a Parma, 3.720 a Piacenza e 2.460 nel circondario di Imola. A questi numeri si devono poi aggiungere i coniugi in qualità di caregiver, che saranno quantificati al momento delle convocazioni telefoniche da parte delle Aziende sanitarie. Per gli anziani ospiti delle Cra la campagna vaccinale è iniziata alla fine del 2020, proprio con il Vaccine day del 27 dicembre: ad oggi sono più di 20.000 le somministrazioni effettuate nelle strutture socio-sanitarie agli over 80. E proprio agli emiliano-romagnoli con più di 80 anni che non sono né ospiti di Cra né seguiti a domicilio dalle Ausl, come già annunciato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, invierà una lettera in cui, oltre alle ragioni per cui è bene vaccinarsi, fornirà tutte le indicazioni e le tempistiche per la prenotazione: i dettagli di questa parte della campagna vaccinale saranno illustrati già nei prossimi giorni.

Pubblicato il 3 febbraio 2021

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Gli emiliano-romagnoli sempre più attenti alle scelte alimentari

cibo salutare

Meno sale e più salute: gli emiliano-romagnoli dimostrano di essere sempre più attenti all’alimentazione, anche grazie all’impegno della Regione e delle Aziende sanitarie che da anni sono impegnate nella prevenzione delle patologie croniche e nella promozione di stili di vita e scelte alimentari sane e corrette. In dieci anni, i cittadini dell’Emilia-Romagna hanno ridotto il consumo medio di sale di circa il 12%, passando da un’assunzione media giornaliera di 10,8 grammi negli uomini e 8,3 nelle donne nel 2008-2012, a rispettivamente 9,5 e 7,2 grammi nel 2018-2019. A rivelarlo, il monitoraggio nazionale avviato nel 2008 a cui ha contributo anche la regione, con l’Ausl IRCCS di Reggio Emilia come punto di riferimento. Promossa e finanziata dal Ministero della Salute - Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie e condotta dal Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’indagine ha monitorato nella popolazione italiana adulta i livelli urinari giornalieri di sodio quale indicatore del consumo abituale di sale. I risultati dello studio, che fanno emergere una tendenza positiva nelle abitudini della popolazione emiliano-romagnola, sono disponibili online sulla rivista scientifica Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases. Non solo, perché secondo la banca dati di Epicentro, gli emiliano romagnoli che pongono attenzione a non eccedere nell’utilizzo di sale sono il 63,4%, contro una media nazionale del 57,8% e quelli che utilizzano sale iodato sono il 76% (a fronte di una media del 71,5%). "Questi risultati, che offrono importanti indicazioni per la salute pubblica della nostra regione basate sull’evidenza scientifica- sottolinea l'assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- confermano che l’impegno della Regione e delle Aziende sanitarie nella prevenzione della salute, in particolare delle malattie cardiovascolari, anche attraverso scelte alimentari corrette come un adeguato consumo di frutta e verdura, va nella giusta direzione”.

 Un progetto di sanità pubblica

“Ridurre l’assunzione di sale del 30% nei prossimi dieci anni è uno dei nove obiettivi globali fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità contro le malattie non trasmissibili- spiega l’assessore- e lo è anche tra quelli contenuti del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, approvato con una specifica Intesa Stato-Regioni lo scorso agosto. Per questo- conclude Donini- continueremo a lavorare anche sul fronte della comunicazione e della sensibilizzazione, per migliorare ulteriormente i risultati raggiunti sino a qui”.
“È una grande soddisfazione vedere come un progetto di Sanità pubblica in cui abbiamo creduto e investito molte energie stia ottenendo i primi importanti risultati concreti – aggiunge la dottoressa Alessandra Fabbri, coordinatrice dell’Area Nutrizione Sian (Servizio igiene Alimenti e Nutrizione), e coordinatrice a Reggio Emilia del lavoro d’equipe con la periodica e capillare campagna sul territorio “Pane meno sale” -. Nonostante i dati mostrino consumi di sale ancora troppo elevati rispetto al livello massimo giornaliero che dovrebbe essere inferiore ai 5 grammi secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rileviamo un netto miglioramento rispetto alla rilevazione precedente”. “Nella nostra Food valley ricca di formaggi e salumi- prosegue Fabbri- non è facile convincere la popolazione a ridurre l’assunzione complessiva di sale. E questo è stato possibile grazie alla collaborazione dei panificatori che sostengono già da anni la campagna ‘Pane meno sale’ con cui si impegnano a produrre pane a ridotto contenuto di sale”.

 I risultati su scala nazionale

I campioni di popolazione coinvolti riguardano, per ciascun periodo, circa 2mila uomini e donne di età compresa tra i 35 e i 74 anni residenti in 10 regioni italiane, distribuite tra il Nord, il Centro e il Sud Italia. Si è così potuto osservare che l’assunzione media giornaliera di sale nella popolazione è stata di 10,8 grammi negli uomini e 8,3 grammi nelle donne nel 2008-2012 e rispettivamente di 9,5 grammi e 7,2 grammi nel 2018-2019, con una riduzione significativa dell’assunzione di sale quindi di circa il 12% in 10 anni. La riduzione è stata rilevata, sebbene in misura diversa, in tutte le classi di età, categorie di indice di massa corporea (normopeso, sovrappeso, obesi) e livelli di istruzione, e corrisponde a oltre un terzo rispetto all’obiettivo del 30% indicato nel Piano d'azione globale dell’OMS da raggiungere entro il 2025. I risultati rappresentano un prezioso riferimento per le iniziative che Ministero della Salute e Regioni intraprenderanno al riguardo in attuazione del Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025. Solo considerando il 2020, la Regione ha assegnato alle Aziende sanitarie del territorio 3,5 milioni di euro per realizzare azioni e interventi previsti dalla specifica legge regionale sulla ‘promozione della salute e prevenzione primaria’; in particolare per contrastare il rischio di malattie non trasmissibili, intervenendo sulle abitudini alimentari dei cittadini. Dal 2013 ha realizzato la campagna “Pane meno sale”, promuovendo un accordo con le principali associazioni di panificatori per incentivare la produzione di pane con un contenuto massimo di sale pari all'1,7% del peso della farina: un prodotto che, senza subire modifiche di sapore, può produrre nel tempo effetti positivi sulla salute.

Pubblicato il 2 febbraio 2021

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