Insegnare alle nuove generazioni il valore di un’alimentazione sana abbinata a corretti stili di vita. Con questi obiettivi da più di vent’anni Coldiretti Piacenza porta avanti il progetto di “Educazione alla Campagna Amica” nelle scuole piacentine. La festa finale, a conclusione dei percorsi didattici, torna finalmente in presenza: si svolgerà il prossimo mercoledì primo di giugno dalle 8.30 alle 12, nell’oratorio del centro parrocchiale del Corpus Domini, in via Farnesiana,24 a Piacenza. L’iniziativa è promossa da Campagna Amica insieme a Coldiretti Donne Impresa e a Coldidattica, quest’ultima nata nel 2017 per realizzare iniziative e attività che esprimano e divulghino appieno il valore e la dignità dell’agricoltura, rendendo evidente il suo fondamentale ruolo per la tutela dell’ambiente, del territorio, delle tradizioni e della cultura dell’Emilia-Romagna, con particolare attenzione alla salute e alla sicurezza alimentare. Come da tradizione, inoltre, l’evento sarà organizzato in collaborazione con il Consorzio di Bonifica che darà conclusione alle proprie attività didattiche legate alla valorizzazione del ciclo dell’acqua, ai cambiamenti climatici, all’educazione ambientale e alla gestione del territorio. Da sottolineare che l’evento ricade nel centenario delle Bonifiche.
Il progetto di Coldiretti quest’anno era intitolato “Lo sviluppo sostenibile e l'educazione alimentare” e attraverso le dispense fornite dall’associazione, gli studenti – circa 800 quelli che hanno seguito le lezioni in aula per un totale di 25 classi - hanno approfondito uno tra questi contenuti, a scelta: l’agricoltura di precisione e l’innovazione, la biodiversità e le api, il biologico e i metodi di coltivazione sostenibile, il consumo sostenibile e Campagna Amica, la dieta mediterranea e la corretta alimentazione, l’etichettatura e la sicurezza alimentare, il valore dell’acqua e il paesaggio, i prodotti e le filiere, lo spreco alimentare e l’impronta ambientale, le tradizioni agricole e i musei a tema e infine le video interviste. Mercoledì prossimo si svolgerà quindi la festa finale, nel corso della quale agli studenti verranno proposti laboratori, iniziative e naturalmente la merenda a chilometro zero oltre che, da quest’anno, la visita guidata del Mercato Coperto di Campagna Amica Piacenza, che per l’occasione sarà aperto a tutti dalle 8 alle 14. Il clou della mattinata sarà alle 11 con la premiazione degli elaborati finali, realizzati dai ragazzi coinvolti nel progetto per illustrare quanto appreso.
“E’ un piacere – afferma il direttore di Coldiretti Piacenza Roberto Gallizioli –tornare a incontrarci in presenza per questa festa che testimonia l’impegno di Coldiretti Piacenza nelle scuole da oltre vent’anni”. Purtroppo in Italia- secondo l’analisi della Coldiretti sul Rapporto 2022 dell’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) - il 42% dei bambini tra i 5 e i 9 anni è obeso o in sovrappeso, con un risultato che è il peggiore dell’Unione Europea, dove la media è del 29,5%, e un impatto potenzialmente devastante sulla salute delle giovani generazioni. Un dato su cui ha negativamente influito la pandemia, per questo - conclude Gallizioli - l’educazione alimentare delle nuove generazioni è fondamentale, così come è importante qualificare l’offerta delle mense scolastiche con cibi locali a km 0 che valorizzano le nostre realtà produttive e garantiscono genuinità e freschezza”. Le premiazioni sono previste alle 11.
Nella foto, una passata edizione della festa di Educazione alla Campagna Amica
È stata ufficialmente inaugurata la Big Bench di “Cantine Romagnoli”, la prima panchina gigante di tutto il Piacentino. Al taglio del nastro sono intervenuti il sindaco di Vigolzone, Gianluca Argellati, e il vicepresidente della Provincia di Piacenza, Franco Albertini, e rappresentanti del Consiglio Provinciale e Regionale, che insieme hanno applaudito all'inaugurazione della maxi installazione alta due metri e larga tre. Si tratta della 211esima panchina in Italia, voluta dall’azienda vitivinicola guidata dalla famiglia Perini. La panchina già da qualche tempo richiama tanti visitatori sulle colline di Villò di Vigolzone.
Si è conclusa sabato 28 maggio la nona edizione del percorso di Mondialità Consapevole, organizzato da Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con Caritas diocesana e altre associazioni e onlus. Nell’ultimo incontro sono intervenute Marina Pozzoli di Medici Senza Frontiere e Nicoletta Novara, fotografa piacentina, che ha aderito al progetto umanitario “Still I rise”.
La qualità prima di tutto È una lunga esperienza quella che accompagna la piacentina Marina Pozzoli. Biologa, nel 2003 lascia il suo lavoro alla Casa di Cura Piacenza per dedicarsi ai meno fortunati in giro per il mondo. Parte con Medici Senza Frontiere (MSF) nel febbraio 2004 per Nkayi, nella Repubblica del Congo, poi va in Angola, Etiopia, Swaziland, Haiti, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Darfur (Sudan), Liberia, Burundi, Giordania, Kurdistan iraqeno, Ucraina e Ciad. “Qualsiasi cosa succeda nel mondo, nel giro di poche ore qualcuno di MSF è sul posto – spiega Pozzoli –. Esistono missioni in più di settanta Paesi, che sono quelli in cui si verificano emergenze regolari. E poi ci sono i progetti a lungo termine: come spiegava la scorsa volta Luca Radaelli di Emergency, può capitare che in pochi giorni si dissolva ciò che si è costruito in vent’anni, come è successo in Afghanistan. Quando noi arriviamo portiamo sempre qualcosa di buono, e soprattutto offriamo sempre un servizio di qualità. MSF organizza corsi di formazione per medici, infermieri e altri operatori in Spagna, Francia, Svizzera, Belgio e Paesi Bassi per offrire sempre le prestazioni migliori possibili, dalla sala operatoria ai laboratori di esami. Se però mancano i fondi o un’adeguata preparazione, la qualità rischia di scendere dal 90 al 20%”.
«Tutto va perduto quando andiamo via» “Ciò che lascia l’amaro in bocca è che, una volta andati via noi, quel che abbiamo fatto pian piano scompare per l’incapacità di mantenerlo in piedi. Quando nel settembre 2021, insieme a MSF Olanda, siamo arrivati in Ciad, in un posto al confine col Sudan, abbiamo trovato solo sassi e sabbia. Negli ospedali non c’erano letti, non c’erano materassi, la pompa dell’acqua non andava e l’unica ambulanza, donata da un’associazione, era ferma perché aveva le gomme bucate. Prima di noi c’era stato un gruppo francese di Medici Senza Frontiere che aveva supportato l’ospedale con attrezzature e medicinali. In pochi mesi non c’era più nulla. Di fronte a una situazione del genere sorge un interrogativo a cui è difficile dare una risposta: che senso ha andare, impegnarsi, costruire se poi quando vado via tutto torna com’era prima?”.
«Di cosa avete bisogno?» “Prima che arrivassi col mio gruppo sono stati fatti due tipi di studi: uno quantitativo sui servizi esistenti e sui bisogni e un altro qualitativo. Un gruppo di antropologi è andato direttamente nei villaggi. Non più dunque contattando le autorità del Ministero della Salute ma le popolazioni stesse nei diversi villaggi, a cui veniva chiesto «Di cosa avete bisogno?». Sono uscite cose bellissime. Nessuno ha detto di aver bisogno di denaro; in un villaggio dissero: «In questa zona ci sono pochissimi pozzi, durante la stagione secca non abbiamo acqua», oppure «Abbiamo bisogno di un modo efficace per proteggerci dalla malaria». Quest’ultima è una piaga annosa. Durante la mia permanenza il logista ha contratto la malaria, nonostante tutte le precauzioni del caso. La sanità è un problema in tutti quei piccoli villaggi che sono lontani dalle città e anche dai villaggi più grandi che sono dotati di centri simil ospedalieri”.
Rispettare la cultura altrui “Noi europei abbiamo l’arroganza di voler esportare la nostra cultura, come se fosse la migliore di tutte. Ne hanno parlato anche Luca Radaelli e Stefania Calza. Le popolazioni locali hanno un modo diverso di vivere, non si può pretendere di modificarlo. Quando siamo arrivati in Ciad abbiamo assunto venti persone sul posto. All’inizio facevamo fatica a interagire, i modi di lavorare, di vivere, di comprendere le cose erano molto diversi. Ma poi il tempo ci ha consentito di collaborare nonostante le differenze. Pensiamo di essere portatori della verità perché abbiamo una tecnologia evoluta, ma ciò che è davvero importante è che tutti lavorino e facciano la propria parte. L’errore comune è che ci limitiamo a «portare» e non apprendiamo. Non ci interessa apprendere dalle altre persone. È sbagliato. Il Ciad è un Paese musulmano: le donne, ad esempio, non accettano di essere curate da medici uomini. Nei villaggi ci sono le matrone, una specie di ostetriche, che aiutano le donne a partorire. Quando tutto va bene, sono utili, ma non appena si presenta una situazione critica non sono più in grado di gestirla. È un problema anche pratico ed economico: gli ospedali spesso sono difficili da raggiungere perché lontani, e poi la sanità non è pubblica, bisogna pagare per accedervi. Le matrone, invece, vengono pagate in natura. Una gallina o una fornitura di ortaggi spesso costituiscono il loro compenso. Il nostro obiettivo ora non è più solo portare aiuto e poi andarcene e lasciare che tutto si sgretoli: al contrario, vogliamo insegnare a evitare la malaria, a scavare pozzi, a trattare l’acqua per evitare malattie, a sviluppare resilienza e responsabilità”.
Dare un’istruzione ai profughi Nicoletta Novara è la Program Coordinator di “Still I rise” a Gaziantep, nel sudest della Turchia, al confine con la Siria. Lì, sulla via di fuga dei profughi siriani in cerca di rifugio, Still I rise ha aperto la prima scuola internazionale per bambini profughi e dimenticati. L’associazione è nata nel 2018 a Samos, in Grecia, dopo che dal 2016 l’isola era stata la destinazione di ingenti flussi migratori. Tre persone si incontrarono lì e decisero di mettersi insieme per dare una mano. Aprirono una scuola e la chiamarono “Mazì”, “insieme”, poiché i primi volontari e i primi studenti la costruirono insieme, dai muri ai banchi. “Oltre a essere un centro di educazione – spiega Novara –, Mazì doveva essere un luogo che li tenesse lontano dal campo profughi, in un posto sicuro. Quando sono arrivata a Samos, sono rimasta sconvolta. Non era la prima volta che vedevo un campo profughi, ma non mi aspettavo una situazione simile in Europa. Un campo che poteva accogliere 600 persone è arrivato a contenerne 7000. I bambini arrivavano con zaini morsi dai ratti, sul corpo portavano i segni delle bastonate ricevute dai poliziotti mentre facevano la fila per il cibo. I loro comportamenti aggressivi erano un meccanismo di difesa, perché essi dovevano sopravvivere, erano “solo” dei profughi, qualcosa di sbagliato, un problema. Non erano riconosciuti come esseri umani. I bambini cambiavano completamente. Arrivavano parlando ognuno la propria lingua, noi insegnavamo in inglese. La voglia di comunicare consentiva loro di imparare rapidamente, e spesso usavano questa competenza per tradurre conversazioni fra i pazienti del campo e i medici”.
Attraverso i nostri occhi: le foto dei bambini “Uno dei progetti che abbiamo fatto all’interno della scuola è “Through our eyes” (“Attraverso i nostri occhi”). Ho dato ai bambini delle macchine fotografiche usa e getta e ho detto loro di immortalare ciò che desiderassero per raccontare la loro vita fuori da scuola. Un fotoreporter normale si sarebbe concentrato solo sui problemi del campo, mentre da quell’esperienza sono emerse situazioni più profonde. Nelle loro foto non c’è la spettacolarizzazione del dolore che, anche inconsapevolmente, noi cerchiamo. Loro ci hanno portato fotogrammi di sentimenti che loro vivevano, come sopravvivevano all’interno del campo. La foto di Anita ritrae un bambino in ciabatte nel fango che si scalda bruciando legno. Il pensiero era “Se ce la fa lui ce la posso fare anch’io”. Samaneh ha fotografato una ragazza che guida un motorino, perché nel suo paese alle donne non è consentito”. Nel nordovest della Siria è nata la seconda scuola, “Mahan”, che significa sempre “insieme” ma in arabo. “In quella zona vengono accolti profughi interni, fuggiti dai bombardamenti. Erano tutti bambini siriani, le loro foto sono diverse perché le situazioni che vedevano e le emozioni che provavano erano diverse. Dovevano fare uno sforzo d’immaginazione. Tammam ha fotografato lo scheletro di un edificio: «qualcuno sta iniziando a ricostruire ma il mio terrore più grande è vivere tutta la vita in tenda». Yousef ha fotografato una bambina che mangia gli avanzi di un altro. Si vede la sua mano protesa, ma il suo volto è coperto da un pilastro: un segno di delicatezza e rispetto”.
Verso il futuro A Nairobi è nata la prima scuola internazionale di Still I rise. “La situazione in Kenya è abbastanza stabile, e quindi il luogo era adatto per ospitare il primo progetto a lungo termine – prosegue Novara –. Vogliamo dare loro l’educazione migliore che possiamo. I nostri bambini devono essere coloro i quali cambieranno la situazione nel loro Paese: diamo loro la capacità, la conoscenza e gli strumenti per smettere di essere oppressi. Arnold ha scattato tutte le foto dalla porta di casa sua per paura che, uscendo, gli avrebbero rubato la fotocamera. Sylvester, un bambino di strada, ha fotografato un bambino con in mano un pallone. «Voglio diventare un calciatore, giocare nel Liverpool, guadagnare tanti soldi e poi tornare indietro e fare progetti per i bambini di strada». La sua visione va oltre la sua situazione, guarda al futuro”.
Appuntamento al prossimo anno I coordinatori del corso, Paolo Rizzi, Università Cattolica, e Francesco Millione, Caritas, hanno consegnato ai partecipanti l’attestato di frequenza e hanno dato appuntamento alla prossima edizione, che sarà la decima.
Francesco Petronzio
Nelle foto: in alto, Marina Pozzoli; sopra, Nicoletta Novara.
Gli addetti nelle imprese dell’Emilia-Romagna sono aumentati dello 0,2% nel 2021. Il risultato è determinato dai dipendenti (+0,5%). Segnali disomogenei per i settori. Ok noleggio e servizi di supporto alle imprese (+16%), fabbricazione dei mezzi di trasporto (+7,4%). In sofferenza alloggio e ristorazione (-6.1%). In calo il commercio, i servizi finanziari, il sistema moda (-6,4%). La pandemia che ha allentato la presa, abbinata alla decisa ripresa dell’attività, ha fatto sì che dal secondo trimestre 2021 abbia preso avvio una fase di recupero tendenziale degli addetti, meglio un vero rimbalzo, che si è rafforzato nel corso dell’anno. Come attesta uno studio di Unioncamere Emilia-Romagna che ha elaborato i dati relativi agli addetti delle localizzazioni di impresa, grazie alla ripresa, nel 2021 gli addetti delle attività operanti in Emilia-Romagna sono risultati 1.711.841 e sono lievemente aumentati (+0,2 per cento, +3.963 unità) rispetto al 2020, ma non hanno ancora recuperato il livello del 2019 (-1,1 per cento).
Dipendenti e indipendenti
L’andamento complessivo dell’occupazione è stato determinato dall’aumento dei dipendenti che sono saliti a 1.381.091 unità, con un aumento di 6.195 addetti +0,5%), che ha compensato pienamente la riduzione degli indipendenti di 2.233 unità (-0,7%) che sono scesi a quota 330.750. Quindi è ripresa la tendenza all’aumento della quota dei dipendenti sul totale degli addetti, che per il complesso delle localizzazioni di impresa ha raggiunto nel 2021 l’80,7%, con un incremento di 2,6 punti percentuali rispetto a 5 anni prima.
I macrosettori
Nonostante gli effetti diffusi della ripresa, l’aumento non ha interessato tutti i comparti. La tendenza positiva è stata trainata dai servizi dove gli addetti sono risaliti a 1.002.513 con un incremento di 5.669 unità (+0,6%), ma l’andamento è risultato ancora negativo nel commercio, messo a dura prova dalle restrizioni della pandemia e dai mutamenti di comportamento dei consumatori, che ha perso 4.188 addetti (-1,5%). La perdita occupazionale è da attribuire al commercio al dettaglio (-3.142 addetti, -2,1%), mentre quello all’ingrosso ha contenuto la tendenza (-771 addetti, -0,8%). Quindi, in termini assoluti l’andamento positivo nel complesso dei servizi è derivato dall’insieme degli altri servizi (diversi dal commercio), attività che hanno beneficiato in misura diversa della ripresa. Qui gli addetti sono risaliti a quota 719.784 recuperandone 9.857 (+1,4%) con una decisa inversione di tendenza a “V”.
Chi cresce di più e di meno
In un anno come il 2021 di ripresa economica, ma ancora di pandemia, il colpo più duro lo hanno subito gli occupati delle attività operanti nei servizi di alloggio e ristorazione. La riduzione dei dipendenti (-9.635) ha interessato entrambi i settori con una diminuzione di 7.719 addetti nella ristorazione (-5,8%) e di 2.373 unità nei servizi di alloggio (-7,6%). Sono diminuiti anche gli addetti delle altre attività dei servizi (-2.064 unità, -4,8%) e delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento è risultata consistente (-1.717 addetti, -6,5%) in quanto il settore è stato assoggettato a gravose e necessarie restrizioni. La ristrutturazione in corso nel sistema bancario ha condotto a una perdita di 1.021 addetti (-2,0%) nelle attività finanziarie e assicurative dovuta esclusivamente alla riduzione di 1.209 posizioni dipendenti nelle sole attività dei servizi finanziari, ovvero negli istituti di credito. La ripresa economica ha visto crescere l’occupazione in due terzi dei settori dei servizi, ma anche le variazioni non sono state omogenee, bensì hanno mostrato una forte concentrazione. Nell’aggregato del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese si è avuto l’incremento degli addetti più consistente (+19.603 unità, +16%).
Altrove, la crescita dell’occupazione ha mostrato un passo più contenuto. Così gli addetti dei servizi di informazione e comunicazione sono aumentati di 1.714 unità (+4,0 per cento), soprattutto a seguito del forte aumento degli occupati nelle attività di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (+1.432 addetti, +6,2%), trainato dalla forte accelerazione all’adozione di strumenti informatici per le famiglie e le imprese. Ancora, nel complesso delle attività professionali, scientifiche e tecniche l’incremento degli addetti è risultato del 2,8% (+1.380 unità), soprattutto nelle attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale (+889 unità, +7,3%). Resta sostenuto il passo nella ricerca scientifica e sviluppo (+218 unità, +5,4 per cento) e nell’istruzione (+490 unità, +4%). Contenuto l’aumento nella sanità e assistenza sociale (+839 unità, +1,4%). Nel 2021 gli addetti delle costruzioni sono saliti a quota 137.620, un nuovo aumento (+1.608 unità, +1,2%) sia dall’occupazione dipendente (+1.209 unità, +1,5%), che degli indipendenti (-399 unità, +0,7%), grazie al sostegno fornito dai bonus alle imprese minori.
Collocata all’interno dei Giardini dell’Unità d’Italia, la panchina blu, con la corona di stelle gialle, intitolata al compianto presidente del Parlamento europeo David Sassoli, è stata voluta dall’Amministrazione Comunale di Gragnano, per portare l’Unione Europea sempre più vicina ai cittadini. Come ha ricordato il consigliare comunale Andrea Capellini, citando una frase di Konrad Adenauer del 1954 : “L’Unità dell’Europa era un sogno di pochi, è stata una speranza per molti e oggi è una necessità per tutti”. Alla panchina hanno lavorato fattivamente i ragazzi del Centro d’aggregazione “Quasi C’Entro”, quelli frequentanti l’oratorio, nonché Eleonora Rossi, l’ infermiera- artista che, con un tocco finale, ha realizzato le dodici stelle. Gli avvenimenti di questi ultimi anni, la pandemia, la crisi ambientale, la crisi economica, ci dimostrano che tutti noi condividiamo con gli altri cittadini europei gli stessi problemi: siamo parte di un’unica comunità di destino. La panchina, nelle intenzioni degli organizzatori, rappresenta un simbolo della nostra cittadinanza europea.
“Per ospitarla, è stato scelto un luogo simbolico, un luogo d’incontro e di aggregazione sociale, aperto a tutti, proprio come Sassoli voleva fosse sentita l’Europa. A fronte dei nazionalismi risorgenti e divisivi , il sogno dei padri fondatori di un’Europa unita ritorna prepotente con tutto il suo valore anche profetico e va senz’altro portato avanti”, ha dichiarato la sindaca Patrizia Calza, che ha voluto sottolineare come il progetto non sia un gesto estemporaneo ma si colloca in un disegno complessivo alla luce del quale vanno lette varie attività, dai progetti Erasmus che vedono impegnate le scuole locali fino alla promozione del Cammino di San Colombano quale riscoperta di una identità comune nata nei secoli grazie anche ai viaggi e al contributo, in termini di conoscenze e valori, di grandi personalità. Un’identità europea le cui origini e i cui caratteri di uguaglianza, libertà, solidarietà e democrazia sono stati ben evidenziati dai ragazzi del Consiglio Comunale dei Ragazzi che, per bocca del loro sindaco, Filippo Cigalini, hanno ricordato che “anche se siamo un piccolo paese, siamo comunque tutti importanti e possiamo dare il nostro contributo nel migliorare l’Europa e l’Italia”. Intervallati da intermezzi musicali mentre nel Giardino, in un’atmosfera intima favorita dal tempo bigio, si diffondevano le note dell’Inno di Mameli, del Te Deum, dell’Inno alla gioia e di Imagine di Lennon, suonate da Rachele Stefanelli, Susanna Tagliaferri e Clara Alice Cavalleretti del Conservatorio di Musica, si sono succeduti gli interventi a partire da quello dell’ospite d’eccezione , l’europarlamentare Brando Benifei che ha esortato ad essere protagonisti, rilanciando l’idea di un’Europa più coraggiosa. Andrea Capellini, che si è occupato personalmente dell’organizzazione dell’evento, ha evidenziato in particolare le opportunità offerte dall’Unione Europea ai giovani e l’importanza di lavorare insieme come popoli per vincere le sfide che trascendono i confini nazionali.
Erano presenti, oltre alla professoressa Maria Guerresi e agli amministratori comunali Cristiano Schiavi e Matteo Provini, anche Augusto Ridella del Movimento Federalista Europeo e Andrea Marini, giunto da Modena in rappresentanza della Gioventù federalista Europea. Il primo ha evidenziato come gli Stati siano necessari ma anche come, a suo parere, sarebbe auspicabile la nascita di uno stato federale al quale trasferire alcuni poteri fondamentali cioè non solo il commercio delle merci, la libera circolazione dei cittadini, la moneta, ma anche la difesa e la politica estera. Infine ha invitato i ragazzi ad immaginare, seduti sulla panchina europea, i ragazzi francesi, tedeschi, irlandesi e di tutti gli altri Stati come la stessa fosse appunto una panchina comune. “Unità nella diversità” è dunque il messaggio che parte da Gragnano e che, insieme a quello lanciato da altre province italiane, ci si augura possa diventare patrimonio comune e garanzia di pace e democrazia per il futuro dell’umanità.
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