Attrezzature da esterno per ginnastica, fitness o giochi fissi per bambini, panchine, ombrelloni, tavolini e tende sospese, opere murarie per l’adeguamento delle strutture, l'acquisto di biciclette, anche e-bike o a pedalata assistita, per il cicloturismo, nuovi macchinari per cucina e bar, software per la raccolta delle ordinazioni, impianti di video sorveglianza. Sono queste alcune delle voci di spesa ammissibili all'interno del bando “Qualificazione delle imprese turistiche” pubblicato dal Gal (Gruppo di Azione Locale) del Ducato in attuazione degli interventi previsti nel Piano di Azione Locale (Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 – Misura 19) dalla operazione B.2.6. L'avviso pubblico, la cui scadenza è stata prorogata al 30 settembre, è scaricabile del sito del Gal del Ducato, www.galdelducato.it, alla sezione bandi; si invitano pertanto le realtà possibilmente interessate a consultare la descrizione completa ed esaustiva contenuta nel bando per quanto riguarda le procedure specifiche alle quali attenersi per presentare domanda di contributo.
Il bando, i cui possibili beneficiari sono ditte individuali e società di persone, di capitale, cooperative e consortili, i consorzi definiti come micro e piccole imprese operanti all'interno del territorio di competenza del Gal del Ducato, mette a disposizione risorse per un ammontare complessivo di 445mila euro, con un contributo in conto capitale pari al 40% per microimprese comprese le ditte individuali e PMI in forma singola o associata, elevabile al 60% a determinate condizioni; i progetti devono prevedere spese ammissibili non inferiori a 10mila euro fino ad un ammontare massimo di 80mila euro. L’obiettivo dell'azione promossa dal Gal del Ducato è migliorare la qualità dell’offerta ricettiva e dei servizi turistici, ad esempio bar e attività di ristorazione o di supporto al cicloturismo, così da incrementare la fruizione del territorio secondo le finalità della Focus area P6A “Favorire la diversificazione, la creazione, lo sviluppo di piccole imprese nonché dell’occupazione”.
È morta Genoveffa Landoni, 88 anni, per diverso tempo impegnata a fianco del sacerdote piacentino mons. Antonio Bozzuffi, già vicario generale del vescovo Enrico Manfredini e poi primo presidente dalla metà degli anni ’80 dell’allora neonato Istituto diocesano sostentamento del clero. La signora Genoveffa, per tutti “Geno”, ora viveva a Cislago, il paese in provincia di Varese in cui era nata. Il suo funerale si svolge proprio a Cislago nella chiesa parrocchiale dedicata all’Assunta giovedì 28 luglio alle ore 10. Contemporaneamente, stesso giorno e stessa ora, verrà ricordata dai piacentini che l’hanno conosciuta alla messa nella basilica di Sant’Antonino a Piacenza. La sua salma verrà poi sepolta nel cimitero di Cislago.
Grande semplicità e tanta saggezza
La signora Genoveffa è stata accanto a mons. Bozzuffi per oltre 30 anni nella casa della di via Pace fino alla morte del sacerdote avvenuta nel marzo 2017. Genoveffa aveva prima assistito dai primi anni ’70 la mamma di mons. Bozzuffi. “Genoveffa - dice la prof.ssa Sannita Luppi - era molto affezionata a Piacenza. Aveva una grande semplicità, un carattere riservato ed era animata da grande fede e spirito di servizio. Rivelava una grande saggezza grazie alla quale era un punto di riferimento per diverse persone”. Genoveffa aveva fatto parte da giovane della comunità religiosa delle Piccole Serve del Sacro Cuore per gli ammalati poveri, oggi non più presente a Piacenza, ed era poi uscita dalla congregazione per motivi di salute. La signora Genoveffa aveva condiviso da vicino la vita sacerdotale di mons. Bozzuffi. Di lui scriveva nel 2017 sulle colonne del nostro settimanale mons. Gianni Vincini, vicario episcopale della val d’Arda: “Don Antonio è stato un grande, grande nella fedeltà a Cristo ed alla Chiesa, ma anche per la forte personalità e per la qualità del suo ministero pastorale. Ovunque è passato ha lasciato un segno positivo, profondo, non dimenticabile. Come curato in San Paolo, in Azione Cattolica come assistente diocesano dei giovani della GIAC, come promotore ed animatore di Gioventù Studentesca, come insegnante di teologia morale in Seminario, di religione alle Magistrali e alla Scuola Infermiere, come cappellano Piccole Serve del Sacro Cuore per gli ammalati poveri, come riferimento e accompagnatore dei nostri missionari in Brasile, come formatore spirituale dei diaconi e degli aspiranti diaconi, come presidente dell’Istituto diocesano sostentamento clero e come Vicario generale”.
Dai nuovi metodi per la qualità e la sicurezza alla digitalizzazione e innovazione dei processi produttivi. Dalla riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni - consumi d’acqua, territori, emissioni – a nutrizione e salute. Dalla tracciabilità e dalla legislazione di settore al design e alla creatività applicati alla buona tavola. E molti altri temi e materie sui quali giovani talenti di ogni Paese potranno formarsi in Emilia-Romagna grazie a ‘Food-ER’, l’università internazionale dell’agroalimentare. Food-ER consentirà di progettare e avviare, entro il prossimo triennio, un insieme di attività di formazione tale che possa dare ai giovani gli strumenti per lavorare e dare risposte nuove nell’agri-food, guardando alla piena sostenibilità, anche in rapporto alla scarsità di risorse globali e ai cambiamenti climatici: master di secondo livello, laurea magistrale, alta formazione dedicata alle imprese, rafforzamento dei dottorati di ricerca. E di farlo a partire dalla Food Valley regionale, comparto d’eccellenza in Italia e a livello internazionale, col record europeo di prodotti Dop e Igp, aziende e gruppi industriali noti in tutto il mondo, così come saperi e tradizioni artigianali. ‘Food-ER, Emilia-Romagna International Network for Education and Industrial Research on Food and Beverage’ è il network voluto dalla Regione che vede insieme in primo luogo le quattro Università regionali, i soci fondatori: di Parma – capofila del progetto -, Modena e Reggio Emilia, Bologna, Ferrara.
In Regione, a Bologna, la presentazione con il presidente Stefano Bonaccini, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, i rettori dell’Università di Parma, Paolo Andrei, Bologna, Giovanni Molari, Ferrara, Laura Ramacciotti, Modena e Reggio Emilia, Carlo Adolfo Porro. Oltre ai docenti dell’Università Cattolica di Milano, sede di Piacenza, Francesco Timpano e Marco Trevisan, e il presidente della Fondazione Its Tech&Food, Massimo Ambanelli. Ai soci soci fondatori si affiancano infatti come soci aggregati, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, che già fa parte della Rete di Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna; il Clust-ER Agroalimentare, che riunisce soggetti pubblici e privati, centri di ricerca, imprese, enti di formazione; imprese regionali, sia quelle leader di filiera che le piccole e medie imprese, e i cinque quartieri fieristici internazionali: Bologna Fiere, Fiere di Parma, Fiere di Rimini - Ieg, Cesena, Fiere di Piacenza.
Il progetto si avvia con lo stanziamento di 3 milioni di euro da parte della Regione. Con l’obiettivo di rendere l’Emilia-Romagna un polo di attrazione di talenti internazionali e garantire un flusso costante di alte specializzazioni necessario anche alla crescita delle filiere produttive, alla creazione di imprese innovative e start-up tecnologiche nel settore agroalimentare, alla ricerca pubblica e privata, per diventare sempre più punto di riferimento nel Paese e all’estero nell’affrontare e risolvere problematiche di grande attualità, per uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle risorse naturali. I nuovi percorsi curriculari valorizzeranno le specializzazioni e le competenze espresse dai singoli territori, dalle Università e dalle imprese del settore.
Il progetto
Food-ER prevede lo sviluppo di un programma internazionale di alta formazione inter-ateneo, con una forte integrazione con il sistema industriale, un’offerta formativa riconoscibile ed inclusiva e il rilascio di titoli congiunti. L’offerta formativa attivata comprenderà: master di II livello, una laurea magistrale, alta formazione dedicata alle imprese, dottorati di ricerca rafforzati e coordinati. Sarà condivisa e realizzata esclusivamente in lingua inglese secondo un sistema di formazione “diffusa”, ossia costituito da diversi “pacchetti tematici” che potranno essere scelti dagli studenti al fine di completare il percorso di studio in maniera personalizzata e sulla base di specifiche esigenze. Il percorso progettato sarà sviluppato in connessione con le attività di ricerca, promuovendo e supportando la collaborazione tra i gruppi e le infrastrutture per la ricerca, facilitando le interazioni con i partner industriali e di ricerca nazionali ed internazionali. Le risorse saranno concentrate su progetti strategici che rispondano alle sfide globali del settore e alle esigenze delle imprese, anche acquisendo nuove risorse pubbliche e private. Il coinvolgimento delle imprese emiliano-romagnole nel progetto Food-ER permetterà di costruire un network di partner del settore che siano disposti a mettere in rete i loro impianti pilota a favore dello sviluppo delle competenze e di nuove tecnologie. Una volta a regime, Food-ER darà vita ad un incubatore/acceleratore verticale regionale caratterizzato da una forte connessione tra start up e tessuto industriale partner del progetto in un’ottica di collaborazione e Open Innovation.
La Banca di Piacenzaha inaugurato stamattina, 25 luglio,la nuova filiale di Voghera aperta in via Emilia, a due passi da piazza Duomo, di fronte al Teatro Sociale. Alla cerimonia sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco Paola Garlaschelli («Grazie per aver aperto una filiale in questo territorio», ha affermato) il cap. Antonio Trancuccio della locale Stazione dei Carabinieri, il marchese Obizzo Malaspina e alcuni clienti. Per la Banca hanno preso la parola il presidente del Cda Giuseppe Nenna (dopo aver ricordato la storia dell’Istituto di credito lunga 85 anni, ne ha sottolineato la diversità: «Noi apriamo sportelli, le altre li chiudono. Sopperiamo all’assenza delle grandi banche, che non riescono a garantire un servizio capillare sul territorio») e il presidente esecutivo Corrado Sforza Fogliani, che ha posto l’accento sul «legame importante tra Piacenza e Voghera, dove porteremo il nostro modo di fare banca. La nostra - ha rimarcato - è una banca seria, sana e solida che si basa sulla fiducia e sulla conoscenza delle persone».
Quella di Voghera è la terza filiale della Banca di Piacenza in territorio pavese, dopo quelle di Stradella (avviata nel 2005) e Zavattarello (presente dal 2007) e si sviluppa su una superficie di 190 metri quadrati (più 140 metri al piano interrato, dotato di sala riunioni), con quattro uffici di consulenza, servizio di cassette di sicurezza e area self service con Bancomat evoluto, dotato di funzione versamento. Lo Sportello - nato anche grazie alla preziosa collaborazione del consulente della Banca, Giancarlo Daglia - è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.20 e dalle 14.30 alle 16 (al pomeriggio si effettuano solo servizi di consulenza).
Con il direttore generale Angelo Antoniazzi, erano presenti per il popolare Istituto di credito anche il vicedirettore generale Pietro Boselli, i consiglieri d’amministrazione Domenico Capra e Maurizio Corvi Mora, Maria Luisa Maini del Collegio sindacale, Roberto Tagliaferri dell’Economato e Fabio Tonelli della Direzione crediti. Ha fatto gli onori di casa il responsabile della filiale Iorio Guerra. Il parroco don Pietro Sacchi, benedicendo i locali, ha sottolineato quanto sia importante avere attenzione per i rapporti umani. Gli intervenuti hanno ricevuto, a ricordo della giornata, la pubblicazione dedicata a Palazzo Galli (ora PalabancaEventi), prima sede operativa della Banca nel 1937.
La nuova filiale di Voghera rientra in una più ampia strategia di crescita messa a punto dal Consiglio di amministrazione della Banca di Piacenza (che con più di 50 tra Agenzie e Filiali, al momento si sviluppa in tre regioni - Emilia Romagna, Lombardia e Liguria - e sette province - Piacenza, Milano, Pavia, Cremona, Lodi, Parma, Genova) che prevede prossime aperture a Reggio Emilia, Modena e Pavia.
Nella foto, l'inaugurazione della nuova filiale della Banca di Piacenza a Voghera.
Tutte le informazioni sulla rete in tempo reale. Una piattaforma dove trovare in modo semplice, accessibile e affidabile i dati sulla presenza o meno della banda larga e ultralarga, relativa a tutto il territorio regionale e con un livello di dettaglio che arriva al singolo numero civico. È l’Osservatorio della connettività, una mappa interattiva realizzata dalla Regione Emilia-Romagna con il supporto di Lepida. Anche per dare una risposta concreta a sindaci e amministratori locali che avevano chiesto di poter conoscere ed essere aggiornati sul grado di connettività veloce del proprio territorio. L’Osservatorio è infatti il frutto di un processo partecipativo che ha coinvolto gli stessi primi cittadini fino al termine della fase di test, lo scorso mese di maggio. Il risultato ottenuto era uno degli obiettivi fissati dalla Strategia Data Valley Bene Comune impostata dalla Regione, per mappare la situazione in maniera dettagliata e dinamica. “Nell’ultimo decennio numerosi interventi nazionali e regionali si sono posti l’obiettivo di rendere accessibile a tutti l’offerta di connettività veloce. Restano però delle aree bianche, zone dove ufficialmente gli operatori di mercato hanno dichiarato di non voler intervenire. Un divario digitale, specie in relazione alla banda ultra larga, che vogliamo colmare”, spiega l’assessora regionale all’Agenda digitale Paola Salomoni. “Per questo motivo- prosegue- abbiamo realizzato una mappatura del territorio che integra fonti dati di varia natura e che rappresenta il grado di connettività disponibile civico per civico. È un supporto indispensabile per monitorare e programmare le politiche di investimento regionale, ma anche per verificare e nel caso sollecitare il Governo a mantenere gli impegni presi”
Le caratteristiche dell'osservatorio
L’Osservatorio della connettività è disponibile sul portale dell’Agenda digitale della Regione e presenta la mappa dell’Emilia-Romagna con le informazioni territoriali sulla connessione. Utilizzando colori o motivi diversi permette di individuare lo stato corrente dell’offerta di connettività su tutto il territorio regionale. In questo modo, tramite l’Osservatorio è possibile conoscere e verificare lo stato di avanzamento degli interventi in corso d’opera, il Piano BUL Nazionale per le aree bianche; successivamente sarà disponibile anche il Piano Italia 1 Giga per le aree grigie. Si configura pertanto come uno strumento utile non solo alle pubbliche amministrazioni, ma anche per cittadini, imprese, operatori che vogliono conoscere il grado di connettività di un luogo o di un numero civico in particolare.
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