Il generale Giovanni Di Blasi, nuovo direttore del Polo di Mantenimento Pesante Nord, ha reso visita alla Banca di Piacenza, accolto dal presidente Giuseppe Nenna e dalla Direzione (Angelo Antoniazzi, Pietro Coppelli, Pietro Boselli). Al gen. Di Blasi (nato a Parma, laureato in Ingegneria meccanica e in Tecnologie industriali applicate, paracadutista militare, impegnato in diverse missioni di pace in Kosovo, Afghanistan e Libano, già vice capo del IV Reparto Logistico dello Stato Maggiore dell’Esercito) - accompagnato dal maggiore Antonio Boemio - sono state mostrate, in particolare, la Sala del Consiglio di Amministrazione (dedicata a quadri di Luciano Ricchetti), i locali operativi e la terrazza dell’Istituto, dove ha avuto modo di ammirare la città a 360 gradi. La visita è proseguita al PalabancaEventi, dove l’illustre ospite ha potuto osservare il Salone dei depositanti e le sale al primo piano: tra queste, la Sala Panini, la saletta dove è conservato il prezioso Atlas Maior e la Sala Fioruzzi, intitolata al fondatore dell’Istituto e sede della mostra permanente dedicata alla “Collezione Ghittoni”.
Il Direttore del Polo di Mantenimento ha visitato anche la sala dove è presente la ricostruzione del famoso quadro di Ricchetti “In ascolto” con l’originale viso del Balilla, dipinto che meritò il celebre “Premio Cremona” dell’epoca, esprimendo ai rappresentanti della Banca il suo vivo compiacimento per quanto l’Istituto fa a favore del territorio. La visita si è conclusa al Museo della Banca, nello Spazio Arisi. L’Istituto di credito ha donato agli ospiti alcune pubblicazioni dallo stesso edite.
Nella foto, il generale Giovanni Di Blasi nella sala Ricchetti della Banca di Piacenza.
Si è svolto martedì 14 febbraio, giorno di San Valentino, a palazzo Farnese la terza edizione del contest di scrittura creativa “Parlami d’amore”, organizzato dal Liceo Gioia, che ha visto oltre 250 studenti degli istituti superiori di città e provincia aderenti all'iniziativa occupare liberamente le sale della mole farnesiana per cimentarsi con il concorso letterario. Il regolamento del contest prevede la stesura di un racconto – d’amore o a tema libero - nel breve spazio di tre ore, utilizzando alcuni degli elementi (definiti “ingredienti”) suggeriti dagli organizzatori. I racconti saranno poi esaminati dalle due giurie: una formata da docenti, l’altra da ragazze e ragazzi. Il contest, oltre a rappresentare uno spazio importante e necessario di libertà e di espressione per le giovani generazioni, rientra in un’attività più ampia che il Liceo Gioia ha pensato per tutti gli studenti interessati al mondo dei libri e dell’editoria. Nelle prossime settimane, verrà infatti organizzato anche un laboratorio editoriale per creare il libro con i racconti migliori, la cui presentazione si terrà entro la fine dell’anno scolastico.
Nella foto di Del Papa, gli studenti durante il contest di scrittura creativa a Palazzo Farnese.
È stata consegnata al Comune di Fiorenzuola, e fa ora parte dei circa 73 mila volumi custoditi nella Biblioteca comunale “Mario Casella”, la Bibbia in dialetto piacentino, imponente opera realizzata dall’alsenese Luigi Zuccheri e donata all’Amministrazione comunale da don Gianni Vincini, parroco emerito di Fiorenzuola che con questo atto ha voluto “mettere a disposizione della Comunità di Fiorenzuola e della Val d’Arda l’eccezionale lavoro compiuto da Luigi Zuccheri”.
L'opera presente nella Biblioteca pontificia e in quella della diocesi
L’opera conta complessivamente dieci volumi e circa 5mila pagine: sono serviti otto anni, a Zuccheri, per realizzare l’opera di traduzione del Testo Sacro, successivamente stampata in sole trenta copie dalle Edizioni Tipleco di Piacenza, grazie al finanziamento dell’azienda locale Gas Sales. La Bibbia in dialetto piacentino si trova anche presso la Biblioteca Pontificia e la Biblioteca vescovile di Piacenza: in occasione della consegna del volume in Vaticano, a maggio del 2021, Zuccheri era stato ricevuto in udienza privata da Papa Francesco, che nell’occasione aveva direttamente ringraziato Luigi per la significativa donazione. “Siamo onorati di ricevere questa prestigiosa opera”, ha esordito il sindaco Romeo Gandolfi, in Biblioteca Comunale, in occasione della consegna dei volumi: “Il dialetto è l’idioma “popolare” per eccellenza, e la lettura della Bibbia in questa lingua può favorire un’interpretazione del testo in chiave meno dogmatica e maggiormente popolare, e pertanto sempre più diretta a tutti”. “Ci troviamo davanti ad un capolavoro dal notevole valore, non solo dal punto di vista letterario”, ha aggiunto Gianfranco Curti, fondatore di CGI Holding - società che detiene la proprietà di Gas Sales – esaltando le qualità della stessa azienda fornitrice dei servizi di energia elettrica e gas, “impegnata ad investire con attenzione sul nostro territorio, come mostra l’esempio della Bibbia in dialetto piacentino”. “Quest’opera assume il valore di una vera e propria enciclopedia del nostro dialetto”, secondo Massimiliano Morganti, Assessore alla Cultura del Comune di Fiorenzuola d’Arda: “Il testo di Luigi Zuccheri è in grado di offrire al nostro dialetto piacentino una prospettiva di lunghissimo periodo”. “Sono ammirato dalla pazienza che ha caratterizzato l’opera di traduzione dell’intera Bibbia, perché questo impegno ha comportato un notevole lavoro di lettura e comprensione del testo, di certo non semplice”, sono state le parole di don Giuseppe Illica, parroco di Fiorenzuola. “È un esempio di modernità: oggi la Bibbia deve essere un Patrimonio della Cristianità, davvero alla portata di tutti”. La Bibbia in dialetto piacentino sarà riposta nella sezione dei volumi locali e sarà disponibile per la sola consultazione, come ha confermato Debora Lanzanova, responsabile della Biblioteca Comunale “Mario Casella”.
Nella foto: da sinistra, Gianfranco Curti, Romeo Gandolfi, Luigi Zuccheri, don Giuseppe Illica e don Gianni Vincini.
Il paziente Covid-19 tra ospedale e territorio: un’esperienza di integrazione. Piacenza porta la propria esperienza nell’ambito di un Laboratorio per la condivisione di buone partiche innovative nell’ambito delle Cure primarie che si svolgerà a Bologna dal 17 al 19 febbraio.
Protagonista della relazione è la dottoressa Paola Camia, responsabile della Riorganizzazione complessiva e sviluppo del modello finalizzato a garantire l’attività delle Usca e della Centrale operativa territoriale.
La professionista piacentina parteciperà a una delle “piazze” organizzate per raccontare l’esperienza maturata nel corso della pandemia dal nostro territorio. In particolare, il poster illustra il percorso per la gestione unica del paziente dal domicilio all’ospedale e viceversa.
“Un metodo di lavoro – spiega la dottoressa Camia - che, oltre a condividere i criteri di instabilità clinica di base per cui si rende necessario l’invio in Pronto soccorso del paziente seguito al domicilio, ha garantito ai pazienti dimessi dal Pronto soccorso o dal reparto una veloce presa in carico da parte delle Usca entro 48 ore dalla dimissione”.
Per realizzare questo percorso, dal 1 novembre 2020, l’azienda ha implementato una piattaforma informatica consultabile da tutti gli operatori del sistema, compresi i medici di famiglia, che mette in collegamento ospedale e centrale operativa territoriale, consentendo l’arrivo in tempo reale delle segnalazioni, il tracciamento delle attività svolte, il monitoraggio dei passaggi nei diversi luoghi di cura e la raccolta dati.
Il modello piacentino ha permesso ai professionisti di seguire in modo congiunto i pazienti e dimostrato che l’utilizzo della piattaforma informatizzata ha consentito una tempestiva presa in carico del paziente, contribuendo a ridurre la pressione su ospedale e Pronto soccorso. Tutto questo ha comportato un miglioramento dell’assistenza e una diminuzione degli eventuali disagi per i cittadini. Per questo l’esperienza è stata selezionata come buona pratica da esporre al laboratorio. Il poster è stato realizzato con Andrea Magnacavallo, direttore Sanitario; Anna-Maria Andena, direttore Distretto città di Piacenza; Evelina Cattadori, direttore Innovazione, ricerca, processi clinici e strutture accreditate e Andrea Vercelli, responsabile Pronto Soccorso.
Un semplice esame del sangue che può fare la differenza. Perché l’epatite C è un’infezione potenzialmente pericolosa: chi la sviluppa in forma cronica nella maggior parte dei casi non presenta alcun sintomo o solo sintomi generali, come depressione e stanchezza. Ma c’è un modo per individuarla: fare lo screening gratuito, che la Regione conferma per tutto il 2023. La campagna di prevenzione, avviata a inizio 2022 e che in Emilia-Romagna coinvolge oltre 1 milione 300mila cittadini (esattamente 1.342.445), è rivolta a tutti i nati dal 1969 al 1989 iscritti all’anagrafe sanitaria (inclusi gli Stranieri temporaneamente presenti - STP), alle persone seguite dai Servizi pubblici per le Dipendenze (SerD) indipendentemente dall’anno di nascita e dalla nazionalità, e ai detenuti in carcere, anche in questo caso indipendentemente da età e Paese di provenienza: un target stato stabilito a livello nazionale. E grazie a questa campagna in regione lo scorso anno (al 31/12/2022) tra le 240.179 persone che si sono sottoposte al prelievo ematico di screening, è stato possibile intercettare 386 positivi (0,16%) al test di conferma, quello che fa seguito al primo esame se risultato positivo: cittadini che, se non avessero aderito alla campagna, non avrebbero scoperto di avere contratto il virus dell’HCV, né effettuato la visita specialistica conseguente, e neppure iniziato il trattamento terapeutico.
La campagna di comunicazione
Per questo prosegue anche la campagna di comunicazione del Servizio sanitario regionale “C devi pensare”, che offre informazioni preziose su cos’è l’epatite C: un'infezione pericolosa, perché molte persone infettate sviluppano una malattia epatica cronica, che può evolvere in forme molto gravi e progressive che vanno dalla cirrosi al cancro al fegato; l’importanza dello screening, che è l’unico modo per individuarla perché la maggior parte di chi ha epatite C cronica non presenta alcun sintomo o solo sintomi generali come stanchezza cronica e depressione; la terapia antivirale disponibile, semplice da assumere, sicura ed efficace (il 95% dei pazienti trattati guarisce completamente eliminando l’infezione); e l’adozione delle misure igieniche volte ad evitare il contatto con sangue contaminato, che attualmente è l’unica forma di prevenzione poiché non esiste un vaccino.
Parteciparea allo screening è facile
L’invito ai cittadini destinatari dell’iniziativa (cittadini nati dal 1969 al 1989), avviene tramite il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) e l’invio di un sms in cui viene descritta la modalità di accesso alla prestazione HCV REFLEX (con prelievo di sangue venoso). La prenotazione può essere effettuata attraverso Fse, sportello Cup, Cup Web e App Er Salute, senza bisogno di prescrizione su ricetta e senza pagamento ticket. La proposta di adesione allo screening può avvenire anche in occasione di esami ematici già prescritti per altri motivi, durante l’effettuazione del prelievo. Sul campione ematico viene effettuato un primo esame sierologico, ed eventualmente i successivi approfondimenti necessari. Il cittadino riceve sul Fse l’esito dello screening se negativo; in caso di esito positivo, viene preso in carico dal centro specialistico di riferimento individuato dall’Azienda sanitaria, che lo contatta e fissa la visita specialistica (sempre senza prescrizione, né pagamento di un ticket). I SerD, dal canto loro, continueranno l’attività già in corso per la ricerca di HCV nei soggetti che seguono, di qualunque età siano. In caso di esito positivo viene garantito, da parte del medico SerD, l’invio del paziente a una visita specialistica e il follow up del trattamento. Anche all’interno degli istituti penitenziari proseguirà l’attività di screening per HCV già in corso, e la presa in carico specialistica per i casi risultati positivi.
Bilancio primo anno di sperimentazione: i numeri n Emilia Romagna
In totale sono 1.342.445 i cittadini destinatari dello screening in Emilia-Romagna, nelle tre categorie previste: 1.322.780 nati tra il 1969 e il 1989), 16.258 seguiti dai SerD e 3.407 detenuti. 240.179 quelli che hanno effettuato il test di screening nel 2022, equivalente al 17,9% (dati al 31/12/22); di questi 2.215 sono risultati positivi (0,92%), e per 386 (0,16% di quanti hanno effettuato lo screening) la positività è stata confermata dal successivo test. 354 sono stati inviati ai centri di cura specialistici e 219 hanno iniziato il trattamento terapeutico.
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