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Notizie Varie

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Oltre 2,5 milioni di chiamate in un anno al 112

Numero unico emergenza i dati

Servono solo 5,9 secondi per ricevere in Emilia-Romagna una risposta in caso di emergenza. Tanto impiega il numero unico europeo 112, che dal 3 dicembre 2024 al 1° aprile 2025 è stato attivato progressivamente su tutto il territorio regionale. Un solo numero per richiedere l’intervento di Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del fuoco, Soccorso sanitario e Soccorso in mare. In regione, nei primi 428 giorni di operatività (dal 3 dicembre 2024 al 4 febbraio 2026), con date di attivazione differenti, le Centrali Uniche di Risposta, una a Bologna e una a Parma, hanno ricevuto complessivamente 2.537.304 telefonate, con una media giornaliera di 1.500 per milione di abitanti, di cui il 46% riguardano l’emergenza sanitaria. É il bilancio dell’attività del Nue 112 in Emilia-Romagna, per la Giornata europea del Nue, istituita nel 2009 per sensibilizzare i cittadini sul numero di emergenza valido in tutta l'Unione europea e che non a caso si celebra domani, l’11 di febbraio (112). “Oggi il Nue 112 - sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi - è diventato un punto di riferimento che ha permesso di migliorare la gestione delle emergenze nella nostra regione, grazie a un sistema complesso e ben organizzato, alla professionalità degli operatori e alla geolocalizzazione immediata. Un sistema di risposta ancora più veloce, altamente tecnologico e preciso, messo a punto con grande rigore insieme alle altre istituzioni coinvolte. A poco più di un anno dalla sua prima attivazione, i dati confermano che i cittadini, grazie anche alla campagna di comunicazione promossa dalla Regione, hanno imparato a conoscere un sistema che garantisce un punto unico di accesso alle emergenze”. E proprio per celebrare questa giornata, l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma e l’Ausl di Bologna organizzano per domani un Open Day nelle rispettive Centrali uniche di risposta, le due attive in Emilia-Romagna, collocate in via del Taglio 6 a Parma e in Largo B. Nigrisoli 20 a Bologna. L’iniziativa, che ha già fatto registrare in entrambi i casi il tutto esaurito, consente di mostrare alle cittadine e ai cittadini, con visite effettuate da accompagnatori, cosa succede quando arriva una richiesta di emergenza e come funziona il sistema di risposta.

I DATI DEL NUE 112 IN EMILIA-ROMAGNA

Al 4 febbraio 2026, nei distretti telefonici dove è stato attivato con date differenti a partire dal 3 dicembre 2024, sono complessivamente 2.537.304 le telefonate ricevute, con una media giornaliera di 1.500 per milione di abitanti (in linea con il dato nazionale), di cui 1.132.370, pari al 45%, filtrato dalle Centrali uniche di risposta. Una delle funzioni del Nue 112, infatti, è filtrare le telefonate, ovvero smaltire quelle che non riguardano vere e proprie emergenze, liberando così le centrali di secondo livello che possono, invece, dedicarsi alla gestione delle emergenze. Delle chiamate inoltrate, pari a 1.404.934, le richieste riguardano per il 46% Emergenza sanitaria (652.653 telefonate), 28% Carabinieri (398.718), 19% Polizia di Stato (261.144), 7% Vigili del Fuoco (101.140), 0,02% Capitaneria di Porto (279). Le Centrali uniche di risposta, una a Bologna e una a Parma, servono 59 centrali di secondo livello (di cui 3 di Emergenza sanitaria, 34 dei Carabinieri, una della Capitaneria di Porto, 10 di Polizia di Stato, 9 dei Vigili del Fuoco e 2 della Polizia Stradale). Nel 6% delle chiamate inoltrate alle centrali di secondo livello vengono allertate più centrali contemporaneamente per garantire tempestività e rapidità di intervento. Per tutti i distretti telefonici il tempo medio di risposta al cittadino è di 5,9 secondi. Dopo il completamento di questa prima fase di avvio, in base alla dotazione tecnologica e alla attivazione del servizio h24, sarà possibile includere anche le sedi della Polizia locale tra gli enti di soccorso.

Pubblicato il 12 febbraio 2026

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Una farmacia a Marsaglia e un dispensario a Cerignale

 Farmacia a Marsaglia e dispensario Cerignale

Riapre a Marsaglia la farmacia, gestita dalla dottoressa Alessandra Iardino. Il presidio farmaceutico ha i seguenti orari: dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle19.30, dal martedì al sabato. Nelle giornate di domenica e lunedì la farmacia è chiusa. In questo presidio è attivo il servizio di prenotazione Cup, il pagamento delle prestazioni ambulatoriali e il servizio di ritiro di presidi diabetologici autorizzati Ausl. In precedenza a Marsaglia era operativo un dispensario farmaceutico, ospitato nei locali della sede del gruppo Alpini del paese. Dal 4 febbraio è operativo anche il dispensario farmaceutico a Cerignale. Grazie all’istituzione, a cura delle precedenti amministrazioni comunali, di una sede farmaceutica, che risultava vacante, è stato creato, a seguito di specifico sopralluogo dell’Ausl di Piacenza, un dispensario farmaceutico permanente presso un locale ad uso esclusivo di proprietà comunale, collocato al primo piano del municipio di Cerignale (accessibile anche con ascensore). La gestione del dispensario è stata assegnata alla dottoressa Cristina Gazzola, titolare da anni della farmacia di Ottone, la quale ha accolto con entusiasmo e grande disponibilità la proposta avanzatale dal Comune di Cerignale. Sarà affiancata nella gestione del dispensario dalla dottoressa Elisabetta Biggio, che già collabora nella farmacia di Ottone. Gli orari di apertura del dispensario di Cerignale saranno: mercoledì mattina dalle 8,30 alle 12,30 e venerdì mattina dalle 9 alle 11.

Il dispensario ha un numero di telefono dedicato - 3420933591 - al quale ci si può rivolgere per informazioni e prenotazione di farmaci. Il servizio farmaceutico riveste una particolare importanza per il Comune di Cerignale, la cui popolazione, con età anagrafica avanzata, potrà beneficiare direttamente dell’approvvigionamento di farmaci, ad oggi consentito solo percorrendo chilometri di strada per raggiungere la farmacia più vicina. La sindaca Fausta Pizzaghi esprime tutta la sua soddisfazione per il traguardo raggiunto, che sicuramente renderà un po’ più vivibile un territorio già tanto penalizzato dall’assenza di servizi e questo obiettivo è stato raggiunto grazie alla disponibilità di professionisti, ma prima di tutto “persone”, che da tempo lavorano nei territori montani e sanno capirne le esigenze e le carenze, rispondendo con dedizione e sensibilità alle domande della popolazione.

Pubblicato il 12 febbrio 2026

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Non autosufficienza, pronti entro giugno alloggi per 26 anziani a Piacenza, Sariano, Morfasso e Pecorara

piazza

Grazie a un finanziamento complessivo di 2,4 milioni di euro proveniente dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), sul territorio piacentino stanno per essere attivate quattro strutture destinate ad accogliere 26 anziani non autosufficienti. Si tratta di edifici già esistenti, oggetto di interventi di riqualificazione che consentiranno di restituirli alla comunità in una nuova veste. Gli alloggi previsti sono 13 in totale: ciascuno sarà concepito come una vera abitazione, capace di garantire agli ospiti autonomia e, al tempo stesso, adeguati livelli di tutela. A Piacenza la Giunta comunale ha già approvato le linee guida per l’accesso alla nuova residenza “Il Gelsomino”, gestita da Asp Città di Piacenza e situata accanto alla Cra “Vittorio Emanuele”, in via Campagna 153. La struttura comprenderà sei appartamenti destinati a due persone ciascuno, per una capienza complessiva di 12 anziani. La ristrutturazione dell’immobile è stata sostenuta con un contributo Pnrr pari a 930mila euro.

Gli altri tre interventi interesseranno Gropparello, con 8 posti disponibili, Morfasso con 4 posti e Alta Val Tidone con 2 posti. Come annunciato, tutte le residenze saranno operative entro giugno 2026. I progetti sono stati presentati mercoledì mattina, 11 febbraio, durante una conferenza stampa tenutasi nel Municipio di Piacenza. Il quadro generale degli interventi è stato illustrato da Chiara Messori, funzionaria del Comune di Piacenza. Per approfondire i singoli progetti sono intervenuti l’assessora al welfare Nicoletta Corvi, l’amministratore unico e la direttrice generale di Asp Andrea Chiozza e Cristiana Bocchi, oltre ai sindaci di Gropparello, Armando Piazza, e di Morfasso, Paolo Calestani. Era presente anche la vicesindaca di Fiorenzuola d’Arda, Paola Pizzelli. La ripartizione dei fondi Pnrr prevede 930mila euro per Piacenza, poco più di un milione di euro per il distretto di Levante (Gropparello e Morfasso) e circa 396mila euro per Alta Val Tidone, destinati alla struttura di Pecorara. Una quota residua del finanziamento, oltre agli interventi infrastrutturali, sarà impiegata per potenziare servizi di assistenza domiciliare e telesoccorso rivolti ad altri 76 anziani della provincia.

Piacenza: 12 posti nella residenza “Il Gelsomino”

“L’accesso viene governato dai vari territori – ha spiegato Chiara Messori – a Piacenza le adesioni verranno raccolte a seguito di un bando che uscirà la prossima settimana. L’accesso avverrà attraverso il Servizio sociale, che prenderà in carico la domanda. La situazione verrà poi analizzata dall'unità di valutazione geriatrica. Infine, verrà stilata una graduatoria. Per accedere alle strutture i richiedenti devono avere un’età pari o superiore a 65 anni e una non autosufficienza medio-lieve. Verrà riconosciuta una priorità a chi si presenta già in coppia. Prevediamo che le persone potranno entrare negli alloggi a partire da giugno”. Agli anziani che beneficeranno del servizio a Piacenza sarà chiesta una retta giornaliera di 50 euro. L'amministratore unico di Asp Città di Piacenza, Andrea Chiozza, ha parlato di “una soluzione che vuole consentire di mantenere un’autonomia abitativa in un sistema sicuro, protetto e accogliente. L'autonomia abitativa sarà messa in relazione ai servizi già strutturati con efficienza e qualità di messa in carico. Per noi è un'occasione concreta di innovare i nostri modelli di servizio, con una presenza socioassistenziale continua. Abbiamo provato a costruire un sistema più flessibile, sostenibile e aderente ai bisogni di oggi”.

Informazioni più “tecniche” sono state date dalla direttrice generale Cristiana Bocchi: “Le due parole chiave di questo servizio sono indipendenza e protezione. Avremo a disposizione sei bilocali, tutti dotati di comfort e domotica. La palazzina si trova nell’area cortilizia del Vittorio Emanuele, quindi un contesto chiuso ma non isolato. Gli alloggi saranno destinati ad anziani non autosufficienti, per i quali vivere da soli può rappresentare un problema: per questo motivo gli ospiti della struttura potranno contare sulla presenza costante, 24 ore al giorno, di un operatore sociosanitario (Oss) che li aiuteranno nella gestione dell’alloggio, dalla pulizia degli ambienti al lavaggio delle stoviglie, dall'aiuto nella preparazione dei pasti alle incombenze quotidiane. Gli anziani saranno supportati in tutte quelle attività utili a mantenere la propria indipendenza. L’Oss si occuperà anche di monitorare le condizioni fisiche e assistere gli anziani nell’assunzione dei farmaci”. Tra gli altri servizi offerti, come ha spiegato Bocchi, c’è anche la fornitura e il lavaggio settimanale della biancheria e degli indumenti, la manutenzione ordinaria della struttura, un portierato diurno e notturno che verrà esteso dal Vittorio Emanuele alla “Gelsomino”. La vicinanza al Vittorio Emanuele è preziosa perché i servizi della Cra potranno essere estesi alla nuova residenza. "Su richiesta si potranno fornire pasti, prestazioni infermieristiche, trattamenti di fisioterapia, parrucchiere, barbiere, podologo e estetica a domicilio”, ha detto la direttrice di Asp. L’assessora Nicoletta Corvi ha aggiunto che il nuovo servizio sarà fruibile, potenzialmente, anche da persone già ospiti della Cra: una sorta di “trasferimento” con un’assistenza più leggera. In questo caso, ha spiegato Corvi, chi già paga una retta calmierata nella Cra manterrà i propri benefici anche nella residenza “Il Gelsomino”. “Lasciare la propria casa è sempre motivo di sofferenza, soprattutto per gli anziani - ha commentato - perciò, la possibilità di vivere in un contesto comunque familiare, «di casa», e contemporaneamente beneficiare anche dei servizi di sostegno credo possa fare la differenza”.

Gropparello

Dalla ristrutturazione dell’ex scuola di Sariano erano già nati cinque appartamenti destinati agli anziani meno abbienti. Con questo progetto, nella stessa struttura nascono altri quattro alloggi per otto anziani non autosufficienti. Al finanziamento Pnrr di 780mila euro si aggiungono altri 240mila euro di fondi comunali. “Abbiamo partecipato con entusiasmo a quest'altro progetto – ha commentato il sindaco Armando Piazza – che ci consente di dare una possibilità a persone più sfortunate di noi e ci ha permesso di completare la ristrutturazione dell’ex scuola di Sariano. Nella palazzina sorgeranno altri quattro appartamenti da 60 metri quadri l’uno, un’area comune con sala tv e giochi e un’area esterna con un giardino fruibile da tutti gli abitanti della frazione, per cercare di includere il più possibile gli utilizzatori del servizio nella vita sociale del paese”. A Pecorara, nel Comune di Alta Val Tidone, sorgerà un appartamento per due persone all’interno della comunità alloggio “Giacomo da Pecorara” con un contributo di circa 396mila euro dal Pnrr.

 

Morfasso

Anche a Morfasso il finanziamento del Pnrr non è bastato: ai 230mila euro di contributo sono stati aggiunti dal Comune altri 80mila euro. Verranno realizzati due alloggi, capaci di ospitare quattro anziani non autosufficienti, al secondo piano del Municipio, che finora era usato come magazzino. “Nei Comuni montani – ha spiegato il sindaco Paolo Calestani – c’è una buona percentuale di persone anziane, che vanno tutelate. Non tutte hanno un appoggio familiare, e quindi è compito nostro aiutarle. Gli alloggi avranno un ingresso indipendente rispetto a quello del comune. È prevista una riqualificazione dell'impiantistica e l’eliminazione delle barriere architettoniche: a breve monteremo anche un ascensore esterno per favorire l’accesso alle persone con disabilità. Questo nuovo servizio potrà essere integrato con quelli già attivi nelle aree interne, come l’infermiere di comunità. L’obiettivo è assicurare la massima autonomia delle persone in carico”.

Francesco Petronzio

Nella foto, dietro, da sinistra: Chiara Messori, Filippo Sassi, Luigi Squeri e Cristiana Bocchi. Davanti, da sinistra: Armando Piazza, Paola Pizzelli, Nicoletta Corvi, Paolo Calestani e Andrea Chiozza.

Pubblicato l'11 febbraio 2026

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Gruppo Realco in crisi. Mcl: auspichiamo nell'impegno delle istituzioni

realco image
Il Movimento Cristiano Lavoratori di Piacenza, desidera manifestare la propia preoccupazione per l'annunciato concordato preventivo annunciato nelle scorse settimane dal gruppo REALCO, che coinvolge tutto il comparto operativo collegato ai marchi, SIGMA,  ECU, ECONOMY che coinvolge operativamente solo sul territorio piacentino circa 80 persone.
Con una crisi economica sociale sempre più acuta la messa in discussione sia di un importante numero di posti di lavoro nel già precario mondo del lavoro della nostra realtà provinciale come movimento di lavoratori al servizio dei lavoratori ci preoccupa intensamente per la serenità e il futuro dei lavoratori e dei loro nuclei famigliari ai quali vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Auspichiamo  vivamente nell'impegno sia delle istituzioni, sia delle organizzazioni sindacali che possono grazie un opera concertata con l'azienda proprietaria dei marchi dei siti di della grande distribuzione oggi in estrema difficoltà possano quanto prima trovare soluzioni che favoriscono la crescita economica del territorio Piacentino.
Come "movimento di testimonianza evangelica" non possiamo che augurarsi che che dal confronto fra le forze sociali con gli imprenditori possono nascere prospettive di lavoro stabile e giustamente remunerato e svolto in luoghi sicuri in cui non si debba aver paura di perdere la vita con il rischio giornaliero di non poter riabbracciare i propri cari alla fine della giornata lavorativa, come ci richiamano sia il magistero sociale e al dottrina sociale della chiesa che da più di 50 anni componenti importanti del nostro dna associativo che ogni giorno ispira la nstra attività all'interno della comunità piacentina

Umberto Morelli
Presidente Regionale MCL Emilia-Romagna
Segretario prov mcl piacenza

Pubblicato il 12 febbraio 2026

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«Ho conosciuto Avo quando mio nonno era ricoverato»

Avo Piacenza

L'11 febbraio la Chiesa celebra la Giornata mondiale del Malato. Una presenza importante accanto chi è ricoverato è quella di Avo (Associazione­ volontari ospedalieri­), che da poco ha avviato  il nuovo corso per aspiranti volontari. Chi lo desidera può ancora aderire - spiega Marisa Monticelli, presidente Avo Piacenza ed Emilia-Romagna -. È sufficiente scrivere a avopiacenza [AT] gmail [DOT] com o andare sul sito www.avopiacenza.it. Fino al 19 febbraio le prime sei lezioni, con la partecipazione delle sezioni Avo delle altre città, saranno online sulla piattaforma Zoom. Il 24 e 26 febbraio si terranno invece al Centro servizi per il volontariato Emilia in via Primo Maggio 62 in città. Ci sono anche iscritti di Fiorenzuola d’Arda per ricostituire il gruppo Avo su richiesta della Ausl. In tutta la regione sono 60 le persone che stanno seguendo il corso. 

Un tempo di valore
Perché iscriversi? “Quello donato ad Avo è tempo di valore - sottolinea Monticelli -. Un momento per scoprire il nostro prossimo e la bellezza di donare a persone che non si conoscono”.
Tra gli argomenti trattati “Conoscere l’Avo: come l’organizzazione sostiene il prendersi cura”, “La relazione con le fragilità nello spazio e nel tempo Avo”, “Volontari custodi di gentilezza: deontologia, motivazione e cura di sé”, “Avo: il servizio che diventa comunità”.
Per diventare volontari bisogna essere maggiorenni, sostenere un colloquio per valutare le motivazioni e l’idoneità al servizio e frequentare il corso di formazione. Occorre poi seguire con esito positivo un periodo di tirocinio con l’affiancamento di un volontario.
Il volontario Avo è una persona che dedica parte del suo tempo a chi vive situazioni di fragilità presso i reparti e gli ambulatori ospedalieri, le case residenze per gli anziani, i centri socio-riabilitativi per disabili e i servizi di prossimità.
A Piacenza l’associazione opera dal 1990. I volontari sono circa 110, 15mila in Italia, e prestano la loro opera presso numerose strutture tra cui l’Ospedale Civile di Piacenza, quello di Castel San Giovanni, il pensionato e casa protetta Vittorio Emanuele II.
“In ospedale, oltre al servizio di vicinanza alle persone nei reparti, abbiamo introdotto anche le attività di accoglienza nei poliambulatori, presso i poli vaccinali o l’accoglienza dei familiari presso alcuni reparti - continua Marisa Monticelli -. Ci occupiamo delle persone con disabilità presso il centro residenziale per disabili adulti «Emma Serena» a San Nicolò nel comune di Rottofreno. Non solo, alcuni volontari si occupano della consegna dei farmaci e altri servizi per le persone”.

A 18 anni il primo corso
Marisa Monticelli è presidente Avo a Piacenza e anche a livello regionale. Quando ha iniziato il suo cammino di volontariato nell’Avo? “Mi sono avvicinata a questa realtà giovanissima - racconta -. Appena compiuti i 18 anni ho frequentato il corso di formazione. Avevo conosciuto i volontari in ospedale nel reparto di geriatria dove era ricoverato mio nonno. Mi avevano colpito il loro modo di stare vicino alle persone e i benefici che mio nonno riceveva dalla loro presenza. Quando c’erano loro era sempre sorridente e faceva qualche battuta scherzosa. Avo fa parte della mia vita da quasi 30 anni. Ho svolto varie tipologie di servizio. Sono stata presso il reparto di oncologia e attualmente sono impegnata nel servizio delle accoglienze”.


Giuseppina Agosti

Nella foto in alto, Marisa Monticelli (a sinistra) con la vicepresidente piacentina dell’Avo Giusi Maini.

Pubblicato l'11 febbraio 2026

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