Anno difficile con crescita debole: per il futuro puntare su qualità del lavoro e coesione sociale

“Il 2025 è stato un anno difficile per il sistema economico e sociale piacentino, che dopo la fase di ripresa successiva alla crisi pandemica, già nel 2024 aveva iniziato a risentire del progressivo rallentamento della crescita economica internazionale, determinato dall’instabilità politica e dalle conseguenze dei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente e dal riemergere di tensioni protezionistiche. Nel corso del 2025 si sono in parte confermati i timori legati a nuovi shock negativi sugli scambi internazionali, sulle filiere produttive e sulla fiducia degli operatori. Le ulteriori tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, insieme alla persistente instabilità geopolitica globale, contribuiscono inoltre a rendere più incerto lo scenario di breve e medio periodo. Il Pil piacentino è così cresciuto solo dello 0,1% nel 2025, raggiungendo i 10,7 miliardi di euro, grazie al lieve aumento del valore aggiunto in agricoltura, nelle costruzioni e nei servizi, a fronte del calo significativo del settore industriale”.
Questo, in sintesi, il quadro che emerge dal Report 2026 sull’economia locale (curato dal Laboratorio LEL della Cattolica, sotto la responsabilità scientifica di Paolo Rizzi), presentato oggi, lunedì 25 maggio, nel corso della quinta edizione della “Giornata dell’economia piacentina”, svoltasi al PalabancaEventi in una Sala Corrado Sforza Fogliani gremita di autorità civili e militari e di addetti ai lavori, con una nutrita rappresentanza delle Associazioni di categoria piacentine.
Dopo sette anni di interruzione – ha ricordato Eduardo Paradiso, che ha coordinato la Giornata – dal 2022, su iniziativa della Banca di Piacenza, dell’Università Cattolica e della Camera di Commercio (dal 2024 tra i protagonisti dell’iniziativa come Camera di Commercio dell’Emilia), è dunque ripresa la pubblicazione del Rapporto annuale sul sistema economico piacentino, distribuito a tutti gli intervenuti.
I SALUTI
Il vicepresidente della Banca Domenico Capra ha portato i saluti dell’Istituto di credito (presente anche con il direttore generale e a.d. Angelo Antoniazzi e il vicedirettore generale Pietro Boselli e altri dirigenti) ringraziando tutti gli attori dell’iniziativa e ricordando come questa giornata sia ripresa per volontà di Corrado Sforza Fogliani che «volle far tornare tradizione un appuntamento importante per il nostro territorio». Filippo Cella, vicepresidente della Camera di Commercio dell’Emilia, ha particolarmente ringraziato la Banca e sottolineato alcuni aspetti dell’andamento dell’economia piacentina in questo 2026: «Inizio da una criticità: quella delle aree interne dell’Appennino, dove il numero di imprese è in continua diminuzione. Il futuro ci parla di una sostanziale tenuta del sistema ma con una crescita del valore aggiunto molto modesta. Dall’industria non arrivano segnali positivi, mentre ci sono previsioni di crescita per i servizi e l’agroalimentare». Il dott. Cella ha annunciato lo stanziamento, da parte di Camera di Commercio dell’Emilia, di oltre 11 milioni di euro per le area vaste di Piacenza, Parma e Reggio da impiegare nell’innovazione, digitalizzazione e sostenibilità delle imprese.
GLI INTERVENTI
Il direttore dell’Ufficio studi di Unioncamere Emilia Romagna, Guido Caselli ha accompagnato la sua relazione con simpatiche slide per raccontare Piacenza e il suo futuro, utilizzando come filo conduttore alcune frasi di Stefano Benni, per dire che ci troviamo “sospesi tra il non più e il non ancora”. Ne viene fuori una città dove aumentano gli anziani e gli stranieri, dove l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto delle retribuzioni, dove nascono nuove attività e dove il lavoro c’è, ma mancano le persone. Il dott. Caselli ha concluso ricordando che l’AI ci obbliga a riscoprire la nostra umanità e a valorizzare la nostra intelligenza sociale e creativa. «Occorre attivare l’Officina generativa di relazioni: officina come tradizione manifatturiera, luogo di sperimentazione dove ibridare l’intelligenza artificiale con quella che ci appartiene, creativa, emotiva, sociale; generativa verso un modello di economia circolare che non si esaurisce con il riuso delle risorse materiali, abbraccia rigenerazione dei legami tra persone, imprese, comunità; relazioni perché è ciò che siamo, sono le relazioni a definire la nostra identità, come persone, come comunità».
Lorenzo Turci del LEL ha illustrato la parte di Report relativa alla dinamica della popolazione, delle imprese attive, dell’occupazione e della disoccupazione, mentre il prof. Rizzi, direttore del LEL, ha analizzato il settore delle cooperative sociali, tema scelto quest’anno per la Giornata dell’economia piacentina, «diventato settore perché ha numeri importanti: 60 realtà, 105 milioni di fatturato, 2.856 lavoratori con 14.550 persone servite». Il prof. Rizzi ha concluso il suo intervento citando una frase che amava ricordare il presidente Sforza Fogliani: “La solidarietà di territorio può essere vincente, o perdente: ma se non c’è, è sempre perdente. La sua mancanza costituisce - sempre - una perdita per il nostro territorio, di cui determina l’impoverimento progressivo. L’impoverimento di tutti, a vantaggio dei giochi - di potere, o economici - di pochi. Le banche locali indipendenti sono una risorsa e vivono del proprio territorio, la banca locale indipendente investe nel proprio territorio perché è nel suo interesse farlo, non per beneficenza. E’ talmente incardinata nel proprio territorio che, più questo cresce, più cresce la banca stessa. Per questo la Banca di Piacenza riversa sul territorio un valore aggiunto che nessun’altra azienda che non sia assistita da prestazioni imposte (obbligatorie, cioè) riversa”.
La voce delle imprese è stata affidata a Marialuisa Contardi, presidente Unicoop («Assistiamo 1.400 utenti e offriamo 40 tipi di servizi con oltre 400 operatori; siamo un’azienda a tutti gli effetti ma i nostri bilanci non si chiudono solo in euro ma anche in benessere dato alle persone che hanno bisogno; nel 2025 il nostro fatturato ha superato i 13 milioni di euro») e Maria Angela Spezia, amministratore delegato di Eco Packaging («Voglio parlare innanzitutto dell’esperienza del Pellicano, onlus che ho co-fondato e che realizza progetti di umanizzazione nel nostro ospedale; poi dell’attività della mia azienda di famiglia, dove lavorano solo donne, dalle 7 alle 15.30, per dar loro modo di coniugare vita famigliare e vita lavorativa restituendo dignità e autonomia; da ultimo, la mia esperienza in Confindustria, dove abbiamo fatto raccontare alle aziende quello che fanno per il sociale e per sostenere cultura e sport, una cosa importante perché non avete idea che forza abbia l’emulazione positiva»).
LA SITUAZIONE
Oltre alla leggerissima crescita del Pil citata all’inizio, da registrare la continua crescita dell’occupazione, con un incremento di circa 600 unità, raggiungendo le 134mila unità nel 2025 e consolidando un tasso di occupazione pari al 72,1%, sostanzialmente in linea con la media regionale e ben al di sopra della media nazionale (62,5%). Tuttavia il tasso di disoccupazione è risalito al 6%, livello più elevato della media regionale (4,2%) e riavvicinatosi alla media italiana (6,3%). Si tratta di oltre 8mila persone senza lavoro che rappresentano un problema sociale grave soprattutto in anni in cui le imprese segnalano difficoltà crescenti nel reperimento di manodopera. Anche i tassi di disoccupazione femminile (6,6%) e giovanile (13%) sono tornati a crescere, confermando un momento incerto del mercato del lavoro locale. In questo scenario meno positivo del passato, si registra sempre una quota molto elevata di attivazioni di contratti a tempo determinato (oltre 40mila nel 2025), pari al 61% del totale, mentre le attivazioni a tempo indeterminato rappresentano il 12% (circa 8mila). Dal 2008 le prime sono cresciute dell’83%, mentre le seconde sono diminuite del 21%. Anche il lavoro somministrato è cresciuto del 32%, pur risultando in calo nell’ultimo anno. Il rallentamento economico si manifesta anche con un aumento del 58% di ore di cassa integrazione autorizzate, che raggiungono l’ammontare di 1,9 milioni nell’ultimo anno (mentre il dato regionale è in diminuzione).
Numero di imprese
Il numero di imprese attive ha subito nel 2025 la contrazione più marcata degli ultimi tredici anni, con una perdita di 888 unità pari al -3,5%, che ha interessato in particolare il commercio, l’agricoltura e l’industria. Prosegue il rafforzamento strutturale del tessuto imprenditoriale in termini di forma giuridica, con le società di capitale in crescita, ma il 2025 segna un’inversione preoccupante anche per le imprese straniere, calate di 264 unità (-6,6%) per la prima volta dopo un decennio di crescita: le 3.716 imprese straniere attive rappresentano comunque il 15,1% del totale, superiore alla media regionale (14,5%) e italiana (11,9%), a testimonianza del contributo strutturale dell’imprenditoria immigrata al tessuto produttivo locale.
Settore del Credito
Nel settore del credito i depositi bancari hanno raggiunto nel 2025 il massimo storico di 10,9 miliardi di euro, mentre i prestiti hanno ripreso a crescere dopo anni di contrazione, portando il rapporto prestiti/depositi a 59,2, ancora il valore più basso tra tutti i territori considerati e ben lontano dalla media regionale (84,9) e nazionale (80,7). Alcuni cambiamenti degli ultimi anni nel settore creditizio hanno causato la diminuzione del numero di sportelli bancari per numero di abitanti: in particolare riduzione dell’uso del contante e crescita del digitale. Questa riduzione è continuata anche nel 2025 (Fig. 33). A livello nazionale si è passati da 56,1 sportelli ogni 100.000 abitanti nel 2011 a 32,5 nel 2025 (-42,1%), mentre a livello regionale da 80,6 a 46,3 (-42,6%). In provincia di Piacenza questa decrescita è stata molto più lenta, assestandosi a -33,1% (da 76,2 a 51,0). Questo risultato positivo per Piacenza è merito anche della politica di sostegno al territorio portata avanti dalla banca locale (Banca di Piacenza). Tra le province considerate, Piacenza (51,0) e Cremona (49,2) si confermano ai livelli più alti, mentre le altre province registrano valori che variano dal massimo di Parma di 44,1 al minimo di Pavia di 33,4. In termini relativi il calo più forte dal 2011 è stato a Lodi (-47,0%) e Pavia (-46,1%). Nell'ultimo anno il calo più marcato si registra a Pavia (-4,8%), seguita da Cremona e Lodi (-3,6%), mentre Piacenza (-3,0%) mostra una contrazione più contenuta.
Estero
Sul fronte dei rapporti con l’estero, il 2025 ha segnato un’inversione rispetto al record del 2024: le esportazioni piacentine sono scese a 6,6 miliardi di euro (-4,5%), con cali particolarmente significativi verso l’Asia (-24%) e l’America, mentre si segnalano incrementi verso l’Africa. La prima area di destinazione rimane l’Europa, con circa 5 miliardi di merci vendute pari al 74,6% del totale. Le importazioni sono invece cresciute sensibilmente (+16,5%), salendo a oltre 8,3 miliardi di euro, determinando un saldo commerciale negativo di 1,7 miliardi, soprattutto nei confronti di Paesi Bassi, Germania, Cina e Polonia. Piacenza mantiene tuttavia una propensione all’export tra le più elevate del paese, con un peso delle esportazioni sul valore aggiunto provinciale pari al 56%, a fronte di una media italiana del 26%.
Demografia
Per quanto riguarda la demografia, anche il 2025 ha registrato la tradizionale dinamica ambivalente: da un lato la popolazione ha continuato a crescere, raggiungendo le 287.745 unità nelle stime di inizio 2026 (+0,4%), con un tasso di natalità del 6,6 per mille abitanti e un tasso di fecondità di 1,26 figli per donna superiori sia alla media regionale che a quella nazionale, grazie alla continuità dei flussi di immigrazione in entrata – la popolazione straniera ha raggiunto le 43.326 unità, pari al 15,1% dei residenti – e a un saldo migratorio pari al 9,9 per mille abitanti. Il rovescio della medaglia rivela indicatori demografici strutturali sempre più sfavorevoli rispetto al resto del Paese (indice di dipendenza e indice di vecchiaia), determinando un quadro futuro molto preoccupante: le proiezioni al 2045 mostrano come nello scenario di riferimento la fascia 0-17 anni crescerebbe di circa 2.100 unità rispetto alle attuali 42.196, grazie all'apporto dei flussi migratori, mentre nello scenario peggiore, senza immigrazione, si perderebbero oltre 11.000 giovani con meno di 18 anni, con conseguenze gravi sull’equilibrio sociale ed economico del territorio.
Componenti sociali e ambientali
Sul fronte ambientale, la pagella di Legambiente Ecosistema Urbano 2025 colloca Piacenza al 45° posto su 107 capoluoghi, con un quadro differenziato tra le varie componenti. Le criticità più marcate riguardano la produzione di rifiuti urbani (104°, con 766,9 kg per abitante), i consumi idrici (85°), il trend del consumo di suolo (94°) e la qualità dell’aria, con valori negativi per ozono (83°) e PM10 (81°). Sul versante positivo emergono invece la buona dispersione della rete idrica (6°), la dotazione di alberi (15°), le isole pedonali (19°) e il trasporto pubblico (16° per passeggeri), che testimoniano progressi concreti nelle politiche di mobilità sostenibile e verde urbano. A livello di posizionamento nel ranking del Sole 24 Ore, l’area ambiente e servizi si attesta al 40° posto, con ritardi strutturali sull'energia rinnovabile (86°) e una persistente fragilità nella qualità dell’aria che accomuna Piacenza alle province della Pianura Padana. Anche alcuni indicatori dell’area “giustizia e sicurezza” presentano criticità: il 67° posto nell’indice di criminalità, il 66° per furti in abitazione, il 78° per rapine in pubblica via e il 90° per incidenti stradali. Segnali di preoccupazione vengono anche dai danneggiamenti (80°) e dalla percezione di insicurezza (71°), che contribuiscono a un quadro percettivo meno favorevole. Al tempo stesso, la macroarea “giustizia e sicurezza” migliora nel complesso, raggiungendo il 33° posto, con risultati positivi su litigiosità, durata dei procedimenti
civili e capacità di riscossione dei comuni. Il quadro è quindi articolato: alcuni indicatori specifici restano critici, ma la performance complessiva della macroarea appare in miglioramento. Altri posizionamenti negativi relativi all’area “demografia e salute” riguardano l’emigrazione ospedaliera (89°) – per la vicinanza con i presidi sanitari lombardi – e la carenza di medici di medicina generale (96°), segnale di una crescente pressione sul sistema sanitario territoriale. Sul versante culturale, il patrimonio museale risulta non ancora sufficiente nel capoluogo (82°), la spesa comunale per la cultura è contenuta (62°) e la presenza di librerie rimane al di sotto della media nazionale (72°). Altri due indicatori devono infine far riflettere. Il primo è la disuguaglianza nella distribuzione del reddito netto (74° posto nel ranking Sole 24 Ore), con un rapporto tra ultimo e primo quintile pari a 14 nel territorio contro una media italiana di 12,6: certamente lontano dalle forti differenze di Milano o Roma, ma superiore alla media nazionale. Le cause di questo dato richiederebbero un approfondimento specifico sulla distribuzione dei redditi e dei patrimoni, ma il segnale è rilevante in una provincia tradizionalmente caratterizzate da buoni livelli di ricchezza. Il secondo è l’indice di solitudine: il 40% dei nuclei residenti è costituito da persone sole, che posiziona Piacenza al 75° posto in Italia, un dato preoccupante anche per il fabbisogno prospettivo di servizi socio-assistenziali e sanitari. In conclusione, tra le sei aree analizzate dal report sulla qualità della vita del Sole 24 Ore emerge un quadro in chiaroscuro per il sistema Piacenza, che nel 2025 si colloca al 32° posto nella graduatoria generale (+1 rispetto al 2024). I risultati migliori riguardano l’area ricchezza e consumi (11°, +8 posizioni), trainata dai depositi bancari per abitante (3°, con 26mila euro pro capite rispetto ai 18,7mila medi nazionali), dal valore aggiunto per abitante (22°) e dal reddito medio disponibile (26°), e l’area affari e lavoro (24°, +14 posizioni), grazie all’elevato tasso di occupazione (10° con il 76,9% nella fascia 20-64 anni), alla forte quota di export sul valore aggiunto (8°, pari al 56%) e alla buona presenza di startup innovative (36°). Miglioramento significativo anche per giustizia e sicurezza (33°, +13 posizioni), la performance migliore mai registrata in questa macroarea, con risultati positivi su litigiosità (33°), durata dei procedimenti civili (26°) e capacità di riscossione dei comuni (3°). Al contrario, segnano arretramenti rilevanti cultura e tempo libero (54°, -17 posizioni) – il calo più vistoso – demografia e società (40°, -8 posizioni), nonostante i buoni risultati su saldo migratorio (3°) e immigrati regolari (4°), e ambiente e servizi (40°, stabile), con ritardi strutturali sull'energia rinnovabile (86°) e una qualità dell'aria ancora critica.
Cooperative sociali
Il presente rapporto ha anche integrato le analisi socioeconomiche con un nuovo approfondimento settoriale, relativo alle cooperative sociali. Si tratta di un pezzo significativo del welfare locale, con 60 imprese non profit (la metà cooperative di tipo A), oltre 2800 lavoratori, un fatturato complessivo superiore ai 106 milioni di euro nel 2025. La rilevanza collettiva di queste cooperative emerge dal numero di utenti, oltre 14mila, tra cui prevalgono i minori (italiani e stranieri), gli anziani, gli immigrati, i richiedenti asilo e le persone con disabilità. Ma il significato più importante di un settore che è nato negli anni ’80 ed in 50 anni si è evoluto con processi di professionalizzazione e incremento qualitativo del personale, è il contributo al benessere collettivo e alla diffusione di valori orientati alla solidarietà e alla condivisione.
PROSPETTIVE
Nell’ultimo periodo emergono tre tematiche rilevanti per lo sviluppo futuro del sistema Piacenza: la qualità del lavoro, la coesione sociale e l’innovazione sociale. Due recenti ricerche molto approfondite hanno permesso di conoscere in modo più puntuale alcuni di questi aspetti. Innanzitutto lo studio promosso dalla Provincia di Piacenza sugli impatti economici, sociali ed ambientali della logistica ha evidenziato come il settore della contract logistics sul territorio abbia effetti rilevanti anche sul mercato del lavoro (Provincia di Piacenza 2026; Lel 2026). Con circa 15mila addetti tra diretti, indiretti e intermittenti, l’impatto sulla domanda di abitazioni, servizi sociali e sanitari, mobilità produce una forte pressione collettiva a cui rispondono gli enti locali ma che richiederebbe maggiore impegno anche degli operatori stessi del settore. In particolare, sembrano ridursi i casi di illegalità e sfruttamento della manodopera, grazie anche ad un processo di internalizzazione dei lavoratori presso i principali player internazionali (Ikea e Amazon in primis). Più in generale la qualità del lavoro nel territorio sembra più controllata e dignitosa che in altri contesti geografici del paese, sebbene la Procura di Piacenza abbia comunque aperto negli ultimi cinque anni 32 procedimenti penali per “sfruttamento del lavoro e caporalato”, con casi molto gravi in agricoltura e nella logistica.
Il secondo tema strategico è quello della coesione sociale, che è stato approfondito da uno studio promosso dalla Camera di Commercio Emilia (IFOA 2026). Piacenza viene definita come una “città-condominio”: una realtà fatta di diversi piani sociali che spesso non comunicano tra loro. Grazie al ricco tessuto imprenditoriale e alle istituzioni locali, il diffuso benessere, confermato dai dati sul reddito pro-capite, sui consumi e sugli indicatori di qualità della vita, si scontra con nuove vulnerabilità a volte invisibili. Soprattutto segnalate dalla micro-conflittualità giovanile, dall’emersione di fragilità psichiche e disagio psichiatrico di giovani e giovani-adulti. Emerge quindi l’urgenza di rafforzare i legami di comunità, pur presenti in misura superiore ad altri territori, con le reti formali e informali tra privato sociale, enti locali, associazioni di categoria, organizzazioni di volontariato.
Il terzo tema rilevante è quello dell’innovazione sociale, che deve essere sostenuta e promossa al pari di quella tecnologica. L’innovazione tecnologica trova spazio e sviluppo nelle singole imprese del manifatturiero avanzato o nei servizi ad elevato contenuto di conoscenza, ma anche nei laboratori e nei centri di ricerca universitari o legati alla piattaforma dei Tecnopoli della regione Emilia-Romagna (Musp e Leap). La promozione e il sostegno all’innovazione sociale dovrà invece essere il risultato di una nuova alleanza pubblico-privato, che dia il giusto riconoscimento sia al valore sociale delle imprese di mercato sia al valore economico e di significato delle imprese non profit.
RINGRAZIAMENTI
Al termine del Report l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, “ringrazia il Presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Piacenza, Giuseppe Nenna, per aver sostenuto l’organizzazione della Giornata dell’Economia Piacentina ed i componenti del Comitato di indirizzo e di coordinamento, Enrico Ciciotti, Eduardo Paradiso, Domenico Capra, Riccardo Ronca, Filippo Cella, Matteo Ruozzi, Vittorio Silva, per il prezioso lavoro di accompagnamento nel percorso di analisi e di ricerca. Per l’approfondimento sulla cooperazione sociale il contributo di Luca Cattanei e Paola Gemmi di Confcooperative Federsolidarietà e Elena Gianformaggio di Legacoop è stato molto importante, così come un sincero ringraziamento va a Daniela Chinosi (Auroradomus), Manuela Barbieri (Unicoop), Alessandra Tibollo (Kairos), Roberta Bonini (Coopselios), Carolina Soldati (Eureka), Claudia Zerletti (Proges), Samuele Bertoncini (DES Tacum), Paolo Menzani (Consorzio Solco), Paolo Savinelli (COTEPI), Margherita Spezia (Xenia B) e Maria Scagnelli (Casa del Fanciullo), che hanno partecipato agli incontri di approfondimento settoriali. Grazie a loro il rapporto sul sistema economico piacentino si è arricchito anche di valutazioni e previsioni difficilmente ricavabili dalle statistiche ufficiali. Ancora un riconoscimento anche ai direttori e referenti delle Associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Confapi, Libera Artigiani, Unione Provinciale Artigiani, Lega Cooperative e Confcooperative, per aver facilitato l’incontro con gli operatori economici soci delle loro organizzazioni. Infine, ma non ultimo segnaliamo il contributo dell’Ufficio Studi di Unioncamere Emilia-Romagna nelle persone del suo direttore Guido Caselli e della Camera di Commercio Emilia, nelle persone di Matteo Ruozzi, Sabrina Sabatini e Marilisa Pernolino, per aver condiviso dati, ricerche e analisi e così arricchito in modo significativo il presente rapporto”.
Nella foto, i presenti alla giornata dell'economia piacentina svoltasi nella sala Corrado Sforza Fogliani.
Pubblicato il 26 maggio 2026
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