Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Simona Saladini di Acisjf: «da cento anni a fianco delle donne»

Foto 1 Saladini e Schiavi

"Da oltre cento anni Acisjf opera come Associazione Cattolica internazionale al fianco e a difesa delle donne. La capacità che ha permesso a questa realtà di sopravvivere e rinnovarsi fino ad oggi è stata quella di adattarsi ai cambiamenti sociali avvenuti nel tempo per rispondere ai nuovi bisogni delle donne e dei loro bambini. Riconosciuta dal diritto canonico della Santa Sede, l'associazione nasce a Friburgo con l'acronimo francese nel 1987 e arriva in Italia nel 1902”.

Così Simona Saladini, presidente nazionale di Acisjf, ha preso la parola presso la casa della Protezione della Giovane di via Tempio, a Piacenza, lo scorso 14 febbraio. Al suo fianco Giuseppina schiavi, responsabile della casa piacentina, e ad ascoltarla volontari, amici e simpatizzanti dell’associazione. Un’occasione per ripercorrere il valore e la storia di questa realtà, attraverso la proiezione di video - uno a impronta nazionale e l’altro focalizzato su Piacenza - e una nuova presentazione di “Maria che scende dal treno”: (Edizioni Univ. Romane, 2025): libro scritto da Mirella Taranto con la collaborazione di Saladini e delle presidenti locali, e già presentato in San Giovanni in Laterano lo scorso ottobre A seguire si è svolta l’assemblea elettiva della sezione locale, con il rinnovo del direttivo e l’inserimento di giovani componenti. Sarà ora il nuovo direttivo a procedere con le successive nomine.

Schiavi, “Oggi siamo qui per il senso del dono”

Per l’incontro di oggi abbiamo scelto una delle stanze della nostra casa di via Tempio per far sentire più forte il senso e la gratuità del dono - ha quindi spiegato Schiavi-. Quasi tutto quello che vedete in questo salone, dai mobili al divano, è stato donato da familiari e amici. Rappresenta perciò l’atto d’amore di persone che hanno aperto il cuore alla nostra associazione, ed è anche il luogo dove trovano spazio le emozioni. Qui ci sono bambini che piangono, che giocano, ci si racconta, ci si incontra, si condividono momenti di gioia e di dolore”.

Abbiamo pensato che fosse un luogo caldo, più di qualsiasi sede istituzionale - ha detto -. L’abbiamo scelto come testimonianza viva del calore delle relazioni che si creano in Acisjf, quelle che anche il nostro vescovo Adriano ha ricordato come un tratto distintivo nelle storie custodite in “Maria scende dal Treno”. Senza vicinanza e calore verso le donne che accogliamo portare avanti il nostro compito non sarebbe possibile”.

pubbschiavi

La storia di Acisjf

In Italia siamo partiti a Torino nel 1902 grazie alla spinta di Toniolo, figura di spicco del volontariato e dell’Azione Cattolica, e da lì abbiamo aperto case in tutt’Italia - ha ripreso Saladini -. In quel periodo storico c’era il bisogno di accogliere e collocare le mondine arrivate nelle città dalle campagne in cerca di lavoro. L’invito da parte della chiesa al mondo cattolico di dare vita ad attività di accoglienza è stato il motore iniziale, ma l’associazione ha saputo cambiare e si è arricchita nel tempo con l’emergere di diversi e più complessi bisogni sociali della popolazione femminile. Dalla questione della tratta alla forte migrazione dal sud al nord Italia che continua ancora oggi, fino ai flussi migratori intercontinentali il bisogno sociale continua ad abbracciare l’Italia e il resto del mondo - ha sottolineato -. Tante volte mi telefonano docenti o personale ATA arrivati dal sud e in cerca di un alloggio perché hanno avuto un incarico distribuito su tre sedi con orari e luoghi difficili da conciliare. Se non trovassero accoglienza nelle nostre case, che per chi può pagare hanno comunque un costo contenuto, non riuscirebbero a sostenere le spese. Lo stesso discorso vale, in misura ancora maggiore, per le donne migranti che arrivano da altri Paesi: sole, incinta o con i loro bambini. Spesso vittime di violenze, giungono in Italia dopo un viaggio della speranza pericoloso e difficile. Con sé non hanno niente, se non le loro cicatrici e i bisogni materiali ed emotivi a cui noi proviamo a rispondere.

Il video e il libro

"Con i video proposti e soprattutto con il libro abbiamo voluto raccontare storie vere, non limitandoci alle dichiarazioni programmatiche che spesso si sentono ma dando spazio a ciò che succede concretamente nelle nostre case -ha spiegato Saladini-. Più che focalizzarci sulla storia di Acisjf, comunque presente attraverso le testimonianze delle persone, abbiamo voluto dare voce sia a chi in associazione è stato accolto con le proprie fragilità sia a chi ha lavorato ogni giorno per dare alle donne e ai loro figli una possibilità di rinascita. in ‘Maria che scende dal treno’ trovate quindi le storie delle donne ospitate, ma anche quelle delle presidenti storiche e attuali, che per Acisjf hanno dato e continuano a dare la loro vita. E poi ci sono le testimonianze delle suore, presenti in molte delle nostre case: a cominciare da Cuneo, dove prestano la loro opera dal 1902, per arrivare qui a Piacenza dove abbiamo le suore congolesi. Tra le varie testimonianze ricordo quella di Giulia, arrivata in Italia dall’Albania e accolta da noi dopo essere stata cacciata dalla propria famiglia perché aspettava un bambino. Dopo un percorso di accompagnamento verso l'autonomia, con un periodo di permanenza in una casa messa a disposizione dalla nostra associazione, oggi Giulia ha un lavoro e ha partorito il suo secondo figlio avuto con il nuovo compagno. E poi c'è l'intervista a Giuseppina Schiavi, un pilastro dell’associazione”.

Un futuro di rete

Ma quale futuro si prospetta per Acisjf? A partire dalle esigenze del presente cosa occorre perché possa continuare a portare avanti al meglio la propria opera di solidarietà e aiuto alle donne? Sono interrogativi fondamentali che ci siamo posti scrivendo il libro - sottolinea la presidente nazionale -. Di fronte a fragilità sempre più profonde sul piano sociale e famigliare, con problematiche di figli che diventano a loro volta genitori, l’unica risposta efficace è accrescere e potenziare quell’approccio di rete che mi piace chiamare «welfare community»: una sinergia progettuale e operativa che coinvolge enti locali, prefetture, istituzioni ma soprattutto le altre associazioni, permettendo di affiancare a chi ha bisogno tutte le figure necessarie. Già oggi ci muoviamo in rete attraverso la politica «delle tre A» - «accoglienza», «ascolto», «accompagnamento» - che sintetizza il nostro operato. Un approccio che per migliorare e consolidarsi ha bisogno di superare dannosi individualismi e di poter contare su un numero maggiore di volontari.

Il bisogno di volontari formati

"Oggi i volontari sono pochi - ha osservato Saladini-, manca soprattutto la fascia d’età più giovane, dai 30 ai 45 anni. Ma se vogliamo tenere aperte le case abbiamo bisogno di loro. Oggi più di ieri devono venire formati a non essere soggetti giudicanti rispetto ai casi sociali di cui si occupano e a non concepire il loro ruolo come un mezzo per colmare mancanze personali. Devono imparare a confrontarsi con la persona, a starle accanto e ad accompagnarla nel suo percorso di autonomia”. “Voglio concludere con un affettuoso grazie a Giuseppina e a tutte le presidenti locali. Acisjf nazionale va avanti per merito loro, che come me si alzano ogni giorno per aprire le loro case e prendersi cura delle donne”.

Micaela Ghisoni

Nelle foto, l'incontro alla Protezione della Giovane con Giuseppina Schaivi e Simona Saladini.

Pubblicato il 9 marzo 2026

Ascolta l'audio

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente