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Celebrati i dieci anni dalla confisca alla mafia del capannone di Calendasco

Il Consiglio comunale di Calendasco convocato qui

Da capannone della mafia a spazio polifunzionale a disposizione della comunità. A dieci anni dall’acquisizione del bene da parte del Comune, il Consiglio comunale di Calendasco si è riunito in seduta straordinaria nel centro “Rita Atria” per presentare nel luogo simbolo di riscatto le iniziative e i progetti di rinascita. Il centro “Rita Atria”, intitolato alla giovane donna che ha pagato con la vita la scelta di ribellarsi al potere mafioso, è diventato sede della Protezione Civile, ospita mezzi comunali, è un centro educativo per adolescenti e un punto nevralgico del territorio per eventi, attività sociali, culturali, attività formative e iniziative sulla legalità.

Il modello

Il percorso che ha portato a questa trasformazione è stato un modello di collaborazione tra il Comune, la Regione Emilia-Romagna, l’associazione contro le mafie Libera, la Scuola Edile, il mondo dell’associazionismo, le scuole - più di 200 le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato ai laboratori e alle attività formative -, un gruppo di profughi presenti nell’ostello di Calendasco, oltre a studenti francesi in Erasmus. Il progetto di riqualificazione e rigenerazione, tra cui il tetto con pannelli fotovoltaici che ne fa la prima comunità energetica in un bene confiscato, ha avuto un costo complessivo di 484mila euro a partire dal 2017, di cui 368mila di contributo regionale. Tra gli ultimi interventi, la cucina comunitaria inaugurata nel 2025, nata dall’idea dei ragazzi dell’associazione Libera per servire tutta la comunità. Al Consiglio comunale, presieduto dal sindaco, Filippo Zangrandi, ha partecipato l’assessore regionale alla Legalità, Elena Mazzoni. Presenti l’associazione contro le mafie Libera, volontari, scuole e cittadini coinvolti nelle attività sociali e culturali.

Lassessore Mazzoni copia

Presente l’assessore regionale

“Un luogo restituito alla collettività - ha affermato Mazzoni - rappresenta uno dei simboli più concreti e forti della battaglia quotidiana per la legalità e la giustizia sociale. È la dimostrazione che i territori possono trasformare ferite profonde in luoghi di riscatto, partecipazione e crescita civile”. “In questa giornata- ha proseguito Mazzoni- desidero ribadire quanto il lavoro sulla legalità sia decisivo. Viviamo in un tempo in cui le mafie mutano pelle, cercano nuovi spazi, si insinuano nei settori più vulnerabili del tessuto economico e sociale. Per questo la Regione Emilia‑Romagna ha rafforzato gli strumenti di prevenzione, monitoraggio e contrasto delle infiltrazioni mafiose, adottando un approccio che coinvolge non solo le istituzioni, ma anche il mondo della scuola, le associazioni, i volontari, il Terzo settore e le realtà economiche locali”.

Le iniziative a Calendasco

L’Emilia-Romagna è la terza regione del Nord Italia per numero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Nel Piacentino sono stati due. Nel tempo quello di Calendasco ha saputo adattarsi ai bisogni della collettività: durante la pandemia è stato un ambulatorio medico; ha ospitato studenti del Conservatorio, un seggio elettorale in occasione di un referendum, mostre, percorsi di formazione sull’antimafia, il campo estivo “E!State Liberi” per oltre cinque edizioni consecutive. Dal 2024 è anche punto di partenza del sentiero partigiano dedicato a Cesare Rabaiotti “Il Moro”: una connessione simbolica tra memoria della Resistenza e cultura della legalità.

Nelle foto, la presentazione del progetto di riqualificazione del capannone della mafia a centro polifunzionale per la comunità di Calendasco.

Pubblicato il 9 febbraio 2026

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