Le Figlie di Gesù Buon Pastore in festa tra memoria e futuro
Una celebrazione identitaria e profondamente sentita è stata la Festa di Gesù Buon Pastore, svoltasi, il 26 aprile, nella Casa Generalizia delle Figlie di Gesù Buon Pastore, in via Mazzini a Piacenza.
Tappe significative
La liturgia, presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto, è stata introdotta da suor Haimanot Tecle Menghescia, vicaria generale, che ha dato voce alla memoria viva della congregazione, scandendo i nomi delle sorelle giunte a celebrare tappe significative del proprio cammino. Un elenco che è diventato racconto, storia intrecciata di fedeltà: il 25° anniversario di suor Cristina Pèrez Medina, Madre Generale della Congregazione e di suor Tzega Abrha Tesfagabre; i 60 anni di consacrazione di suor Maria Luisa Bottazzi, suor Raffaella Rocca e suor Franca Barbieri. Un patrimonio umano e spirituale che attraversa generazioni. Accanto al vescovo, hanno concelebrato mons. Francesco Cattadori, cappellano dell’Istituto, e mons. Giuseppe Busani, in una comunione che ha dato forma visibile alla dimensione ecclesiale dell’evento.

Orientare l’esistenza verso Cristo
Nell’omelia, mons. Cevolotto ha condotto l’assemblea dentro il cuore della Domenica del Buon Pastore, delineandola come tempo di verifica e di ritorno all’origine; un invito esigente a riscoprire la fedeltà: quella che nasce dalla bellezza dell’incontro iniziale con il Signore e che si rinnova nel tempo, tra prove e perseveranza.
Il vescovo ha evocato la forza della Parola di Dio, capace - come nel racconto della Pentecoste - di “trafiggere il cuore”. Un ascolto che non lascia intatti, che mette in discussione e riapre la vita. “Che cosa dobbiamo fare?”, si chiedono gli ascoltatori di Pietro: una domanda che - ha sottolineato il presule - non riguarda solo il comportamento morale, ma il movimento più profondo della conversione. Convertirsi allora - per mons. Cevolotto - significa orientare nuovamente lo sguardo e l’esistenza verso Cristo, ritrovando la sorgente della propria vocazione.
Custodirsi reciprocamente
Un passaggio intenso dell’omelia del vescovo ha riguardato proprio il cuore umano: luogo non solo di emozioni, ma di decisione. È lì che si gioca la fedeltà, lì che la Parola può ferire per guarire, scardinando orgoglio e abitudini per aprire alla verità. Una ferita che non distrugge, ma trasforma.
Mons. Cevolotto ha poi richiamato il senso del battesimo come immersione in un amore già dato, gratuito, spesso dimenticato quando si pretende di “meritare” Dio attraverso le proprie opere. Da qui, l’invito a tornare alla sorgente, a lasciarsi nuovamente custodire dal Pastore.
Non sono mancati riferimenti - da parte del presule - alle fragilità interne, più insidiose di quelle esterne: quelle zone della vita non ancora raggiunte dalla conversione, capaci di indebolire anche le comunità. Per questo, ha ricordato, è essenziale custodirsi reciprocamente, mantenendo vivo il riferimento a Cristo.
Infine, mons. Cevolotto ha aperto lo sguardo sulla promessa evangelica della “vita in abbondanza”: non ricchezza o benessere, ma una pienezza che si traduce in gioia, motivazione, capacità di fiorire nella condizione concreta in cui si vive. Per una comunità religiosa dunque - per il vescovo - questo significa aiutarsi a far emergere il meglio di sé, riconoscendo la presenza viva di Dio nelle pieghe quotidiane.

Una festa di comunità
Dopo l’omelia, il momento solenne della rinnovazione dei voti di povertà, castità e obbedienza ha dato corpo alle parole ascoltate: gesti semplici e profondi, segno di una fedeltà che continua a scegliere. La casa generalizia di Piacenza, guidata dalla superiora suor Florita Suarez Ramos, ha così vissuto una giornata intensa, sospesa tra memoria e futuro. E al termine della celebrazione, il raccoglimento ha lasciato spazio alla festa: nel cortile dell’Istituto, la convivialità ha restituito il volto più umano e familiare di una comunità che continua, giorno dopo giorno, a camminare insieme.
Riccardo Tonna
Nelle foto, la festa del Buon Pastore nella Casa Generalizia delle Figlie di Gesù Buon Pastore, in via Mazzini a Piacenza.
Pubblicato il 28 aprile 2026


