Convegno Fisc. A Trento il racconto della crisi ambientale a dieci anni dalla Laudato si'

C’è una luce netta, quasi tagliente, che entra da una porta aperta sul mare nel dipinto Rooms by the Sea di Edward Hopper. Su questo quadro si è inserito il convegno nazionale della FISC, “Pianeta in prima pagina, cronisti del clima”, ospitato a Trento, dal 16 al 18 aprile, in occasione dei cento anni di Vita Trentina. Una soglia tra dentro e fuori, tra casa e mondo: la stessa che oggi attraversa il giornalismo chiamato a raccontare la crisi ambientale.
Per il primo appuntamento nazionale post pandemia, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici ha scelto una città che è insieme memoria e laboratorio. Vita Trentina, nata nel 1926 come voce ecclesiale e antifascista, è diventata così il punto di partenza per interrogarsi sul ruolo dell’informazione locale in un tempo segnato da emergenze globali. A dieci anni dalla Laudato Si’ e alla luce delle sfide emerse dalla COP30, il tema dell’ecologia integrale si intreccia con quello della responsabilità narrativa: come raccontare il cambiamento climatico senza ridurlo a cronaca distante o allarmismo sterile?
Il contributo di mons. Derio Olivero
Le giornate trentine si sono snodate tra interventi, dialoghi e testimonianze. Ma è nel contributo, del 18 aprile, di mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, che il discorso si è fatto più denso, quasi meditativo. Il presule ha invitato a guardare il mondo non come un problema da risolvere, ma come “un mistero gaudioso”, riprendendo l’intuizione della Laudato Si’. E lo ha fatto intrecciando arte, spiritualità e pensiero contemporaneo. L’immagine iniziale - quella stanza spalancata sul mare - è diventata metafora di una condizione umana esposta, vulnerabile, ma anche capace di relazione. “Vivere come uno tra i molti”, ha citato Richard Sennett, “coinvolto in un mondo che non rispecchia solo se stessi”.
Tutto è in relazione
È da qui che mons. Olivero ha proposto una visione del giornalismo come esercizio di ascolto, più che di dominio. Il vescovo ha poi richiamato la mistica Giuliana di Norwich: il mondo come una piccola cosa, “grossa quanto una nocciola”, che esiste perché amata. Un’immagine che sposta radicalmente lo sguardo: la realtà non è solo materia da analizzare, ma dono da custodire. E in questa prospettiva, raccontare la crisi ambientale significa anche restituire il legame profondo tra creato, giustizia e fraternità. Il convegno ha insistito proprio su questo nodo: tutto è in relazione. Non esiste ecologia senza relazioni umane giuste, senza un tessuto sociale capace di solidarietà. È una convinzione antica, ma oggi più che mai urgente. Lo sottolineano anche i richiami al pensiero contemporaneo: la verità non come dato statico, ma come esperienza che emerge nel dialogo; l’identità come cammino, non come possesso; la fede stessa come spazio aperto, non recinto esclusivo.

Un terzo ecumenismo
In un tempo segnato dal pluralismo, osserva il teologo Andrea Cozzi, citato da Olivero, non è più possibile ridurre la complessità a un unico punto di vista. E Tomáš Halík, sempre proposto dal vescovo di Pinerolo, parla di un “terzo ecumenismo”: quello tra credenti e non credenti, dove il dialogo diventa più fragile ma anche più necessario. Anche qui, il giornalismo è chiamato a un compito delicato: tenere insieme differenze, senza semplificare. Non è un caso che il tema ambientale venga letto dentro questa trama più ampia. Le religioni, ricorda mons. Olivero, possono offrire un contributo decisivo alla costruzione della fraternità e alla difesa della giustizia. Non per diplomazia, ma per un’autentica condivisione di valori e visioni. Raccontare il clima, allora, significa anche raccontare queste alleanze, spesso silenziose, che attraversano territori e comunità.
Dall’intervento del vescovo è emersa una domanda radicale: che tipo di Chiesa - e che tipo di informazione - può servire l’unità dell’umanità? Non basta unire i cristiani: l’orizzonte è più ampio, riguarda la convivenza dell’intera famiglia umana e la custodia della creazione. Un compito che non può essere diviso, né rimandato.
Crocevia di storie e prospettive
Trento, in questi giorni, è diventata così un crocevia di storie e prospettive. E forse è proprio questa la lezione più forte del convegno: la crisi climatica non è solo una questione di dati o scenari futuri, ma una storia che si scrive ogni giorno nei luoghi concreti, nelle relazioni, nelle scelte quotidiane. Raccontarla significa dare voce a queste storie, senza perdere la complessità.
Nelle parole conclusive è riecheggiato un invito semplice e insieme esigente: essere “lievito” dentro la realtà, senza chiudersi né sentirsi superiori. Un’immagine che vale per la Chiesa, ma anche per il giornalismo.
Riccardo Tonna
Nelle foto: dall'alto, il gruppo dei giornalisti dei settimanali cattolici dell'Emilia Romagna al convegno della Fisc a Trento e l'intervento di mons. Olivero.
Pubblicato il 20 aprile 2026


