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Centenario della nascita di don Vittorione: una luce si è accesa

CELEBRAZIONE PER VITTORIONE

 

C’è una luce particolare che attraversa certi luoghi quando la memoria non è nostalgia, ma presenza viva. Nella sede di Africa Mission, il 15 aprile, in via Martelli a Piacenza, quella luce si è accesa nel giorno del centenario della nascita di don Vittorio Pastori - “don Vittorione”, come ancora lo chiamano con affetto - riunendo volti, storie e generazioni attorno a un’eredità che continua a camminare. L’evento si è aperto con l’Eucaristia presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto, concelebrata da don Maurizio Noberini, presidente di Africa Mission, e da don Giancarlo Dall’Ospedale, direttore del Centro missionario diocesano.

Una vita donata ai poveri

È stato don Noberini, introducendo la messa, a dare il tono della giornata. Le sue parole hanno ricucito passato e presente, riportando al centro il motivo di quell’incontro: “ricordare il bene compiuto”. Non come un esercizio formale, ma come un gesto necessario. Perché la vita di don Vittorio - interamente donata, soprattutto ai più poveri - ha lasciato un segno concreto, capace ancora oggi di interrogare e orientare. La comunità piacentina, e non solo - il collegamento streaming arrivava fino in Uganda - si è ritrovata così a dire grazie: a lui, e al Signore per il dono della sua vita. Un ringraziamento che si è fatto preghiera, nell’Eucaristia, ma anche impegno rinnovato a vivere con maggiore generosità e spirito missionario.

L’amore di Dio

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha allargato lo sguardo, accompagnando i presenti dentro una pagina di Vangelo che sembrava scritta per quell’occasione: l’incontro tra Gesù e Nicodemo. Un uomo diviso, sospeso tra ciò che tutti pensano e ciò che il cuore intuisce. È proprio da quella tensione, ha sottolineato il vescovo, che nascono le domande. E sono le domande - non le certezze rigide - il luogo in cui Dio continua a parlare.

Da lì, il cuore del messaggio: l’amore di Dio non è misura, ma eccedenza. Un amore che precede, che non aspetta condizioni favorevoli, che non si ritira nemmeno davanti al rifiuto. “Dio non ha mandato il Figlio per condannare, ma per salvare”: una distinzione netta, quasi disarmante, tra giudizio e condanna.

Una conversione esigente

Mons. Cevolotto non ha evitato il confronto con l’oggi: un’epoca in cui il male, ha osservato, non si nasconde più, ma si esibisce, smettendo perfino di scandalizzare. È il segno di una coscienza che rischia di assuefarsi. E allora la risposta non può essere la condanna, ma la conversione. Una conversione esigente, che passa da un gesto quasi impossibile: amare anche il nemico. È questa, ha ricordato, la logica di Dio. Ed è anche la strada che don Vittorio ha cercato di percorrere, nella concretezza della sua missione.

anniversario vittorione

L’opera di don Vittorio: un cantiere aperto

Terminata la celebrazione, la memoria si è fatta racconto e progetto nelle parole di Carlo Ruspantini, direttore di Africa Mission. Il suo intervento ha spostato l’attenzione su ciò che continua. Perché l’opera iniziata da don Vittorio in Uganda non è un capitolo chiuso: è un cantiere aperto. Progetti, collaborazioni, presenze locali e italiane portano avanti ogni giorno quel primo slancio, cercando risposte a bisogni reali, migliorando concretamente la vita delle persone.

Ma Ruspantini ha insistito su un punto decisivo: ricordare non significa fermarsi. Significa tornare alle radici per trovare energia. I valori che hanno guidato don Vittorio - il coraggio delle scelte, la capacità di leggere i segni dei tempi, il discernimento - non sono reliquie, ma strumenti. Oggi più che mai, in un mondo che cambia velocemente, serve quella stessa lucidità. E per questo diventa prezioso anche il confronto con chi lo ha conosciuto, per comprendere non solo cosa ha fatto, ma come ha saputo iniziare.

Le testimonianze

A dare voce a questa memoria viva sono state poi le testimonianze raccolte e coordinate dalla giornalista Betty Paraboschi. Racconti semplici, diretti, a tratti commossi, che hanno restituito il volto concreto di “don Vittorione”: un uomo capace di prossimità, di decisioni forti, di una fede tradotta in gesti.

La giornata si è conclusa con un momento conviviale, sobrio come nello stile dell’associazione, ma non meno intenso. Infatti tra una parola e l’altra, tra strette di mano e sorrisi, si è percepito chiaramente che il centenario non segna una fine, bensì un passaggio e un’apertura al futuro.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 16 aprile 2026
Nelle foto, il ricordo del centenario della nascita di Vittorione.

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