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Veglia Pasquale: il racconto vivo di una speranza

vegliacattedrale

Nella notte più attesa dell’anno liturgico, la cattedrale di Piacenza, il 4 aprile, si è raccolta in un silenzio di attesa, rotto solo dal crepitio del fuoco nuovo. È iniziata così la Veglia Pasquale presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto: una liturgia che, come ogni anno, non è solo rito, ma racconto vivo di una speranza che attraversa il buio.

Il fuoco nella notte: il Lucernario

All’esterno della cattedrale, il vescovo ha benedetto il fuoco nuovo, segno di una luce che rinasce. Da quel fuoco è stato acceso il Cero Pasquale, simbolo di Cristo risorto, portato poi in processione all’interno della chiesa. Tre volte il canto “Lumen Christi” ha attraversato la navata, mentre la luce si diffondeva lentamente tra i fedeli. Il buio iniziale ha ceduto il passo alla luce, culminando nel canto solenne dell’Exsultet, il Preconio Pasquale: l’annuncio della Risurrezione, proclamato come una vittoria che riguarda ogni uomo.

La Parola che ripercorre la storia

È seguita la Liturgia della Parola, un lungo itinerario che ha ripercorso la storia della salvezza: dalla Genesi all’Esodo, fino ai profeti. Un racconto che non appartiene solo al passato, ma continua a risuonare nel presente. Il momento del Gloria ha segnato una svolta: il suono dell’organo, degli ottoni e delle campane ha riempito la cattedrale, mentre le luci si sono tutte accese improvvisamente, come a squarciare definitivamente le tenebre. Nell’Epistola, tratta dalla Lettera ai Romani, san Paolo ha ricordato il senso profondo del battesimo: partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo. Subito dopo, il Vangelo ha annunciato la Risurrezione.

L’omelia: “Non temete”

Al centro della celebrazione, le parole del vescovo Adriano hanno dato voce al cuore della Pasqua. Partendo dall’annuncio di Gesù alle donne - “Non temete” - il vescovo ha sottolineato come la Risurrezione non sia un evento isolato, ma l’inizio di un cammino che riprende.

Cristo risorto, ha spiegato, precede i suoi discepoli in Galilea: un luogo concreto e simbolico, periferico e quotidiano. È lì che si manifesta una verità decisiva: Dio arriva sempre prima, prepara il terreno, suscita il desiderio della fede.

Un segno concreto di questa azione è stato riconosciuto nei catecumeni: uomini e donne che, attraverso esperienze diverse hanno sentito nascere in sé la chiamata.

Particolarmente intensa è stata la riflessione sulla parola “fratelli”, con cui Gesù si rivolge ai discepoli che lo avevano abbandonato. In quel termine, ha detto il vescovo, si rivela un amore che perdona e ricostruisce: una fraternità che non si spezza nemmeno davanti all’infedeltà.

“Non temete” - ha concluso - perché il futuro è abitato da un amore più forte del male e della morte.

L’acqua e la vita nuova: la Liturgia Battesimale

La Veglia ha raggiunto uno dei suoi momenti più toccanti con la Liturgia Battesimale. Dodici catecumeni, provenienti da diverse realtà della diocesi, sono stati chiamati per nome. Le Litanie dei Santi hanno accompagnato la preghiera della comunità, mentre il vescovo ha benedetto l’acqua immergendo il Cero Pasquale nel fonte battesimale. Poi le rinunce, la professione di fede e il battesimo. L’unzione con il Crisma, la consegna della veste bianca e della candela accesa sono stati: segni visibili di una dignità nuova e di una luce ricevuta.

L’Eucaristia e la festa

Nella Liturgia Eucaristica, sostenuta dalla corale della cattedrale, i neobattezzati hanno portato i doni all’altare, partecipando pienamente alla celebrazione. Per la prima volta hanno ricevuto la comunione sotto le due specie, segno di una piena appartenenza alla comunità. Al termine, la benedizione finale e il congedo hanno aperto alla gioia condivisa: la notte si è conclusa con le foto di rito, volti sorridenti accanto al vescovo, segni concreti di una Chiesa che rinasce.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 6 aprile 2026

Nella foto, la Veglia pasquale in cattedrale presieduta dal vescovo Cevolotto.

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