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Addio don Formaleoni, un prete «generoso di cuore»

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Il giornalista Fausto Fiorentini l’aveva definito l’ultimo degli abati di San Sisto. Don Giuseppe Formaleoni, morto a 96 anni, nel pomeriggio di oggi martedì 31 marzo, alla parrocchia cittadina, che ha raccolto l’eredità del grande monastero benedettino, ha dedicato energie pastorali e un grande impegno per rilanciarne l’imponente struttura grazie alla collaborazione con la Banca di Piacenza e il suo storico presidente Corrado Sforza Fogliani e il senatore Alberto Spigaroli, presidente dell’Ente Farnese, sempre al lavoro per far bella la sua città.
A San Sisto aveva lavorato già negli ’50 come vicario parrocchiale di mons. Paolo Veneziani e poi dal 1978 al 2010 come parroco. Don Formaleoni è stato un testimone di umanità: non parlava mai male di nessuno e sapeva incoraggiare coloro che incontrava. Immancabili le tavolette di cioccolato o le bottiglie di vino che si portava a casa come dono chi l’andava anche solo a salutare in canonica.

I funerali il 2 aprile in San Sisto

I funerali,presieduti dal vescovo Adriano Cevolotto, si svolgerannogiovedì 2 aprile alle ore 14.30, nellaChiesa parrocchiale di San Sisto. 
Mercoledì 1 aprile,
dalle 9 alle 17, sarà possibile fare visita al caro don Giuseppe nella Cappella della Casa del Clero Cerati (via Torta, 28). Dalle 18 le visite potranno continuare nella Chiesa parrocchiale di San Sisto dove alle20.30 si terrà una Veglia di preghiera.

Le origini a Castelnuovo Fogliani

La sua vocazione è nata sulle agresti colline di Castelnuovo Fogliani. Don Giuseppe, classe 1930, è cresciuto in una famiglia numerosa, con i genitori Pasquale e Filomena e i fratelli Antonio, Chiara e Giuseppina (sua gemella); abitavano nel podere “Portone”. Nel 1941 è entrato nel Seminario di Piacenza per essere poi ordinato sacerdote il 12 giugno 1954. Un mese dopo assumeva l’incarico di parroco “in spiritualibus” (l’attuale amministratore parrocchiale) di Cortina Vecchia di Alseno. Dall’ottobre ’57 al luglio ’59 è stato curato in San Sisto insieme all’amico don Paolo Alberoni sotto la guida di mons. Veneziani. Parroco di Cicogni di Pecorara dal ’59 fino all’agosto ’67 e di Pievetta di Castel San Giovanni dal ’67 al ’77, nei primi mesi del ’78 faceva il suo ingresso come parroco a San Sisto. Dal ’72 al ’78 per desiderio dell’allora vescovo mons. Enrico Manfredini è stato direttore del Centro missionario della diocesi, incarico che nel ’74 l’ha portato in visita alle missioni piacentine in Brasile. Nel 2010, a 80 anni, ha lasciato la parrocchia lungo via Borghetto per divenire rettore della Casa del clero Cerati, in via Torta 28 a Piacenza, struttura nella quale si era trasferito.


La famiglia Formaleoni

“A Castelnuovo Fogliani - raccontava in un’intervista al nostro settimanale - ho incontrato persone generose e autentiche. La storia della mia vocazione, come quella di ogni altro prete e in fondo di ogni persona, resta sempre un mistero ed è nelle mani di Dio. Mio papà Pasquale era agricoltore ed era nipote di don Leopoldo Formaleoni, cappellano dell’oratorio di San Francesco, confessore di Castenuovo Fogliani, sacerdote esemplare e amato della popolazione. Mio papà era di aperta umanità, allegro e schietto, mia mamma Filomena (che ha vissuto a fianco di don Giuseppe per parecchi anni, ndr) era forte e operosa, discreta e molto religiosa”.
“Ho incontrato sacerdoti entusiasti, numerosi giovani seminaristi di Castelnuovo che si preparavano al ministero e che vedevo gioiosi durante le poche vacanze che avevano. L’aver incrociato nel mio cammino cristiani veri ha contribuito all’indirizzo dato alla mia vita. Penso ai laici, alle suore (quelle conosciute per prime sono le Figlie di Sant’Anna), ai sacerdoti della parrocchia, ai religiosi; di questi ultimi ricordo con ammirazione un frate laico cappuccino che da Fidenza passava ogni tanto per la questua con il suo asinello. Il suo volto esprimeva bontà e mitezza e la sua persona comunicava spirito di sacrificio e di autentica fede”.

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“A San Sito ho imparato a fare il prete”

“In San Sisto, un quartiere popolare, negli anni Sessanta ho imparato a fare il prete. La gente era numerosa e povera: indimenticabili gli incontri con i bambini, i ragazzi, i militari della vicina caserma, il campeggio, i raduni nelle case - a Palazzo Farnese c’erano cento famiglie -, con i poveri che venivano a bussare in canonica”.  Ricordava spesso la frase di mons. Veneziani quando con soddisfazione e profondo umorismo parlava della sua gente: In San Sist cumanda i ragass e al "delegato aspiranti"; viätar cüratt poch, mé ca summ al parvostar, gnint!. “Sono convinto - aggiungeva - che ogni incontro nella vita è un dono; da tutti possiamo imparare. E soprattutto la Chiesa è una via per imparare ad amare la vita ad ogni età, in ogni situazione e condizione.

A Cicogni arriva la sua prima auto

Poi il salto in val Tidone a Cicogni, “un paese stretto attorno al campanile, con gente laboriosa e generosa, con tante belle tradizioni. Il Comune di Pecorara aveva allora nel suo comprensorio sei parrocchie con sei preti molto uniti e sempre disponibili. A Cicogni ho partire le persone verso Milano alla ricerca di un lavoro di tante persone soprattutto a Milano, ma le vedevo tornare nel fine settimana, a Natale, in estate, per gli anniversari e per il «congedo» finale. Con i giovani facevamo due pellegrinaggi all’anno a piedi fino al santuario mariano del Monte Penice. In chiesa tutte le sere si pregava con il rosario. A Cicogni ho avuto in dono la prima macchina, una Giardinetta Fiat di seconda mano che per me prendeva il posto della Vespa”.

formaleoni in Brasile con Manfredini

Da Pievetta a Piacenza

Nel ’67 il passaggio a Pievetta, appena dopo l’inaugurazione del nuovo ponte sul Po che unisce le province di Piacenza e Pavia. Nasceva la centrale elettrica “La Casella”, con tanti giovani operai impegnati nel tempo libero sul campo sportivo parrocchiale. Don Formaleoni aiutava spesso la vicina comunità di Castelsangiovanni, insegnava religione alle scuola medie ed educazione civica alla scuola professionale “Don Orione” di Borgonovo. Al ritorno in San Sisto dal 1978 in poi si è speso per costruire ancora di più la comunità, in un contesto ormai secolarizzato: dall’incontro degli ex sansistini l’8 dicembre alla collaborazione con le suore del Buon Pastore, dalle vacanze parrocchiali a Obolo alle gite. “Ave Maria, e avanti!”: parole di San Luigi Orione, uno dei santi amati da don Formaleoni. “Era stata la madre - spiegava don Giuseppe in un’intervista - a trasmettergli da bambino l’amore per gli altri: «Il pane per i poveri è sacro - gli diceva - e neppure una briciola deve andare perduta»”. E poi, Piergiorgio Frassati, oggi santo, a cui in San Sisto, alla presenza della sorella Luciana, don Giuseppe aveva dedicato la sala parrocchiale.
Al suo arrivo al Cerati nel 2010 don Formaleoni ha ricevuto la nomina di canonico della Cattedrale dove si è speso per il ministero delle confessioni. Ha guidato l’auto, per arrivare fino in Duomo più velocemente, fino al 31 dicembre 2024. Un vero prodigio.

“Se segui Cristo, non ti fermi più”

Fra tutte, l’aveva segnato l’esperienza della missioni negli anni carichi di entusiasmo del Progetto Paragominas in Amazzonia. Mons. Manfredini, che più volte ha visitato i missionari piacentini in Africa e in Sud America, nel 1974 ha voluto al suo fianco per il viaggio in Brasile di un mese e mezzo proprio don Formaleoni. “Ricordo - sono le parole di don Giuseppe - il suo messaggio per la Quaresima del 1977: «Mi chiedo ancora se abbiamo consapevolezza della testimonianza esemplare che molti figli di questa santa Chiesa piacentina ci hanno dato e ci offrono tuttora nel loro servizio missionario»”. 
“L’esperienza missionaria a contatto con i sacerdoti «fidei donum», i laici volontari, gli incontri nazionali e con le parrocchie che chiedevano un servizio di animazione missionaria, mi ha davvero aiutato ad aprirmi maggiormente alla missionarietà ed ho capito che è la disponibilità alla missione il segno più convincente di una fede matura. Solo una fede che genera è adulta. Lo diceva il caro missionario piacentino don Pietro Callegari, «Pedro» per gli amici, morto di infarto nel 1973: «la vita è un cammino e quando si è scelto Cristo e lo si ama non ci si può più fermare». Davvero la via della salvezza è un cammino, non un traguardo. Siamo sempre su una strada che può partire da lontano, perfino dal ritorno da una meta sbagliata, da una falsa felicità. C’è gioia nella conversione quotidiana e nel renderci conto dell’amore di Dio per tutti noi”.

Davide Maloberti

Pubblicato il 31 marzo 2026

Nelle foto, dall'alto, don Giuseppe Formaleoni in San Sisto; mentre saluta papa Giovanni Paolo II, accanto a lui don Giuseppe Emiliani; don Formaleoni in Brasile nel 1974 con mons. Manfredini.

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