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Festa del Sì: un grazie al Signore

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Alla fine della Quaresima, quando l’attesa della Pasqua si fa più intensa, la diocesi di Piacenza-Bobbio ha celebrato la “Festa del Sì”, la ricorrenza che ogni anno rende grazie per gli anniversari di professione religiosa di consacrati e consacrate. A fare da cornice alla celebrazione è stato il Santuario di Santa Maria di Campagna, luogo profondamente caro alla spiritualità piacentina. Qui, nel tardo pomeriggio del 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, il vescovo Adriano Cevolotto ha presieduto l’Eucaristia, accompagnato dalle voci del coro della basilica diretto dal maestro Giuseppe Esposito, che ha contribuito a rendere ancora più solenne e partecipata la liturgia. L’inizio della celebrazione è stato affidato a suor Franca Barbieri, segretaria diocesana degli ordini religiosi femminili, che ha pronunciato i nomi delle consacrate che celebravano il proprio anniversario: dal decimo fino al settantesimo anno di professione. Nomi che, uno dopo l’altro, hanno fatto emergere storie di vita, di servizio e di dedizione silenziosa.

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Il sì di Gesù e Maria

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha invitato i presenti a volgere lo sguardo verso l’imminenza della Settimana Santa, “i giorni in cui si è compiuta l’esistenza donata di Gesù”. Il vescovo ha richiamato il significato profondo del “sì originario” del Verbo fatto uomo: un sì totale, che trova il suo culmine nel sacrificio pasquale. Non offerte esteriori, ma il dono pieno di sé è ciò che è gradito a Dio. A questo “sì” si unisce quello di Maria, ricordato proprio nella solennità dell’Annunciazione. Un sì pronunciato senza conoscere pienamente il “come”, ma vissuto nella fiducia. “A Maria viene chiesto tutto”, ha sottolineato il vescovo, indicando in lei il modello di ogni vita consacrata: un’esistenza che si consegna interamente, accogliendo il mistero.
Il cuore della riflessione si è poi spostato sull’oggi della vita religiosa. Il calo delle vocazioni, ha osservato il vescovo, rischia di essere percepito come un fatto normale, quasi inevitabile. Ma proprio per questo è necessario tornare a riconoscere la preziosità e la singolarità della consacrazione: un dono che interpella tutta la Chiesa.

Le relazioni fraterne

Mons. Cevolotto ha richiamato la responsabilità condivisa nel custodire questo dono. Le comunità religiose sono chiamate a vigilare sulla qualità delle relazioni fraterne, perché siano luoghi capaci di sostenere la gioia della vocazione, soprattutto per le più giovani. Allo stesso tempo, le comunità cristiane e la diocesi sono invitate a esprimere stima verso le consacrate e i consacrati, non solo per ciò che fanno, ma per ciò che sono: segni di un’esistenza affidata al Signore. “Ogni “sì” ha bisogno di un contesto di fede per alimentarsi”, ha ricordato il vescovo, indicando nell’orizzonte vocazionale della Chiesa un intreccio di risposte che rendono visibile l’agire di Dio nel mondo. Non c’è testimonianza di fede autentica senza una vita donata.

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Il rinnovo dei voti

Al termine dell’omelia, i religiosi e le religiose presenti hanno rinnovato i voti di povertà, castità e obbedienza, gesto particolarmente significativo nel giorno dell’Annunciazione. Un rinnovo che richiama il “sì” di Maria e lo rende attuale nella vita di chi, anno dopo anno, continua a dire sì a Dio. La “Festa del Sì” si è così conclusa nel silenzio orante del santuario, lasciando emergere un messaggio semplice e potente: ogni vocazione è una storia di fiducia, e ogni anniversario è una tappa di fedeltà che illumina il cammino di tutta la comunità.

Riccardo Tonna

Nelle foto, la celebrazione eucaristica in Santa Maria di Campagna in occasione della Festa del Sì.

Pubblicato il 26 marzo 2026

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