Il Vescovo: «Fin da piccoli, i ragazzi vanno educati alla legalità»

Millecentodiciassette nomi sono risuonati sotto l’ultimo sole d’inverno in piazza Cavalli. Sono i nomi delle vittime innocenti delle mafie, letti da circa duecento studenti della scuola media Calvino e delle superiori Isii Marconi e Liceo Gioia. Piacenza ha anticipato di un giorno la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, un appuntamento che ogni anno cade il 21 marzo per ricordare non tanto le vittime “eccellenti” quanto le persone che sono rimaste uccise “per sbaglio” dalla criminalità organizzata e che meritano di “uscire dall’anonimato”. Quelle che si sono trovate “nel posto giusto, ma nel momento sbagliato”. Dal palco allestito in piazza, prima della lettura dei nomi, sono intervenuti il vescovo di Piacenza-Bobbio mons. Adriano Cevolotto, l’assessora comunale alla cultura della memoria e della legalità Serena Groppelli e il referente di Libera Piacenza Alessandro Molari.
La responsabilità di continuare a educare
“Fare memoria è necessario – ha detto il Vescovo – per ricordare che ci sono persone che hanno patito e hanno lottato contro questa forma di illegalità. Nello stesso tempo, vuol dire assumerci l’onere, il compito, la responsabilità di continuare a educare, perché la legalità o la si educa fin da piccoli oppure o altrimenti si trova sempre qualche ragione per giustificare le nostre fughe dal rispetto delle regole e della legge”. Monsignor Cevolotto ha ricordato una nota pastorale emanata dalla Commissione ecclesiale Giustizia e Pace nel 1991 dal titolo “Educare alla legalità. Per una cultura della legalità nel nostro Paese”. “Lo sfondo – ha commentato – era quello di combattere quell’illegalità e quel contesto che poi favorisce le mafie in senso esteso: in fondo, è quel cancro che va a minare la nostra convivenza”.

Un’antimafia sociale
L’assessora Serena Groppelli ha ribadito che il Comune partecipa convintamente alla Giornata della memoria e dell’impegno. “È un dovere istituzionale, da parte nostra, accompagnare i ragazzi in questo percorso. Un percorso che, insieme a Libera, si fa ormai da molti anni per creare una cultura della legalità. Ed è anche un modo per coinvolgerli, farli diventare protagonisti attivi fin da subito e far comprendere loro quanto sia importante essere una rete compatta. Da un lato per evitare che l’illegalità si infiltri, ma dall’altro per fare in modo che si rimanga più uniti possibili in un senso di cittadinanza forte”. Il referente di Libera Piacenza Alessandro Molari ha ricordato che la Giornata è una tradizione iniziata nel 1995. “Per noi di Libera è fondamentale e ci sta molto a cuore. Le vittime innocenti non sono solo quelle «eccellenti» che noi conosciamo già dalla scuola – ha spiegato – ma sono cittadini comuni, esattamente come noi, e ognuno di loro merita di essere ricordato: è la base della memoria e poi dell’impegno. E questo è quello che crea una società antimafiosa, con un’antimafia di tipo sociale dentro ognuno di noi. Per questo è così importante la presenza dei ragazzi delle scuole medie e superiori, con i quali stiamo già lavorando con Libera. Siamo molto contenti della presenza dell’amministrazione comunale e del Vescovo”.
Conoscere la mafia fin da piccoli per creare gli anticorpi
È importante che la cultura antimafiosa cominci ad essere insegnata fin da giovanissimi. “Sono convinto – ha detto Molari – che l’antimafia non possa essere delegata solamente alle istituzioni, alle procure o all'amministrazione. L’antimafia deve essere prima di tutto culturale, e i giovani devono capire fin da piccoli che cosa sono le mafie, perché vanno contrastate e perché bisogna avere un grande rispetto per le vittime innocenti. Noi cerchiamo di creare una narrazione che possa davvero creare nel futuro quegli anticorpi nella nostra società verso le infiltrazioni mafiose, sperando che così siano i ragazzi stessi in futuro a non accettare i soprusi di mafia”.
Francesco Petronzio
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