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Festa di San Giuseppe: la fede che guarda il cuore

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La splendida chiesa di San Giuseppe all’Ospedale, in via Campagna, un piccolo gioiello artistico, da scoprire e conoscere, è stata la cornice della tradizionale festa dedicata al patrono San Giuseppe, figura silenziosa ma centrale nella storia della salvezza. La liturgia è stata presieduta dal vescovo della diocesi, mons. Adriano Cevolotto, che ha guidato i fedeli in una celebrazione segnata dal tema dell’umiltà e dello sguardo di Dio sul cuore dell’uomo. Ad aprire la celebrazione è stato il cappellano dell’ospedale, don Mauro Bianchi, che ha salutato i presenti e presentato la nuova équipe pastorale chiamata a svolgere il servizio di assistenza spirituale presso la struttura sanitaria. Insieme a lui opereranno don Fabrizio Bonelli come cappellano, il diacono Michele Politi e alcuni ministri della comunione, oltre che seminaristi del Collegio Alberoni, segno di una presenza ecclesiale che desidera accompagnare con discrezione e vicinanza i malati, le famiglie e il personale sanitario.

La tentazione della presunzione

Nel cuore della celebrazione, l’omelia del vescovo Cevolotto ha offerto una riflessione profonda sulla distanza tra lo sguardo umano e quello di Dio. Spesso, ha sottolineato, l’uomo è guidato dall’orgoglio e dalla presunzione di sapere ciò che è giusto o sbagliato, utile o inutile, per sé e per gli altri. È una tentazione che porta a giudicare dall’alto, a credere di possedere la verità e a faticare ad accettare la propria imperfezione.

Il vescovo ha richiamato alcuni episodi della Scrittura per mostrare quanto questa dinamica sia antica. Nel Vangelo, ha ricordato, i farisei arrivano a mettere in discussione perfino l’evidenza della guarigione del cieco nato, perché non rientra nei loro schemi. Convinti di avere la verità, finiscono per giudicare l’uomo guarito, i suoi genitori e perfino Gesù, come se potessero “processare Dio” secondo i propri criteri.

L’apparenza: una vera e propria gabbia

Analoga è l’esperienza del profeta Samuele quando viene inviato a scegliere il nuovo re: il suo sguardo si posa sul primogenito, sul più forte e prestante. Ma Dio lo corregge con parole decisive: non guardare ciò che guardano gli uomini, perché Dio non guarda l’apparenza, ma il cuore. L’apparenza, ha spiegato il vescovo, può diventare una vera e propria gabbia che imprigiona i nostri giudizi. In questo contesto emerge la figura luminosa di San Giuseppe. L’uomo giusto, - ha detto il presule - secondo la logica umana, aveva pensato di ripudiare in segreto Maria per sottrarla al rischio della lapidazione. Era la scelta più prudente e ragionevole. Eppure Dio gli apre una strada inattesa: prendere Maria con sé e accogliere il bambino. Giuseppe si affida senza resistenze a questa logica divina, anche senza comprenderla pienamente.

È proprio qui - ha sottolineato mons. Cevolotto - che si manifesta la vera umiltà: lasciare spazio a Dio, rinunciare alla presunzione di sapere e accettare che il suo progetto possa sorprendere e spiazzare le attese umane.

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Vedere con gli occhi di Dio

Nel giorno dedicato a San Giuseppe, il vescovo ha quindi invitato i fedeli a chiedere la grazia di uno sguardo nuovo: vedere con gli occhi di Dio, aprirsi alla fiducia e all’obbedienza della fede, anche quando la strada appare incomprensibile o impossibile. Perché, ha concluso, ciò che agli occhi dell’uomo sembra irrealizzabile diventa possibile quando ci si lascia guidare dal Signore.

La celebrazione si è conclusa in un clima di raccoglimento e gratitudine, nel segno di una comunità che, proprio nel luogo della fragilità e della cura, continua a cercare nella fede la luce per guardare oltre le apparenze e riconoscere l’opera silenziosa di Dio nel cuore delle persone.

Riccardo Tonna

Nelle foto, la festa di  San Giuseppe.

Pubblicato il 16 marzo 2026

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