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Alla Bellotta: memoria e futuro nel Consiglio pastorale diocesano

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C’è un tempo per ricordare e un tempo per comprendere dove andare. Il Consiglio pastorale diocesano della Diocesi di Piacenza-Bobbio, riunito il 21 febbraio al Centro pastorale La Bellotta, ha vissuto entrambe queste dimensioni, intrecciando memoria e profezia in una mattinata di ascolto, confronto e rinnovata consapevolezza ecclesiale. A guidare i lavori è stato don Paolo Cignatta, vicario episcopale per il coordinamento degli uffici pastorali, che ha accompagnato i presenti in un excursus capace di restituire il volto di un organismo cresciuto dentro le prove e le trasformazioni degli ultimi anni.

Dalla pandemia al Sinodo: una Chiesa che ha imparato a resistere

Le parole di don Cignatta hanno ricostruito una traiettoria segnata da passaggi decisivi. La pandemia da Covid-19, innanzitutto, che aveva sospeso incontri e consuetudini, imponendo nuove modalità di relazione e costringendo anche gli organismi ecclesiali a reinventarsi. Poi l’arrivo del nuovo vescovo, un tempo di conoscenza reciproca e di ridefinizione degli equilibri pastorali. Infine, il Sinodo diocesano e la visita pastorale, esperienze che hanno restituito alla comunità diocesana il gusto dell’ascolto e del discernimento condiviso. Non semplici tappe organizzative, ma momenti che hanno inciso nella coscienza ecclesiale, insegnando che la Chiesa non è un’istituzione statica, bensì un corpo vivo, capace di interrogarsi e rinnovarsi. Alcune testimonianze hanno dato carne e voce a questo percorso, raccontando fatiche e speranze, resistenze e aperture inattese. Ne è emerso il ritratto di una diocesi che, pur attraversata dalle fragilità del tempo presente, non ha smesso di cercare il senso della propria missione.

Il Vescovo: «La sinodalità è il nostro orizzonte»

È stato poi il vescovo, mons. Adriano Cevolotto, a prendere la parola, collocando il cammino della diocesi dentro il più ampio respiro della Chiesa italiana e universale. Il vescovo ha indicato il cammino sinodale come l’orizzonte dentro cui la Chiesa è chiamata a muoversi. Un cammino che si sviluppa su più livelli — universale, nazionale e diocesano — ma che trova la sua concreta incarnazione nelle parrocchie e nelle comunità pastorali. La sinodalità - ha spiegato - non è una democratizzazione della Chiesa, ma uno stile: il modo con cui il popolo di Dio cammina insieme, ascoltando lo Spirito e cercando insieme la strada. In un tempo segnato da incertezze e frammentazioni, la missione rimane quella di sempre: trasmettere la fede, sostenerla, annunciarla. Essere, in altre parole, segni di speranza. Mons. Cevolotto ha ricordato anche i passaggi più recenti del cammino sinodale della Chiesa italiana, tra cui l’assemblea dei vescovi ad Assisi e il documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza”, che raccoglie le 143 proposizioni emerse dal confronto ecclesiale. Un numero significativo, ma anche impegnativo, che ha reso necessario un lavoro per individuare priorità pastorali concrete e percorribili.

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Le quattro priorità: fede, comunità, corresponsabilità, strutture

Il cuore dell’intervento si è concentrato su quattro direzioni fondamentali.

La prima è il ritorno al centro della fede. Non come concetto astratto, ma come realtà vissuta, celebrata e trasmessa. Questo richiede una formazione permanente per tutto il popolo di Dio, perché la fede non si conserva per inerzia, ma si alimenta nella vita quotidiana, nella carità e nella testimonianza.

La seconda riguarda la vita comunitaria. In un tempo segnato dall’individualismo, la comunità cristiana diventa segno profetico, luogo in cui si sperimentano relazioni autentiche.

Mons. Cevolotto ha richiamato esperienze positive anche nelle zone più fragili della diocesi, dove la qualità delle relazioni ha saputo superare antiche chiusure.

La terza priorità è la corresponsabilità. L’annuncio del Vangelo - per il presule - non è compito esclusivo di alcuni, ma responsabilità di tutti. Gli organismi di partecipazione, come il Consiglio pastorale, non sono luoghi di rappresentanza o di difesa di interessi, ma spazi di discernimento spirituale, dove si cerca insieme ciò che lo Spirito suggerisce alla Chiesa. In questo senso, mons. Cevolotto ha sottolineato il richiamo che aveva fatto Papa Francesco al “sensus fidei” del popolo di Dio che trova, nella corresponsabilità, una concreta applicazione. Infine, la riflessione del vescovo sulle strutture. Non per una revisione puramente organizzativa, ma per verificare se esse siano realmente al servizio della missione. I consigli, i vicariati, gli organismi ecclesiali devono essere strumenti vivi, capaci di aiutare il vescovo e la comunità a leggere i segni dei tempi.

Una Chiesa che impara a discernere

Alla Bellotta dunque, la Chiesa di Piacenza-Bobbio ha mostrato il suo volto più autentico: una comunità che non pretende di avere tutte le risposte, ma che continua a interrogarsi, a confrontarsi, a camminare insieme.

Riccardo Tonna

Nelle foto, il Consiglio pastorale alla Bellotta di Pontenure.

Pubblicato il 23 febbraio 2026

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