E vissero tutti felici e contenti?
San Valentino: da un lato, siamo bombardati da cuoricini e messaggi d’amore; dall’altro, i dati Istat registrano che i matrimoni sono in calo, compresi quelli civili. Cosa dice questo binomio dello stato di salute delle coppie di oggi? “Che c’è un arretramento rispetto ai temi della stabilità in ogni scelta che si fa. Non è solamente una questione di coppia, è una questione anche lavorativa, una questione della vocazione dei sacerdoti, come stiamo vedendo in questi giorni. C’è una difficoltà a scegliere il «per sempre», perché si ritiene un disvalore rispetto alla possibilità di avere sempre più scelte da compiere. Ma l’amore non è solamente la giusta passione iniziale, è una scelta di stabilità”. Marco Scarmagnani è un consulente di coppia che non si stanca di scommettere sul “per sempre”. Perché, nella sua esperienza ormai ultraventennale, ha visto che ricominciare si può. Il 10 febbraio è uscito il suo ultimo libro, “Fiabe d’amore” (Edizioni Sempre), in cui rilegge tre celebri favole alla luce delle dinamiche che ogni coppia incontra.
— Il classico finale delle fiabe “e vissero felici e contenti” vale ancora?
Bisogna interpretarlo nel modo giusto. Se da una parte assistiamo ad un abbandono delle relazioni stabili, dall’altra c’è una iperidealizzazione della relazione di coppia. Ci si aspetta di essere per sempre felici e contenti. Ma la fiaba ci dimostra che il finale arriva dopo lotte, battaglie, fatiche. È più un’avventura, che un accomodarsi nel “felici e contenti”.
— Quale è la prima “sfida” che una coppia deve mettere in conto?
“La fatica dell’incastro” è centrale. La coppia è chiamata a farsi carico di un insieme di differenze: le differenze sessuali, le differenze delle famiglie d’origine, le differenze di personalità, che vanno a incastrarsi l’una con l’altra su base di compensazione. E questo serve perché in una relazione stabile avrai la possibilità di crescere nelle parti in cui sei più debole, proprio grazie al tuo coniuge che è così differente da te e che ti sollecita nelle parti in cui tu sei carente.
— Perché a volte ci dà tanto fastidio nell’altro proprio quello che all’inizio ci attraeva?
Perché ci attrae quello che non abbiamo. Ad esempio se io sono molto autonomo, cercherò una persona che tende più alla dipendenza; se io sono più chiacchierone, cercherò una persona più silenziosa. Il fastidio nasce dalla “fatica dell’incastro”, che è una opportunità di crescita. Il chiacchierone imparerà da lei ad ascoltare gli altri, e la silenziosa imparerà da lui ad aprirsi. Ognuno rimarrà tendenzialmente se stesso, ma - con la vita di coppia - imparerà a sondare e ad integrare anche le caratteristiche del coniuge.

Marco Scarmagnani durante il suo monologo teatrale dedicato al mito di Amore e Psiche.
— A cosa ci allena questo “incastro”?
Ci allena intanto alla pazienza, che è una delle virtù della relazione di coppia. E attenzione: pazientare non è un’impresa passiva, non è “farsela andare bene”. È un adattamento vitale: se io riesco a pazientare rispetto alle cose che mi danno fastidio, posso scoprire che l’altro è fonte di gioia, di felicità.
— Nel mito - lei scrive - non a caso Eros è “figlio della mancanza”...
Uno degli obiettivi della relazione è quello di crescere, di maturare come persone. Io credo che sia bello quando in una coppia, dopo un po’ di tempo insieme, si è migliorati come persone. La crescita individuale non può avvenire se io vivo la coppia solamente nel principio del piacere, cioé solo se l’altro dà soddisfazione ai miei bisogni.
— Cosa rimproverano più spesso le donne al partner e viceversa, nella sua esperienza?
Per le donne: “Tu non mi capisci”. Per l’uomo: “Con tutto quello che faccio ti lamenti”. Queste due modalità si intrecciano in maniera spettacolare.
— In 25 anni da consulente di coppia, la radice della crisi è cambiata?
All’origine c’è un allontanamento: perché c’erano i bambini piccoli, perché ci si occupa dei genitori anziani, perché si innesca l’abitudine, perché i suoceri si intromettono, perché c’è il silenzio o perché c’è il conflitto... Si arriva a non sentirsi più coppia, ma due individui che si chiedono cosa stanno a fare insieme. Lo schema è ricorsivo, i motivi sono i più vari.
— I social che peso hanno nel mandare in crisi?
Sono una conseguenza dell’allontamento, non una causa. Ci si allontana, mi rifugio in altre relazioni “bianche”.
— Ricominciare si può?
Sempre. Io considero la coppia come un medico considera la vita. Tuteli la vita? Sempre. Allo stesso modo, la coppia va curata, va seguita, sempre.
— Anche chi ha fede vive la crisi. Come aiutare le coppie - e i giovani - a non rinunciare al desiderio di un “per sempre”?
Credo molto nella testimonianza, nel fatto che le coppie siano di esempio di una vita che è gioiosa non perché è sempre felice, ma perché è la scelta di un’avventura da vivere insieme.
Barbara Sartori

Le “Fiabe d’amore”
dedicate alla moglie
Il principe Ranocchio. La fanciulla senza mani. Amore e Psiche. Marco Scarmagnani - volto noto ai piacentini, per aver guidato diversi incontri dedicati alla relazione di coppia e alla genitorialità anche a Piacenza e provincia - in “Fiabe d’amore” (Sempre Edizioni) parte da qui per parlare di coppia. Da dove nasce questa scelta? “È stato un innamoramento. Mi sono trovato a leggere alcuni classici dell’interpretazione delle fiabe secondo le dinamiche del profondo: Jung, Von Franz, Bettelheim... Ho notato che quelle dinamiche sono le stesse che osservo nella coppia. Le fiabe che ho scelto - o mi hanno scelto loro... - rappresentano l’evoluzione dall’innamoramento all’amore, la passione, l’incastro, il perdersi e il ritrovarsi”. La dedica è ad Alessandra, la moglie, con la quale Scarmagnani celebra i trent’anni di matrimonio. “Se faccio questo mestiere, che per me è una vocazione, è anche perché ho sperimentato la complessità di vivere i legami, il bisogno di trasformare, di perseverare continuamente. Come i protagonisti delle fiabe, così io, così tutti, abbiamo un percorso personale, ma inserito in un grande flusso, quello dell’amore, che l’umanità da sempre vive”.
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