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La Madonna di Lourdes: una presenza che consola

lourdes

L’11 febbraio, 34ª Giornata mondiale del malato, nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes a Piacenza, la comunità si è stretta attorno alla sua patrona, affidandole ancora una volta le fatiche e le speranze di chi vive la prova della malattia. A presiedere la messa solenne è stato il vescovo, mons. Adriano Cevolotto.

Il percorso della parrocchia

All’inizio della celebrazione, due giovani della parrocchia hanno dato voce al cammino della comunità. Le loro parole hanno tracciato un percorso fatto di volti, relazioni e impegni concreti, un cammino che trova il suo centro nell’incarnare ogni giorno i “sentimenti di Cristo”. Non un ideale astratto, ma una scelta quotidiana che prende forma in una comunità intergenerazionale, viva nella sua varietà: la scuola materna, la casa di accoglienza, la Caritas parrocchiale, l’oratorio, i gruppi di iniziazione cristiana, i giovani e le famiglie, gli scout, il circolo anziani. Una trama di esperienze che si intrecciano con la vita di un quartiere abitato da persone di culture e religioni diverse, dove le necessità di molte famiglie chiedono ascolto e condivisione. Non poteva mancare, in questa giornata, il riferimento ai più fragili. La malattia – condizione che mette alla prova corpo e spirito – interpella la comunità a una preghiera più intensa e a una presenza più attenta. “Spezzare il pane della Parola e dell’Eucaristia” è stato indicato come il gesto che rende concreta la possibilità di vivere questi ideali: una grazia che viene dal Signore e che sostiene nel cammino.

La presenza materna di Maria

Nell’omelia, mons. Cevolotto ha richiamato il significato profondo della festa patronale. Nostra Signora di Lourdes è la presenza materna a cui la comunità è stata affidata fin dalle origini. Il titolo stesso evoca una vicinanza che attraversa i secoli: Maria è la madre che consola, secondo l’immagine del profeta Isaia – “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” – segno della tenerezza con cui Dio si accosta all’umanità.

La vera consolazione, ha spiegato il vescovo, non risiede anzitutto nelle parole, ma nella vicinanza. Talvolta è il silenzio, carico di amore, a farsi presenza più eloquente di qualsiasi discorso. Un silenzio che può sembrare impotente, ma che racchiude una forza capace di sostenere e dare speranza.

messa

Prendersi cura

Il cuore della riflessione si è poi concentrato sul tema della cura, alla luce del messaggio di Papa Leone per la Giornata del Malato. Il dono più grande non è semplicemente “fare” qualcosa, ma “esserci”: permettere che la propria persona diventi parte del tutto. Maria incarna questa presenza materna: alle Nozze di Cana si accorge della mancanza e intercede presso Gesù, orientando tutto verso di Lui. È una presenza che non trattiene per sé, ma conduce al Signore.

Richiamando la parabola del buon Samaritano, il vescovo ha sottolineato che la cura non è mai un’azione isolata: è sempre partecipata. Prendersi cura significa guardare alla persona nella sua interezza, nella sua dignità, nei suoi legami familiari e sociali. Non si cura solo un corpo, ma una storia, una rete di relazioni.

Nel malato: una persona

Anche il sistema sanitario – ha ribadito il presule – è chiamato a riconoscere nel malato non una patologia, ma una persona che necessita di un’attenzione olistica, di un “pacchetto di cura” che tenga insieme competenza e umanità.

La fiducia diventa allora un elemento essenziale: fiducia verso chi cura, verso le istituzioni, ma anche tra le persone. Fede, incarnazione, carità e cura nascono dalla compassione e si alimentano nel comandamento dell’amore di Dio e del prossimo, che non può essere mutilato né esasperato senza tradirne il senso profondo. Al termine dell’omelia, l’affidamento a Maria, Immacolata Concezione, perché aiuti tutti a crescere nella capacità di avvertire il dolore dell’altro e a essere, con Gesù, una presenza di amore consolante e necessaria.

La nuova Commissione diocesana per la Pastorale della Salute

La celebrazione si è conclusa con un momento significativo per la diocesi: la presentazione dei nuovi membri della Commissione per la Pastorale della Salute. Mons. Cevolotto ha annunciato la riorganizzazione della Commissione proprio in coincidenza con la Giornata del Malato, a sottolineare che la cura è responsabilità dell’intera comunità cristiana.

Il vice-cancelliere, don Fabio Galeazzi, ha letto il decreto di nomina, che richiama quello originario del 9 maggio 2019 e sancisce la conclusione del mandato precedente. I nuovi membri – Itala Orlando, Eleonora Fernandi, Roberto Antenucci, Dario Sdraiati, don Umberto Ferdenzi, don Mauro Bianchi, Simona Bottinelli, Rosella Civardi, sr. Franca Barbieri, Giuliana Masera, Anna Papani, Flavio Della Croce – resteranno in carica per cinque anni. Il decreto, datato 11 febbraio 2026 e firmato dal vescovo Adriano Cevolotto, formalizza un impegno che vuole rendere ancora più visibile e strutturata l’attenzione verso i malati, le loro famiglie e quanti li assistono professionalmente.

Così la festa di Nostra Signora di Lourdes si è trasformata in un rinnovato mandato: essere comunità che consola, che si fa presenza, che non teme di sostare accanto alla fragilità. Perché, come Maria insegna, la cura più vera comincia dall’esserci.

Riccardo Tonna

Pubblicato il 13 febbraio 2026

Nelle foto, dall'alto, la commissione diocesana per la pastorale della salute e la messa in Nostra Signora di Lourdes.

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