
C'è un ricordo nitido che ho della mia infanzia: avevo 8 anni, ero ad un compleanno di un amico ed io ed una mia compagna di classe ci stringevamo la mano sotto il tavolo. Ricordo che sognai ad occhi aperti di poter un giorno sposarmi ed amare una donna con tutto me stesso (e probabilmente devo aver pensato di sposare lei ma questo non lo ricordo con certezza...).
Era un desiderio forte, anche perché non vivevo una situazione familiare serena: i miei litigavano di continuo ed io temevo si separassero da un giorno all'altro.
Senza uscita
L'età dell'innocenza purtroppo dura poco e con l'adolescenza scoprii i primi peccati. Inoltre cercavo continuamente di attirare l'attenzione della gente, rendendomi spesso goffo e ridicolo, e questo socialmente non aiutava. Arrivai alle soglie dei 20 anni senza aver mai avuto neanche una “storiella”.
Iniziai a sentirmi uno “sfigato”: ricordo che cambiai anche compagnia di amici per cercare di stare accanto a compagni di ventura che avessero un maggior successo con l'altro sesso. Ed effettivamente qualche beneficio questa cosa la portò: poco dopo infatti ebbi la mia prima storia amorosa, che però naufragò in pochi mesi. La mia reazione fu disperata. Per quei pochi mesi infatti avevo sentito per la prima volta che qualcuno provava qualcosa per me: mi ero sentito amato. Era quello che cercavo.
Per questo quando ebbi un'altra storia con un'altra ragazza, le chiesi dopo poco di sposarmi. Lei purtroppo accettò. Avevo ventidue anni. Eravamo “due disperati messi assieme”: io in fuga da una situazione familiare difficile, e lei con profonde ferite personali.
Ovviamente il matrimonio fu un disastro, fin dall'inizio. Ma a me bastava. Ero riuscito ad andarmene da casa dei miei, anche se col tempo mi resi conto che ero semplicemente passato da una situazione disperata ad una leggermente migliore.
Una falsa riscossa
Com'era prevedibile il matrimonio finì con un divorzio. Ricordo che tornai allo stato di single con gioia, con il desiderio di una seconda giovinezza. Avevo fame di riscatto, volevo togliermi quell'etichetta di “sfigato” che mi ero sentito addosso per tutta la gioventù.
Ero ormai un trentenne, che con il tempo aveva preso maggior consapevolezza dei propri mezzi e che, dagli sguardi che le donne mi lanciavano, aveva iniziato a piacere. Adesso avevo successo con le ragazze, ma i frutti non erano quelli che mi ero immaginato: il mio desiderio era ancora quello del bambino di 8 anni: amare ed essere amato totalmente.
La mia nuova condizione mi aveva portato ad avere donne, sì, ma alla fine ero legato più al sesso che alla persona che avevo davanti. Lo capii soprattutto quando intrapresi una relazione con una donna sposata: incontri “bollenti”, che, ogni volta che terminavano, mi lasciavano un senso di vuoto sempre più grande.
Una terza strada
Quando conobbi mia moglie, che faceva parte di un gruppo di preghiera, fu chiaro fin da subito che se avessi voluto una storia con lei sarebbe stata all'insegna della castità (nel frattempo il mio precedente matrimonio era stato dichiarato nullo dalla Sacra Rota).
Io venivo da un periodo in cui certo non mi mancavano le ragazze, ma paradossalmente fu proprio la sensazione di vuoto che mi avevano lasciato quelle storie a farmi vedere ancor più la bellezza di questa.
Il nostro fidanzamento è durato tredici mesi, tredici bellissimi mesi. La castità, che avevo sempre considerato una regola da bacchettoni, mi permise invece di conoscere veramente la persona che avevo davanti. Imparai ad amarla ancor prima di desiderarla. Avevo la lucidità per poterne vedere pregi e difetti, senza che i miei occhi e il mio cuore venissero offuscati dal “fumo” dei rapporti sessuali: ero già finito troppe volte in storie malate, alle quali l'unica cosa che mi aveva tenuto incatenato era stato il sesso.
Ora invece sperimentavo una libertà nuova. E in questa libertà, nel rispetto reciproco, amavo e mi sentivo profondamente amato. Era il mio desiderio di bambino.
Negli anni e nei tanti peccati io l'avevo perso un po' di vista, ma Dio no. Alla fine aveva realizzato il mio sogno più bello: quello nato da una stretta di mano, sotto un tavolo, da bambino.
41 - Continua
La prossima tappa sarà online lunedì 23 novembre
![]() |
L'Autore
Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo. |
Pubblicato il 19 novembre 2020
Ascolta l'audio
Le tappe già pubblicate
1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare
3. «Non sei abbastanza», una grande bugia
4. «Mio padre è il padrone del mondo»
5. Amàti sempre. Così come siamo
11. Profugo e ricercato a 2 anni
12. Tu sei prezioso
15. Amàti nelle nostre miserie
16. Trovare il bene anche nelle difficoltà
19. Amare sé per amare gli altri
20. Mettere in sicurezza il cuore
24. "Io mi arrabbio perché io..."
25. Le nostre "spie" interiori
30. Il diritto di vivere le emozioni
33. Quando i sentimenti cercano di dirci qualcosa



