
Per amare autenticamente sé e gli altri e importante imparare a dire “sì” quando si vuole dire “sì” e “no” quando si vuole dire “no”. Il far conoscere chiaramente alle persone che ci stanno accanto cosa vogliamo e cosa non vogliamo semplifica di molto le nostre relazioni.
È vero che spesso le persone fanno fatica ad accettare i nostri rifiuti: potrebbero sorgere in loro sentimenti spiacevoli, di rabbia per esempio; ma è bene tenere sempre in mente che noi non siamo responsabili dei sentimenti che le nostre azioni possono suscitare nelle altre persone.
Noi siamo responsabili della moralità delle nostre azioni; di quella dobbiamo rispondere, ma non dei sentimenti che ci sono nel cuore delle altre persone. Questo è un problema loro.
D'altronde, se Cristo avesse dovuto rispondere dei sentimenti che la sua decisione di morire in croce suscitava nelle persone del suo tempo, probabilmente non avrebbe mai dovuto salire al Calvario. Se avesse considerato sua la responsabilità di riportare la pace nel cuore dei suoi discepoli, che mai avrebbero voluto vederlo soffrire, probabilmente non avremmo avuto la più meravigliosa dimostrazione di quanto l'amore di Dio per ciascuno di noi sia assolutamente senza limiti.
Gesù, maestro di libertà
Gesù invece persegue esattamente il suo progetto di amore, anche quando l'andare per la sua strada può incontrare l'opposizione degli altri; anche quando le parole di verità che dice possono scandalizzare il suo uditorio. Glielo riconoscono anche i suoi avversari quando gli dicono: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio” (Mc 12,14).
Il fatto di parlare apertamente, senza guardare in faccia a nessuno, non significa essere cinici o incuranti degli altri: Gesù di certo non lo era.
Parlare apertamente è espressione di amore per sé e per gli altri. Infatti quando io mi do la libertà di esprimere ciò che desidero, penso e credo, permetto a me stesso di occupare il mio spazio nel mondo, quello spazio che ciascuno di noi ha il diritto di occupare.
Non ho mai il diritto di impormi sugli altri, o di costringere le persone a pensare e a fare quello che voglio io; ma di esprimere in libertà quello che sono, che penso e che desidero, questo sì: questo è esercitare il mio diritto di esistere e di affermare la persona che sono.
Affermare se stessi
Affermare se stessi non è una pratica egoistica, non è uno sgomitare con aggressività per superare gli altri; non significa fare valere i propri diritti a discapito di quelli altrui, né mettere se stessi al centro aspettandosi che gli altri facciano di noi una loro priorità.
Affermare sé significa invece vivere autenticamente. Affermo me stesso quando ho la libertà di parlare e agire secondo le mie convinzioni e i miei sentimenti più profondi.
Affermo me stesso quando rendo onore ai miei bisogni, desideri e valori, e cerco la forma più appropriata per esprimerli.
Affermo me stesso quando mi rifiuto di fingermi diverso da ciò che sono per cercare di piacere agli altri o per farmi accettare.
Vivere autenticamente
Per affermare se stessi e quindi vivere autenticamente è importante prima di tutto conoscersi. Infatti come possiamo affermare ciò che non conosciamo?
Conoscersi è una responsabilità che abbiamo verso noi stessi, che diventa poi anche dono per gli altri. Infatti, quando io mi conosco, posso condividere con l'altro parti autentiche di me. Mi posso far conoscere nella verità. E questo aiuta a costruire relazioni profonde e significative.
Per farlo abbiamo a disposizione due potentissime parole: “sì” e “no”.
Sono parole fondamentali per esercitare il nostro diritto di essere ciò che siamo e ciò che desideriamo essere. Anche Gesù ci invita ad utilizzarle con autorevolezza (Mt 5,37).
Per esprimere ciò che pensiamo e desideriamo, per farci conoscere autenticamente dagli altri serve imparare ad usarle coerentemente con ciò che siamo. Non servono giri di parole e le persone, che potrebbero rimanere inizialmente spiazzate dalla nostra franchezza, probabilmente finiranno per apprezzarci. Ma non è questo ciò che conta. La cosa importante è finalmente gustare la libertà di vivere in autenticità.
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La prossima tappa sarà online giovedì 29 ottobre
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L'Autore
Letizia Capezzali è pedagogista. Laureata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e con una specializzazione in Pedagogia Clinica, lavora da oltre 15 anni in ambito educativo. |
Pubblicato il 26 ottobre 2020
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Le tappe già pubblicate
1. Un percorso per scoprire come imparare ad amare
3. «Non sei abbastanza», una grande bugia
4. «Mio padre è il padrone del mondo»
5. Amàti sempre. Così come siamo
11. Profugo e ricercato a 2 anni
12. Tu sei prezioso
15. Amàti nelle nostre miserie
16. Trovare il bene anche nelle difficoltà
19. Amare sé per amare gli altri
20. Mettere in sicurezza il cuore
24. "Io mi arrabbio perché io..."
25. Le nostre "spie" interiori



