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Le Beatitudini non sono
un elenco di slogan

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte:
si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi
ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

La nostra vita e la Parola
vg1feb26Beati. Perché il brano evangelico delle beatitudini non venga ridotto a un elenco di slogan ad effetto che possono essere presi ed utilizzati a piacere bisogna tenere ben presente chi è colui che parla e chi sono i destinatari di quelle parole. Colui che parla è Gesù che, vedendo le folle, sale sul monte e si rivolge ai discepoli che si avvicinano a lui. I discepoli non sono la folla, escono dalla folla per stare accanto a colui che hanno cominciato a seguire. Proprio perché a parlare è Gesù può permettersi di dire cose che ribaltano i criteri mondani e capovolgono la visione della realtà.
Le beatitudini hanno un senso proprio perché Gesù, il Figlio di Dio, è presente, è vicino a coloro che lo ascoltano che lo possono vedere e toccare. I poveri in spirito possono essere chiamati beati perché Dio nel suo Figlio si è fatto incontrabile. Così coloro che sono nel pianto possono essere beati perché è giunta in Gesù la consolazione di Dio per l’uomo, così coloro che hanno fame e sete della giustizia sono beati perché è giunto colui che sazia la fame e la sete di ogni uomo. Non esistono beatitudini credibili se si nasconde Cristo, se si tace la sua identità.
Cercare. È a partire da Gesù che la prospettiva con cui guardiamo la vita viene rovesciata non per il sorgere di una nuova ideologia a cui credere, ma per la presenza sorprendente di Dio che è la vera attesa di ogni uomo. Per questo le due letture che vengono proclamate prima del vangelo parlano di questa azione di Dio che confonde i sapienti e i forti e sceglie ciò che è ignobile e disprezzato per esercitare la vera sapienza e la vera forza, quella che è conforme alla sua natura di amore crocifisso che si dona.
Il profeta Sofonìa parla di un popolo umile e povero. Tutti i popoli aspirano alla grandezza, alla forza, alla ricchezza. Dio lavora per prepararsi un popolo umile e povero, perché Dio è umile e povero. Per questo le beatitudini diventano una direzione verso cui cercare: “cercate il Signore, voi tutti poveri della terra, cercate la giustizia, cercate l’umiltà”. Non c’è bisogno di cercare tanto lontano: c’è in tutti noi una parte povera, ignobile e disprezzata, forse è proprio quella terra che il Signore vuole visitare.
Don Andrea Campisi

Pubblicato giovedì 29 gennaio 2026

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