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La Liturgia delle Ore, una consacrazione del tempo stesso

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L'incontro del SAE di sabato 10 nella cornice della Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni ha subito dei cambiamenti. Ad intervenire doveva essere il teologo Gabriel Codrea, che avrebbe dovuto mettere l’accento sulla preghiera nel cristianesimo ortodosso, ma a causa di un suo imprevisto gli è subentrato monsignor Giuseppe Busani che ha proposto al pubblico l'argomento alla Liturgia delle Ore nella Chiesa cattolica.

La struttura benedettina

“La liturgia delle Ore – ha introdotto don Busani – è la presenza assidua della preghiera nelle ore del giorno: è una consacrazione del tempo stesso”. Precise forme di preghiera in determinati momenti della giornata sono state codificate già dai primi cristiani e se ne trovano tracce in Tertulliano. Questa preghiera nasce come lode, quasi sempre vespertina, attraverso i salmi e nasce come preghiera popolare: spesso il vescovo e il clero partecipavano solo alla parte finale della liturgia. Una prima evoluzione si compie già nell’età costantiniana, quando questa preghiera rituale diventa anche mattutina e la cattedrale diviene il luogo preposto alla recita di questi culti; con la nascita del monachesimo le forme di preghiera diventano sempre più lunghe e complesse: lo scopo dei monaci era quello di eseguire una “laus perennis”, che accompagnasse tutte le ore. Queste forme con ritmi sempre più difficili da mantenere sono riformate da San Benedetto, che riduce il corpus delle preghiere e le gestualità compiute durante la recita, ma introduce gli inni, che introducono il monaco nella ricorrenza, nel periodo liturgico che si ritrova a vivere”.
“La struttura benedettina perdura fino al tredicesimo/quattordicesimo secolo quando questa liturgia poco si addice alla vita di predicazione dei nuovi ordini che si stavano diffondendo, e così avviene, per mano della Curia papale, un’imponente riduzione dell’ufficio ideato da Benedetto: la recita diventa individuale, esclusiva del clero e racchiusa in piccoli libri, che prendono il nome di breviario, adatto per i predicatori e i lavoratori. Il breviario, però, a causa della sua flessibile struttura inizia a perdere la ritualità e l’orarietà originaria della preghiera quotidiana e per questo prima il Concilio di Trento e poi numerosi pontefici tentano di compiere riforme per stabilire un nuovo modello che rispettasse la coincidenza tra la preghiera e determinate ore della giornata. Sarà poi con il Concilio vaticano II che il breviario subirà un profondo cambiamento, divenendo Liturgia delle Ore, con una struttura precisa incentrata sul criterio della «ritualità» e dell’«orarietà», producendo quel corpus di preghiere che è oggi disponibile a tutti i fedeli e che è in grado di inserire la meditazione e il culto all’interno della vita ordinaria del cristiano”.

Francesco Archilli

Nella foto, mons. Giuseppe Busani e Lucia Rocchi.

Pubblicato il 14 gennaio 2026

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