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La pace che prende voce dai banchi di scuola

relatori profezie di pace

Può la pace nascere dentro la guerra? È la domanda emersa nella Sala “Amici dell’Arte” di via San Siro, lunedì 4 maggio, a Piacenza.
È attorno a questo interrogativo che ha preso forma “Profezie per la pace”, la mostra ideata e realizzata dagli studenti delle scuole superiori di Gioventù Studentesca, in occasione della 46ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Un progetto che resterà aperta a Piacenza fino al 10 maggio, ogni giorno dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19.

La consegna di papa Francesco

L’inaugurazione si è aperta con i saluti istituzionali del vescovo mons. Adriano Cevolotto e della sindaca Katia Tarasconi, a testimoniare una città che riconosce la cultura della pace. A coordinare l’incontro è stato Valerio Vinotti, di Comunione e Liberazione, che ha introdotto il cuore del lavoro degli studenti.
Il racconto parte da lontano, da Piazza San Pietro, il 15 ottobre 2022. In quell’occasione, durante un’udienza generale, Papa Francesco aveva rivolto al movimento di Comunione e Liberazione un invito preciso: offrire un aiuto concreto e “accompagnarlo nella profezia per la pace”. Non una formula astratta, ma una consegna. Gli insegnanti l’hanno raccolta e rilanciata nelle aule, trasformandola in un compito reale. Da lì, centinaia di ragazzi, in diverse città italiane, hanno iniziato a lavorare.

mostra pace pubblico

Gli artigiani della pace

Il punto di partenza è stato duro: la consapevolezza di vivere in quella che il Papa ha definito una “terza guerra mondiale a pezzi”. Numeri, conflitti, mappe: una realtà che rischia di schiacciare qualsiasi tentativo individuale. Ed è proprio da questa sproporzione che è nata la domanda decisiva: come può qualcosa di piccolo incidere su un male così grande?
Vinotti ha tracciato una distinzione efficace: da una parte gli “architetti della pace”, coloro che firmano trattati e decidono le sorti dei popoli; dall’altra gli “artigiani della pace”, uomini e donne comuni che costruiscono, giorno per giorno, relazioni diverse. È su questi ultimi che gli studenti hanno posato lo sguardo, andando a incontrare persone immerse nei conflitti eppure capaci di non lasciarsi definire da essi.
Le loro storie - raccolte e restituite attraverso video e testimonianze - sono il cuore della mostra. Racconti semplici, ma non semplicistici, che parlano di resistenza all’odio, di scelte quotidiane, di gesti minimi che tengono aperto uno spazio umano dentro la violenza.

Restare umani

A dare profondità al percorso è stato poi l’intervento del curatore Emmanuel Exitu, che ha accompagnato il pubblico dentro la tesi centrale dell’esposizione: la pace non è ciò che arriva dopo la guerra, ma qualcosa che nasce al suo interno. Non è un effetto di accordi firmati, ma una possibilità che prende forma nei cuori di chi rifiuta di cedere all’indurimento.
“Restare umani dentro la guerra è quasi impossibile”, ha sottolineato Exitu, indicando però anche una via: quella di una forza che supera l’uomo, di una presenza che entra nella storia e sostiene questa lotta interiore. La pace, in questa prospettiva, non è un progetto da pianificare, ma un dono che accade, spesso attraverso un incontro.

Non farsi inghiottire dal mare di odio

Le storie raccolte lo dimostrano. Come quella di un gruppo di rabbini che, in territori palestinesi dichiarati zona di guerra, raccolgono olive per conto di chi non può più farlo, salvando così il lavoro e la dignità di intere famiglie. O come esperienze italiane segnate dal terrorismo, dove, proprio nel punto più acuto del male, sono emersi gesti inattesi di riconciliazione.
Cristiani, musulmani, atei: le voci che compongono la mostra sono diverse, ma unite da un tratto comune: il rifiuto di lasciarsi inghiottire dal “mare di odio”. Perché, come ha ricordato Exitu, quel mare non è solo fuori: spesso nasce anche dentro ciascuno. La pace diventa allora una lotta personale, quotidiana, contro ciò che divide e indurisce il cuore.

proferzie di pace

Gocce di pace

Colpisce, tra tutte, la testimonianza riportata da Exitu, di una studentessa. Di fronte alle decine di guerre attive nel mondo, si era sentita inutile, quasi ridicola. Poi la scoperta: il suo cuore ha bisogno di queste “gocce” di pace. Non per cambiare subito il mondo, ma per restare umano. Tutto ciò suggerisce che, forse, il cambiamento non parte dai grandi equilibri geopolitici, ma da una decisione personale, fragile e tenace insieme.

Riccardo Tonna

Nelle foto, dall'alto, i relatori della mostra “Profezie per la pace”, il pubblico in sala  e i pannelli in espoizione agli Amici dell'Arte.

Pubblicato il 5 maggio 2026

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