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«Officine d'acqua», l'arte contemporanea in mostra

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L’Associazione culturale “tralaviaemiliaeluest” organizza la manifestazione dal titolo “Officine d'acqua” nell'area dell’ex-Consorzio Agrario di Piacenza. 
L’evento, in programma dall’8 settembre al 15 ottobre  propone un percorso attraverso i padiglioni dismessi dell’area dell’ex Consorzio agrario dove verranno presentate istallazioni artistiche con la mostra finale nello spazio dell’ex Officina meccanica. Vedrà la partecipazione di diversi artisti di cui alcuni giovanissimi e precisamente: Gabriele Bonzanini, Roberto Bruni, Danilo Cassano, Francesco Fochi, Pierluigi Montani, Giuseppe Occhi, Paolo Ruggiero, Mario Ugolotti, con testi di Sophie Quarantelli e contributo storico Franco Sprega, video in omaggio a William Xerrra
L’evento ospitato dal Consorzio Terrepadane ha il patrocinio di diversi enti tra cui l’Ordine degli Architetti della provincia di Piacenza, la collaborazione del Comune di Piacenza e il contributo di diverse aziende in primis la Banca di Piacenza.

La presentazione della mostra
Esporre forme d’arte tra “residui” di una città può sembrare l’ammissione di un disimpegno che testimonia una perdita di potere del gestore su quei luoghi e sul suo vero da farsi. Può apparire come un’azione che tenti semplicemente di allontanare lo spetro di decisioni e sviluppi urbani forse non pienamente campabili con gli sviluppi venturi di quei luoghi oggi abbandonati dall’uomo. Ma il “residuo industriale” (definito anche “frammento indeciso” del territorio) è anzitutto spazio con una duplice accezione: quello di spazio aperto (invaso fato di strade e piazze) e spazio chiuso (involucro fato dalle superfici interne ai volumi architettonici). Spazi o luoghi che non esprimono né potere, né tantomeno sottomissione al potere, (di gestione o amministravo), ma condizione moralizzante ideale e reale (quali luoghi sacri) per il fare artistico.
L’azione dell’artista invitato ad esporre, affiancandosi e toccando il cuore stesso della realtà residuale della città dismessa, è significativa già del “dare un volto nuovo al mondo”. E’ amplificato infatti quel rapporto tra teoria e creazione artistica in relazione proprio all’idea suggerita dal contesto industriale. La voce che ne emerge dalle 25 installazioni collocate nell’invaso industriale è un excursus appassionante e altamente formativo che rivela le proprie trasfigurazioni in quella che è la materia sostanziale per l’uomo e per la stessa produzione del luogo: l’acqua.
Compito degli artisti è dunque dar voce ai mondi che si creano dentro quel plurispazio (invaso/involucro); voci che daranno spazio di vita all’inconscio del visitatore, capace di rimandargli e trasferirgli quel ruolo di attore in un paesaggio residuale industriale, ammantato dal prestigio della sua storia agricola, dalla presenza e bellezza delle architetture ben pensate, dalle nuove ed inimmaginate prospettive urbane.
L’articolazione dei 768 metri che guideranno il visitatore alla riscoperta degli spazi aperti e chiusi di questa realtà residuale industriale di Piacenza (Ex Consorzio Agrario), saranno affiancati da installazioni artistiche contemporanee, che identificano quella capacità del sentire artistico (luogo, tema dell’acqua) per poi rivelarsi, mediante la trasfigurazione della materia (in sculture, pitture, video), nella proiezione di sé nel mondo degli altri, nello spazio e nel tempo comuni.
Il percorso è inoltre guidato da 13 totem a sfondo storico che, come pennellate sovrapposte di decenni di evoluzione del complesso agricolo – commerciale -industriale, inframmezzati dal bombardamento aereo del 1944, lasciano intuire quale era la struttura dell’area e le sue diverse funzioni. Anche quelle che oggi non si vedono più.
Alla conferenza di presentazione dell'evento sono intervenuti: Carlo Fornaini, presidente dell’Associazione Tralaviaemiliaeluest, Marco Crotti, presidente del consorzio Terrepadane, Pierluigi Montani, Paolo Ruggiero del Progetto artistico.

Nella foto, la conferenza stampa tenutasi a Palazzo Farnese: da sinistra, l'assessore alla Cultura Christian Fiazza, il presidente del Consorzio Terrepadane Marco Crotti, il presidente dell'associazione culturale Tralaviaemiliaeluest Carlo Fornaini, Pierluigi Montani, l'autore del contributo storico Franco Sprega e Paolo Ruggiero (curatore del progetto artistico insieme a Pierluigi Montani).

Pubblicato il 2 settembre 2023

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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