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Columban’s Day. «Nel IX secolo le vie romee si incontravano a Piacenza»

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Si aprono con un convegno nell’oratorio di santa Brigida a Piacenza le celebrazioni del Columban’s Day, l’evento internazionale che raduna in città studiosi e pellegrini, nonché ben diciotto vescovi italiani e irlandesi. Tre gli interventi nella mattinata di sabato 22 giugno, a cura di Damian Bracken, docente dell’University College di Cork, Marcello Spigaroli, architetto, e Susanna Pighi, storica dell’arte e curatrice del museo Kronos di Piacenza. Bracken ha parlato del culto di santa Brigida in Irlanda, in Italia e nel resto d’Europa, con riferimenti letterari e figurativi. Spigaroli ha sottolineato come Piacenza fosse, nel IX secolo, il “nodo” delle vie romee. Infine, Pighi ha illustrato le testimonianze iconografiche di san Colombano nelle chiese della diocesi di Piacenza-Bobbio. A inframmezzare gli interventi, i brani eseguiti da Maddalena Scagnelli con salterio ad arco e voce.

Piacenza all’incrocio delle vie romee
«A Piacenza, e in particolare nel borgo di santa Brigida, dove ci troviamo ora, si incontravano le vie romee. Qui fu fondato un ostello che accoglieva pellegrini di lingua irlandese diretti a Bobbio», ha evidenziato Spigaroli, proiettando una cartina che mostra la città di Piacenza nel IX secolo con l’arrivo delle vie Francigena lombarda, Francigena pedemontana e Antica Postumia (cammino di Santiago) e l’inizio della strada Emilia, ossia la Francigena verso Roma. «Nell’VIII e nel IX secolo – ha spiegato – la città si presentava nello schema del castrum altomedievale, che per gran parte ricalcava il castrum di età romana. Questi tre fondamentali percorsi, su cui si costruiva la cultura e l’economia dell’intera Europa, trovavano il punto di congiunzione a Piacenza. E, più precisamente, nel borgo di santa Brigida». L’architetto ha mostrato poi altre strade, le viae vicinales, che partivano dalla città per raggiungere luoghi vicini. «Nei punti in cui, all’esterno della città ma in prossimità della cinta muraria, il percorso romeo intercetta le viae vicinales – ha proseguito Spigaroli – si generano nuove formazioni extramurarie. E si generano sempre a seguito del collocarsi di un presidio, di una fondazione voluta dall’uno o dall’altro degli enti religiosi che si contendevano il controllo dello spazio urbano. Per avere il potere sulla città era indispensabile presidiare i nodi: vediamo come la storia della città coincide con la storia urbanistica».

Marcello Spigaroli
Nella foto, Marcello Spigaroli.




Una città esterna stava nascendo
«In quel periodo – ha proseguito Spigaroli – accaddero tre eventi quasi concomitanti tra loro: la fondazione del borgo di santa Brigida, la costruzione della prima chiesa (e, adiacente ad essa, la struttura per ospitare i pellegrini irlandesi) e il trasferimento “intra moenia” della cittadella vescovile e del monastero di san Sisto. Questo enorme flusso in entrata e in uscita di persone e gruppi, portatore di risorse che vengono filtrate dalle strutture di servizio predisposte per i pellegrini, era all’esterno delle mura; quindi, non creava contraccolpi sulla città interna. Era una città esterna che stava nascendo e avrebbe prodotto un grande sviluppo dal punto di vista economico e politico. Santa Brigida agiva da “longa manus” dell’abbazia bobbiese di san Colombano, imprimendo una sterzata al flusso dei pellegrini che proseguivano così verso la val Trebbia per poi dirigersi a Roma».

Santa Brigida, un momento identitario per gli irlandesi a Piacenza
«La dedicazione a Brigida d’Irlanda – ha detto ancora l’architetto – è di fondamentale importanza. La chiesa (all’incrocio delle vie, ndr) poteva essere dedicata alla Vergine con uno degli infiniti attributi. E invece si scelse di dedicarla a Brigida, così per gli irlandesi ritrovarsi in questo luogo, dove ricorrono una serie di sensi e significati, diventa un fatto di riconoscimento, un momento identitario della comunità che qui si ritrova e si riconosce. Nel borgo di santa Brigida, inoltre, prende sviluppo la produzione tessile a Piacenza. Successivamente, con la costruzione della nuova cattedrale e l’instaurarsi dell’istituzione comunale, venne costruita una nuova cinta muraria che inglobava, nella prima metà del XII secolo, le costruzioni esterne. E la “nuova” santa Brigida venne costruita proprio negli anni in cui fu edificata la Cattedrale».

Susanna Pighi

Nella foto, Susanna Pighi.



In diocesi 145 immagini di Colombano
Susanna Pighi, dopo aver ripercorso i punti fondamentali della vita di san Colombano e il suo arrivo nel 613 a Bobbio, ha fatto un excursus dell’iconografia del santo dal 1400 alla fine del 1900. «Sono state censite 145 immagini di Colombano – ha spiegato – benché il culto non fosse sentito come quello di sant’Antonino». Dopo quella di Piacenza-Bobbio, la diocesi con più raffigurazioni di san Colombano è quella di Bergamo con 33, poi Milano con 26, Forlì-Cesena con 23, Ravenna e Pavia con 22, Firenze con 19, Lodi e Lucca con 14, Cuneo con 11, Trento con 10, Novara con 8, Brescia con 7, Massa-Carrara e Parma con 6, Alessandria, Treviso, Verona, Imperia e Chiavari con 5 e La Spezia con 3. Nella diocesi di Piacenza-Bobbio, come ha evidenziato Pighi, oltre alla Concattedrale di Bobbio, ci sono sette chiese dedicate a san Colombano, che contengono diverse testimonianze iconografiche: Lusurasco (Alseno), Muradello (Pontenure), Ottone Soprano (Ottone), Vicobarone (Ziano), Vesimo (Zerba), Vernasca e Monteforte (Varzi, nel pavese).

Francesco Petronzio

Pubblicato il 22 giugno 2024

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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