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Concerto della banda dell'esercito italiano al Municipale

2. Banda dellEsercito Italiano OK

Nell’ambito degli eventi per i 220 anni del Teatro Municipale, è in programma il 20 settembre 2024 alle 20.30 il concerto di gala con la partecipazione della prestigiosa Banda dell'esercito italiano, diretta dal Maggiore M° Filippo Cangiamila. In occasione del concerto verrà presentata in anteprima moderna, a distanza di oltre cento anni, parte della produzione musicale per Banda di Amilcare Ponchielli in occasione del 190° anniversario della nascita del compositore, recuperata grazie al “Progetto Ponchielli” a cura del Tavolo Permanente delle Federazioni Bandistiche Italiane.

Il progetto

Il “Progetto Ponchielli 2024” nasce in occasione del 190° anniversario della nascita del compositore. Un progetto di grande respiro culturale, musicale, storico e artistico, dedicato alla divulgazione della produzione per Fiati del grande compositore cremonese, a cura del Tavolo Permanente delle Federazioni Bandistiche Italiane. Inizio dei lavori, con ricerca, digitalizzazione e conservazione degli spartiti Sono stati digitalizzati tutti i documenti in possesso della Biblioteca Statale di Cremona, custode dei preziosi manoscritti ponchielliani: in questo modo le immagini saranno consultabili da esperti, studiosi e appassionati senza correre il rischio che gli originali si deteriorino. Parallelamente i documenti sono stati restaurati laddove necessario, mettendoli in sicurezza con la realizzazione di appositi contenitori che li preservino in futuro da polvere, luce solare, agenti chimici, muffe, grazie alla collaborazione di ditte altamente specializzate.

Trascrizione degli spartiti per organico originale

In questa fase è stata realizzata la trascrizione di più di 90 spartiti nell’organico originale con apposito software musicale. La copiatura dei manoscritti storici di Ponchielli si rende necessaria per gli studi musicologici sulle opere del compositore, in accordo con la Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia. Queste operazioni sono state affidate a uno dei massimi studiosi del compositore cremonese, Emiliano Gusperti.

Adattamento degli spartiti per organico moderno

Parallelamente si è provveduto a trascrivere gli stessi spartiti per organico moderno, perché la musica di Ponchielli possa tornare ad essere suonata anche dagli ensemble contemporanei e conosciuta al pubblico di oggi. Anche questi spartiti sono stati realizzati con apposito software musicale. Da ottobre 2024 tale produzione verrà messa a disposizione gratuitamente di tutte le Bande Musicali e Orchestre di Fiati del mondo, così che l’operazione non resti un lavoro chiuso in biblioteca ma vivo: gli spartiti in formato pdf potranno essere scaricati gratuitamente da un apposito sito, perché vogliamo che la Musica di Ponchielli torni a suonare nei luoghi per i quali è stata concepita originariamente dal compositore, ovvero non solo teatri ma anche piazze e strade, a contatto con il grande pubblico. Parimenti saranno messi online anche i video musicali degli spartiti, così che possano essere ascoltati da tutti.

Amilcare Ponchielli

Amilcare Ponchielli nacque a Paderno (Cremona) il 31 agosto 1834. Avendo dimostrato un precoce talento musicale, fu allievo del Conservatorio di Milano. Diplomatosi nel 1854, rientrò a Cremona, ricoprì vari ruoli: organista, direttore d’orchestra, maestro sostituto e capo-musica della banda di Piacenza (1861-1864) e poi di Cremona (1864- 1873). Coltivò parallelamente l’ambizione del teatro d’opera, dando alle scene una serie di melodrammi: I promessi sposi (1856), Bertrando dal Bormio (1858), La Savojarda (1860) e Roderigo Re dei Goti (1863). Ma fu solo con il rifacimento de I promessi sposi, dato a Milano nel 1872, che a Ponchielli arrise finalmente il successo. Sostenuto dalla Casa editrice Ricordi, debuttò alla Scala nel 1874 con I Lituani, e ottenne la consacrazione definitiva nel 1876 con La Gioconda, il capolavoro per il quale è ancora universalmente noto. Al 1879 risale poi Il figliuol prodigo e al 1885 la Marion Delorme, ultima opera scritta a causa della prematura morte, già orientata agli sviluppi del melodramma italiano realizzato poi da Mascagni e Puccini (peraltro suoi allievi al Conservatorio di Milano). Negli ultimi anni di vita Ponchielli affiancò l’attività di operista a quella di maestro di cappella alla Basilica di S. Maria Maggiore a Bergamo, creando capolavori ancora poco noti della musica sacra.
La figura di Amilcare Ponchielli riveste un ruolo di grande importanza nella storia dell’opera italiana di secondo Ottocento. Egli infatti si affacciò al mondo del melodramma in un momento in cui la forza creativa di Giuseppe Verdi sembrava essersi alquanto smorzata e la cultura italiana andava alla ricerca di un sostituto alla sua altezza, che potesse mantenere alti i fasti dell’opera italiana. L’editore Giulio Ricordi riconobbe in Ponchielli il possibile erede dell’esperienza verdiana: e tale egli fu davvero, non solo con la sua produzione operistica rispettosa della tradizione italiana e al tempo stesso portavoce di istanze innovative, ma anche per il suo ruolo di didatta e formatore delle nuove leve della composizione italiana, e in particolare Mascagni e Puccini, che portarono a compimento la transizione del teatro in musica dopo l’esperienza di Verdi. Della produzione operistica di Ponchielli La Gioconda, come detto, è sempre rimasta in repertorio nei teatri di tutto il mondo; in questi ultimi anni, è in corso il recupero di altre opere considerate ‘minori’ per la loro scarsa presenza nei cartelloni delle odierne stagioni teatrali, ma salutate con pari favore dal pubblico di allora.
Oltre che operista, tuttavia, Ponchielli fu autore versato anche in altri generi musicali, lasciati sempre in secondo piano dalla critica e dai concertisti per la sua maggiore fama nel mondo del melodramma. Va tuttavia enfatizzata la sua produzione di musica sacra, nella quale si espresse con la stessa capacità e larghezza del suo comporre operistico. Va altresì sottolineata la sua ampia produzione di musica vocale da camera, così come di quella strumentale, sia sinfonica, sia da camera. Più recentemente anche la sua musica pianistica e organistica sta godendo di un giusto riconoscimento e di una auspicabile rivalutazione.
Ma il genere quantitativamente più ampio, e – nel suo settore – di importanza pari alla produzione operistica, è quello della musica per banda. Ponchielli fu per oltre dieci anni direttore delle Bande di Piacenza prima, e Cremona poi. In questo ampio lasso di tempo egli compose numerosissime opere (oltre 200) coprendo tutte le possibilità richieste all’epoca: marce, ballabili, pezzi sinfonici, parafrasi di opere. La sua maestria nello scrivere per Banda venne momentaneamente oscurata dal corposo cambio che a inizio Novecento si ebbe nel mondo delle bande: cambio nella natura degli strumenti così come nella loro scrittura, che resero rapidamente obsolete le partiture precedenti. Ma la sapienza compositiva di Ponchielli bandistico è attualmente oggetto di ampia rivisitazione e rivalutazione, tanto nello studio storico delle sue partiture scritte per gli organici e le consuetudini di allora, quanto nella possibilità di una trascrizione per le Bande moderne, per le quali il repertorio godrebbe di un ampio allargamento di musiche di qualità.
Per tali motivi sono quanto mai benvenute le iniziative avviate in questi ultimi anni, che stanno cercando di riaffermare la validità di tutto il corpus di musiche ponchielliane, nelle sue più diverse forme, oltre alle opere liriche, delle quali le maggiori non sono mai state dimenticate, mentre le minori attendono anch’esse una attenzione ed un recupero adeguato.

Il concerto

Il concerto si terrà venerdì 20 Settembre   presso il Teatro Municipale di Piacenza, con inizio alle ore 20,30.
L’ingresso è gratuito, ma è obbligatoria la prenotazione alla Biglietteria del Teatro Municipale a partire dal 10 settembre ai seguenti recapiti:
e-mail biglietteria [AT] teatripiacenza [DOT] it, tel. 0523 385720 – 385721

Nella foto, la banda dell'eserito italiano in una esibizione.

Pubblicato il 10 settembre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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