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«Mistraletti, un interprete della vita quotidiana»

Pubblico numeroso al PalabancaEventi. In prima fila Carlo Mistraletti con la moglie Sannita e Antonietta De Micheli

«Mistraletti non è solo un osservatore della realtà, ma un interprete della vita quotidiana, con un particolare legame con la sua città, Piacenza». Questo il giudizio dell’esperto di arte fotografica Patrizio Maiavacca, curatore del volume “Carlo Mistraletti, una fotografia per tutti” (Edizioni Banca di Piacenza), presentato al PalabancaEventi in una affollata Sala Corrado Sforza Fogliani (al Presidente mancato due anni fa è dedicata una sezione dell’opera). L’evento si è aperto con l’intervento di Pietro Boselli, vicedirettore generale della Banca, che ha introdotto il lavoro del dott. Mistraletti (presente in prima fila con la moglie) elogiando l’importanza del progetto e sottolineando il talento e la passione del medico-reporter per la fotografia.

Successivamente, Patrizio Maiavacca ha preso la parola per spiegare il processo di creazione del libro, raccontando come è iniziato il progetto e fornendo dettagli sull’organizzazione del volume, che raccoglie 270 fotografie suddivise in sei capitoli tematici. Ogni capitolo si concentra su diversi soggetti, come eventi, persone, ritratti e la città, elementi centrali nell’opera di Mistraletti. Il fotografo, descritto dal curatore del libro come «democratico, pubblico e ironico», si distingue per il suo approccio sensibile e positivo nei confronti dei suoi soggetti. «Le sue immagini - ha proseguito il relatore -, scattate in vari momenti del giorno e in stagioni diverse, mostrano scorci, paesaggi e persone, tutti elementi che dialogano con l’anima della città».

Maiavacca ha esplorato per alcuni anni l’archivio fotografico di Mistraletti, composto da migliaia di immagini analogiche su rullino fino agli anni 2000 e successivamente arricchito da circa 600mila scatti digitali. L’ordine meticoloso dell’archivio, in particolare quello analogico, ha impressionato il curatore, che ha elogiato lorganizzazione dei rullini e dei provini conservati in preziose casse di legno. L’aspetto più evidente delle fotografie di Mistraletti, secondo Maiavacca, è la sua capacità di catturare con ironia e sensibilità i soggetti, senza malizia, ma con un approccio genuino e spontaneo: «Piacenza è il teatro privilegiato delle sue immagini, un contesto in cui l’autore esprime il suo amore per la città attraverso paesaggi, luci e dettagli che spesso sfuggono allocchio comune». Tra i vari temi trattati nel libro emergono i ritratti, «che rivelano l’approccio ironico del fotografo e un atteggiamento giocoso nei confronti dell’inquadratura». Anche lautoritratto è un aspetto presente nel lavoro di Mistraletti, un elemento raro tra i fotografi maschi, «ma che lui ha saputo interpretare con leggerezza, soprattutto nei suoi autoritratti barbuti, spesso accostati a volti simili».

L’opera è un omaggio alla città e alla vita quotidiana, in cui Mistraletti cattura dettagli e situazioni che sfuggono ai più. La presentazione ha offerto dunque una preziosa occasione per scoprire il mondo attraverso gli occhi di Mistraletti, «un medico-fotografo che sa raccontare la bellezza nascosta del quotidiano». Molto apprezzato, infine, l’intervento della signora Sannita, moglie del dott. Mistraletti, che ha raccontato alcuni simpatici aneddoti sulla vita fotografica del marito.

Agli intervenuti (con precedenza ai primi Soci prenotati e ai primi Clienti prenotati) è stata riservata copia del volume.

Nella foto, il pubblico numeroso al PalabancaEventi. In prima fila Carlo Mistraletti con la moglie Sannita e Antonietta De Micheli.

Pubblicato il 26 ottobre 2024

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Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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