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«Nascono pochi bambini? Trasformiamo l’allarme in opportunità per vivere più felici»

 Simone Bini Smaghi Angelo Antoniazzi Alberto Brambilla

«Avremo un futuro migliore di quello che qualche ideologia ci vuol far credere». Ne è più che sicuro l’esperto di previdenza Alberto Brambilla, ospite della Banca di Piacenza e di Arca Fondi Sgr al PalabancaEventi (Sala Panini) per la presentazione del suo ultimo libro “Italia 2045 – Una transizione demografica e razionale” (Edizioni Guerini e Associati). Dopo i saluti introduttivi del presidente dell’Istituto di credito di via Mazzini, Giuseppe Nenna (che ha ringraziato relatori e pubblico presente sottolineando la grande competenza del prof. Brambilla nel trattare un tema «molto interessante e anche un po’ provocatorio»), ha preso la parola il direttore generale della Banca Angelo Antoniazzi, che ha ricordato le tappe principali della carriera dell’autore: prime esperienze nel settore manifatturiero, poi l’ingresso nel mondo della finanza; è stato responsabile del settore previdenza e fondi pensione di Intesa San Paolo e dal 1995 al 2001 consigliere di amministrazione dell’Inps; per 15 anni docente nei migliori atenei della Lombardia e dal 2001 al 2006 sottosegretario al ministero del Welfare dei governi Berlusconi II e III, con delega alla Previdenza sociale, il prof. Brambilla dal 2018 al 2020 è stato consigliere economico della Presidenza del Consiglio e attualmente presiede il “Centro studi e ricerche itinerari previdenziali”.

Il vicedirettore di Arca Fondi Sgr Simone Bini Smaghi ha quindi introdotto la presentazione del volume rimarcando come la denatalità - raccontata dai media come un enorme problema - rappresenti invece per l’autore una grande opportunità.

Il prof. Brambilla, riferendosi al titolo del suo libro, ha spiegato che nel 2045, essendo la demografia una scienza esatta, avremo il picco dell’invecchiamento della popolazione, un passaggio ineludibile. «Per capire dove siamo oggi - ha analizzato l’oratore - occorre fare un salto indietro nel tempo di 78 anni, dopo la seconda guerra mondiale: «Per migliaia di anni nel mondo abbiamo avuto una crescita tranquilla. Il post conflitto ha visto un’accelerazione dello sviluppo che nel tempo è esploso. Oggi siamo in una fase di rallentamento. In Tv vengono continuamente lanciati allarmi del tipo: “Nascono pochi bambini”; “la popolazione invecchia”; “chi pagherà le pensioni e la sanità”; “il ricorso all’immigrazione”. Frasi dove troviamo tante contraddizioni. Ma sono allarmi veri? Come li stiamo affrontando?», si è chiesto l’ex sottosegretario facendo l’esempio della decrescita demografica. Negli anni passati c’è stata una forte crescita della popolazione mondiale che ha avuto effetti dal punto di vista economico, sociale e ambientale. «La sfida odierna - ha spiegato il professore - è quella di attrezzarci per risolvere i problemi demografici, energetici ed ecologici. E in questo contesto il rallentamento della crescita può essere anche una cosa positiva».

Il prof. Brambilla ha quindi snocciolato alcuni dati significativi: abbiamo conosciuto, dal dopoguerra fino a pochi anni fa, un lungo periodo - nel mondo occidentale - di pace e benessere che non si era mai verificato. Nella fase di grande accelerazione (con la popolazione che dopo il 1945 è passata da 250 milioni a 2 miliardi di persone, per arrivare poi a 8 miliardi e 200 milioni) abbiamo assistito anche a una grande crescita del Pil e, purtroppo, anche del debito pubblico (nel 2023 ha raggiunto il 310% del Prodotto interno lordo e «rappresenta una grande ipoteca sulla storia umana»). Una crescita che ha portato con sé un maggior consumo di energia, acqua, suolo. «Ci siamo un po’ dimenticati dell’ambiente - ha osservato il prof. Brambilla - e per sfamare la popolazione abbiamo consumato sempre più carne (in Italia siamo tra i primi 20 Paesi del mondo per consumo di acqua e carne) con il proliferare di allevamenti intensivi che hanno fatto balzare la CO2 (non solo per quello, ovviamente) a livelli che corrispondono ad averne sopra la testa una quantità che starebbe stivata in 700-900 milioni di airbus 380 (aereo molto grande). Il problema è che si è accorciato sempre di più il momento nel quale, nel corso di un anno, i consumi di tutti i terrestri superano la biocapacità del pianeta di produrre risorse. Nel 1970 era a dicembre; nel 2023 ad agosto; quest’anno in Italia il 19 maggio».

Sul cambiamento climatico l’oratore è del parere che «l’uomo centri, ma non sappiamo quanto; darei il 50% delle responsabilità anche a fattori naturali». Oratore che ha poi lanciato alcune grandi domande: «È possibile uno sviluppo infinito in un mondo che non lo è?; nella nostra società attuale lo sviluppo è razionale?; siamo una società a misura d’uomo o l’uomo è stato trasformato in una macchina del consumo e del profitto (che, intendiamoci, è necessario)». Le risposte? «Dobbiamo smettere di dire che per avere più Pil ci vuole più popolazione e va ridotto il consumo di carne del 50% entro il 2050».

Secondo il prof. Brambilla si deve dunque arrivare alla “transizione razionale”, vale a dire affrontare la fase di rallentamento della crescita che stiamo vivendo come un fatto positivo senza averne paura. «Non dobbiamo farci trovare impreparati e affrontare oggi i cambiamenti in atto nella società: parlare ai silver (oggi l’aspettativa di vita è a 83 anni, nel 1945 era a 59 anni) e ai giovani, considerare che molte cose si trasformeranno, come la composizione della famiglia, l’abitare, il welfare (i poveri stanno aumentando). Meglio uno sviluppo gestito, anche se più lento, che crescite disordinate come quelle che vediamo oggi».

Agli intervenuti (con precedenza ai primi Soci prenotati e ai primi Clienti prenotati) è stata riservata copia del volume.

Nella foto, Simone Bini Smaghi, Angelo Antoniazzi e Alberto Brambilla.

Pubblicato il 30 ottobre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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