Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

«Criteri ESG, la nostra agricoltura è già la più green d’Europa»

Fabio Girometta Luca Piacenza Filippo Gasparini Marco Crotti Stefano Amaducci Luca Bertolini

«Noi vogliamo crescere e innovare, ma occorre ragionare con processi di filiera che portino a terra le politiche ambientali in maniera tale che vengano legate alla sostenibilità economica. Così facendo potremo lavorare per la distintività dei nostri prodotti». Il concetto, espresso dal presidente del Consorzio Terrepadane Marco Crotti, ben riassume i contenuti dell’interessante convegno che si è tenuto al PalabancaEventi di via Mazzini (in un’affollata Sala Corrado Sforza Fogliani) per iniziativa della Banca di Piacenza e avente come filo conduttore i criteri ESG in agricoltura. A fare gli onori di casa, il vicedirettore generale del popolare Istituto di credito Pietro Boselli (presenti il vicepresidente Domenico Capra e il direttore generale Angelo Antoniazzi), che ha osservato come la Banca sia da sempre vicina al mondo agricolo, settore fondamentale per l’economia piacentina.

Luca Bertolini, del Coordinamento dipendenze Comparto agrario della Banca, ha introdotto i lavori ricordando il significato dell’acronimo ESG: Enviroment (criterio che misura l’impatto sull’ambiente di aziende e organizzazioni; sono considerati fattori come l’uso delle risorse naturali, l’adattamento ai cambiamenti climatici e le politiche di riduzioni delle emissioni); Social (criterio sociale riferito alle relazioni che l’azienda intrattiene con dipendenti, fornitori, clienti e la comunità dove opera); Governance (criterio che riguarda la gestione dell’azienda includendo le politiche di remunerazione, l’integrità aziendale e la trasparenza fiscale). Criteri ai quali anche le aziende agricole dovranno adeguarsi per gestire la cosiddetta transizione ecologica. Per quanto riguarda l’Enviroment - ha spiegato il dott. Bertolini - il settore primario dovrà misurarsi con la nuova Pac, il Credito d’imposta 4.0 e 5.0, gli impegni specifici sull’uso sostenibile dell’acqua, il Pnrr per le agroenergie, i Piani per la riduzione di gas serra e ammoniaca. Per la parte Social, fari puntati su Bandi di formazione, Piani per lo sviluppo sociale delle aree rurali e Bandi Inail. Infine la Governance, con Piani di formazione per gli imprenditori agricoli e Bandi per il primo insediamento. Chiudendo il suo intervento, il dott. Bertolini ha ricordato come i criteri ESG entrino nel processo di valutazione del merito creditizio e che la Banca ha a disposizione prodotti e servizi dedicati ad aziende ed investimenti ESG. Lo stesso Bertolini, nei saluti finali, ha sottolineato come il settore agricolo italiano sia considerato il più green d’Europa.

Stefano Amaducci, professore ordinario della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica, ha evidenziato il ruolo «sempre più da protagonista» dell’agricoltura nel preservare l’ambiente e come l’ESG sia un sistema per misurare il nostro impatto sull’ambiente dando maggiore qualità ai nostri prodotti e ha invitato le aziende agricole «a partecipare a questo processo orientato alla biodiversità, implementando buone pratiche». Due gli strumenti principali individuati dal docente per soddisfare i criteri ESG: l’agrivoltaico (un impianto sperimentale è stato proprio di recente inaugurato dalla Cattolica), che consente l’uso del terreno sia per produrre energia grazie all’installazione di pannelli solari, sia per realizzare attività agricole e di allevamento; la carbon farming, una tecnologia in grado di stoccare carbonio nel suolo («l’obiettivo al 2050 di riduzione zero di CO2 verrà raggiunto all’85%, quindi questa soluzione è importantissima; l’Università sta facendo un progetto per gestire e certificare i crediti di carbonio stoccati»).

A parere di Luca Piacenza, vicedirettore Coldiretti, «l’agricoltore ha già compiuto molti passi verso il rispetto dell’ambiente» e la stessa Ue riconosce la validità del nostro sistema alimentare per qualità e sicurezza dei cibi. «Del green deal - ha aggiunto - dobbiamo considerare la parte buona prendendo coscienza che anche il resto del mondo deve cambiare insieme a noi; e l’eticità della produzione deve diventare un “dazio” per chi non rispetta le regole». Specificato che gli agricoltori, con l’architettura verde della Pac, da tempo sono in linea con i criteri ESG, il vicedirettore di Coldiretti ha espresso l’auspicio che «l’ESG non diventi uno dei tanti marchi di cui è pieno il mondo, alcuni dei quali sono scatole vuote che confondono i consumatori».

Filippo Gasparini, presidente Confagricoltura, ha dal canto suo bollato senza mezzi termini i criteri ESG come «una forma di imposizione che contiene ovvietà», lamentando come «in questo modo si vada a impoverire la capacità produttiva delle aziende: il green deal ha annullato i piccoli allevamenti, ottenendo l’effetto contrario ai suoi scopi. Non è accettabile che si condannino le generazioni future perché non si tiene conto degli aspetti economici legati a queste misure. Nel mondo non stanno certo a guardare alle paturnie dell’Europa. L’ESG sarà obbligatorio ma non sarà un plus come lo è stato il biologico, perché quando una misura diventa erga omnes, i plus cadono e per le aziende è devastante. Ci sarà un modo - si è domandato il presidente di Confagricoltura - per ottenere garanzie in termini ambientali rispettando l’economia?». L’economia dei territori - ne è convinto il dott. Gasparini - dà indipendenza; la globalizzazione asfalta le differenze. «Non perdiamo l’identità - il suo appello - e non dite che siamo contro l’ambiente. Siamo contro l’ambientalismo che cela l’economia di Stato e il condizionamento, che demonizza le aziende e l’iniziativa privata».

Fabio Girometta, presidente Cia, ha sottolineato i primati della nostra provincia nella produzione di pomodoro da industria e Grana Padano e posto l’accento sul fatto che da anni gli agricoltori fanno sostenibilità. «Le aziende - ha argomentato il presidente della Cia - devono essere sostenibili per la collettività. L’agricoltore, infatti, protegge il territorio, soprattutto nelle zone appenniniche a rischio abbandono».

Marco Crotti, presidente Terrepadane, ha manifestato una certa emozione nell’essere nella sala che fu la prima sede della Federconsorzi, e ricordato come Terrepadane stia festeggiando il decimo anno di attività. Occasione per tracciare un bilancio. «L’agricoltura piacentina da tempo marcia nella direzione del rispetto dell’ambiente, per esempio con l’aumento della fertirrigazione (che ormai si fa con il controllo telematico da remoto) del 300%, distribuendo i concimi in modo mirato. Terrepadane ha tra l’altro investito in una fabbrica di concimi liquidi a Fiorenzuola. Ed è un esempio di sviluppo sostenibile: siamo stati la prima azienda in Italia a mettere a punto un progetto (di ispirazione israeliana) che riesce a irrigare a goccia senza utilizzare energia ma sfruttando la pendenza dei terreni. Vorrei infine ricordare che oggi nella nostra provincia tutti i trattori che vendiamo sono 4.0, controllati da remoto e in dialogo con agricoltore e terreno». Il presidente del Consorzio ha quindi salutato come un’opportunità di business per le aziende il ricorso alla carbon farming, richiamando la collaborazione con la Cattolica nel progetto di gestione e certificazione dei crediti di carbonio stoccati, «perché per salvaguardare ambiente e aspetto produttivo è fondamentale mettere a terra i valori dei comportamenti. La nostra produzione integrata - ha chiosato il dott. Crotti - è la più restrittiva al mondo. Ma a che serve se poi nei disciplinari spagnoli troviamo fitofarmaci che noi abbiamo bandito 15-20 anni fa? Perciò sostenibilità sì, ma economica».

Nella foto: i relatori, Fabio Girometta, Luca Piacenza, Filippo Gasparini, Marco Crotti, Stefano Amaducci, Luca Bertolini.

Pubblicato il 12 novembre 2024

Ascolta l'audio

Altri articoli...

  1. Un taccuino di viaggio per i pellegrini delle Vie Romee e Francigena: al PalabancaEventi la presentazione del volume
  2. «Con operosa modestia»: giornata per Vittorio Anelli
  3. Capuozzo: non il sangue ma una convivenza democratica può portarci ad un futuro migliore
  4. In un volume la storia di Piacenza attraverso le targhe pubbliche del centro storico
  5. Un sabato in Biblioteca: alla Passerini Landi con Antonella Agnoli
  6. Ritorna Pulcheria, un osservatorio sul mondo femminile
  7. Lezioni d’arte a palazzo Farnese con il direttore dei Musei Civici Antonio Iommelli
  8. Criteri ESG in agricoltura: tavola rotonda al PalabancaEventi
  9. Maria Cristina di Savoia: una testimonianza cristiana esemplare di vicinanza all'altro
  10. «Piacenza dal Risorgimento al futuro», convegno il 9 a Palazzo Pisaroni Rota
  11. «Un quadro per la Casa di Iris»: mostra di Polastri in Santa Chiara
  12. XNL arte: mostre aperte il 1° novembre. Prossima visita guidata il 9 novembre
  13. «Nascono pochi bambini? Trasformiamo l’allarme in opportunità per vivere più felici»
  14. Conservatorio e Unicef per dare speranza ai bambini sotto le bombe
  15. Badaloni a Cives: «È disinformazione anche la manipolazione della memoria»
  16. Contest letterario e fotografico per i 250 anni della Passerini Landi, i vincitori
  17. Le tavole di Giulio Campi restituite alla città
  18. «Mistraletti, un interprete della vita quotidiana»
  19. «Troppo potere ai Governi, in Parlamento si ha la sensazione di essere lì a scaldare la sedia»
  20. L’Ordine Costantiniano di San Giorgio ricorda i 250 anni della Passerini Landi

Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

    Ascolta l'audio

    Conteggio articoli:
    5

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente