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«Piacenza, la città che cambia», mostra di Cravedi alla Fondazione

 

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Dal 23 novembre al 30 marzo 2025, lo spazio mostre della Fondazione di Piacenza e Vigevano in via Sant’Eufemia 13 ospiterà una nuova mostra del fotografo piacentino: si intitola “Piacenza, la città che cambia. Luoghi e volti della realtà urbana” ed è stata presentata a Palazzo Rota Pisaroni dal vicepresidente della Fondazione Mario Magnelli, dalla responsabile amministrativa del Politecnico di Piacenza Valentina Armani e dal critico e curatore della mostra Paolo Barbaro.

CRAVEDI. L’OCCHIO DI PIACENZA

Prospero Cravedi non era un fotografo specializzato nell’architettura. Ma il suo rapporto con la città di Piacenza - i suoi luoghi, le sue figure più rappresentative, anche i suoi edifici - fanno della ricca opera confluita oggi nell’Archivio Cravedi uno strumento prezioso di conoscenza della realtà urbana, anche contemporanea. Nel 1977 una pubblicazione, Piacenza: un’alternativa per il centro storico, redatta dal Comune in occasione dell’elaborazione di un piano urbanistico, è interamente illustrata con sue fotografie. La capacità narrativa va a costituire un vero e proprio saggio sulla condizione urbana locale. In quelle foto non troviamo le rigorose geometrie di Gianni Croce o la meticolosa professionalità dei fratelli Erminio e Eugenio Manzotti; sono altra cosa anche dalle pose animate del raffinato flaneur della fotografia piacentina Giulio Milani. Nell’opera di Cravedi gli edifici non sono oggetti isolati dal contesto - quasi ricondotti a natura morta, come praticato da tanta fotografia specializzata - ma pienamente integrati. L’immagine sembra nutrirsi dei volti e dei comportamenti di una comunità; racconta, senza pause e con grande empatia, le figure che conferiscono dimensione storica e sociale alle storie.  Proprio a partire da quelle immagini pubblicate nel 1977, per la mostra Piacenza, la città che cambia si è sviluppata una approfondita selezione nell’archivio Cravedi così da definire i capitoli di un ritratto della città specificamente orientato all’architettura e al paesaggio urbano. Vuole essere un racconto che va oltre la restituzione della qualità degli edifici realizzati, di quelli nuovi, di quelli storici o di quelli abbandonati.

CULTURA E PROGETTI NELL’EX MACELLO

Il primo capitolo, in collaborazione con il Polo territoriale di Piacenza del Politecnico di Milano, si è inaugurato il 13 settembre scorso nella sede universitaria nell’ex Macello, uno dei casi di rigenerazione urbana più significativi della nostra realtà, con installazioni site specific e apparati tratti dal lavoro di Cravedi su quei luoghi oggi sede universitaria: l’ex Macello e la ex Caserma di Via Neve.

LUOGHI E VOLTI DELLA REALTÀ URBANA

La mostra che inaugurerà nello Spazio Mostre della Fondazione di Piacenza e Vigevano estende la ricerca di Cravedi, a partire da quell’indagine urbanistica del 1977, ad altri aspetti, soprattutto umani del suo lavoro sulla città. Oltre 150 fotografie saranno articolate per sezioni: Un’idea di città renderà conto dell’intenso lavoro del fotografo, nel 1977, sull’urbanistica di Piacenza; Fuori porta, sulle indagini intorno ai margini della città, i luoghi del loisir, ma anche i margini sociali nel corso della trasformazione della città; Dalla cattedrale al sarcofago, inerente la vicenda della centrale nucleare di Caorso; I frati, le suore, la gente, muoverà dalle storie intorno all’Ex Convento Santa Chiara e alla Ex Caserma della Neve, con fotografie che restituiscono le recenti trasformazioni di quegli edifici storici, abbandonati e ora in parte recuperati alla collettività. Coltivare la città mostrerà immagini che restituiscono aree investite dal cambiamento del territorio nel secondo dopoguerra, con casi esemplari come quello degli Orti Degani; Lo sport in città mostrerà, con immagini di cronaca sportiva ma non solo, il mutare dello sfondo e del contesto di attività sportive, nelle differenti declinazioni amatoriali e professionali. Uno nessuno centomila riguarda il mostrarsi della comunità e il suo agire negli spazi urbani nella quotidianità e in occasioni memorabili; i luoghi e i modi della socialità, degli incontri, sanno narrati nella sezione Ci vediamo, mentre i luoghi, le differenti maniere di fruire della cultura saranno raccontati con le foto della sezione L’arte abitata.

L’ARCHIVIO PROSPERO CRAVEDI

L’archivio del fotografo Prospero Cravedi (Piacenza 1935-2015), un nucleo di stampe, oltre un milione di immagini negative, è il frutto di una vita di lavoro, il racconto appassionato e appassionante di un pezzo importante del Novecento piacentino, italiano, ma soprattutto di un’idea di umanità che non ha confini. Dagli inizi, un po’ casuali ma già fulminanti - lo sgombero della Camera del lavoro, 1954, in Via Borghetto, dove il giovanissimo Prospero si trova a fotografare i fatti e le figure, salvando rocambolescamente il rullino - vediamo la capacità di individuare il punto di vista, l’istante, la composizione più efficaci. Seguirà una vicenda in cui l’impegno quotidiano si lega alla stampa periodica (le fotografie principalmente per il quotidiano La Libertà) e alla cultura narrativa della fotografia del secondo Novecento, estendendo però il “mestiere” a un racconto più ampio, il cui punto focale è nella vita di una comunità su differenti scale. In altre parole, è il volto del tempo, e il volto di una comunità quello che Prospero Cravedi ha tratteggiato, depositato in un archivio la cui sistemazione, conservazione, valorizzazione è stata avviata dalla famiglia, da Angela Cravedi e dai figli Gianni ed Ettore che proseguono l’attività del narrare per immagini. Nel 2022 si è tenuta, su iniziativa della Fondazione Piacenza e Vigevano, la prima rassegna antologica sulla sua opera: Prospero Cravedi fotografo/Tempi e volti di una comunità. Dagli anni ’50 agli anni ‘70.

Orari della mostra

Orari: sabato, domenica ore 10-12.30 / 15-19; Dal lunedì al venerdì su prenotazione
Apertura straordinaria il 6 gennaio 2025
Ingresso gratuito
Info e prenotazioni: tel. 0523.311111 - info [AT] fondazionepiacenzavigevano [DOT] it

Nella foto, la presentazione della mostra fotografica di Prospero Cravedi a Palazzo Rota Pisaroni.(foto Del Papa)

Pubblicato il 13 novembre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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