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«Vite svelate» il tema della terza edizione del Festival dall'11 al 14 settembre 2025

festival contemporaneo 

“Vite svelate” è il tema scelto per la terza edizione del Festival del Pensare Contemporaneo, in calendario dall’11 al 14 settembre 2025 a Piacenza. Il concept è stato illustrato oggi, nel Ridotto del Teatro Municipale, dal curatore Alessandro Fusacchia e dal direttore filosofico Andrea Colamedici, alla presenza della sindaca Katia Tarasconi, del presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi e della direttrice della Fondazione Teatri Cristina Ferrari.

Oltre all’annuncio del titolo, la conferenza stampa è stata occasione per due conferme importanti: l’appuntamento con gli Italian Podcast Awards che Piacenza ospiterà il 10 e 11 maggio 2025, nonché l’assegnazione del Premio Internazionale Pensare Contemporaneo, che nel 2024 è stato conferito al filosofo Byung-chul Han e verrà attribuito, anche per il 2025, a una personalità di rilievo mondiale i cui studi, le cui opere e attività di divulgazione abbiano influenzato il pensiero e la visione sulla società contemporanea.

Forte del successo delle prime due edizioni, che hanno visto il pubblico crescere sino alle 24 mila presenze di quest’anno, tra le sale gremite per i 160 relatori ospiti di 80 incontri e la platea virtuale di 1 milione e 500 mila persone raggiunte attraverso i social network, il Festival si comporrà di diversi format:
“Lo svelamento come condizione” – lezioni magistrali che indagano il tema da diverse prospettive disciplinari, costruite non come conferenze accademiche ma come momenti di pensiero vivo, tra sapere teorico ed esperienza;
Intrecci di saperi” – vere e proprie “triadi” in cui tre voci autorevoli, afferenti a settori diversi, dialogano sullo stesso tema, portando ciascuno la propria prospettiva;
“Confessioni del presente” – dialoghi notturni come intimo momento di incontro che vedrà intellettuali, artisti e figure pubbliche “scoprirsi” e mettersi in gioco, laddove l’oscurità si fa condizione che facilita l’apertura;
“Officine del Pensiero” – laboratori di elaborazione collettiva, workshop intensivi in cui il pubblico non è spettatore ma protagonista: il pensiero come pratica condivisa;
“Archivio delle vite” – sessioni di ascolto dedicate alla raccolta di storie personali, testimonianze, frammenti biografici: non semplici interviste, ma domande profonde le cui risposte andranno a costituire un archivio del Pensare Contemporaneo.

Concepito come uno spazio di dialogo, sperimentazione e ascolto, il Festival di quest’anno esplorerà il tema della vulnerabilità come condizione esistenziale e forza trasformativa.

“Il Festival coglie, come sempre, una questione centrale del nostro tempo - sottolinea la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi – in una società dove è sempre più evidente la dicotomia tra la massima esposizione delle nostre vite “condivise” e la fragilità interiore dell’individuo, in cui ciascuno può in certa misura riconoscersi. Anche qui sta il valore aggiunto di questo grande evento culturale, nell’unire una dimensione intellettuale di altissimo profilo, l’immediatezza divulgativa e la capacità di intuire una sensibilità collettiva che tocca corde profonde e vibranti per tutti. Dare continuità a questo progetto, per le istituzioni che insieme hanno creduto nella sua forza, significa investire nella cultura come risorsa non solo di attrattività del territorio, ma anche come fattore di coesione sociale per la nostra comunità”.

Come spiega il curatore Alessandro Fusacchia, “il Festival del pensare contemporaneo continuerà a dare centralità alla condizione umana. Le Vite Svelate sono le vite portate alla luce ma anche le vite esposte. L’idea centrale della terza edizione è che la scoperta del mondo passi attraverso la scoperta di sé e che quest’ultima non possa avvenire senza una personale disponibilità ad esporsi, trasformando la vulnerabilità in potenza”.

“La condizione contemporanea – aggiunge il direttore filosofico Andrea Colamedici - si manifesta sempre più come un’interminabile esposizione radicale: vite che si svelano, si scoprono, emergono nella loro fragilità unica e costitutiva. Non è solo una questione di vulnerabilità sociale o economica, ma di un più profondo movimento di emersione dell’interiorità, di affioramento del segreto; un bisogno urgente di dare voce e forma a un malessere diffuso che attraversa le generazioni, trovando nei giovani la sua manifestazione più acuta”

“Questa terza edizione del Festival – commenta Roberto Reggi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano - ci aiuta a indagare la fragilità, tema che a vari gradi, e anche a diversi livelli di consapevolezza, ci riguarda tutti da vicino. Siamo portati a legare il concetto di vulnerabilità a una evidente sofferenza sociale o economica, oppure a riconoscerla solamente quando emerge in maniera deflagrante da esistenze spesso ai margini o da storie sommerse. Ebbene, ritengo che questo Festival, nell’accompagnarci a esplorare le “vite svelate“ e togliere dal cono d’ombra le richieste di aiuto che spesso rimangono mute, possa aiutarci tutti - comunità di individui, enti e istituzioni che guardano al bene collettivo - anche a trasformare la fragilità in leva motivazionale per costruire ponti, rafforzare i legami sociali, costruire insieme un percorso di sviluppo inclusivo e sostenibile”.

Chiosa Mario Magnelli, vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano e presidente del Comitato promotore del Festival del pensare contemporaneo: “Ci avviciniamo al terzo anno di Festival rafforzando un format che, fin dall’inizio, ha voluto creare un luogo vivo, aperto allo scambio culturale e sociale, capace di coinvolgere la città e le persone ben al di là del “semplice” fruire di incontri e approfondimenti. Complice anche il tema del 2025, che invita a esporsi e svelarsi, questa edizione si prefigura ancor di più come uno spazio collettivo aperto e plurale, nel quale trovare spunti di riflessione su di sé e sugli altri. Il Festival che vogliamo è una sorta di esperienza immersiva che pone al centro ciascuno di noi, relatori e spettatori, nel nostro essere individui, anche fragili, all’interno di una comunità”.

Parole cui fanno eco quelle di Cristina Ferrari, direttrice della Fondazione Teatri di Piacenza: “Il Teatro è da sempre l’emblema di una comunità vivente, lo specchio della città e lo spazio dell’incontro e del dialogo. Il tema delle “Vite svelate” appartiene profondamente al palcoscenico, inteso come luogo dove avviene uno svelamento, reso possibile dall’arte, della condizione umana e di sentimenti universali. La musica è una chiave per aprire il cassetto dellanostra individualità, in tutte le sue incertezze, e per sentirci partecipi di un rito collettivo. Proseguiamo con entusiasmo l’avventura del Festival, dopo il successo delle precedenti edizioni, esplorando insieme nuovi percorsi e rafforzando il nostro legame con la comunità”.

Il Festival del Pensare Contemporaneo, iniziativa di Rete Cultura Piacenza, è promosso da Amministrazione comunale, Fondazione di Piacenza e Vigevano e Fondazione Teatri, in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio dell’Emilia, Provincia e Diocesi di Piacenza – Bobbio.

Nella foto, la presentazione dell'evento.

Pubblicato il 6 dicembre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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