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Visconti: «Le condizioni di lavoro nella logistica spiegano la durezza di certe vertenze sindacali»

PIETRO VISCONTI

Tra economia, lavoro e immigrazione si sviluppa il settore della logistica, “uno dei chiaroscuri di Piacenza” secondo l’ex direttore del quotidiano “Libertà” Pietro Visconti, intervenuto il 13 dicembre al corso di formazione “Cives” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. “Siamo passati da essere la capitale dell’energia, quando il 12% della produzione nazionale faceva capo agli impianti piacentini, a essere la capitale della logistica”. Visconti denuncia una “mancata regia strutturata di questa nuova industria” che pur ha “creato una marea di occasioni di riscatto sociale per molti arrivati da paesi poverissimi” ma privilegiando “il fattore profitto” al “fattore lavoro”. L’ex direttore di “Libertà” ha riportato ancora una volta alla luce gli aspetti contraddittori del settore della logistica, dalla questione ambientale al “Polo del ferro”, dall’ascensore sociale alle battaglie dei sindacati. “Le condizioni di lavoro e salariali spiegano la durezza di certe vertenze – afferma Visconti – alcune delle quali hanno dato vita a procedimenti giudiziari. Chi si oppone alla prevalenza del fattore profitto sul fattore lavoro ci ricorda che dovremmo tendere a un modello che dia importanza al fattore umano”.

“Un assessorato al polo logistico”

Le amministrazioni che si sono succedute, dice il giornalista, “sono rimaste evasive su una relazione intensa che potesse migliorare le condizioni aggiungendo servizi per i lavoratori”. “Quasi sempre si è detto di sì alle espansioni – prosegue – e così siamo arrivati a milioni di metri quadrati cementificati. Credo sia arrivato il momento di valutare una moratoria sui nuovi insediamenti e accelerare per attenuare l’impatto ambientale del trasporto su gomma, realizzando il «mitico» Polo del ferro”. La politica, secondo l’ex direttore, dovrebbe occuparsi in modo più specifico alla questione. “Sarebbe necessario un assessorato al polo logistico”, propone.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 15 dicembre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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