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Cives, Visconti: «Piacenza smetta di litigare su chi fa meglio i salumi e collabori con le altre province»

Gruppocives

“Ha poco senso litigare su chi fa meglio un salume, dobbiamo combattere la sindrome della comparazione perenne con le città vicine: sono rivalità puerili”. È l’invito che Pietro Visconti, giornalista ed ex direttore del quotidiano “Libertà” di Piacenza, rivolge ai piacentini. L’altro vizio da cui “dobbiamo guardarci”, ha detto Visconti, è quello di “soffrire dell’indifferenza che ci viene riservata da osservatori esterni”. Al contrario, “dobbiamo essere ben consapevoli di ciò che di buono abbiamo, costruito con intelligenza, sudore e creatività”. Visconti, cresciuto giornalisticamente con “Il nuovo giornale” e “Libertà”, e prima ancora col “giornalino parrocchiale fondato da don Giancarlo Conte”, a meno di trent’anni si è trasferito a Roma per lavorare al gruppo “L’Espresso”. Firma di “Repubblica”, è arrivato ad assumere l’incarico di vicecaporedattore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Nel 2018 il ritorno alle origini, a Piacenza, per dirigere “Libertà”. Dopo la fine della sua esperienza, avvenuta a ottobre 2024, è tornato a Roma. Il 13 dicembre è stato ospite del corso di formazione “Cives – È la stampa, bellezza” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

Tre piacentini illustri: Tonini, Bersani e Groppi

“Piacenza vista da vicino e da lontano”, questo il titolo dell’intervento di Pietro Visconti, pensato alla luce della sua lunga esperienza “lontano” dalla sua città e del suo ritorno per sei anni alla guida del giornale locale. “Da lontano, Piacenza è un puntino, spesso indefinito nella sua collocazione”, ha detto il giornalista, riferendosi ai vari lapsus che nel tempo hanno associato la Primogenita alla Lombardia. “La piccolezza di quel puntino, tuttavia, viene contraddetta da qualche persona nota”. Visconti cita tre personaggi che, secondo lui, hanno dato lustro alla città di Piacenza: il cardinale Ersilio Tonini, l’ex ministro Pier Luigi Bersani e l’imprenditore della luce Davide Groppi. “Una trentina di anni fa – ricorda Visconti – monsignor Tonini, originario di Centovera, frazione di San Giorgio Piacentino, affiancò Enzo Biagi in un ciclo televisivo dedicato ai dieci comandamenti. La sua piacentinità ogni tanto emergeva e ci gratificava. Negli anni Cinquanta, mons. Tonini fu direttore de «Il nuovo giornale» in un’epoca di continui scontri fra cattolici e comunisti”.

Emporio Solidale, Croce Rossa, Anpas e CinqueQuarti

“Ma non si vive della luce riflessa di personalità note”, avverte Visconti. “Guardando Piacenza da vicino ho capito che il deficit di notorietà non corrisponde a un deficit di qualità. Va respinta la «sindrome dell’ultimo banco», bisogna reagire all’indifferenza che abbiamo attorno. Piacenza è un anello forte della «terza Italia», ovvero la spina dorsale su cui si regge il Paese. La nostra città è ricca di operosità, energie investite in coesione sociale, iniziative culturale e giovialità”. L’ex direttore di “Libertà” porta tre esempi. “L’Emporio Solidale, che ha lo scopo di curarsi di persone e famiglie in difficoltà economica per evitare che la situazione degeneri in miseria. In questi anni, l’Emporio ha sminato il terreno da una serie di tensioni familiari e sociali. Croce Rossa e Pubblica Assistenza sono realtà in cui il volontariato è fondamentale. Una recente indagine Agenas ha messo sul podio (al terzo posto, nda) la nostra Azienda sanitaria locale per la rapidità dei soccorsi: il risultato è frutto di serietà e organizzazione. L’Orchestra CinqueQuarti è un’esperienza di educazione musicale che favorisce l’integrazione di tanti bambini e ragazzi, tanti nati qui e altri arrivati con le proprie famiglie immigrate. Mi colpì una volta vedere tante mamme musulmane al Teatro Municipale ad assistere a un concerto”.

“Cives anima la vita civile per non cadere nei populismi”

In apertura, Pietro Visconti ha confessato di aver tentennato nell’accettare l’invito al corso Cives. “Sapevo di dover lasciare la direzione di «Libertà» e non volevo tornare a «ficcare il naso» negli affari di Piacenza. Ma poi la fiducia nel professor Paolo Rizzi mi ha convinto. Cives fa parte di quei tentativi di animare la vita civile con profondità, tentativi a cui siamo appesi per non cadere nel vortice dei populismi”. Il discorso ha toccato diversi aspetti dell’economia, dall’export al fatturato che permettono a Piacenza di “giocare da protagonista sui mercati internazionali” fino alla resistenza alla delocalizzazione: “molte aziende sono state acquistate da investitori esteri, ma la maggior parte delle volte mantenendo il management locale e una parte di quote nelle mani dei fondatori”. Tra i fiori all’occhiello di Piacenza, ricorda Visconti, c’è anche la gestione dell’immigrazione. “C’è un’alta percentuale di bambini e ragazzi nelle scuole, Piacenza ha il record nazionale di deroghe alla normativa che mette un tetto alla percentuale di stranieri nelle classi. Va sottolineata l’importanza del lavoro svolto in questi decenni da schiere di insegnanti che hanno governato un fenomeno ciclopico”, dice.

Il caro affitti e la questione Villa Verdi

Un altro fattore che ha cambiato Piacenza è l’università, dice, dalla crescita dell’Università Cattolica al Politecnico, fino al corso di medicina in inglese dell’Università di Parma, “un caso – commenta Visconti – di abbattimento del muro, sciocco, tra le province dell’ex ducato”. “La popolazione universitaria – dice – ha assunto una caratteristica di forte rilevanza nella vita della città”. Il rovescio della medaglia è la difficoltà abitativa. “Il mercato degli affitti è cambiato, in modo positivo per i proprietari e negativo per gli affittuari che trovano prezzi lievitati”. Tornando alla necessaria apertura alle province limitrofe, l’ex direttore di “Libertà” cita una questione annosa, a suo dire “un’occasione d’oro per fare squadra”, ovvero quella di Villa Verdi a Sant’Agata di Villanova sull’Arda. “Verdi è nato in provincia di Parma, ma ha vissuto a Piacenza per cinquant’anni. È sia dei piacentini che dei parmensi”.

Francesco Petronzio

Pubblicato il 15 dicembre 2024

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  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

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    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

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