Menu
logo new2015 ok logo appStore logo googleStore

Un migliaio di visitatori alla mostra Atlas Maior

 Il prefetto Paolo Paonta davanti a unj libro dellAtlas maior alle sue spalle il direttore generale della Banca di Piacenza Angelo Antoniazzi

Chiusura col botto per la mostra “Atlas Maior - Un universo senza confini - La cartografia, il viaggio e l’arte” sulla quale è calato il sipario ieri, domenica 19 gennaio, dopo una settimana di proroga che era stata decisa valutato il crescente apprezzamento dei piacentini per la rassegna. Nell’ultimo weekend sono stati infatti circa un migliaio di visitatori che non hanno voluto farsi scappare l’occasione di osservare da vicino il capolavoro della cartografia del ‘600 realizzato da Joan Blaeu, un atlante in dieci volumi (di proprietà della Banca di Piacenza) assoluto protagonista della rassegna che si è tenuta al PalabancaEventi di via Mazzini a partire dal 14 dicembre.
«Grande soddisfazione» è stata espressa da Giuseppe Nenna per il successo della mostra. «Le migliaia di persone che in queste settimane sono venute al PalabancaEventi - ha osservato il presidente della Banca - hanno apprezzato soprattutto la scelta di proseguire con allestimenti che prevedono la tecnica immersiva (quella già utilizzata per “Icônes”, il viaggio multimediale nei tre capolavori di Piacenza - Ecce Homo, Tondo di Botticelli e Signora di Klimt) rispetto alle esposizioni tradizionali. Un’ulteriore prova che al pubblico piacciono le novità. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito con la loro competenza e il loro lavoro al buon esito di questa iniziativa».
Allestita da NEO (Narrative Environments Operas), rientrante nelle iniziative di Rete Cultura Piacenza e promossa dal popolare Istituto di credito su progetto scientifico di Antonio Iommelli, direttore dei Musei Civici di Palazzo Farnese, la mostra ha offerto a oltre settemila visitatori l’opportunità di esplorare il mondo della cartografia storica attraverso un percorso suddiviso in quattro sezioni tematiche, in cui si sono potute ammirare mappe dettagliate, dipinti e strumenti scientifici dell’epoca. Quattro le sale del PalabancaEventi coinvolte: Sala Corrado Sforza Fogliani, il Cuore dell’Atlas, con al centro una sfera luminosa, un mappamondo tridimensionale ispirato ai disegni originali di Willem Blaeu, padre di Joan; Sala Carnovali (Abissi senza fine); Sala Raineri (Tra pennello e compasso) e Sala Douglas Scotti (Farnese Mundi); della curatela di quest’ultimo ambiente si è occupato Graziano Tonelli, già direttore dell’Archivio di Stato di Parma.


VISITE GUIDATE. Molto intenso è stato il programma di visite guidate. L’ultimo venerdì di apertura, il curatore scientifico della mostra Antonio Iommelli (presentato dal presidente Nenna) ha curato una visita guidata nel corso della quale ha sfogliato alcuni dei dieci libri dell’Atlas Maior catturando l’attenzione dei presenti su molti particolari che solo uno sguardo esperto poteva cogliere. Le altre visite guidate sono state tenute dalla storica dell’arte Laura Bonfanti, molto apprezzata per la sua chiarezza espositiva, e hanno coinvolto - oltre al Consiglio di Amministrazione, ai soci e ai clienti private della Banca - scuole (terza A e B turistico dell’Istituto Romagnosi) e associazioni (Inner Wheel, Società Dante Alighieri, Maria Cristina di Savoia, Pittori Csi, Cra Banca d’Italia, Amici della lirica).


MANIFESTAZIONI COLLATERALI. Quattro gli eventi collaterali organizzati durante il periodo di svolgimento della mostra. Protagonisti Luigi Rizzi (“Atlas Maior: 360 anni di un capolavoro cartografico”), Graziano Tonelli (“Piacenza e il viaggio in Italia tra ‘600 e ‘700”), Valeria Poli (“La cartografia tra scienza e politica. Città e territorio in età farnesiana”) e Antonio Iommelli (“Tra pennello e compasso. Arte e scienza nel XVII secolo”).

Nella foto, il prefetto di Piacenza Ponta davanti ad un libro dell'Atlas Maior; alle sue spalle il direttore generale della Banca di Piacenza Angelo Antoniazzi.

Pubblicato il 21 gennaio 2025

Ascolta l'audio

Sottocategorie

  • Un libro per capire le differenze tra cristianesimo e islam e costruire il dialogo

    uslam


    “La grande sfida che deve affrontare il cristianesimo oggi è di coniugare la più leale e condivisa partecipazione al dialogo interreligioso con una fede indiscussa sul significato salvifico universale di Gesù Cristo”. Con questa citazione del cardinale Raniero Cantalamessa si potrebbe cercare di riassumere il senso e lo scopo del libro “Verità e dialogo: contributo per un discernimento cristiano sul fenomeno dell’Islam”, scritto dal prof. Roberto Caprini e presentato di recente al Seminario vescovile di via Scalabrini a Piacenza grazie alle associazioni Confederex (Confederazione italiana ex alunni di scuole cattoliche) e Gebetsliga (Unione di preghiera per il beato Carlo d’Asburgo).

    Conoscere l’altro

    L’autore, introdotto dal prof. Maurizio Dossena, ha raccontato come questa ricerca sia nata da un interesse personale che l’ha portato a leggere il Corano per capire meglio la spiritualità e la religione islamica, sia da un punto di vista storico sia contenutistico. La conoscenza dell’altro - sintetizziamo il suo pensiero - è un fattore fondamentale per poter dialogare, e per conoscere il mondo islamico risulta di straordinaria importanza la conoscenza del Corano, che non è solo il testo sacro di riferimento per i musulmani ma è la base, il pilastro portante del modus operandi e vivendi dei fedeli islamici, un insieme di versi da recitare a memoria (Corano dall’arabo Quran significa proprio “la recitazione”) senza l’interpretazione o la mediazione di un sacerdote. Nel libro sono spiegati numerosi passi del Corano che mettono in luce le grandi differenze tra l’islam e la religione cristiana, ma non è questo il motivo per cui far cessare il dialogo, che secondo Roberto Caprini “parte proprio dal riconoscere la Verità che è Cristo. Questo punto fermo rende possibile un dialogo solo sul piano umano che ovviamente è estremamente utile per una convivenza civile, ma tenendo sempre che è nella Chiesa e in Cristo che risiede la Verità”.

    Le differenze tra le due religioni

    Anche il cardinal Giacomo Biffi, in un’intervista nel 2004, spiegò come il dovere della carità e del dialogo si attui proprio nel non nascondere la verità, anche quando questo può creare incomprensioni. Partendo da questo il prof. Caprini ha messo in luce la presenza di Cristo e dei cristiani nel Corano, in cui sono accusati di aver creato un culto politeista (la Santissima Trinità), nonché la negazione della divinità di Gesù, descritto sempre e solo come “figlio di Maria”. Queste divergenze teologiche per Caprini non sono le uniche differenze che allontanano il mondo giudaico-cristiano da quello islamico: il concetto di sharia, il ruolo della donna e la guerra di religione sono aspetti inconciliabili con le democrazie occidentali, ma che non precludono la possibilità di vivere in pace e in armonia con persone di fede islamica. Sono chiare ed ampie le differenze religiose ma è altrettanto chiara la necessità di dover convivere con persone islamiche e proprio su questo punto Caprini ricorda un tassello fondamentale: siamo tutti uomini, tutti figli di Dio. E su questo, sull’umanità, possiamo fondare il rispetto reciproco e possiamo costruire un mondo dove, nonostante le divergenze, si può convivere guardando, però, sempre con certezza e sicurezza alla luce che proviene dalla Verità che è Gesù Cristo.

                                                                                                   Francesco Archilli

     
    Nella foto, l’autore del libro, prof. Roberto Caprini, accanto al prof. Maurizio Dossena.

    Ascolta l'audio

    Conteggio articoli:
    5

"Il Nuovo Giornale" percepisce i contributi pubblici all’editoria.
"Il Nuovo Giornale", tramite la Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), ha aderito allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Amministrazione trasparente