Il dottor Tagliaferri: «La cura parte dall’ascolto»
di Andrea Dossena  
28 Ottobre 2026

Il dottor Tagliaferri: «La cura parte dall’ascolto»

Il dottor Roberto Tagliaferri ci risponde appena rientrato da una visita a domicilio in Appennino, a molti chilometri di distanza: un esempio e una sintesi del suo approccio alla professione. Con un curriculum multidisciplinare così esteso da non essere sintetizzabile, il dottor Tagliaferri – medico chirurgo, specialista in medicina interna, Master in medicina estetica, odontoiatra, esperto in tecnologia laser – è stato medico di base per 44 anni e, all’attività professionale del suo studio, ha aggiunto il servizio al CAU di Fiorenzuola: “Essere informato su molte cose aiuta ad avere uno sguardo più ampio sui sintomi e a consigliare il paziente, che è una persona che ha bisogno e che va ascoltata”. Proprio per la sua dedizione al malato e la presenza continua, anche nei delicati passaggi della pandemia da Covid, quest’anno ha ricevuto  il Premio San Fiorenzo 2026.

I.A. e umanità

Proprio l’ascolto è al centro del suo lavoro.
“La mia filosofia – spiega il dottor Tagliaferri, classe 1953 – è sempre stata quella di costruire un rapporto umano con il paziente. In questo senso penso, dopo un’iniziale diffidenza, che potrà aiutarci molto l’intelligenza artificiale: se l’uomo la utilizza bene, la tecnologia aiuta ad accelerare i tempi della diagnosi e della terapia, restituendo spazio e tempo alla dimensione dell’ascolto e all’aspetto umano, che nella cura fanno la differenza”.

Saggezza antica

La frase in tardo latino che apre il sito del suo studio suggerisce in effetti l’alternativa ai rischi che l’uomo corre se si impigrisce nella ricerca di capire le cose e se si arrugginisce interiormente: “Audi doctrinam, si vis vitare ruinam: com sine doctrina nil proficiat medicina” (tradotta, nella motivazione del Premio San Fiorenzo, così: “Cerca la cultura se vuoi evitare l’insuccesso, perché senza cultura a nulla serve la medicina”). Senza dimenticare la sua accezione religiosa, “Dottrina – osserva il dottor Tagliaferri – è una parola molto versatile: indica la competenza tecnica e la cultura, ma anche la formazione che può evitare disastri”.

La “lezione” imparata facendo il chierichetto

“Essere scelto per il Premio San Fiorenzo – dice il medico – è molto piacevole e commovente, soprattutto perché nasce dalla condivisione delle firme di chi mi ha segnalato”.
Nella motivazione del riconoscimento al dottor Tagliaferri si riconosce “l’immenso valore del servizio alla buona salute fisica, e non solo, di tutta l’ammirevole categoria dei medici di famiglia”.
In quel “non solo” c’è un plus che il dottor Tagliaferri fa risalire anche a concetti appresi quando faceva il chierichetto in parrocchia: “Le opere di misericordia cristiane sono corporali e spirituali. È un concetto che collima con il mio modo di intendere il lavoro: il paziente ha bisogno di competenza, ma anche di conforto. Nel visitare gli ammalati non si deve restare nascosti dietro un monitor, è importante entrare in sintonia con loro. Già Ippocrate aveva intuito che l’ascolto attento del paziente lo porta ad aprirsi di più: è una chiave per arrivare alla diagnosi”.

 

Il dottor Roberto Tagliaferri con il Premio San Fiorenzo.

Il dottor Tagliaferri con la targa del Premio San Fiorenzo 2026.

Farsi accanto nella pandemia

La pandemia è stata una consapevolezza fondamentale anche nelle scelte coraggiose fatte durante la pandemia da Covid.
La motivazione del Premio San Fiorenzo sottolinea “l’eroico esercizio di cura e di rischio di tutti i sanitari, e la parte svolta dal dottor Roberto Tagliaferri con strumenti e conoscenze aggiornate di ecografia polmonare per diagnosticare in modo mirato e tempestivo la situazione clinica e poi prestare le cure a domicilio, senza la necessità del drammatico ricovero ospedaliero”.
I ricordi emozionano ancora: “Ho visto migliaia di casi, ma non avevo paura. Mi ha assistito la divina Provvidenza: avevo anticorpi altissimi pur non essendomi ammalato. Partivo con cinque bombole di ossigeno e a volte tornavo con la macchina vuota. Più di una volta ho fatto prelievi in piena notte per decidere cosa dare a chi stava male, perché andava dato subito. Anche a distanza di tempo, a livello umano, rimane e continua l’affetto enorme di tante persone che hanno vissuto momenti drammatici”.

Il messaggio ai giovani medici

“A chi intraprende la carriera medica – conclude il dottor Tagliaferri – suggerisco solo di ricordare che il primo interlocutore è il paziente, che è una persona che ha bisogno e che va ascoltata sempre. Esistono anche atteggiamenti censurabili, certo, ma certe apprensioni e tensioni possono maturare anche a causa di un’assistenza discutibile. Il paziente ha bisogno di sentirsi tranquillo, accolto e ascoltato”.