Oggi è la festa di San Carlo Acutis
di Cecilia Galatolo  
12 Ottobre 2026

Oggi è la festa di San Carlo Acutis

Oggi ricorre la festa di San Carlo Acutis, morto il 12 ottobre 2006 e proclamato santo da papa Leone XIV  il 7 settembre 2025.
La testimonianza di Cecilia Galatolo autrice del libro “Sei nato originale  non vivere da fotocopia”.

L’incontro

Negli ultimi dieci anni, la mia vita è stata completamente stravolta da un incontro. “Ma perché, tu Carlo Acutis l’hai conosciuto di persona?”, mi chiedono spesso quando presento i miei libri su di lui o racconto episodi della sua vita. La risposta è no. Non ci siamo conosciuti nel senso fisico del termine, anche se siamo quasi coetanei: entrambi Millennials, io classe ’92, lui classe ’91.

Eppure, a pensarci bene, non sono sicura che, nel nostro caso, la parola “conoscersi” abbia davvero bisogno di un incontro fatto di sguardi, strette di mano o parole pronunciate a voce. Il mio incontro con Carlo è avvenuto in un giorno qualunque, mentre ero sdraiata sul letto, in preda alle nausee, in dolce – ma faticosa – attesa del mio primo figlio.

Mi sono sposata a 24 anni,
fresca di laurea

Era novembre del 2016. Mi ero sposata alcuni mesi prima, a 24 anni, e da poco avevo ricevuto una delle prime grandi delusioni della vita adulta: ero stata scartata per un posto di lavoro, in una casa editrice, dopo aver fatto una settimana di prova, perché – con la mia totale ingenuità e trasparenza – avevo detto di essere incinta di poche settimane. Non avevo nascosto nulla. Non mi sembrava giusto farlo. Ma quella sincerità mi era costata un’opportunità.

Questa delusione si sommava ad altre fatiche. Ero da poco tornata nelle Marche, la mia terra d’origine, dopo aver trascorso cinque anni a Roma, dove avevo studiato. Lì lasciavo tanti cari amici conosciuti negli anni dell’università. Dovevo ricostruirmi una nuova quotidianità, mio marito passava molte ore fuori casa e io, in quei giorni, mi sentivo piuttosto amareggiata, sola, smarrita.

Avevo una laurea in comunicazione sociale istituzionale della Chiesa, che volevo spendere al servizio del Vangelo, ma non sapevo come e dove. Avevo tanta voglia di fare, di scrivere, di mettermi in gioco. Ero incinta, sì, e più stanca del solito, è vero, ma le mani e la testa funzionavano benissimo.

 

carlo acutis

Papa Leone in piazza San Pietro autografa un libro dedicato San Carlo Acutis. (foto Vatican Media/SIR)

Vuoi scrivere un libro su Carlo Acutis?

Proprio in uno di quei giorni arrivò un messaggio. Me lo scrisse una suora, che era stata mia compagna di corso all’università. Si occupava della scelta delle pubblicazioni per la Casa Editrice Mimep Docete.

Avevo già pubblicato con loro un primo romanzo, “Non lo sapevo, ma ti stavo aspettando”, uscito nel febbraio del 2016 e rimasto, all’epoca, quasi invenduto. Eppure, quella suora veniva a farmi una nuova proposta: “Vuoi scrivere un romanzo per far conoscere un giovane, Carlo Acutis?”.

Carlo… chi?

Lo ammetto: a quel tempo lo avevo sentito nominare forse una volta. Non sapevo quasi nulla di lui. Non era ancora il Carlo che oggi conoscono in tanti. Non c’erano folle davanti alla sua tomba, non si trovavano libri ovunque, non c’erano ragazzi che portavano la sua immagine sulle magliette o lo invocavano come amico, né oratori a lui intitolati. Era semplicemente un giovane milanese morto a quindici anni, che qualcuno mi chiedeva di raccontare.

Conoscendo Carlo Acutis
ho riscoperto Gesù

Ci pensai un po’. Mi piaceva scrivere. Ero incinta e avevo molto tempo a disposizione. Realisticamente, nessuno mi avrebbe assunto, anche se avessi cercato un altro lavoro. E poi mi fidavo della suora. “Chissà: magari questo ragazzo ha una bella storia. Potrebbe valere la pena raccontarla”. Così cominciai a documentarmi.

Fu allora che scoprii Carlo e, nello stesso momento, riscoprii Gesù. La cosa che più mi colpì fu la sua fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Carlo ne parlava con una familiarità disarmante. La viveva come il centro della sua esistenza. Per lui, Gesù non era un’idea, non era un’abitudine religiosa, non era semplicemente sullo sfondo: era il senso di tutto. Quella fede così limpida cominciò a scavare dentro di me.

L’eucaristia centro della vita

Carlo mi faceva provare nostalgia di qualcosa che avevo vissuto anch’io, nei miei anni romani. Mi riportava alla mente il momento in cui l’eucaristia era diventata il centro della mia vita, quando, dopo aver iniziato a conoscere più profondamente il Vangelo, in particolare quello di Giovanni, avevo sentito anch’io il desiderio di mettere Gesù al centro di tutta la mia esistenza.

Mi ricordava il momento in cui avevo iniziato a sentirmi, davanti al tabernacolo, più leggera. Più libera. Più me stessa.

Mentre studiavo la sua vita, quindi, non stavo soltanto preparando un libro. Stavo tornando a guardare la mia esperienza di fede, proprio in un momento di profondo smarrimento e di aridità spirituale. Ricordo di aver detto a mio marito: “Questo ragazzo è stato davvero un santo!”. E più approfondivo, più sentivo che quella storia mi stava coinvolgendo.

In contatto con la madre, Antonia

Entrai in contatto con sua mamma, la signora Antonia, che mi fece avere del materiale su Carlo. Andai a Loreto, ormai con la pancia, per incontrare uno dei responsabili di un’associazione nata nel suo nome.

Raccoglievo testimonianze, leggevo, scrivevo. E intanto tornavo a una preghiera più vera, più profonda. Quasi senza accorgermene, quel ragazzo che non avevo mai incontrato stava diventando per me una presenza. Mi ricordava che la Vita Eterna non è qualcosa che comincia soltanto dopo la morte, ma che può già iniziare qui, dentro le nostre giornate, tra le tante occupazioni e le piccole cose di ogni giorno.

Nel 2017 è uscito il libro su San Carlo Acutis

Fu così che nacque il libro “Sei nato originale, non vivere da fotocopia. Carlo Acutis mi ha insegnato a puntare in alto”, pubblicato nel 2017, lo stesso anno in cui nacque anche il mio primo figlio. Non potevo ancora immaginare dove mi avrebbe portato quella storia.

Dentro di me pensavo semplicemente: “Sono contenta di poter fare qualcosa per far conoscere questa figura. Se, attraverso la storia che ho scritto, anche un solo ragazzo potrà riscoprire Gesù, tornare a Messa, riavvicinarsi ai sacramenti, allora ne sarà valsa la pena”.

Quel libro, in realtà, fu l’inizio della mia attività di scrittrice. Cominciarono ad arrivare messaggi da ogni parte d’Italia. Mi chiamavano per parlare di Carlo, per presentare il libro, per raccontare la sua storia. Arrivarono gli inviti in tv, le traduzioni all’estero del mio romanzo, nuove proposte di scrittura e, negli anni, sono diventati sei i libri che ho dedicato a lui.

E ancora oggi mi sembra incredibile che tutto sia cominciato in un grigio giorno di novembre, mentre ero incinta, senza un lavoro e con la sensazione di non avere davanti a me una strada precisa.

Sulla tomba di San Carlo Acutis ad Assisi

Ricordo anche un altro momento, per me molto importante. Era l’autunno del 2017. Ormai avevo partorito e il libro stava per andare in stampa. Mi recai ad Assisi con mio marito e mio figlio appena nato. Carlo era ancora sepolto al cimitero. Volevo andare a pregare sulla sua tomba. Volevo affidargli quel lavoro. Volevo dirgli: “Fa’ che questo libro arrivi a chi ha più bisogno di quel Gesù che tu tanto amavi”.

Trovare la sua tomba, però, non fu affatto semplice. Non era indicata in modo particolarmente chiaro. Io e mio marito, spingendo a turno la carrozzina, ci perdemmo nel silenzio di quel pomeriggio, in un cimitero quasi vuoto. I vagiti di nostro figlio erano l’unico rumore che si poteva udire. Mi sorprende ancora questo ricordo, quando penso al viavai che c’è oggi sulla tomba di Carlo.

Un incontro nel silenzio

Camminammo. Cercammo. E alla fine lo trovammo. La sua tomba aveva davanti la vista sul Santuario di Assisi, dove riposa san Francesco. Quello fu il nostro primo incontro “fisico”. E sono grata che sia stato così. In silenzio. Lontano dai riflettori. Senza fotografie, senza folle, senza aspettative. Solo io, mio marito, mio figlio appena nato e lui. Una tomba, una preghiera e un bambino che aveva appena cominciato la sua vita davanti a un ragazzo che l’aveva lasciata troppo presto. È stato tutto così naturale, così semplice. Ed è forse proprio per questo che quel ricordo è così prezioso.

In giro per l’Italia a parlare di lui

Non sapevo ancora che, negli anni successivi, quel ragazzino sepolto davanti a san Francesco mi avrebbe fatto incontrare migliaia di persone: famiglie, sacerdoti, insegnanti, bambini e ragazzi. Non sapevo che quel nome, allora ancora sconosciuto a molti, sarebbe entrato nella vita di così tante persone.

Non sapevo nemmeno che, nel frattempo, la mia famiglia si sarebbe allargata e che mio marito sarebbe diventato, scherzosamente, il nostro “tassista ufficiale”, accompagnandomi da una parte all’altra per incontri, presentazioni e testimonianze.

Non nascondo che, a volte, tutto questo sia stato faticoso. Ma quelle occasioni ci hanno regalato incontri bellissimi, persone entrate nel cuore e realtà che forse non avremmo mai conosciuto se quel giovane innamorato di Gesù non fosse entrato nella mia vita.

L’importanza di essere autentici

Eppure, Carlo è stato importante per me non soltanto per il mio lavoro. Mi ha ricordato il valore della mia fede. Mi ha ricordato che la santità non è qualcosa di lontano, riservato a persone straordinarie e irraggiungibili. È una chiamata possibile, concreta, da vivere dentro la normalità della propria vita. Mi ha ricordato l’eucaristia, il desiderio di Gesù, la bellezza di una fede vissuta senza paura.

E mi ha ricordato l’importanza di essere autentici: di non accontentarsi di vivere per imitazione, di non diventare fotocopie quando siamo stati pensati come originali. Ogni volta che rischio di perdere di vista tutto questo, in qualche modo Carlo torna a ricordarmelo. Forse è proprio questo il senso più profondo del nostro “conoscerci”. Pensavo di aver ricevuto una proposta per scrivere un libro sull’oggi San Carlo Acutis. Oggi penso che, in realtà, sia stato Carlo a scrivere uno dei capitoli più belli ed emozionanti di tutta la mia vita.