Il monastero di San Raimondo è diventato la «locanda dello spirito»
“I monasteri sono oasi in cui Dio parla all’umanità” ha dichiarato Benedetto XVI in una catechesi dell’agosto 2021 dedicata alla preghiera. Il ruolo che compete al monastero è proprio quello di donare il Signore attraverso la vita monastica, la liturgia, l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera.
Questo carisma specifico del monachesimo è importante sia per la Chiesa che per la società.
Il carisma monastico che afferma il primato di Dio nella storia, si pone come lampada che brilla nella notte del mondo e che offre orientamento ai tanti uomini e donne del nostro tempo, sopraffatti dagli impegni o disorientati.
Trovare un luogo, “una locanda dello Spirito” in cui fermarsi e ristorare il corpo e l’anima è quanto mai necessario oggi, perché è aiutare la persona a ritrovare se stessa e Dio. Non un Dio lontano, ma un Padre buono che ti attende e ti ama. In questo modo si riscopre la nostra dimensione di pellegrini, incamminati verso Dio, si riscopre l’importanza della preghiera, si riscopre la sapienza del cuore.
Il monastero di San Raimondo, la vita di ogni giorno
Il monastero benedettino di San Raimondo situato sul Corso principale della città di Piacenza è diventato nel corso degli anni questa “locanda dello Spirito” a cui molti attingono ogni giorno fin dalla prime ore del mattino.
Infatti la chiesa di San Raimondo viene aperta alle 6. Alle 6.45 inizia la celebrazione delle Lodi durante le quali viene offerta alla Comunità monastica e ai fedeli presenti la lectio divina della Madre Abbadessa.
Al termine delle Lodi, segue alle 7.30 la celebrazione della messa sempre molto frequentata sia nei tempi forti che nel tempo ordinario.
Alle 17.30 sempre nella chiesa di san Raimondo vengono celebrati i Vespri. A questi momenti forti della liturgia quotidiana si aggiungono incontri con le diverse realtà ecclesiali soprattutto nel fine settimana; momenti di formazione spirituale di coppie o di singoli; catechesi mensili a cui partecipano sempre moltissime persone.
Tutto questo manifesta il grande bisogno dell’uomo contemporaneo di dare un senso alla propria vita, di essere accompagnati per ritornare a fissare in Dio lo sguardo e il cuore.
Monastero San Raimondo, la vita di ogni giorno
Attualmente siamo in 16 di diverse età sia anagrafica, che di cammino monastico (dall’aspirante alla monaca), e questo permette un maggior equilibrio interno alla comunità, armonia e arricchimento umano e spirituale tra le varie generazioni così auspicato da san Benedetto.
All’interno del monastero si svolgono diverse attività: da quelle che la vita quotidiana richiede (cucina, lavanderia, guardaroba, manutenzione e giardinaggio ecc.), ad altre che abbiamo sviluppato nel tempo creando laboratori a seconda dei talenti emersi nelle giovani, ma anche dal luogo dove è situato il monastero (come richiede la Regola di san Benedetto): oggetti pirografati, decorazione di candele, confezione di rosari; produzione di biscotti e marmellate, lavori di stamperia soprattutto per la diffusione delle meditazioni e delle catechesi svolte nel corso degli anni.
Inoltre da ultimo, ma non per importanza, da anni alla porta del monastero offriamo una borsa di viveri per le persone o famiglie più bisognose.
Questo è possibile grazie anche alla grande rete di provvidenza che si è instaurata attorno al monastero da parte di persone, famiglie o enti che mettono a disposizione prodotti e mezzi di sussistenza.
Come in ogni monastero, la preghiera liturgica, l’Opus Dei, e la Lectio divina hanno un punto centrale sia nella vita della Comunità che nelle singole monache. Sette volte al giorno la Comunità è chiamata alla preghiera corale, che “trapassa” le mura del monastero, raggiunge vie, vicoli e case, persone, famiglie e cuori di piccoli e grandi.
La preghiera nel monastero di San Raimondo
La preghiera è “l’arma” di ogni cristiano che arriva dove l’umano si ferma, ed è davvero la modalità più efficace per raggiungere tutti e con la quale invocare protezione da esercitare giorno e notte su tutti e per tutti. Un grande mantello di misericordia da stendere su tutta l’umanità.
Anche per noi monache la preghiera, l’unione con Dio, l’ascolto della Parola e l’Eucarestia sono strumenti di salvezza, balsamo per le nostre umane fragilità e forza per vivere la nostra vocazione e corrispondere alla chiamata ricevuta come pienezza di vita.
Il richiamo all’essenziale
Ecco che allora il monastero e la vita monastica sono un segno, un richiamo a ciò che è essenziale nella vita dell’uomo e che non può mancare: Dio. Siamo monache eppure parte di un popolo, un popolo che con fatica sta attraversando la storia. Parte di questo popolo pellegrinante dentro il quale manteniamo accesa la lampada della fede, della speranza e della carità sostenendo il cammino di tutti, perché di tutti siamo madri.
Il martirio dell’amore
La vita monastica è una via di amore, è una via di martirio, il martirio dell’amore. C’è anche un altro tipo di martirio, quello della coscienza: non si può fare quello che fa il mondo, non si può scegliere quello che propone il mondo. Si rimane casti, a volte si rimane soli, ma è necessario. È il martirio di chi riconosce che il Signore può tutto e può dare tutto. È il martirio di chi apparentemente non fa nulla per il mondo, ma salva il mondo dal di dentro.
Il Signore ha bisogno di uomini e donne che, nel nascondimento, nell’apparente inutilità, nell’eroico quotidiano, iniziano, come Gesù sul monte, ad intercedere per i fratelli presentandoli al Padre.
La recente professione solenne
Recentemente abbiamo celebrato una professione solenne. Durante il rito, il Vescovo consegna quelli che sono i segni della nostra missione: il velo e l’abito corale che definiscono l’umiltà e la carità di Cristo con cui siamo chiamate a servire Cristo e la Chiesa; l’anello, segno della nostra unione sponsale con Colui che è tutto per noi: Gesù Cristo. Il libro della preghiera “Liturgia Horarum” affinché risuoni incessantemente sulle nostre labbra la lode al Padre e l’intercessione per la salvezza di tutto il genere umano.
Una missione che passa inosservata?
Forse è una missione che passa inosservata in un mondo in cui conta molto l’apparire ma forse per questo, è meno efficace? Uno spreco? San Benedetto dice di preoccuparsi di piacere a Dio non agli uomini. Questo desideriamo: piacere a Dio ed essere espressione del Suo amore tra gli uomini, un linguaggio e un’opera che tutti comprendono.
