Casa Pagiop: una casa per i giovani nel cuore della città
A volte, i sogni prendono forma nei gesti più semplici. È nata così Casa Pagiop (che sta per Pastorale Giovanile Piacenza), la nuova casa della Pastorale giovanile della diocesi di Piacenza-Bobbio. Si trova in via Gioia 34, all’interno dell’oratorio “don Bosco” alla Gariverta, ed è parte della parrocchia di Sant’Antonio di Padova. La casa è stata inaugurata ufficialmente il 25 settembre con la benedizione del vicario generale, don Giuseppe Basini.
Questo progetto è cresciuto per circa due anni, passo dopo passo, grazie al desiderio di dare ai ragazzi un posto tutto per loro dove poter sperimentare la bellezza di vivere insieme.
L’inizio di un sogno
A raccontare come è nata questa avventura è stato Francesco Luppi, del Servizio della Pastorale giovanile diocesana. Francesco ha condiviso un ricordo personale: una mattina pesante, piena di pensieri e stanchezza, che è svanita all’improvviso non appena ha messo piede nella nuova struttura. Lì ha trovato dei ragazzi che, senza che nessuno glielo chiedesse, stavano scaricando la spesa, preparando da mangiare, sistemando la sala da pranzo e ridendo insieme. Bastano poche immagini così per ricordarci che condividere le piccole cose di tutti i giorni può ridare sapore e senso alla vita.
Casa Pagiop sarà un posto aperto a tutti
Casa Pagiop è pensata per i giovani delle parrocchie, per i gruppi, le associazioni, gli studenti con i loro insegnanti o per chiunque voglia fermarsi a vivere qualche giorno di condivisione autentica. A Casa Pagiop si cucina, si mangia, si dorme e si cammina insieme. L’idea è quella di offrire un punto di riferimento vero, un luogo vivo e accogliente nel centro della città.
La targa scoperta all’inaugurazione di Casa Pagiop.
Il valore dell’accoglienza
Il parroco di Sant’Antonio di Padova, don Ezio Molinari, ha ricordato che l’accoglienza è il cuore del messaggio cristiano. Questo spirito è lo stesso che lega la parrocchia alle comunità montane di Metteglia e Ciregna, dove l’ospitalità offerta ai ragazzi e agli scout ha lasciato un segno profondo.
Da un appartamento inizialmente pensato per le famiglie in difficoltà è nato così questo nuovo spazio per i giovani. Un traguardo reso possibile grazie all’amore dei volontari della parrocchia, all’aiuto della famiglia Veneziani e al sostegno generoso di Sergia, in memoria di sua zia Alessandra Ceruti in Traversa, una storica residente del quartiere scomparsa nel 2019.
Per la parrocchia e per l’oratorio, Casa Pagiop è molto più di una semplice stanza aperta: è la prova che l’oratorio può essere una vera famiglia, pronta ad abbracciare storie e sogni diversi.
La prima esperienza del MSAC
A raccontare la prima esperienza vissuta nella nuova casa sono stati due giovani: Francesco Magnaschi, del Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC), e Nicola Rossetti, di Azione Cattolica.
Il gruppo MSAC aveva già sperimentato la convivenza in precedenti esperienze. Quest’anno ha scelto di proporla a un gruppo più ampio di ragazzi, utilizzando Casa Pagiop ancora prima dell’inaugurazione ufficiale.
Rossetti ha sottolineato la possibilità di vivere la settimana senza interrompere la normalità: scuola, università, allenamenti e impegni personali sono rimasti parte delle giornate. Il momento comune principale è stato la cena, seguito da brevi momenti di riflessione e gioco, con la presenza di don Simone Tosetti, assistente del MSAC.
Un’esperienza giudicata molto positiva e che il gruppo intende riproporre, coinvolgendo negli anni futuri altri giovani.
All’inaugurazione è intervenuto anche Mario Dadati, assessore alle Politiche educative del Comune di Piacenza, che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale e sottolineato l’importanza di queste iniziative rivolte ai giovani.
La Casa Pagiop è stata inaugurata alla presenza del vicario generale don Giuseppe Basini.
Una porta sempre aperta a Casa Pagiop
La riflessione conclusiva è stata affidata a don Giuseppe Basini, vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio.
Richiamando una considerazione del regista Ermanno Olmi, ha invitato a non guardare una realtà soltanto per la sua funzione. Per conoscere davvero una foresta, diceva Olmi, non basta considerarla una “fabbrica di ossigeno”: occorre avvicinarsi e guardarla con stupore.
Lo stesso atteggiamento, ha spiegato Basini, vale per una casa e soprattutto per le relazioni. In una società nella quale si può essere continuamente connessi e allo stesso tempo sperimentare solitudine, luoghi come Casa Pagiop possono aiutare a ritrovare il gusto dello stare insieme.
Studio, gioco, pasti e preghiera diventano così occasioni nelle quali sperimentare concretamente la fraternità e anche la presenza di Dio.
Al termine della riflessione, don Basini ha benedetto la struttura e in particolare la porta d’ingresso, accanto alla quale è stata collocata la targa “Casa Pagiop”.
Una porta che diventa anche un simbolo: quella dell’accoglienza e dell’incontro. E, nella fede cristiana, il richiamo a Cristo, “porta” attraverso la quale l’uomo incontra Dio.
Casa Pagiop parte da qui: da una porta aperta e dalla possibilità, per tanti giovani, di entrare e trovare uno spazio da abitare insieme.
