Santa Giustina, la fedeltà al Vangelo che vince la paura
La festa di santa Giustina, vergine e martire, ha riunito sabato 26 settembre la comunità diocesana nella Cattedrale di Piacenza.
Patrona della Cattedrale e compatrona della città e della diocesi di Piacenza-Bobbio, la santa è stata ricordata nella celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Adriano Cevolotto, nel giorno in cui ricorreva anche il sesto anniversario della sua ordinazione episcopale.
La liturgia è stata animata dal coro Santa Giustina della Cattedrale.
La testimonianza di Santa Giustina
Ad aprire la celebrazione, davanti anche alle autorità cittadine, è stato il saluto del vicario generale, don Giuseppe Basini, che ha richiamato il significato della testimonianza della martire: “La sua testimonianza richiama tutti noi a ritrovare la forza della fede e la bellezza della fedeltà al Vangelo”. Un pensiero particolare è stato rivolto al vescovo, ringraziandolo per gli anni di servizio alla Chiesa di Piacenza-Bobbio, “con cuore di padre e la cura di un pastore secondo il cuore di Dio”.
Santa Giustina, una memoria che viene da lontano
Nell’omelia mons. Cevolotto ha preso le mosse proprio dalla figura di santa Giustina e dalla memoria custodita nella Cattedrale. Della martire, vissuta nei primi secoli del cristianesimo, non sono molte le notizie documentarie. Un dato certo è la traslazione delle sue reliquie, insieme a quelle dei martiri Cipriano e Teognito, da Roma a Piacenza nel 1001. Le reliquie furono poi collocate nella cripta della nuova Cattedrale.
Non si tratta soltanto di una memoria del passato. Per il vescovo, custodire le reliquie dei martiri significava per le comunità cristiane mantenere vivo il legame con le origini della fede e con la testimonianza di coloro che, fino ai primi apostoli, avevano mostrato che è possibile rimanere fedeli a Cristo anche nella persecuzione.
È questo il punto che rende attuale la figura di Giustina. I martiri del III secolo hanno preferito la fedeltà a Gesù alla conservazione della propria vita. La loro testimonianza, ha sottolineato Cevolotto, continua a parlare perché “la fedeltà è costantemente minacciata”.
La statua di santa Giustina in Cattedrale.
La paura di perdere qualcosa
Il martirio, nella riflessione del vescovo, non riguarda soltanto la dimensione straordinaria della persecuzione. La fedeltà al Vangelo si misura anche nelle scelte quotidiane, là dove entrano in gioco la paura e il desiderio di essere accettati.
Si può avere paura di perdere la vita, ma anche la stima degli altri, la considerazione, gli affetti, il consenso. E proprio queste paure possono condurre a compromessi, tiepidezze e mediocrità. Una delle forme più insidiose è la vergogna del Vangelo: quando il giudizio degli altri diventa più importante di ciò in cui si crede.
“La fede – ha precisato mons. Cevolotto – non chiede esibizionismo. Chiede piuttosto la convinzione che ciò su cui si fonda la propria vita non sia meno degno del pensiero comune. La paura non è un’alleata della fede: va riconosciuta, affrontata e attraversata, fino a essere vinta”.
Un momento della messa in onore di Santa Giustina in Cattedrale.
Anche il ministero del Vescovo affidato al Signore
La festa di santa Giustina ha assunto quest’anno un significato particolare per il vescovo, che ha celebrato il sesto anniversario della sua ordinazione episcopale. Una coincidenza letta come un’occasione provvidenziale per riaffidare il proprio ministero al Signore attraverso l’intercessione della martire.
Anche per chi ha la responsabilità della guida della diocesi, ha ricordato Cevolotto, vale l’invito a non vergognarsi del Vangelo e a non cercare scorciatoie. Può accadere che una parola evangelica disturbi o che una scelta non raccolga un consenso immediato, ma “il Vangelo resta la misura” del cammino della Chiesa.
Da qui la domanda su quale forma di martirio sia richiesta oggi. Non la ricerca di gesti eroici, ma la disponibilità a vivere con fedeltà la propria missione, senza misurare l’efficacia dell’annuncio soltanto sui risultati immediati. La logica del Vangelo, infatti, conosce tempi diversi da quelli del successo e del consenso.
“Pregate per me”
Al termine della riflessione, il vescovo ha affidato alla comunità una richiesta semplice e concreta: la preghiera per il suo ministero. La qualità spirituale e pastorale della presenza del vescovo, ha sottolineato, non riguarda soltanto la sua persona, ma incide sulla vita dell’intera comunità diocesana e del presbiterio.
Nel giorno dedicato a santa Giustina, la preghiera diventa così anche una domanda di fedeltà: perché l’amore di Dio sia più forte della paura e non venga meno la speranza nella forza della sua Parola e nel futuro dell’umanità.
La martire che la Cattedrale custodisce nella sua memoria torna dunque a parlare alla Chiesa di oggi. Non come una figura lontana, ma come una testimonianza concreta che la fede può attraversare la paura e restare fedele anche quando il Vangelo chiede di andare controcorrente.
