San Rocco: l’invito del Vescovo a riscoprire la prossimità
di Riccardo Tonna  
18 Agosto 2026

San Rocco: l’invito del Vescovo a riscoprire la prossimità

 

 

“Occorre fare attenzione a quella mentalità che porta a considerare l’altro come un pericolo, come una minaccia al proprio benessere”: sono le parole di mons. Adriano Cevolotto che ha evidenziato come san Rocco è stato un pellegrino capace di farsi vicino a chi soffriva, ai malati e a quanti vivevano nella povertà. È questo il volto di San Rocco consegnato  dal vescovo alla comunità piacentina, nella festa del santo celebrata lunedì 17 agosto nell’antico Oratorio di San Rocco di via Legnano.

Alle 11 il Vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica, cuore della giornata dedicata al santo pellegrino. Ad introdurla è stato don Serafino Coppellotti, parroco della Cattedrale di Piacenza e rettore dell’Oratorio di San Rocco, che ha accolto mons. Cevolotto sottolineando il valore di un appuntamento che ogni anno riporta la comunità davanti alla testimonianza di un uomo capace di fare del proprio cammino una scelta radicale di fede e di carità.

La giornata era iniziata alle 8.30 con la recita delle Lodi e la benedizione dei tradizionali panini di San Rocco, segno semplice e popolare di una devozione che attraversa le generazioni. Alle 17.30, poi, una seconda celebrazione eucaristica è stata dedicata al suffragio di mons. Luigi Tagliaferri.

 

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La reliquia di San Rocco.

Una Chiesa chiamata a mettersi in cammino

Nel suo saluto iniziale don Coppellotti ha collegato la figura di San Rocco al cammino che la Chiesa piacentina è chiamata a compiere. Il pellegrinaggio, ha ricordato, non è soltanto quello che porta materialmente verso Santiago, la Terra Santa o Roma. È prima di tutto una dimensione della vita cristiana: significa avere una meta e orientare verso di essa passi, scelte e relazioni.

Un richiamo particolarmente significativo in vista della ripresa dell’attività pastorale, prevista per il prossimo mese. Don Coppellotti ha ricordato le indicazioni contenute nella lettera del Vescovo al termine della Visita pastorale, sottolineando che essa “non è un evento da archiviare, ma un tempo di discernimento che chiede continuità”.

Da qui anche l’invito a vivere la Comunità Pastorale non come una semplice riorganizzazione delle attività o un accorpamento di realtà, ma come una vera “conversione ecclesiale”: un modo nuovo di pensare e vivere la Chiesa. Un cammino che richiede tempo, pazienza e soprattutto luoghi concreti nei quali fermarsi, ascoltarsi e prendere insieme le decisioni.

A San Rocco don Coppellotti ha affidato allora la preghiera perché aiuti la comunità a guardare al futuro con “animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante”, nella consapevolezza che il cammino di rinnovamento dell’identità della comunità pastorale è ormai una necessità avvertita da tutti.

San Rocco, un pellegrino diverso

Nell’omelia mons. Cevolotto ha posto al centro proprio la figura del pellegrino. Nel Medioevo – ha spiegato – il pellegrino non era un girovago senza meta: partiva per raggiungere una destinazione precisa e, spesso, ritornava poi a casa. La scelta del pellegrinaggio rappresentava una forma radicale di vita cristiana, una decisione capace di mettere in discussione sicurezze e abitudini.

In questo orizzonte – per il vescovo – si colloca la vicenda di San Rocco, originario di Montpellier, che secondo la tradizione intraprese il cammino verso Roma e morì a Voghera, dopo essere passato anche da Sarmato. Le notizie storiche sulla sua vita non sono sempre certe – ha osservato il presule – ma è plausibile che, rimasto orfano dei genitori benestanti, abbia scelto di vendere i propri beni e di abbracciare la vita del pellegrino. Una scelta che sembra richiamare, a un secolo di distanza, anche l’esperienza di San Francesco. Il suo cammino lo portò infatti là dove la sofferenza era più grande. In un’epoca segnata dalle epidemie di peste, quando la paura spingeva le persone a prendere le distanze dai malati e i lazzaretti diventavano luoghi di isolamento, Rocco scelse la strada opposta: avvicinarsi.

Non possedeva medicine capaci di sconfiggere la malattia. Aveva però la preghiera e, soprattutto, la prossimità. La sua presenza accanto ai malati diventava così una risposta alla solitudine e all’emarginazione.

 

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La distribuzione dei panini di san Rocco.

Capovolgere la logica della distanza

Mons. Cevolotto ha invitato a lasciarsi provocare da quella scelta radicale: liberarsi di ciò che appesantisce per essere più disponibili alla presenza accanto all’altro.

La “malattia” a cui occorre fare attenzione – ha sottolineato mons. Cevolotto –  è quella mentalità che porta a considerare l’altro come un pericolo, come una minaccia al proprio benessere. Una logica che rischia di costruire nuovi “lazzaretti”, luoghi reali o simbolici nei quali confinare chi è diverso, straniero, povero, malato o semplicemente fragile.

San Rocco – sintetizziamo le parole del vescovo – propone invece di capovolgere la logica della distanza. Non allontanarsi, ma avvicinarsi. Non difendersi dalla sofferenza degli altri, ma lasciarsi interpellare. Non limitarsi a riconoscere il bisogno, ma farsi prossimi.

Al termine della celebrazione, mons. Cevolotto ha impartito la benedizione con la reliquia di San Rocco. Un gesto che ha raccolto idealmente il senso della festa: affidare al santo pellegrino il cammino della comunità, perché anche oggi la Chiesa sappia essere, nelle strade della città e nei luoghi della fragilità, una presenza capace di vicinanza, compassione e carità.