Rezzanello ha ricordato la beata Leonella: una fede donata fino al martirio
Fede, memoria e riconoscenza sono le parole che meglio esprimono la giornata di domenica 16 agosto a Rezzanello, nel ricordo della beata Leonella Sgorbati, la missionaria della Consolata, nata proprio a Rezzanello e uccisa a Mogadiscio il 17 settembre 2006. A vent’anni dal suo martirio, la comunità si è stretta attorno alla sua figura, in una celebrazione che ha unito Chiesa, istituzioni, familiari e le consorelle giunte da diverse parti d’Italia e del mondo.
A presiedere la celebrazione eucaristica è stato il cardinale Giorgio Marengo, missionario della Consolata e amministratore apostolico della Mongolia, insieme al vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto, al parroco mons. Giuseppe Busani e altri sacerdoti concelebranti. Numerose le autorità civili presenti, tra cui i sindaci del territorio, e particolarmente significativa la partecipazione delle Suore Missionarie della Consolata, arrivate da Torino e Viterbo e rappresentative di diverse nazionalità. In mezzo all’assemblea, anche i familiari di suor Leonella, custodi di una memoria che continua a parlare al presente.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale di Gazzola è stata l’assessore Maria Rattotti, a nome del sindaco Simone Maserati e del Consiglio comunale. Ha definito quello vissuto a Rezzanello un momento “molto emozionante e speciale”, sottolineando la grande partecipazione nonostante il caldo estivo. Con un sorriso ha osservato che forse anche suor Leonella aveva dato una mano perché il clima fosse più clemente. Ma dietro le parole c’era soprattutto la consapevolezza che una ricorrenza religiosa così importante riguarda non soltanto la comunità ecclesiale, ma l’intera comunità civile. Un patrimonio di fede e di storia che appartiene a tutti.
Fedeli in chiesa a Rezzanello alla messa in ricordo della beata Leonella.
Un piccolo luogo di preghiera sulle colline
Prima della Messa, l’inaugurazione del mistadello dedicato alla beata Leonella, realizzato dagli Alpini di Agazzano e Piozzano proprio di fronte alla chiesa di Rezzanello.
A raccontare il significato dell’opera è stato Antonio Mantova, presidente del gruppo Alpini di Agazzano. Il piccolo luogo di culto nasce per ricordare il ventesimo anniversario del martirio della religiosa e, nello stesso tempo, per custodire la memoria delle sue radici.
Il mistadello è stato costruito pietra su pietra dagli Alpini, utilizzando materiali del territorio. Una struttura semplice, senza ornamenti superflui, quasi a sottolineare che la memoria di Leonella non ha bisogno di grandi monumenti: è la sua vita a parlare. All’interno è stata collocata un’immagine della religiosa tra i poveri delle missioni. Alla base, una targa riporta il suo nome, le date della nascita e della morte e una frase pronunciata da suor Leonella il 23 giugno 2006, pochi mesi prima del martirio. A benedire il piccolo luogo di preghiera è stato il cardinale Marengo.
Alpini e autorità davanti al mistadello dedicato alla beata Leonella.
“Io ci sono e ti amo”
La liturgia è poi proseguita nella chiesa di Rezzanello, accompagnata dai canti del coro di Agazzano. Il cardinale, nell’omelia, ha ripercorso alcuni momenti della vita della Beata Leonella, dagli anni sereni dell’infanzia a Rezzanello al trasferimento a Sesto San Giovanni, dalla morte improvvisa del padre all’esperienza decisiva vissuta durante gli anni in collegio. Un’esperienza che aveva lasciato nel suo cuore una certezza: “Io ci sono e ti amo. Va’ a dire a tutti che io ci sono e che li amo”.
Quelle parole erano diventate per Leonella una direzione di vita. Non una frase rimasta nel ricordo, ma una chiamata a donarsi agli altri. Da qui la scelta della vita missionaria con le Suore della Consolata e il servizio svolto come infermiera e ostetrica in Italia, a Londra, in Kenya e in Somalia.
I santi sono uomini e donne innamorati di Cristo
“Il martirio – sintetizziamo le parole di Marengo – non può essere considerato un episodio isolato, per quanto drammatico e straordinario. È stato piuttosto il culmine di un’esistenza già interamente donata, fatta di piccoli gesti, attenzione alle persone, cura, servizio e amore.
I santi – ha ricordato il cardinale – non sono persone distaccate dalla realtà, ma uomini e donne innamorati di Cristo, capaci di tradurre questo amore nei gesti concreti della vita quotidiana. Anche l’Eucaristia, alla quale suor Leonella era profondamente legata, diventa così il luogo nel quale imparare nuovamente ad appartenere a Cristo e, attraverso di Lui, agli altri. La reliquia della beata custodita nella chiesa di Rezzanello è un segno concreto di questa santità che non è lontana, ma può essere accolta e vissuta da ciascuno”.
La presenza delle Missionarie della Consolata ha dato alla celebrazione anche un respiro universale. Marengo, ricordando la sua esperienza in Mongolia, dove la comunità cristiana è ancora giovane, ha messo in luce la “freschezza” di una fede agli inizi, capace di risvegliare anche nelle comunità cristiane dalla storia più lunga il desiderio di tornare all’essenziale. All’offertorio, particolarmente suggestiva è stata la partecipazione delle Suore della Consolata, che hanno accompagnato con una danza la processione dei doni verso l’altare. Un momento di festa e di universalità, quasi a raccogliere in un unico gesto le diverse culture presenti e la dimensione missionaria della vita di Leonella.
Il Mistadello realizzato dagli Alpini di Agazzano e Piozzano di fronte alla chiesa di Rezzanello in onore della beata Leonella.
Rezzanello come Nazareth
Al termine della celebrazione ha preso la parola mons. Adriano Cevolotto. “Rezzanello – ha osservato – può essere paragonata a una piccola Nazareth: un luogo apparentemente semplice e quotidiano, ma capace di custodire il mistero di una vita donata. È qui che Leonella ha mosso i primi passi, qui ha ricevuto affetti, relazioni, educazione e quella sensibilità che avrebbe poi portato lontano. La santità – ha ricordato Cevolotto – non nasce necessariamente da circostanze straordinarie. Al contrario, affonda le proprie radici nell’ordinario: nei luoghi in cui viviamo, nelle relazioni che costruiamo, nei gesti ripetuti ogni giorno. È l’ordinario che prepara, custodisce e fa maturare le grandi scelte. Anche l’ultimo atto della vita di Leonella, pur segnato dalla straordinarietà del martirio e riconosciuto dalla Chiesa come testimonianza di santità, è dunque il culmine di una lunga fedeltà quotidiana”.
Davanti alla chiesa di Rezzanello alcune suore missionarie della Consolata.
Trasformare i gesti quotidiani in amore e pace
A conclusione della messa, suor Lucia Bortolomasi, Superiora generale delle Suore Missionarie della Consolata, ha espresso la gratitudine dell’Istituto al cardinale Marengo, al vescovo Cevolotto, a mons. Busani, ai sacerdoti, agli Alpini, alle autorità civili e a tutti coloro che hanno contribuito alla celebrazione. Il suo pensiero è andato soprattutto a suor Leonella e al suo amore per ogni persona, un amore che nasceva dalla profonda certezza di essere “abitata da Dio”. Da qui l’invito a rivolgersi alla beata nella preghiera, chiedendole di intercedere per ciascuno e di aiutare tutti a trasformare i piccoli gesti di ogni giorno in occasioni di amore, riconciliazione e pace.
La giornata si è conclusa con un momento conviviale offerto dalla comunità di Rezzanello, a suggellare una festa nella quale memoria, fede e comunità si sono ritrovate insieme.
