Viaggio tra le chiese di Piacenza: Sant’Anna, dove il gotico racconta otto secoli di fede
Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza fermarci a conoscerne la storia. Le chiese sono tra questi: scrigni di fede, arte e memoria, capaci di raccontare secoli di vita delle comunità che le hanno custodite.
Con questa rubrica Il Nuovo Giornale propone un viaggio alla scoperta delle chiese di Piacenza, dei loro tesori artistici e delle storie nascoste tra le loro mura.
La prima tappa è la chiesa di Sant’Anna.
Chiesa di Sant’Anna
La festa patronale appena celebrata ha riportato al centro dell’attenzione una delle chiese più antiche e, forse, meno conosciute della città. Mentre la comunità di via Scalabrini ha reso omaggio a sant’Anna, madre della Vergine Maria, è naturale soffermarsi anche sull’edificio che da oltre otto secoli custodisce la memoria di generazioni di piacentini.
Le epoche diverse
Entrando nella chiesa di Sant’Anna si ha subito la sensazione di varcare una soglia capace di mettere in dialogo epoche diverse. Il susseguirsi delle navate, la luce colorata delle vetrate e il silenzio raccolto accompagnano il visitatore in un luogo che continua a parlare, non solo attraverso la liturgia, ma anche mediante l’arte e l’architettura.
Le origini del complesso risalgono al XII secolo, quando qui sorgeva un monastero degli Umiliati. L’attuale edificio, ricostruito nel Trecento, è uno dei più significativi esempi di gotico padano presenti a Piacenza: un’architettura sobria, costruita in laterizio, dove l’essenzialità delle linee invita alla contemplazione. Nel corso dei secoli la chiesa è stata ampliata, trasformata e restaurata, senza però perdere il carattere originario che ancora oggi la rende riconoscibile nel tessuto urbano della città.
La facciata della chiesa di Sant’Anna
La facciata, così come oggi la vediamo, è frutto dell’importante intervento progettato dall’architetto Camillo Guidotti e concluso nel secondo dopoguerra. Il rosone centrale, i contrafforti e le eleganti aperture ogivali restituiscono all’edificio il linguaggio del gotico lombardo, mentre il campanile, sopraelevato negli anni Cinquanta su progetto di Pietro Berzolla, accompagna con discrezione il profilo della chiesa. (Chiese Italiane)
L’interno sorprende per l’equilibrio degli spazi. Le tre navate conducono naturalmente lo sguardo verso il presbiterio, mentre le cappelle laterali raccontano la devozione maturata nei secoli. I sei altari seicenteschi testimoniano il volto assunto dalla chiesa durante la stagione della Controriforma, quando anche gli spazi liturgici vennero adattati alle nuove esigenze pastorali. (Visit Piacenza)
La statua di San Rocco nella chiesa di sant’Anna.
La statua di San Rocco e gli affreschi
Ogni parete custodisce un frammento di storia. Tra le opere più preziose spicca la statua lignea di san Rocco, scolpita nel 1524 dal grande maestro rinascimentale Angelo del Maino: un capolavoro di intensa espressività, donato alla chiesa dal Comune di Piacenza pochi anni dopo la sua realizzazione. Secondo la tradizione, proprio questo complesso avrebbe accolto nel Trecento il santo pellegrino di Montpellier durante il suo passaggio in città, memoria che ancora oggi alimenta una particolare devozione popolare. (Piacenza Patrimonio Culturale Ecclesiale)
Non meno significativi sono gli affreschi che emergono lungo il percorso della visita. La delicata Natività con san Rocco, risalente ai primi del Quattrocento, dialoga idealmente con la potente Resurrezione dipinta intorno al 1540 da Bernardino Gatti, detto il Sojaro, una delle personalità artistiche più importanti del Rinascimento padano. Accanto a queste opere trovano posto tele di Bartolomeo Rusca, Paolo Bozzini e altri artisti che hanno contribuito ad arricchire, nel tempo, il patrimonio della chiesa. (Piacenza Patrimonio Culturale Ecclesiale)
L’altare nella chiesa di Sant’Anna.
Le vetrate e gli arredi
La luce svolge un ruolo fondamentale nell’atmosfera dell’edificio. Le vetrate istoriate del Novecento, alcune realizzate dal laboratorio Peresson di Milano su disegni di Trento Longaretti, filtrano i raggi del sole con tonalità calde e raccontano episodi della vita di Cristo e della Vergine. È una luce che cambia durante il giorno e trasforma continuamente la percezione dello spazio, quasi a ricordare che ogni visita offre uno sguardo diverso sul mistero custodito tra queste mura. (Visit Piacenza)
Anche gli arredi raccontano la continuità della fede. L’altare maggiore settecentesco, impreziosito da marmi policromi, dialoga con l’altare rivolto al popolo realizzato da Paolo Perotti dopo il Concilio Vaticano II, segno concreto di una Chiesa che custodisce la propria tradizione senza rinunciare a parlare al presente. (Visit Piacenza)
Visitare Sant’Anna significa dunque attraversare secoli di storia cittadina. Ogni pietra, ogni dipinto, ogni scultura rimanda alle varie comunità religiose che qui hanno pregato, ai sacerdoti che hanno servito questa parrocchia, ai fedeli che hanno affidato all’intercessione della madre della Vergine le proprie speranze e le proprie fatiche.
