In Santa Maria di Campagna la professione solenne di fra Anselme
di Riccardo Tonna  
22 Settembre 2026

In Santa Maria di Campagna la professione solenne di fra Anselme

 

Con un “Eccomi” pronunciato davanti a Dio, alla Chiesa e alla fraternità, è iniziata, sabato 19 settembre, nella basilica di Santa Maria di Campagna, la professione solenne di fra Anselme Mumbere Katulu, 28 anni, originario della diocesi di Butembo, nella Repubblica Democratica del Congo. Un momento particolarmente significativo per la comunità francescana piacentina: da 51 anni, infatti, nella basilica non si celebrava una professione perpetua nell’Ordine dei Frati Minori.

La celebrazione ha riunito attorno al giovane frate confratelli provenienti da diverse parti d’Italia, amici, fedeli e rappresentanti della sua terra d’origine. Tra i presenti anche fra Siphelele Gwanisheni, Definitore generale dell’Ordine, giunto da Roma, e Déogratias Ndagano Mangokube, ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo presso la Santa Sede.

A presiedere la celebrazione e a ricevere la professione è stato fra Antonio Scabio, ministro provinciale della Provincia Sant’Antonio dei Frati Minori del Nord Italia, affiancato dal vicario fra Marco Fossati. A introdurre il rito è stato fra Pascal Lushuli, superiore del convento di Santa Maria di Campagna, che ha rivolto un cordiale saluto a tutti coloro che hanno accompagnato Anselme in questo passaggio decisivo della sua vita.

“Sentiamoci una sola famiglia raccolta attorno all’altare del Signore, nella gioia e nella gratitudine”: è stato l’invito di fra Pascal, che ha affidato il giovane frate alla preghiera della comunità, chiedendo per lui fedeltà, gioia e perseveranza.

 

fra Anselme

Fra Anselme riceve i voti perpetui in Santa Maria di Campagna.

Fra Anselme: chiedo di servire Dio e la Chiesa per tutta la mia vita

All’inizio della messa, il rito della professione ha portato al centro dell’assemblea la storia personale di Anselme. Il suo nome è stato pronunciato e lui ha risposto semplicemente: “Eccomi”.

Alla domanda del ministro su ciò che chiedesse, la risposta ha dato voce al significato di quanto stava per accadere: “Chiedo di poter fare professione solenne in questa Famiglia Francescana, per servire Dio e la Chiesa in povertà, castità e obbedienza per tutta la mia vita”.

Una risposta maturata in un cammino iniziato molto presto. Anselme ha raccontato la scoperta della vocazione francescana già a 13 anni. Una chiamata cresciuta nella sua terra, nella Provincia francescana di Sant’Antonio del Congo, e poi proseguita attraverso gli studi e la formazione, fino a Gerusalemme.

Proprio Gerusalemme, città nella quale aveva studiato, sarà ora la sua nuova destinazione. Ma prima di partire per quella terra così centrale nella storia della fede cristiana, Anselme ha pronunciato a Piacenza il suo “sì” definitivo.

 

fra Anselme

La messa in Santa Maria di Campagna presieduta da fra Antonio Scabio, ministro provinciale della Provincia Sant’Antonio dei Frati Minori del Nord Italia. 

Le vie di Dio che sorprendono
i nostri programmi

Nell’omelia fra Antonio Scabio ha preso le mosse dalle letture del giorno e in particolare dalla pagina evangelica degli operai chiamati nella vigna a diverse ore della giornata. Una parabola che mette in discussione la logica del “quanto hai dato, tanto ricevi” e invita a guardare alla vita non come a una questione di merito, ma come a una chiamata.

“I pensieri e le vie di Dio non sono i nostri pensieri e le nostre vie”, ha ricordato il ministro provinciale. Dio chiama ciascuno nella sua ora, secondo tempi e modalità che non sempre coincidono con i nostri programmi.

E proprio la vicenda di Anselme ne è una testimonianza concreta. A causa dell’epidemia di Ebola, il giovane frate, che si trovava a Gerusalemme, non ha potuto rientrare nella sua terra d’origine per celebrare la professione solenne. Così il suo sì definitivo è arrivato a Piacenza, davanti a confratelli e a un ministro di una Provincia diversa da quella nella quale aveva iniziato il suo cammino.

Un imprevisto diventato parte della sua storia vocazionale. “Le vie di Dio” che passano anche attraverso ciò che gli uomini non avevano programmato.

Fra Scabio ha poi sottolineato come la vocazione francescana, a partire dalla stessa esperienza di san Francesco, non nasca semplicemente da una decisione personale o da un’impresa umana. Nasce da un’ispirazione: “Il Signore mi ha ispirato”. È una risposta che richiede fiducia.

La professione solenne, ha spiegato fra Scabio, non è dunque un punto di arrivo. È piuttosto un nuovo inizio, il momento nel quale il frate dice: “Mi fido di Colui che mi ha chiamato”.

Fra Anselme: il suo Sì per sempre

Dopo l’omelia, fra Anselme ha risposto alle domande del ministro, chiamato a verificare pubblicamente la sua volontà di consacrarsi per sempre.

Poi uno dei momenti più intensi e suggestivi del rito: le Litanie dei Santi.

Il giovane frate si è prostrato a terra, con il volto rivolto verso il pavimento. L’assemblea, inginocchiata, ha accompagnato quel gesto con il canto delle litanie, invocando l’intercessione della Chiesa celeste, di san Francesco, santa Chiara e dei santi della famiglia francescana.

Un gesto antico e profondamente simbolico: l’umiltà, la consegna totale della propria vita, il distacco dall’uomo vecchio e l’affidamento a Dio per una vita nuova.

Terminato il canto, Anselme si è rialzato e, inginocchiato davanti al ministro provinciale, ha pronunciato la formula della professione, mettendo le proprie mani in quelle del ministro. Fra Antonio Scabio ha quindi accolto i voti a nome della Chiesa e della fraternità.

Subito dopo, il neo-professo ha firmato sull’altare l’atto ufficiale della sua professione.

È seguita la solenne benedizione: il ministro, ha invocato lo Spirito Santo perché lo custodisse fedele agli impegni appena assunti.

L’abbraccio dei fratelli

Poi un gesto semplice, ma forse il più eloquente: l’abbraccio.

Il ministro provinciale e tutti i frati presenti hanno stretto Anselme in un lungo e fraterno abbraccio. Non soltanto un gesto di pace, ma il segno visibile della sua accoglienza definitiva nella famiglia dei Frati Minori.

Da quel momento Anselme è fratello a tutti gli effetti, chiamato a condividere con gli altri frati diritti, doveri, gioie e fatiche della vita francescana.

Fra Scabio lo aveva ricordato nell’omelia: non gli viene chiesto di vivere da solo ciò che ha promesso. Il frate si affida a Dio, alla fraternità e alla Chiesa. Nei momenti di fatica e di dubbio troverà qualcuno a cui affidarsi.

È questa, in fondo, una delle caratteristiche più profonde della vocazione francescana: non camminare da soli.

L’emozione di fra Anselme

La celebrazione è poi proseguita con la liturgia eucaristica. Visibilmente emozionato, fra Anselme ha partecipato alla comunione come membro definitivo dell’Ordine dei Frati Minori.

Per Santa Maria di Campagna è stato un giorno particolare. Dopo 51 anni, la basilica ha nuovamente accolto una professione solenne.

Per Anselme, invece, è stato il giorno del “sì” per sempre. Un “sì” nato a 13 anni nella Repubblica Democratica del Congo, passato attraverso Gerusalemme e arrivato, per strade che nessuno aveva programmato, a Piacenza. E ora pronto a ripartire, ancora una volta, verso Gerusalemme.